Siamo stati nella nuova cantina di Gianfranco Fino a Manduria. E sappiamo com’è Es Riserva 2013

Siamo stati nella nuova cantina di Gianfranco Fino a Manduria. E sappiamo com’è Es Riserva 2013

di Andrea Gori

Ecco, per la verità abbiamo camminato sul terreno dove nascerà la nuova cantina di Gianfranco Fino, a voler essere precisi. Ma questa, da sola, è già una notizia: di quelle che vanno celebrate in qualche modo, perché sono sette anni che Gianfranco Fino e Simona Natale provano ad ottenere i permessi per la costruzione della nuova struttura. Nel frattempo la reputazione di garage wine per l’Es e i suoi fratelli Jo e Se si conferma ben meritata, visto il garage-con-cantina dove è stato prodotto ad oggi il vino del sud più famoso d’Italia, l’unica vera nuova stella del nostro firmamento nata negli ultimi anni.

La nuova cantina nascerà a Manduria in contrada Reni, esattamente nel mezzo di uno degli ultimi vigneti acquisti da Gianfranco e ripiantati con alberelli guidati da una sorta di basso guyot su piede 161/49: lo stesso portainnesto della Romanée Conti, per un totale di 12 mila piante per ettaro in regime di biodinamica. Un luogo speciale, che è riuscito ad attirare anche il vignaiolo-giornalista Bruno Vespa ad acquistare la masseria dirimpetto tre anni fa, subito dopo che Gianfranco aveva annunciato l’acquisizione del vigneto.

Gianfranco

Suoli misti, ferrosi e calcarei con una bella varietà di frutto, in grado di ottenere del grande primitivo ma appunto, soprattutto, la possibilità di lavorare con maggior precisione in una cantina ipogea di concezione modernissima: il progetto, ancora top secret, è stato realizzato da uno studio di Montalcino, terra gemellata con i Fino da tempo. Spunta dal terreno per soli 5 metri e avrà probabilmente le fattezze di una masseria della zona, con tanto di torretta. Sarà circondata su ogni lato da vigneti e dalla cima si potrà vedere il centro di Manduria e dintorni, traguardando anche in direzione mare per svariati chilometri.

Ma la nuova cantina è stata il punto di arrivo di una mattinata emozionante e incredibilmente suggestiva, perché per capire l’Es e il suo fascino l’unico modo possibile è quello di camminare lungo i vigneti che lo vedono nascere, e assaggiarne gli acini nei giorni di vendemmia direttamente dalle piante. È così che si scopre il sapore del pepe, dell’amarena, del cardamomo, e l’arancio, il fico, l’anguria, il melograno: da chicchi che quasi ricordano il mirtillo nella forma e dimensione ma con una croccantezza della buccia che ingolosisce al primo morso. Solo nel vigneto “meschinella” si assiste ad un po’ di surmaturazione (il primitivo in questo periodo ha circa il 5% di grappoli surmaturi, generalmente esclusi dalla vinificazione). Ascoltiamo Simona discutere circa la possibilità di far nascere un altro Es Più Sole, preziosa versione evoluta e accentuata di Es per ora prodotta solo nel 2008 e nel 2012: Gianfranco acconsente ma solo alla condizione: che non piova nella prossima settimana… quindi occhio al meteo e incrociamo le dita.

Assaggiando gli acini surmaturi e passiti la sensazione gustativa è intensa, di un piacere lussurioso tanta è la concentrazione e il sapore di prugna e di pepe che ci raggiunge al palato, ma capiamo benissimo come mai vengono minuziosamente tolti in sede di vinificazione: toglierebbero freschezza ed equilibrio ad un vino che ogni anno sfiora i 17 gradi alcolici. Gli elementi assaggiati acino per acino della vigna più anziana (quasi 90 anni di età) sono invece di una freschezza impressionante nonostante già in queste ore il grado potenziale brix sia vicinissimo al limite superiore imposto da Gianfranco, 25.

Profumi, sensazioni e gusti sono diversi pianta per pianta, così come la loro conformazione ritorta, tanto da rendere ogni alberello una forma di vita unica e irripetibile, affascinante e dotata di un particolare carattere: una ricchezza incredibile che sarebbe un peccato non ritrovare in un vino. La magia di Es, che (ripetiamo sempre) può tranquillamente non essere amato da chi non ha calpestato questi suoli almeno una volta, è proprio questa: dar voce ad ogni elemento di Manduria, Sava e il circondario perché sono addirittura 15 i vigneti da cui può nascere ogni anno, assemblati tra loro in maniera ossessiva, precisa.

Alberello

Oltre l’Es (che abbiamo riassaggiato con godurioso piacere in magnum, nella splendida versione 2013 dotata di slancio, freschezza e note agrumate, terrose e fruttate in mirabile contrasto) cosa ci può dunque essere?

C’è la bollicina (da negramaro), che con la 2015 e la 2016 prende forma più definita, nascendo da mosti appositamente selezionati e non da recupero di mancata vinificazione in rosso. E c’è un nuovo Es, che vedrà la luce solo in annate particolari e da monovigneti: il tanto chiacchierato e atteso “Es Riserva” si rivela nei nostri bicchieri con l’edizione 2013, tirata in 2000 bottiglie sugli scaffali per questo Natale. Non tanto un’esaltazione di Es o una sua versione più ricca e profonda ma una selezione di vigneto, diversa anno per anno, scelta in cantina tra le varie botti in cui vengono custodite le varie vinificazioni di primitivo. Etichetta in seta rossa dove campeggia l’iconica scritta ES in nero profondo.

Es 2013 Riserva Gianfranco Fino. Note di resina dolce, pepe, rafano, grip tannico quasi percepibile già naso, amarena croccante, fragole e tabacco, macchia mediterranea, mirto, ginepro, cuoio lamponi che in bocca risuonano con un tannino e freschezza clamorose, un vino tumultuoso e affascinante che lascia una traccia indelebile dietro di sé. 97

La sensazione provata passeggiando per le vigne di Gianfranco e Simona è di palpabile potenza e amore per il territorio, che sta iniziando piacevolmente a rispondere in maniera positiva agli stimoli. Ma è in generale tutto l’alto Salento che vibra di energia con tanti progetti più o meno da vigneron, che stanno nascendo e che potranno portare questa regione ad essere salutata come una delle mete di pellegrinaggio enoico più affascinanti del mondo: la combinazione di mare, entroterra con ristoranti finalmente di livello, masserie di fascino e vini di personalità che si trova in queste zone ha qualcosa di davvero unico.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

22 Commenti

avatar

Roberta

circa 3 anni fa - Link

Buongiorno, importiamo vini italiani in Albania. Siamo alla ricerca di un primitivo da inserire nella nostra lista, essendo un vino conosciuto e apprezzato dal mercato albanese. Per questo, siamo in contatto con cantine pugliesi interessate a far conoscere questo prodotto, con modalità da discutere. Roberta Todisco www.vereitaliane.al

Rispondi
avatar

Paolo A.

circa 3 anni fa - Link

Mi permetto di fare una domanda attinente alle note di degustazione: mi hanno sempre lasciato perplesso i riferimenti a intere categorie piuttosto che a singole essenze, come "frutti rossi", "frutti di bosco" o, appunto, "macchia mediterranea". Esiste davvero un descrittore che possa identificare un habitat o non sarebbe più sensato citare il lentisco, l'alloro, l'oleandro, il corbezzolo, la ginestra, il mirto, il rosmarino, il corbezzolo ecc., peraltro tutte piante con profumi nettamente distinguibili l'uno dall'altro (in natura intendo, nel vino non mi pronuncio, io non sono nemmeno in grado di sentire l'arancia nei vini di Conterno).

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Ciao Paolo! in genere con "macchia mediterranea" oltre e soprattutto rispetto ai profumi da te elencati si intende il profumo di elicriso che quasi da solo permea alcuni dei nostri più belli scenari naturali. Nella descrizione di un vino tendo ad usare alcuni profumi specifici e altri più tipo famiglia di odori per sottolineare il legame con un certo territorio e inoltre perché mi rendo cont che spesso le persone non hanno familiarità con i singoli descrittori ma con gli ambienti o le esperienze.

Rispondi
avatar

Montosoli

circa 3 anni fa - Link

Sette anni per avere il permesso di costruire una cantina.....quasi tutta interrata....??? Cose del solo Mondo Italiano.... Il Sig. Fino in realta dei fatti ...dovrebbe aver gia fatto la sua cantina....ed il Comune di Manduria avrebbe dovuto dargli il 50% del costo a fondo perso...per ringraziarlo del aflusso turistico e rivalutazione della zona vitivinicola a livello Mondiale... Negligenza, menefreghismo ed ignoranza in materia...!!

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

in effetti il progetto, jn assoluto e soprattutto rispetto ad altri progetti sul territorio, non è certo impattante, anzi. Ma la burocrazia in certi casi assume i contorni del grottesco. E la politica che dovrebbe guidare e pensare al contesto economico spesso non ha la lungimiranza necessaria.

Rispondi
avatar

cernilli

circa 3 anni fa - Link

Bravo Andrea. Capire la grandezza dei vini di Gianfranco Fino non è da tutti. Un rosso da oltre 16 gradi che mantiene il frutto integro è semplicemente un capolavoro, una vera prova d'artista. Ed essere troppo bravi, commentando Montosoli, in Italia spesso è una colpa.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Grazie Daniele, sei stato tra i primi a sostenerlo con fermezza, non credo lo dimenticheranno mai!

Rispondi
avatar

Paolo B.

circa 3 anni fa - Link

Manduria deve molto ai Fino così come i Fino devono molto a Manduria , almeno come terroir. Non capisco come l'Amministrazione Comunale non capisca l'importanza di avere l'eccellenza in casa e quanto questa ricada positivamente a tutto il comparto vitivinicolo e quanto interessi anche il settore turistico.

Rispondi
avatar

Mimmo Gagliardi

circa 3 anni fa - Link

Ho auto l'onore e il piacere di poter passeggiare nei vigneti più storici di ES e di saggiare acini di primitivo. Bravo Andrea a descrivere la sensazione e l'emozione, di un vino che è sintesi di amore e competenza. ES è! Ciao ai coniugi Fino.

Rispondi
avatar

Giuseppe B.

circa 3 anni fa - Link

Bevuti (degustati) un po' tutte le vendemmie, (spessissimo alla cieca tra altri) quel che più personalmente mi ha colpito è il crescere anche in freschezza, che poi racchiude la piacevole dicotomia di questo gran bel prodotto, austerità e grande piacevolezza di beva. Mentre, Bene si fa (parere prettamente personale) nella descrizione dei vini ad usare macro-famiglie sensoriali, lo scritto deve essere a portata di tutti e non solo per i nasi profumieri o cadere in una gara a chi lo ha "più lungo", e molti odori oltre che dall'allenamento, dalla sensibilità personale, sono frutto di una biblioteca mnemonica che ognuno di noi si porta dietro. La mia biblioteca mi fa riconoscere il geraneo perché ne rompevo le foglie, un altro ricorderà un vago sentore vegetale ma generico, un chimico in laboratorio lo identificherà come geraniolo, un enologo penserà ad un eccesso di acido sorbico... un credente sentirà il profumo di Padre Pio ;-)

Rispondi
avatar

Paolo A.

circa 3 anni fa - Link

Vedi Giuseppe,il problema delle macrofamiglie è che se tu scrivi "frutti di bosco", ognuno ci identifica un po' quel che vuole , visto che non esiste un tale aroma in natura (se invece parliamo degli aromi artificiali che schiaffano dentro le merendine o le big babol è un altro discorso). Quindi cosa dovrò aspettarmi? Il mirtillo, la fragolina, il ribes, la mora? E se io odiassi ad esempio il sentore di lampone come farei a starne alla larga se non me lo si dice chiaramente? Quanto ad avercelo più lungo, con me sfondi una porta aperta: come già scritto sopra io non sento manco l'arancia nel Monfortino, figurarsi se ho la capacità (o la fantasia) di identificare 10-12 descrittori in un bicchiere di vino.

Rispondi
avatar

Giuseppe B.

circa 3 anni fa - Link

Vedi Paolo, Il sentore di lampone tu lo riconosci meglio di altri e anche a una soglia di percezione più bassa di altri proprio perché lo odi. ( teoria) Io magari che non lo odio, ma neppure sono un grande consumatore, trarrò aiuto dalla generica forma frutto rosso, frutti di bosco, sempre che non sia sovra maturo e mi condurrà verso marmellate rosse o essendo del sud e poco avvezzo ai lamponi, potrei confonderlo con le more ... o un ricordo di ciliegia ma del tipo ferrovia. Ps: 1) frutti bosco in vaschetta (meglio raccolti) di vari tipi, schiacciati tutti insieme ed annusati. 2) schiacciati e masticati e ingoiati in bocca masticati a seguire percezioni olfattive retro nasali (la mucosa olfattiva è all'altezza degli occhi, sotto il cervello, più vicino alretro che alla punta del naso) ecco i frutti di bosco.

Rispondi
avatar

Paolo A.

circa 3 anni fa - Link

Ok, nel caso di macchia mediterranea che facciamo prendiamo una decina di vegetali, li pestiamo nel mortaio e poi li annusiamo? Trovo semplicemente che le note di degustazione siano spesso più esercizio poetico che realtà percepita. Ma ci sono crimini ben peggiori, questo lo ammetto.

Rispondi
avatar

sergio

circa 3 anni fa - Link

Cos' Perullo chiude un lungo articolo di presentazione del suo libro Epistenologia. "Ho sostenuto che il vino s’incontra al tatto. Ciò significa che il vino, innanzitutto e per lo più, si beve. La degustazione analitico-sensoriale è un gesto decontestualizzante che può avere una sua legittimità limitatamente a certi scopi ma non dice nulla di più sul valore del vino né sulla sua qualità di quanto non lo dica, per esempio, una bevuta a cena con musica alta e chiacchiericcio tra amici in penombra. La mia proposta, insomma, va nel senso di una pragmatica del bere vino, che sposta l’attenzione dal degustare al bere consapevolmente in base ai diversi contesti, ai diversi incontri possibili. Con il vino e grazie al vino si possono fare tante cose. È davvero avvilente ridurre tutto a una mera faccenda di descrittori"(Nicola Perullo) Penso che si avvicini a quello che hai detto. @ Wine Pricess ha una potenza espressiva che mi sorprende sempre.

avatar

zzzzz

circa 3 anni fa - Link

Veramente di anguria trattasi, non di arancia...ma non ci si deve fare sentire da Conterno, chè altrimenti si arrabbia! ;-)

Rispondi
avatar

wine princess

circa 3 anni fa - Link

Se esiste una bottiglia con vaporizzatore la compro proprio volentieri, perchè con tutti questi gran profumoni che leggo mi viene voglia di spruzzarmelo addosso invece che berlo.. Peraltro l'etichetta in seta rossa mi preoccupa non poco, non vorrei che evocasse un prezzo finale allo scaffale a luci rosse mentre io sarei un po' al verde, ecco.. Bonsoir.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

sul vaporizzatore possiamo investigare...ma sul prezzo della bottiglia credo che saremo piuttosto in alto! In ogni caso 2000 bottiglie finiranno comunque prestissimo...

Rispondi
avatar

arnaldo

circa 3 anni fa - Link

L'anno scorso duirante l'estate chiamai x visita in cantina:mi dissero che non ne fanno. Su Guida Slow Wine c'è scritto di si. Preso gomma da cancellare e tolto GIANFRANCO FINO dalla mia cantina.

Rispondi
avatar

Andrea Gori

circa 3 anni fa - Link

Arnaldo come avrai capito la cantina è piccolissima e non attrezzata per le visite. Ricevono molte richieste e non sempre riescono a ricevere ospiti e appassionati come vorrebbero. E' uno dei motivi per cui da tempo volevano metter mano alla nuova cantina...

Rispondi
avatar

Giuseppe B.

circa 3 anni fa - Link

Vede Sig, Sergio, il dott. Perullo è un esteta ed un filosofo oltre ad essere un validissimo docente all'Università di scienze gastronomiche ed aggiungo che ha anche ragione, ma la degustazione "IL PANEL", serve a lui e a tanti altri ad avere le doc o l'olio extravergine (e tanto tanto ancora) Prodotti che passano ad un serio esame di analisi sensoriale, dove chi decide sono i sensi umani e non le macchine o l'estetica o la filosofia. Cordialità.

Rispondi
avatar

sergio

circa 3 anni fa - Link

Mi sembra che Perullo accenni all'importanza dell'analisi degustativa-sensoriale quando dice "per certi scopi". Detto questo, secondo me vi sono diversi approcci al vino ed anche quello ora dominante analitico sensoriale ha una sua ragion d'essere. Possono convivere. Forse l'ideale sarebbe quello d'integrarli. Per me è l'occasione di chiederti(ti do del tu) scusa perché il mio commento che poteva avere un evidente riferimento al tuo, oltre che a quello di Paolo A. a cui si rivolgeva. Scusa perché Perullo è un po' sferzante alla fine. C'è negli uomini la tendenza a far prevalere i propri punti di vista. Ed i toni, a volte, si accendono: è inevitabile, a meno che si scelga il silenzio. Lo vediamo anche nei dibattiti e succede anche a me di alzarli. Ma c'è sempre la possibilità di rimediare in parte. Sinceri saluti

Rispondi
avatar

cernilli

circa 3 anni fa - Link

I descrittori decontestualizzati da elementi chimici contenuti nel vino e che ne sono alla base sono spesso solo delle fughe in avanti, dei deliri solipsistici di persone particolarmente fantasiose o particolarmente portate a raccontare se stessi in ogni possibile occasione. L'analisi sensoriale, che, s differenza di quanto sostiene Perullo che la banalizza e la sottovaluta, ha a che fare con il controllo di qualità dei vini, con la corretta espressione di caratteristiche che, guarda caso, derivano dagli elementi del terroir. In modo mediato, ovviamente, ma anche determinante. Perciò, per una corretta epistemologia, o teoria della conoscenza che dir si voglia, anche l'empirica analisi sensoriale eseguita con competenza e consapevolezza ha un'importanza decisiva nello stabilire se il vino che si sta assaggiando corrisponde a ciò che poteva e/o doveva essere in relazione a un modello di riferimento che descrive gli aspetti di "territorialità" specifici.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.