Scomode alternative al classico tappo di sughero (questo è un titolo fazioso)


Ricordo la mia prima volta come fosse oggi. Né le bestemmie peggiori né i più oscuri riti voodoo servirono per abbattere quel muro di silicone che mi separava da un Primitivo promettente. Motivo per cui, appena ho visto la pubblicità che in Francia benedice il  tappo di sughero come unica chiusura degna del vino, segretamente ho approvato. La campagna, promossa dai produttori di tappi in sughero, costerà in totale 20 milioni di euro e dovrebbe convincere un mercato che in realtà è già bello convinto di suo. L’ottanta per cento dei francesi, per dire, sviene alla sola visione di un tappo a vite e ha violente crisi esistenziali davanti a una chiusura in silicone.

Il claim dela campagna? “Sempre imitato, mai eguagliato” a corredo di strane paperelle e tappi che neanche il vinavil vorrebbe. A che serve una tale spesa se la maggioranza dei consumatori non sopporta imitazioni? I produttori di sughero e tappi si sentono vittime degli ecologisti, che li accusano di devastare foreste e sugheraie. Niente di più falso, rispondono loro, piantiamo ogni anno più alberi di quanti ne utilizziamo e poi per produrre il sughero non sempre bisogna tagliarli. Insomma, carbon footprint regolarissima e tanta voglia di recuperare quote di mercato, visto che nel nuovo mondo sono belli attivi, specie con i tappi a vite. Che, devo dire, neanche a me dispiace abbinato a certi bianchi beverini da cozza cruda.

Ma il silicone no, quello mi provoca frustrazioni peggiori del tappo di trucioli ricicciati che si sbriciola durante l’apertura. Ehi! Senza volerlo vi ho dato la mia personale classifica delle “peggiori chiusure per le bottiglie di vino di tutti i tempi”. Adesso tocca a voi: qual è il vostro incubo peggiore?





36 commenti a “Scomode alternative al classico tappo di sughero (questo è un titolo fazioso)”

  1.  Fabio Cagnetti commenta:

    l’incubo peggiore è il sughero di qualità scadente, soprattutto su bottiglie relativamente giovani e che vengono quindi avvicinate con il cavatappi tradizionale, con il risultato di spezzare il tappo costringendo a operazioni di recupero in stile Golfo del Messico o, extrema ratio, all’uso di colino e caraffa. Che la qualità media dei sugheri sia crollata nell’ultimo decennio è sotto gli occhi di chiunque apra bottiglie di quelli precedenti con una certa regolarità, e anche per questo ben venga lo Stelvin per vini destinati ad essere consumati entro un paio d’anni.

  2. Eugenio Bucci Eugenio Bucci commenta:

    In una mia personalissima classifica il tappo di sughero è apolitico, apartitico, democratico. Colpisce belli e brutti, buoni e cattivi, cari ed economici. Certo, un tappo di qualità migliore è ‘probabile’ che garantisca meno danni (anche se la cosa è da dimostrare in maniera anche solo vagamente scientifica). Ma dalla mia esperienza, che parte dal 1990 circa, il tappo di sughero è bello e affascinante ma spesso un problema. Non solo per le bottiglie clamorosamente tappate. Ma anche quelle mezze mute, inespressive, che non restituiscono per nulla il vino per quello che è. E che innervosiscono (eufemismo) i produttori che si ritrovano giudicati dei vini che sono il dottor Hide del loro prodotto. Come alternativa mi piace poco il silicone mentre mi piace quello a vite, economico, sigillante il giusto. Iniziare almeno sui vini più semplici sarebbe già un bel passo in avanti.

    • patrizio mengozzi patrizio mengozzi risponde:

      Eugenio,
      sono con te, per me il tappo a vite va benissimo, anzi i produttori dovrebbero usarlo anche per le proprie riserve.
      Ma voi credete veramente che i Romani, o le popolazioni che hanno cominciato a creare le chiusure dei contenitori per conservare il vino, se avessero avuto disponibile il tappo a vite o qualsiasi altra chiusura diversa dal sughero, si sarebbero messi a scortecciare le querce? Via….non prendiamoci in giro. :roll:

  3. Roberto Giuliani commenta:

    Esiste anche un altro tipo di tappo, in vetro, di una casa tedesca, lo usa ad esempio Brezza per un paio di suoi vini, fra l’altro è riutilizzabile e fa anche la funzione di ritappare il vino aperto.
    Non è sicuramente LA soluzione, ma è una valida alternativa al sughero soprattutto per i vini che non sono destinati all’invecchiamento.
    Del resto, checché ne dicano i francesi, la qualità dei sugheri si è fortemente abbassata e la causa principale è l’enorme richiesta che non consente sufficiente maturità delle piante.
    Il rischio di vini rovinati dal sughero è piuttosto elevato, ancora di più con le mezze bottiglie, che sono in aumento per favorire il consumo del vino al ristorante.

  4. Stefano Stefano commenta:

    io faccio il tifo per lo stelvin.

  5. patrizio mengozzi patrizio mengozzi commenta:

    Per rispondere alla domanda finale di questo thread, l’incubo peggiore è quando si va in un ristorante assieme ad amici e ti fai portare una bottiglia che conosci per molto buona normalmente tappata a sughero, e poi….delusione!
    Non sa di tappo (troppo facile :) ), ma non è quel vino; risulta irriconoscibile!
    Vaghe ossidazioni, sensazioni di svinito e, come scrisse tempo addietro Fabio Rizzari (vedi qui:
    http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/10/24/lagente-nascosto/), “pastiglia di antibiotico masticata”. Praticamente un vino sputtanato, specie per un consumatore che a quel vino, si accosta per la prima volta.

    • Antonio Ciccarelli Antonio Ciccarelli risponde:

      Sono pienamente d’accordo con Patrizio. L’incidenza di questo tipo di tappi “contaminati” sta diventando preoccupante, capita molto spesso di trovarsi ad assaggiare vini il cui tappo apparentemente sembra buono ma il vino ha un profilo olfattivo molto strano (poco fruttato) e al gusto ha tannini secchi e sgradevoli.
      In una recente degustazione, su 60 bottiglie di Nebbiolo e Barbera d’Alba, abbiamo aperto la seconda bottiglia ben 12 volte! Solo 1 su 12 era nettamente “tappata”, negli altri 11 casi la seconda bottiglia era nettamente migliore di quella “sospetta”.
      Neanche a me piace il tappo a vite, ma se si cominciasse ad usare questo tipo di chiusura per i vini da bere giovani, magari si potrebbe avere una selezione più attenta per i tappi da usare sui vini da invecchiamento.

  6. alessandro bocchetti alessandro bocchetti commenta:

    il tappo in sughero: problematico, la qualità dei sugheri è crollata, spessissimo porta con se contaminazioni e puzzette di ogni tipo. Per non parlare poi di quelli compattati…

    tappo di vetro: per non parlare di quel gusto un po “sborone” che lo accompagna ha un costo non indifferente…

    tappo a vite: semplicemente perfetto! Se non fosse per la difficoltà e lo sgomento di aprire un Coche dury con un gioco di polso ;-)

    tappo al silicoen: un guaio, non solo spesso è inamovibile peggio di excalibur, ma poi spesso contamina il vino con puzzettine viniliche delle colle e componenti per assemblarlo.

    tappo corona, altro tapo perfetto, tranne che per l’aspetto estetico… Non a caso gli champagna riposano così tappati per anni

    ciao A

    • Roberto Giuliani risponde:

      Alessandro,
      chiedi ai produttori che usano “anche” il tappo a vetro, se ne sono pentiti, se il costo li costringe ad aumentare il prezzo delle bottiglie.
      Il tappo di vetro è riutilizzabile, inoltre garantisce una perfetta conservazione del vino anche una volta aperto, pensa a chi fa ristorazione o mescita. Il suo costo si ammortizza benissimo, anche perché non rovina mai i vini, e questo è già un risparmio rispetto al rischio del sughero.
      Inoltre va visto come opportunità (insieme a quello a vite e a corona) per ridurre le richieste di sughero a favore dei vini da invecchiamento.

  7. flaminio cozzaglio flaminio cozzaglio commenta:

    Vi ringrazio , mi sentivo in colpa perché pian piano mi stavo abituando al tappo a vite , per adesso sui bianchi , bruttissimo per chi nasce col sughero , ma tanto comodo . Tra l’altro puoi tenere le bottiglie in piedi in cantina .

    • Roberto Giuliani risponde:

      La vera differenza con il tappo di vetro sta nel fatto che non c’è plastica a contatto con il vino.
      Leggi l’articolo del produttore di Barolo Brezza:
      http://www.brezza.it/pagine/ita/tappi.lasso

      • giulo giulo risponde:

        In realtà ciò che assicura la tenuta del tappo è proprio una guarnizione in materiale plastico, neutro fin che si vuole, ma concettualmente analogo ad un eventuale tappo sintetico fatto dello stesso materiale.

        Ciò che è importante, ai fini della qualità della chiusura, è l’assenza di migrazione di materiali tra vino e materiale di chiusura e l’impermeabilità all’ossigeno di quest’ultima, la superficie di contatto influisce solo in seconda battuta, in funzione dei due parametri sopra citati.

        Ne approfitto per precisare che i tappi sintetici attualmente in commercio NON sono di silicone, ma di polimeri plastici differenti (con possibili differenze tra un produttore e un altro). I tappi di silicone sono abitualmente utilizzati per chiudere le barrique, ma questo sembra non scandalizzare nessuno…

        giuliano boni

        • Roberto Giuliani risponde:

          Non sono d’accordo, ho visto di persona com’è fatto il tappo di vetro della vino-lok. La guarnizione di gomma, sottilissima, serve solo per non provocare attrito fra il tappo e la bottiglia, di fatto solo il 3% della guarnizione entra in contatto con il vino, una quantità irrisoria rispetto agli altri sistemi di tappatura che prevedono materiale sintetico, compreso il tappo a vite.
          Non è ancora il 100%, ma il 97% è già un notevole risultato.

          • giulo giulo risponde:

            Roberto, la guarnizione non serve solo ad attenuare gli attriti, ma è ciò che rende possibile la tenuta del sistema di chiusura, ovvero la separazione tra il vino all’interno della bottiglia e l’aria che c’è all’esterno.

            Il fatto che solo il 3% della guarnizione entri in contatto col vino vuol dire poco o nulla, perché di fatto si tratta del 100% dell’interfaccia tra l’interno e l’esterno della bottiglia.

            Anche l’assenza di PVC è lodevole, ho visto anch’io questa precisazione sul sito di brezza, ma nemmeno i tappi sintetici ne contengono, e quindi mi sa tanto di “belletto” messo lì per impressionare, ma senza reale significato nel contesto (come se qualcuno esaltasse il tappo sintetico X vantando il fatto che non contiene Cromo, tanto per capirci).

        • Roberto Giuliani risponde:

          mi riferisco ovviamente solo alla frase iniziale, se ho capito bene quello che vuoi dire.
          Per quanto riguarda gli attuali tappi sintetici, posso dirti che ce n’è una tipologia altamente pericolosa, ovvero quelli che esteticamente sembrano dei tappi in sughero. Alcuni produttori (preferisco sempre chiedere a chi ha fatto verifiche nel tempo) hanno lasciato alcune bottiglie con questi tappi per due-tre anni in cantina. Una volta aperte, hanno verificato che il tappo era stato eroso e che il vino si era deteriorato acquisendo evidenti sentori di plastica, il tutto a danno della salute di chi avesse osato berlo.

          • giulo giulo risponde:

            Il grosso problema è che nella categoria “otturatori sintetici” entrano sia chiusure fatte da ditte serie, che garantiscono prestazioni più che accettabili per certe tipologie di vino e per una durata ampiamente compatibile con la presunta vita commerciale degli stessi (nei casi migliori fino a 4-5 anni), sia “tappacci” fatti alla bell’e meglio da gente che faceva tutt’altro mestiere e, fiutato un possibile mercato, ci si è buttata senza troppa cognizione di causa, avendo come unico argomento di vendita il prezzo basso e l’assenza di gusto di tappo (ma tacendo su tutte le altre possibili problematiche).

            Per quanto riguarda i possibili danni alla salute ci andrei cauto, si tratta comunque di materiali approvati per il contatto con gli alimenti; il che non impedisce danni organolettici anche importanti al vino, quando il tapp osintetico non è di qualità.

            in in convegno organizzato lo scorso dicembre con l’Università di Udine per conto dalla Società Italiana di Viticoltura ed Enologia sono stati sviscerati in maniera abbastanza approfondita pregi e limiti delle diverse chiusure attualmente disponibili, ed in particolare l’intervento del prof. Zironi ha evidenziato come i tecnici dovranno imparare a scegliere le chiusure in funzione della tipologia e delle caratteristiche del vino da imbottigliare, nonché della durata della sua “vita commerciale”.

  8. daniele daniele commenta:

    Mi è capitato qualche tempo fa di assaggiare i vini di un’azienda abruzzese che utilizza i tappi in vetro..danno alle bottiglie eleganza oltre al non far rovinare il vino…davvero una bella cosa. Io utilizzerei i tappi in sughero solo per i vini da invecchiamento.

  9. Stefano Stefano commenta:

    Se qualche produttore coraggioso volesse sperimentare, io sarei curioso di provare vini importanti e di lungo invecchiamento, tipo barolo o brunello, con tappi alternativi (a vite, vetro o addirittura a corona).
    Non è detto che il sughero sia obbligatorio per questi vini…..

  10. giulo giulo commenta:

    non più tardi di dieci giorni fa, ho avuto la fortuna di partecipare ad una degustazione:

    tre annate (07-08-09) di vino bianco
    tre annate (07-08-09) di vino rosato
    tre annate (05-06-07) di vino rosso
    un Porto Vintage 05

    tutte le bottiglie erano in doppio: una chiusa col sughero, l’altro con la capsula a vite (di un produttore italiano, tra l’altro, con buona pace di tutti coloro che continuano a fare pubblicità gratuita ad un noto marchio francese).

    senza alcuna pretesa di significatività statistica (tra l’altro la degustazione non era cieca), nel 60/70% dei casi vi erano differenze sensibili tra le bottiglie della stessa coppia; nel 100% dei casi, il vino preferito era quello con la capsula a vite (in nessun caso nei vini otturati col sughero sono stati riscontrati problemi “di tappo”).

    giuliano boni

  11. Riccardo Riccardo commenta:

    Ahime’ Stefano ma ad oggi i disciplinari dei vini che hai citato esigono la chiusura con tappo di sughero!

  12. Dal sito Moon Import, reltivamente ai vini di Pierre Frick

    Perchè Pierre Frick utilizza il tappo in acciaio inox?

    L’eliminazione del tappo in sughero sconvolge l’immaginario e ravviva l’odorato e il gusto.
    Dalla nostra raccolta del 2002 la bottiglia non sarà piú tappata da sughero ma da capsule coronate in inox. Con un piccolo disco di polietilene che assicura l’impermeabilitá. L’aumento incessante delle deviazioni organolettiche (sapori e aromi), causato dal tappo in sughero, ci ha portati a questa scelta. La diversificazione dei nostri fornitori di tappi e l’acquisto di sughero di qualitá sempre migliore non ha portato a nessun risultato soddisfacente. Al 4-5% del gusto di tappo, facilmente identificabile, si aggiungono almeno altrettante bottiglie “deformate”, influenzate dai tappi. Questa seconda categoria è molto piú sorniona, perché il degustatore attribuisce al vino l’opacità che deriva dal tappo. Il cambiamento del tipo di tappo ha altri vantaggi:
    - permette l’accrescimento della longevità delle mezze bottiglie
    - i vini trasportati a temperature troppo elevate, rischiano meno di avere dei disturbi proteici
    - il passaggio dei polifenoli del tappo nel vino può non solamente comunicare un gusto, ma anche far precipitare le proteine del vino

    Ecco le domande che più di sovente vengono sollevate quando parliamo di questo cambiamento:

    Il tappo ermetico non impedisce al vino di evolversi ?
    - già da trent’anni Emile Peynaud ha dimostrato che nella bottiglia nessun vino assorbe l’ossigeno dell’aria quando questo è tappato da un eccellente sughero; è proprio perché l’impermeabilità al gas è variabile da un tappo all’altro, che alcuni viticultori mettono della cera sul collo e sul tappo della bottiglia;
    - le capsule di stagno non perforate, a copertura del tappo, assicurano una totale impermeabilità: dalle catene di imbottigliamento e di etichettatura escono qualche volta delle bottiglie con la capsula, ma senza tappo, che non lasciano uscire la minima goccia di vino;
    - gli champagne e i crémant maturano sur latte per anni in bottiglie tappate da capsule.

    La maturazione del vino è un processo fisico-chimico che non necessita di ossigeno dall’esterno.

    Perchè rimpiazzare un prodotto naturale con il polietilene?
    Il sughero non viene utilizzato nel suo stato naturale: il lavaggio non si fa più nel cloro, ma con prodotti e procedimenti diversi a seconda del sugherificio e i tappi non pieni subiscono un trattamento di riempimento al silicone, alla paraffina o alla miscela dei due. Il solo fatto di far scivolare il vino sulle tracce di paraffina o di silicone lasciate dal tappo sul collo della bottiglia, modifica il vino in confronto a quello estratto dalla stessa bottiglia con una pipetta. Questo fatto è particolarmente considerevole per i vini che contengono dei residui di zuccheri.

  13. carolina carolina commenta:

    io spero di tappare corona tutto in futuro. a costo di perdere le doc.

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