di | mar 04 set 2012 ore 13:42
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giudizi

Se avete odiato Moody’s per i rating bassi, odierete le guide per quelli alti

Utili o meno che siano, i punteggi delle guide più importanti danneggiano il mercato del vino. Per arrivare a questa terribile ovvietà ci sono voluti vent’anni di studi su prezzi e statistiche, ma i dati parlano chiaro: un punteggio molto alto in guida fa aumentare il prezzo della bottiglia e, notoriamente, ai consumatori non piacciono le fluttuazioni di mercato. A questa conclusione è arrivata l’American Association of Wine Economics e il loro rapporto, basato sui rating della rivista Wine Spectator, è senza scampo. Gli aumenti registrati si aggirano intorno al 12% di media e, spesso, coinvolgono tutte le linee di produzione dell’azienda premiata.

Qualsiasi studente di economia sa che la confusione generata dalle fluttuazioni di prezzo, genera una spontanea diffidenza verso qualunque prodotto e il vino non fa eccezione. C’è di più, c’è di peggio: Wine Spectator, accusata di scarsa trasparenza per via dell’accesso in abbonamento, subisce le stesse critiche delle grandi agenzie di rating come Moody’s o Standard & Poor’s, in quanto capace di influenzare i mercati del vino a livello globale. Facile a questo punto il parallelo tra la Napa Valley Californiana e la Germania della Merkel: ti premio con un rating di lusso e i tuoi titoli (o le tue bottiglie) vanno a ruba tra gli operatori di borsa (o in enoteca).

Chi ha voglia e capacità può spulciarsi i dati a questo indirizzo (pdf) mentre noi, belli empirici ci chiediamo: fu vera gloria quella di Wine Spectator? Avete dei casi umani da portare alla nostra attenzione di bottiglie aumentate di prezzo in maniera repentina, diciamo nel periodo precendente all’uscita delle guide? E se sì, vi disturbano gli aumenti o li considerate il giusto premio per il lavoro svolto dal produttore?

[Fonte e foto: winefolly]

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7 commenti a Se avete odiato Moody’s per i rating bassi, odierete le guide per quelli alti

  1. Argentina e Brasile nel 2000 erano pari a BB3 per alcune agenzie di ratings, poi no…

    Bourgogne rouge 2000 per l’Hachette era 11, Bourgogne blanc 15, poi no…

    Buone informazioni e buon naso fanno la differenza.

  2. avatar Simone e Zeta

    Gli aumenti di prezzo ci sono stati, e parecchi, in quanto esisteva un mercato che lo permetteva. Le guide hanno accompagnato l’ascesa di quei vini che meglio riuscivano ad inserirsi tra i consumatori “spendaccioni”. Vedi supertuscan.

  3. avatar Stefano Cinelli Colombini

    Che dici, dopo Standard & Poor la Procura di Trani indagherà anche il Gambero Rosso e Wine Spectator?

  4. avatar Rossano Ferrazzano

    Ma soprattutto, quando comincerà la magistratura a dare una ripulita a quelle insopportabili sentine di alterazione dei corsi di mercato delle carriere individuali che sono le scuole elementari e medie?

    Speriamo che presto il sistema collusivo degli istitui dell’istruzione pubblica e privata siano sostituiti dall’educazione diretta in rete, attraverso i blog autonomi degli insegnanti spontanei, e soprattutto senza laurea…

    • avatar Giovanni Solaroli

      non ho colto il nesso

    • avatar Massimiliano Montes

      E a chi vorresti farle dare queste lezioni di vino per legge?
      Agli enotecchinici diplomati?
      O agli enologi con la lauretta breve?
      O ai Sommeliers di Terzo Livello?

      Io da buon palermitano ci volevo arrivare al Terzo Livello.
      Poi Giovanni Falcone disse che il Terzo Livello non esisteva.
      Mi fermai al Secondo.
      A suo tempo ce lo dissi a Falcone: “Guarda che il Terzo Livello esiste! L’iscrizione costa 450 mila lire (all’epoca non c’era l’euro)!”
      Mi cacciò.

  5. avatar Stefano Cinelli Colombini

    Vaste programme, avrebbe detto De Gaulle. E che c’entra con ratings (grappoli, bicchieri e affini) e vino?

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