Sei suggerimenti di vita alcolica per ogni situazione sgradevole

Sei suggerimenti di vita alcolica per ogni situazione sgradevole

di Sara Boriosi

Anche quest’anno vivo il privilegio di festeggiare il mio compleanno. Dall’alto delle mie primavere ho imparato a gestire alcune situazioni sgradevoli legate alla sfera personale e lavorativa, ma che hanno tutte un filo conduttore: il vino.

Il mio desiderio è quello di brindare facendo dono a voi amiche di alcuni suggerimenti di vita non richiesti; accortezze che permetteranno di alleggerire un quotidiano costellato di accidentali merde pronte per essere pestate da chi divide lo spazio con voi.

1. Alla signora che, dopo averti studiato con cura, si rivolge a te con sguardo bovino e complicità femminile chiedendoti ammiccando alla tua trippa sblusata, se sarà maschio o femmina, rispondi con garbo e fermezza è alcol.

2. Per contro, all’amica dell’amica che sforna figli come pagnotte sentendosi madre natura e sottovalutando il fatto che anche le gatte partoriscono con meno clamore, che si rivolge a te con sufficienza perché non è madre, rispondi che ha ragione, però possiedi una sontuosa cantina che non ti manderà affanculo perché non la capisci appena raggiunti i quattordici anni di età; anzi, è probabile che con il tempo il vostro rapporto migliori.

3. Se il tuo compagno è un enoinvasato, collezionista compulsivo che spende più in bottiglie che in viaggi per due, viene distratto da altre gambe, cerca di ravvivare il rapporto con un grande classico: la cenetta a lume di candela, imbastendo una tavola  cose semplici ma di grande presa, chesso’, un piatto di tagliatelline al ragù fatto con le proprie manine sante. Poi fai presente alla dolce metà, sgranando gli occhioni e sorridendo con innocente soddisfazione, che per sfumare il macinato di vitello hai usato una bottiglia di vino rosso che ha quella bella etichetta dai caratteri chiari e squadrati, Grand Echézeaux Romanequalcosa. Ci teneva così tanto, deve essere buono per forza! Del resto senti che ragù.

4. Se invece l’enomaniaco è un professionista sempre assente per il troppo lavoro, performante in ufficio ma in coma indotto dalla TV tra le pareti domestiche, e non dedica più le attenzioni di un tempo alla tua preziosa presenza, organizzati coinvolgendo le amiche in scoppiettanti aperitivi casalinghi: per l’occasione stappa le migliori bocce di champagne custodite in cantina e accoglilo al rientro spiegando che alle ragazze andava un prosecchino.

5. Non denigrare le cene sociali obbligatorie tra colleghi di lavoro, amici della palestra o parentiadi: ogni occasione è buona per disfarsi delle bottiglie comprate agli albori del proprio percorso enoico, quegli acquisti fatti sulla spinta dell’entusiasmo e privi di ogni logica, che tentiamo di rimuovere come macchie indelebili o che guardiamo con un misto di imbarazzo e compassione.

6. Se in occasione di eventi mondani hai di fronte il classico ragazzone- tronista con velleità, che pensando di svolgere facile attività di caccia al capanno con una donna un po’ agée, proclama con la voce impostata sull’autotune che lui quando esce con una donna ordina solo Dompe, spiazzalo con lo sguardo da piccola fiammiferaia dichiarando che il Dompe può far presa sulle ragazzine che si affacciano al mondo, ma sono sono ben altre le etichette che ti solleticano il palato (sii vaga e lascia immaginare chissà quali paradisi gustativi gli sono preclusi), e che due ventenni non fanno una quarantenne. Rimarrai stampata nell’album delle fantasie da cui attingere nei momenti di amore in solitaria, e senza il fastidio di aver sfilato un collant senza troppa convinzione.

E questo è tutto quello che mi sento di dire alla soglia dei quarantatre. Perciò festeggerò con una bottiglia di Champagne Brut Grand Cru Ambonnay André Beaufort, una bolla cremosa, sapida, gessosa e tesa di pinot noir in alta percentuale e un po’ di chardonnay: sorsi lunghi fatti di mela cotogna, agrume e una manciata di spezie, una specie di gioco sul filo dell’ossidazione.

Perché a quarantatre anni si inizia ad ossidare, ed è qui che viene il bello.

avatar

Sara Boriosi

Da sempre vive come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, inizia a interessarsi al vino seriamente dopo l’interruzione di una storia con il proprio cavallo. Beve per ricordare, e il suo cuore appartiene ai vini del Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osserva il mondo, più dei vini le piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo fa nel suo blog e pure per Intravino. Gestisce un'enoteca della sua città, e lo fa piena di sensi di colpa.

3 Commenti

avatar

Aldog

circa 4 settimane fa - Link

Articolo spiritoso che è riuscito a mettermi di buon umore in una mattinata partita con il piede storto ! Auguri e...... ( faccia lei ) .

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 4 settimane fa - Link

Quindi io sono già uno Sherry Fino, prossimamente Manzanillo, in prospettiva Amontillado. Alles Gute zum morgigen Tag aus der Aida Diva in Stockholm.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 4 settimane fa - Link

...molto divertente ... correggerei solo "Grand Echezaux" in Grands Echezaux , ma non sono convinto sia un errore nel contesto del racconto...

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.