Quando regali un vino, le aspettative aumentano: La Bettigna, Vermentino Colli di Luni 2015

Quando regali un vino, le aspettative aumentano: La Bettigna, Vermentino Colli di Luni 2015

di Alessandra Corda

Piano Sequenza
Il potere di un liquido fermentato detto vino di essere propulsore di emozioni è cosa nota a tutti quelli che qui leggono. Le vie che si seguono perché questo avvenga sono sorprendenti. Se il vino è donato le aspettative aumentano. Ci si chiede perché quella persona ha voluto darci quella bottiglia, cosa ha pensato di noi in rapporto al vino quando lo ha scelto, o meglio perché ha scelto noi per quella esperienza di bevuta? Questo viaggio inizia oltremare, termina nel cofano di un’auto, si sublima una sera anonima d’inverno. Niente di speciale. Eppure speciale diventa se quella bottiglia, che non è un blasone, non ha uno status commerciale di particolare rilievo, diventa una stupenda epifania, si rivela, ci svela. Non solo nella sua bella, franca fattura esprime i caratteri del vitigno e del luogo che lo ha visto nascere, ma scarno e diretto, ha il privilegio di sbloccare i codici di una memoria sensoriale e personale che molte bottiglie ambite e attese non sono riuscite a fare.

Fotogramma
Poche dovrebbero essere le parole per descriverlo, è un vino che ci educa a togliere, ad asciugare la prosa. Due storie vengono cosi fuori. Quella del vino in sé: La Bettigna, Vermentino Colli di Luni DOC 2015. Lieviti indigeni, macerazione di 48 ore sulle bucce, solo acciaio, finissima evoluzione in bottiglia, i terziari fanno capolino. Salivazione e pulizia. L’altra è dimensione soggettiva: terso maestrale, fieno, scoglio, pozza di sale, arsura epidermica e pronto ristoro in un tuffo. Sembra il fotogramma di un mio giugno da ragazza. Uno a caso, riemerso nitido in un tempo asincrono rispetto a quello del vino, ma vivissimo. Plauso per la perizia che ha preparato questo Vermentino a dare il meglio non in gioventù. Plauso se, inaspettato, tanto materiale umano tira fuori. E non ha bisogno di barocche (in)voluzioni linguistiche per dire ci sono, sono fatto cosi, questa è la mia indole, a te il seguito del viaggio, io resto “scabro ed essenziale siccome i ciottoli che tu volvi, mangiati dalla salsedine” (Eugenio Montale, Ossi di seppia, 1925).

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Alessandra Corda

Folgorata dalla visione di Mondovino, in un pezzo di vita londinese ottiene il primo certificato enofilo (WSET). Laurea in lettere, copywriter, è sommelier AIS responsabile dell’accoglienza per una cantina in Gallura. Collabora con il sito AIS Sardegna dal 2016, intravinica dal 2018. Pensa il vino come esperienza di bellezza totale, narrato con la contaminazione di ogni linguaggio creativo possibile.

2 Commenti

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rampavia

circa 1 anno fa - Link

E' un vino che conosco da anni. Non tutte le annate che ho bevuto mi hanno soddisfatto. Dopo questo esaltante post, forse un poco condizionato, assaggerò il 2015.

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Luca Panunzio

circa 1 anno fa - Link

Siete bravissimi

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