Sabbie nobili di Sardegna

Sabbie nobili di Sardegna

di Alessandra Corda

“Ho recuperato queste viti che furono di mio nonno…
Su piede franco. Pochi ettari. Faccio quasi tutto da solo…” 

Va bene, fatte queste premesse ho un po’ di ingredienti per scrivere di retorica e qualche domanda stile protocollo “naturale”. Solfitazione? Temperature? Lieviti indigeni?
Invece, torno agli elementi costitutivi del paesaggio, perché al primo sguardo hanno una forza dirompente, tale da imprimere il registro all’incontro con due vignaioli ai capi opposti della Sardegna. In comune hanno il corsivo iniziale e massiccia caparbietà per gestire una viticoltura straordinaria, che fa i conti con forti venti, arsura e sabbia.

Profondo Sulcis
Agro di Carbonia, ai bordi del piccolo vigneto, poggiata al pick up, mi viene quasi da accasciarmi. Un fazzoletto lunare bordato da sughere. Cosa vuole tirare fuori, cosa può tirare fuori quest’uomo da qui? Enrico Esu si muove in mezzo alla sabbia. Depositi alluvionali, dove si radicano ceppi di oltre cinquant’anni di carignano allevati ad alberello. Metà marzo, tutto sembra ancora immobile. Niente suggerisce vita, frutto, tanto meno vino. Un’aridità apparente che da sola inibisce qualsiasi ipotesi colturale. Ma le radici sanno, e sperimentano la profondità del suolo, perché è l’unica possibilità di sopravvivenza. E qui la faccenda si fa simbolica. Le radici, se chiami il tuo vino Nero Miniera, non le puoi escludere, non le vuoi escludere: franche nella vite, definite in biografia, esplicite in etichetta. Enrico, figlio di un minatore, è un sulcitano dai capelli nerissimi e le mani robuste. Una specie di proiezione morfologica dell’uva carignano: grappolo serrato, buccia spessa e di colore intenso. Lui è l’elemento che genera continuità fra il luogo e il risultato che vuole ottenere. L’altro, il Carignano, arriva puntuale cosi come mi aspetto di sentirne uno: scure sostanze nervine (fave di cacao, liquirizia), marasche e prugne secche si esprimono in un sorso vigoroso e corroborante. Carnosa virile eleganza.
Nero miniera Carignano del Sulcis DOC 2016, 14% vol. – Enrico Esu 

Estremo a Nord
Sull’altro capo dell’isola, a Trinità d’Agultu (Gallura), Francesco Lepori valuta se il sale la patina salina depositata sulle foglie possa compromettere il ciclo vegetativo della sua caricagiola (o caricagghjola), siamo a maggio. Quattrocento metri dal mare, sabbia anche qui, piede franco e tanta ventilazione marina buona. Fino a quando non arriva il maestrale, quello potente che rende inquiete le cose e gli uomini di queste parti. A questo punto vince il più forte, perché a lui ti devi piegare. Non basta: la sabbia produce temperature diurne torride, che sottopongono gli alberelli a seri stress idrici. La caricagiola, cultivar a bacca rossa indigena gallurese, si può permettere tutto questo perché sta qui da molto tempo, adattandosi per non soccombere. 130 ettari censiti sull’isola, ma la cifra è ottimistica. Tutto troppo raro. Trovarne una bottiglia in purezza non è facile. Di bottiglie Lepori ne ha prodotte 1500 per questa serie limitata, annata 2017. Un rosso con una scia sapida decisa e una freschezza che sembra voler dire: evolvo in vetro armonico e fine come tu mi vuoi, ma devi saper aspettare. Longevità in potenza ma soprattutto finezza, ottenuta da un modalità prudente ed esperienziale, secondo la regola del non fare a questo vino quello che non potrebbe sopportare in maturazione e affinamento. Bacche di mirto e cassis, un profilo femmineo asciutto, dalla fibra sottile, rifinita nella sosta in legno. Francigeno.
Caricagiola IGT Colli del Limbara 2017, 14%vol. – Francesco Lepori 

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Alessandra Corda

Folgorata dalla visione di Mondovino, in un pezzo di vita londinese ottiene il primo certificato enofilo (WSET). Laurea in lettere, copywriter, è sommelier AIS responsabile dell’accoglienza per una cantina in Gallura. Collabora con il sito AIS Sardegna dal 2016, intravinica dal 2018. Pensa il vino come esperienza di bellezza totale, narrato con la contaminazione di ogni linguaggio creativo possibile.

1 Commento

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Salvo

circa 1 anno fa - Link

Due scorci di Sardegna che avvolgono lo spirito. Bell'articolo. Mi piacerebbe provare entrambi i vini.

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