Sicilia En Primeur 2016: Nero d’Avola, Syrah, Baroni e Barocco

Sicilia En Primeur 2016: Nero d’Avola, Syrah, Baroni e Barocco

di Giovanni Corazzol

Michele guida il pulmino da 17 posti del signor Condorelli. A bordo siamo in 9: oltre a Michele c’è Paola, la hostess paziente, e noi, 7 giornalisti in tour. Italiani siamo io e Anita, poi Yasuyuki e Yoshida (J), Gurvinder (CDN), Alexander (A), Liza (USA).

Michele imbocca l’autostrada a Catania, direzione Caltanissetta; da lì scenderà verso Agrigento e poi Sciacca, al Verdura Resort Golf Superfigo, dove convergeranno tutti i tour organizzati per Sicilia En Primeur 2016. Sono 8 i press-tour organizzati da Assovini Sicilia per consentire alla stampa di settore di percepire la varietà di microclimi, suoli, vitigni del continente Sicilia. Arriviamo da Melilli, dove abbiamo visitato l’ultima stazione del viaggio di Peter Vinding e di sua moglie Suzanne e l’azienda dei Marchesi di San Giuliano. Ora abbiamo tre ore abbondanti di strada e il tempo di scrivere del tour #6 (Siracusa e Noto); da domani, nella mondanità del Golf Club Strafigo, la degustazione di tutti i produttori partecipanti a SEP2016.

Siamo tra Noto e Pachino, nella zona considerata a maggiore vocazione per il Nero d’Avola. Terreni calcarei bianchissimi, elevazioni tra i 30 e i 130 metri sul livello del mare, precipitazioni quasi assenti, sole mimetizzato dalla brezza del mare; ma siamo a sud, quello vero, e basta poco perché la brezza sveli l’inganno.

La prima azienda visitata è Feudo Maccari, poco fuori Noto. 170 ettari complessivi di cui in produzione attualmente 50, tutti piantati ad Alberello; 250.000 bottiglie prevalentemente di Grillo, Nero d’Avola e Syrah. Il proprietario è Antonio Moretti, imprenditore aretino della moda già impegnato con Tenuta Sette Ponti sui colli aretini (do you know Oreno?); l’enologo di riferimento il toscano Enrico Bigiarini. Assaggiamo i vini a Marzamemi cenando da Campisi, il dio della trasformazione del tonno. Mangerò il tonno, la bottarga di tonno, il cuore del tonno e il lattume del tonno; mi sentirò tonno e molto maschio. I vini:

Grillo 2015: vino base entry-level, da vigna giovane di 5-10 anni, su terreno sabbioso-argilloso, vinificato solo in acciaio. Ha aromaticità spiccata al naso, di quella tropicaleggiante; in bocca non spicca per freschezza, una certa sapidità ed un discreta bevibilità.

Family & Friends – only the best grapes – 2015: il nome è quello, fateci pace. Il vino è a base Grillo ed avrebbe nelle intenzioni l’ambizione di essere un vino alla francese in terra di Sicilia. Ce la fa. Note spiccatamente fumé al naso, miste ad un erbaceo chardoneggiante. Anche in bocca è opulento e materico, burroso, balsamico, abbastanza fresco, con legno ben integrato. Un vino importante a cui forse si può imputare un eccessivo tecnicismo che lo porta parecchio lontano dal varietale, ma il vino c’è, eccome.

Nero d’Avola 2014: versione più semplice della batteria dei rossi, da vigne giovani, dieci giorni di macerazione, solo acciaio. Vino equilibrato, giocato sul frutto, ma senza eccessi, con una componente alcolica leggermente in evidenza.

Saja 2013: Nero d’Avola in purezza da viti leggermente più alte e ventilate, ha sentori più tipici e riconducibili al varietale. Carrubo, cola, liquirizia, leggero bruciatino, ha note ancora vinose, composta di fragole, tabacco. Ha attacco in bocca leggermente dolce e speziato, tannino accennato, freschezza moderata, l’uso della barrique di primo passaggio si percepisce nei toni boisettati e nell’evidente arrotondamento delle spigolosità (wow).

A Pachino raggiungiamo la Barone Sergio, l’Azienda Agricola del Barone Avvocato Giovanni Sergio, seguita per la parte agronomica ed enologica da Giovanni Rizzo. 150 ettari complessivi, la maggioranza dei quali dedicati alla coltivazione di arance e verdure. 30 ettari di vigne coltivate a doppio cordone speronato. Nero d’Avola, Grillo, Petit Verdot, Moscato Bianco e Giallo le varietà coltivate, in una delle storiche aziende del territorio.

Grillo 2015: è un vino semplice, con note sulfuree al naso unite a nitidi sentori di pesca e melone.

Sergio 2010: Nero d’Avola in purezza da viti di età media sui 10 anni, vinificato in acciaio. Profumi tenui, vino scuro, cupo, terroso; in bocca è curiosamente salatissimo e ferroso, tono alcolico ben integrato pur in assenza pressoché totale di tannini e acidità.

Verdò 09: Petit Verdot in purezza. Al naso prevale una netta nota affumicata abbinata a sentori di gomma bruciata e tabacco. All’assaggio si conferma il carattere sapido e ferroso (?) cui si aggiungono tannini un po’ irruenti e una certa freschezza.

A poca distanza da Barone Sergio si trova Contrada Buonivini, la tenuta di 68 ettari, di cui 55 a Nero d’Avola, fondata da Planeta nel 1998 per produrre prevalentemente Nero d’Avola e Moscato Bianco. Alessio Planeta è il responsabile della produzione di questa, come delle altre aziende che i Planeta hanno nel tempo costruito in tutto il territorio vitivinicolo siciliano. Ci accoglie in un fossato scavato nel terreno dell’azienda. E’ bianco cangiante di calcare, ci accechiamo e beviamo il Moscato di Noto 2015: vinificato a secco, fermentazione ed affinamento in acciaio, è assai aromatico nei profumi, tipici del varietale con salvia in evidenza; in bocca è fresco e sapido, appagante, di buona beva, per nulla stucchevole.

Ci spostiamo nel Palmento ristrutturato. Nel Palmento ci si portava l’uva, la si faceva pigiare e fermentare e il giorno dopo si doveva venire a portar via il mosto, ché si doveva far presto per far spazio al cliente successivo. Nel Palmento facciamo una verticale di Santa Cecilia. Dopo una prima annata (1997) con un saldo di Syrah, dal 1998 sarà sempre 100% Nero d’Avola, dal “cru” aziendale di Contrada Agliastro; una ventina di giorni di permanenza sulle bucce, fermentazione malolattica in acciaio, affinamento per 14 mesi in barrique. Annate della verticale: 2005, 2007, 2011, 2013, 2014.

Santa Cecilia 2014: (non in commercio). Ha bei profumi vinosi e fruttati, eleganti. Buon tannino, preciso e compatto, bella freschezza citrina; una carica alcolica non ancora del tutto integrata, un po’ irruente, chiede ancora bottiglia, conferma la sensazione che il 2014 sia annata spettacolare in Sicilia.

Santa Cecilia 2013: gioca su toni più bassi rispetto al 2014, sia al naso che in bocca; prevalgono note di fiori secchi, pare più severo, gioca la carta dell’equilibrio più che della potenza.

Santa Cecilia 2011: al naso è marcatamente agrumato, poi escono il carrubo e la prugna, in un quadro aromatico più complesso. In bocca al frutto si aggiungono note cacaose, dolci, ha trama fitta, bella freschezza e tannini meno in evidenza, ma ben integrati.

Santa Cecilia 2007: in gran forma. Ha profumi salmastri e iodati cui seguono lievi note odorose di legna bruciata; è fruttato di prugna matura e amarena, liquirizia e polvere di carrubo, grafite e spezie, anice e profumi mediterranei (a piacere). In bocca è assai equilibrato con cioccolato e arancia sanguinella in gran evidenza; tannini e freschezza composti, al servizio del frutto che se ne giova, crescendo in persistenza. Winner.

Santa Cecilia 2005: pur mantenendoli chiaramente, i caratteri del Nero d’Avola sono leggermente attenuati; è morbido, cremoso, caffeoso e dolce, con meno tensione del 2007, tutto sommato di soli due anni più giovane.

Con un breve spostamento arriviamo a Zisola, la Tenuta siciliana della Famiglia Mazzei, un altro caso di gemellaggio tosco-sicano: dal Castello di Fonterutoli a Noto, dal Chianti Classico al Nero d’Avola. 50 ettari complessivi di cui a vigneto 21 piantati ad alberello, soprattutto Nero d’Avola, poi Syrah, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot; ha sede in un baglio fortificato di commovente bellezza in una posizione tra le più alte della zona (130 metri slm). Come per le tenute toscane, la mano è di Carlo Ferrini. Azienda acquistata nel 2000, del 2004 la prima annata del Zisola (NdA e Syrah), del 2006 il Doppiozeta (Nda, Syrah e Cabernet Sauvignon, poi tolto). Seconda edizione invece per Azisa, bianco per metà Grillo e per metà Cataratto.

Azisa 2015: ha profumi zuccherosi e floreali spiccati, bianchi e dolci di zagara, tiglio e gelsomino; buona acidità, glicerico pur senza eccedere in alcolicità, giocato su note fruttate piacevoli di pera matura; chiusura erbacea, quasi piccantina.

Zisola 2014: 90% Nero d’Avola e 10% Syrah. Macerazione di una quindicina di giorni, affinamento in barrique, esce dopo 6 mesi di bottiglia. Al naso è ancora un po’ contratto, giocato su note fruttate, forse non tipicissime del varietale di cui ha invece il carattere sapido. In bottiglia da poco, non sembra ancora del tutto centrato in questa fase, particolarmente per le durezze, così il Syrah sembra contribuire in proporzione più del 10% dichiarato.

Doppiozeta 2012: uvaggio di Nero d’Avola (80%) e Syrah (20%). Macerazione di 16 giorni, come 16 sono i mesi in affinamento in piccoli fusti di rovere francese da 225 lt (50% nuovi). E’ un vinone “legnoso” per amanti del genere, frutto molto estratto, tannino bello tosto, sapidità e freschezza rigeneranti a cui appigliarsi. Al naso emergono, con frutta rossa polputa e molto matura, note affumicate e speziate. Tutto su un’ottava più alta.

Si saluta Mazzei e si riparte. Michele accende il motore, Paola schiocca il frustino. Si procede verso Siracusa, tragitto più lungo, dove saremo ospiti a cena del Barone Beneventano del Bosco, a Palazzo Beneventano del Bosco, in Piazza Duomo. Ecco, io non so esattamente cosa possa evocare in chi legge, l’idea di una cena a casa del Barone Beneventano del Bosco, a Palazzo Beneventano, in Piazza Duomo, a Siracusa; in me che lo leggevo come una tappa del programma, francamente solo il piacere di rivedere Ortigia ed una delle piazze barocche più belle d’Italia; poi sono entrato, ho attraversato il cortile, salito la scalinata, varcato la soglia, superato la sala del biliardo e quella della caccia; raggiunto il salone degli antenati inciampando sulla faccia della leonessa stesa a tappeto e infine, stremato, sono stato introdotto alla sala da pranzo con il tavolo più lungo mai visto dai tempi di Versailles; lì ho stretto la mano al Barone gaudente e gioioso, nel suo impeccabile blazer blu doppio petto con bottoni dorati, e mi sono sentito addosso gli sguardi riprovevoli di Ferdinando di Borbone, dell’Ammiraglio Nelson, dell’Ordine dei Cavalieri di Gerusalemme e della cinepresa di Luchino Visconti. Quindi ho bevuto, garbatamente, ricordando il Generale Cialdini. Ecco, non so se adesso ho evocato meglio.

L’azienda agricola Barone Beneventano del Bosco comprende circa 40 ettari, di cui 13 vitati. Chi segue in cantina è Cesare Ferrari, eminente enologo franciacortino. I vini assaggiati a tavola: Syrah 2013 e Nero d’Avola 2013 oltre al celebrato Moscato di Siracusa per cui è in particolare nota l’azienda.

Nero d’Avola 2013: a contatto con le bucce per 15 -18 giorni, affinato in acciaio. Non un mostro di complessità, ma un vino “onesto” come l’ha definito un rispettabile collega. Gioca più sulla bevibilità che non sulla ricerca del tiro lungo. E’ un vino rotondo, senza spigoli, di quelli che finisci mentre cerchi dettagli che magari non trovi, ma chi se ne frega.

Syrah 2013: analogo al precedente per tempi di macerazione, fermenta in acciaio e poi viene affinato in tonneau fino a 18 mesi, infine 6 mesi in bottiglia. Rispetto al Nero d’Avola esprime maggiore complessità. Al naso prevalgono i toni floreali su quelli fruttati, comunque sempre tenui e dotati di una certa eleganza. In bocca freschezza e tannini non spiccano, a favore di uno stile che si conferma cercare più la rotondità – per nulla stucchevole – rispetto alle durezze.

Direzione nord, verso Melilli, ultima tappa del tour prima del grande rendez-vouz al Verdura Megafigo Arci Golf Straresort. Qui ci aspetta una joint venture siculo-danese e un vino francamente sorprendente: il Syrah 2012 Vigna Grande dell’azienda Vinding Montecarrubo di Peter Vinding-Diers. Andiamo con ordine: nel 2005, dopo una vita spesa a fare vini tra il Sud Africa e Bordeaux, il danese Peter e la moglie inglese Suzanne, decidono di stabilirsi in Sicilia, a Melilli, nei cui dipressi comprano un terreno mai stato vigna; nel mezzo, fanno costruire da zero un magnifico cottage anglo-bordo-sudafricano; il magnifico cottage separa così le due nuove vigne piantate a Syrah, cui danno i nomi di Vignolo e Vigna Grande. Nel frattempo Peter convince l’amico Marchese Giuseppe Paternò Castello di San Giuliano – che possiede un’ importante azienda agricola per la produzione di arance e ulivi – a piantare anch’egli vigna e a costruire una cantina in cui vinificare tanto i propri vini che quelli del Marchese. Vinding quindi fa l’enologo e il consulente per la Marchesi di San Giuliano e si appoggia alla loro cantina per vinificare le proprie uve, sia quelle provenienti dai 2 ettari complessivi di Vignolo e Vigna Grande, sia quelle prodotte dalle vigne a Nero d’Avola prese in affitto a Noto. La differenza tra i due vini del 2012 provenienti dalle due vigne di proprietà rispetto a quelli prodotti con le uve delle vigne di Noto, è rimarchevole. Pur giovanissime – l’impianto è del 2010 – Vignolo e Vigna Grande sono vini di incredibile eleganza e maturità. Vini setosi, sapidi, erbacei, poca freschezza e tannino non pervenuto, a 12, 5° gradi alcolici. Denuncia forse la gioventù della vigna una persistenza non infinita e a fare i saputelli, si percepisce una leggera volatile, ma restano vini che lasciano di stucco. Tra i due differenze evidenti, imputabili – dice Vinding – alla maggiore esposizione al mare di Vigna Grande che in questa fase sembra farsi preferire. Buoni comunque anche gli altri vini: il Carrubo 2014 (Syrah) e il Piccolo 2014 (Syrah con saldo di Nero d’Avola), mentre la Cuvée Suzanne (50% Syrah e 50% Nero d’Avola) sfiora la bellezza di Vignolo (di cui contiene un saldo di uve) e Vigna Grande.

Da Marchesi di San Giuliano infine escono tre etichette: Il Pastore, il Belluzza e il San Giuliano:
Il Pastore 2013 è un uvaggio di Merlot e Nero d’Avola, il Belluzza di Tempranillo, Merlot e Nero d’Avola, mentre il più ambizioso San Giuliano di Syrah e Petit Verdot.

San Giuliano 2009: curiosamente il contributo del legno (tutte barrique di secondo e terzo passaggio) si avverte maggiormente nei vini di San Giuliano rispetto a quelli di Vinding. Il San Giuliano, tende alla frutta in confettura cui aggiunge note cespugliose odorose, bruciate, speziature pungenti ed un erbaceo evidente. Al gusto ha corpo ciccione e tensione verso il morbido con tannini quasi inesistenti e freschezza appena accennata.

Si riparte, prendo il portatile e mi metto a scrivere. Passano 3 ore. Paola prende il microfono e ci informa con sollievo che siamo arrivati al Verdura StramegaArci Che Figata Resort del Golf. Chiudo il pezzo con una frase di chiusura sciatta (questa), metto le cuffie, apro Spotify, cerco canti anarchici e antiborbonici, prendo il trolley, mi avvio alla reception e cerco informazioni sul dress code per il party di benvenuto in piscina. Mi riprometto l’acquisto di un blazer doppio petto blu coi bottoni dorati e mi avvio in bicicletta verso il villino assegnatomi, canticchiando la marcia dei Bersaglieri.

[Foto: Taisuke Yoshida] 

avatar

Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

4 Commenti

avatar

Paolo Tamiro

circa 2 anni fa - Link

Al solito mi diverto un mondo ai vostri racconti tanto più se riferiti a luoghi e vini conosciuti .

Rispondi
avatar

Francesca Ciancio

circa 2 anni fa - Link

Ma l'enologo di Moretti non è Beppe Caviola? Grande Giovanni bel pezzo !

Rispondi
avatar

Giovanni Corazzol

circa 2 anni fa - Link

Sì, Caviola mi risulta essere ancora il loro consulente, ma Bigiarini è l'uomo sul campo.

Rispondi
avatar

Liza Zimmerman

circa 2 anni fa - Link

Bell articolo Giovanni. Ho imparato tanto degli vini Siciliani in questo viaggio. Adoro la nostra foto!

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.