Se usi questi 6 modi di dire sei proprio ggiovane (ma non va bene)

Se usi questi 6 modi di dire sei proprio ggiovane (ma non va bene)

di Sara Boriosi

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti prima che dismettesse gli abiti del funzionario di partito per indossare quelli del borghese rassegnato. Cosa direbbe oggi Michele Apicella, se avesse un profilo social su Facebook o Instagram? Lancerebbe anatemi stizziti, o accetterebbe con rassegnazione le mode linguistiche che proliferano senza obbligo vaccinale?

Comprensibile immaginare il fastidio che una persona dalla soglia di tolleranza bassa come la mia possa provare quando legge certi modi di dire che si usano nei social. Se potessi scegliere, cambierei pelle e cognome per diventare la signorina Stronzenmeyer e bacchettare dita a caso ogni volta che ho accesso alla timeline di Facebook.

Belli i tempi in cui bastava mettere la foto di una bottiglia con calice corredati da didascalia a caso tratta dalle poesie di Alda Merini per avere un successo social facile e garantito. Allora eravamo semplici e puri. Ora le cose sono cambiate: ci siamo smaliziati e siamo pure un po’ invecchiati, e per renderci attraenti usiamo un gergo che crediamo essere giovane, ma che ci restituisce all’occhio di chi legge, tristemente giovanili.

1. Questo vino è rock! Un’affermazione così svela in modo spietato l’età di chi la scrive. Magari l’autore si sente un ribelle con il dono della sintesi, pensando di nuotare controcorrente nel mainstream delle etichette più note e autorevoli, o al contrario, rendere meno ingessati alcuni vini dalla vetusta storia e ancora vispi nonostante i secoli di invecchiamento. Mi dispiace cari amici: nonostante il lodevole impegno, dire che un vino è rock non vi fa somigliare a David Bowie, ma ad Adriano Celentano che a cavallo del Duemila ci ha intarsiato i cosiddetti con la distinzione rock/lento; era già vecchio allora, figuriamoci oggi. Ricordate: ogni volta che dite che un vino è rock, dall’alto dei cieli David Bowie piange in un angolino.

2. Questo vino spacca di brutto! Eh? Come, prego? Se non ho capito male, spaccare significa dividere, rompere con qualcosa che è esistito prima di un tale evento. E se ricordo bene, tutte le cose che hanno spaccato sono diventate immediatamente convenzionali, per una legge non spiegata. Vale tanto per la musica e le mode generazionali quanto per i vini più estremi. Appena una tal cosa spacca, ecco che è già diventata di largo consumo: rassegnamoci, e troviamo parole più consone.

3. Tanta roba. Facciamo una premessa: per quelli smaliziati come me, nati negli anni 70 e cresciuti nei capoluoghi di provincia, l’unica accezione che si può dare ad una definizione come questa, è distante anni luce dal significato che l’ignaro autore vuole sottolineare. In soldoni: tanta roba per me ha senso solo se si parla di eroina. Non mi è dato conoscere il parere del produttore che si vede accostare il proprio vino a tanta roba.

4. Vino ne abbiamo? Di solito abbinato a foto di banchetto con trionfo di bottiglie svuotate. No, dai, sei spiritosissimo. Hai un senso dell’umorismo che ha conquistato popoli, lo chef de cave di Dom Pérignon ti vuole cedere le chiavi della cantina, sei davvero il massimo, sii la nostra guida.

5. TOP! Perché uno si fa tutti i corsi AIS, FIS, Onav, Fisar e Divina Scuola di Hokuto, passa le ferie alla conquista delle Langhe, sacrificando la famiglia durante le feste comandate in giro per cantine di luoghi misconosciuti dove in pochi hanno poggiato piede, poi cede il fegato in comodato d’uso gratuito alla ricerca scientifica al nobile scopo di affinare la tecnica di degustazione, ingrassa e si gonfia come un rospo cercando di capire le sfumature del perlage perfetto; però poi arrivi tu e scrivi TOP col punto esclamativo vanificando ogni singolo sacrificio. Hai vinto tu.

6. Ho sete/qualcosa dovevo pur bere. Ma che cazz… se hai sete ti prendi una bottiglia di acqua con poco residuo fisso così non ti viene la cellulite e pisci anche l’anima, non ti vai a stappare uno Chateau Lafite Rotschild del tuo anno di nascita per dimostrare la tua supremazia totale nei confronti di noi poveri servi della gleba abituati a fare la crestina sulla spesa per mettere da parte i soldini necessari per comprare una bottiglia che vale un decimo della tua, da aprire al raggiungimento della maggiore età del primogenito maschio visto che la femmina è stata data in permuta al banco dei pegni al fine di raggiungere lo scopo.

Per ora è tutto, ma ciò che mi spinge a chiudere il pezzo è la pigrizia, non l’ispirazione. E prima che me lo diciate voi, so già di saperlo. CIAONE.

Immagine principale – crediti

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Sara Boriosi

Da sempre vive come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, inizia a interessarsi al vino seriamente dopo l’interruzione di una storia con il proprio cavallo. Beve per ricordare, e il suo cuore appartiene ai vini del Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osserva il mondo, più dei vini le piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo fa nel suo blog e pure per Intravino. Gestisce un'enoteca della sua città, e lo fa piena di sensi di colpa.

2 Commenti

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marco

circa 8 mesi fa - Link

invece secondo me descrivono molto meglio un vino questi "sei modi di dire" che non tutte quelle inutilità che utlizziano molti "pseudo-degustatori" ... tipo tempo fa , bella quella nota di sangue secco ahahah questi si fanno prendere per il culo, non chi dice che un vino è TOP !!!!!!!

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Gigi

circa 8 mesi fa - Link

TOP!

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