Rosso, bianco, rosé. Ma anche blu, mix e Kit Kat

Rosso, bianco, rosé. Ma anche blu, mix e Kit Kat

di Elena Di Luigi

Due cantine, una spagnola e l’altra francese, producono il vino blu fatto con, rispettivamente, uva Chardonnay per l’andaluso Vindigo e Vermentino per il còrso Imajyne. Ad entrambe le autorità francesi hanno vietato la commercializzazione almeno in Francia, perché le analisi chimiche fatte dall’Università di Toulouse, rileverebbero tracce di E133, un colorante sintetico noto anche come Brilliant Blue FCF e comunemente usato per la produzione di curaçao. I produttori negano e rivendicano sia il diritto di venderli che di chiamarli vini perché il colore è da attribuire ad altri fattori naturali. Vediamo quali.

Vindigo viene descritto come un vino per le celebrazioni, fatto con il 100% di uva Chardonnay che, dopo essere stata macerata e filtrata attraverso una polpa di bucce di uva rossa, ricca di antociani (dal greco anthos = fiore, kyáneos = blu), si colora naturalmente di blu.

Imajyne, prodotto in Corsica dalla Cantina Pozzo di Mastri, ha una storia diversa. Le uve di Vermentino vengono raccolte di notte, lavate con l’acqua di mare e vinificate con l’aggiunta di alga spirulina, da cui il blu del vino.

Vini di questo tipo tutt’altro che nuovi sul mercato (già anni fa, sempre una cantina spagnola lanció un vino dolce di un blu intenso chiamato Gik), certo non rientrano tra le 17 categorie riconosciute dalla legge UE, ma hanno un mercato in crescita soprattutto in America dove una bottiglia puó costare fino a 35 euro. Del resto che colore viene fuori quando si aggiunge dell’acqua a ció che resta nel bicchiere dopo aver bevuto un bel rosso robusto? Il blu.

Il mix è una non notizia, ma un’osservazione. È di oggi un articolo sul Guardian che propone al lettore la novità di un uvaggio ottenuto mescolando uve rosse e uve bianche, Viogniere e Syrah per esempio, come se fosse di fatto una cosa quasi rivoluzionaria. Gli europei del continente sanno che gli uvaggi misti sono i pilastri della tradizione vinicola e che senza di essi molti splendidi vini non sarebbero possibili. È questo un segno di regressione da Brexit?

C’è poi il Kit Kat. In Giappone il Kit Kat non è una semplice barretta di cioccolato con wafer ma un culto che dal 1973 ad oggi è stato proposto in oltre trenta varianti, spesso anche in edizioni limitate, e con locali e boutique a lei dedicate. Cosí dopo il Kit Kat al gusto di sake, di rum, di tea verde e classico, di salsa di soya, di birra allo zenzero, di aceto di mela e di moscato oggi c’è anche quello al vino rosso.

Le tasting notes sono ancora tutte da scrivere, quindi se capitate da quelle parti mandate una cartolina.

2 Commenti

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Durthu

circa 1 mese fa - Link

"É questo un segno di regressione da Brexit?" Non direi, infatti l'autore dell'articola del Guardian scrive: "The practice actually used to be quite widespread in European vineyards, where white and red grapes where often planted, harvested and fermented together. And a red-white blend is still the base of one of the Rhône Valley’s greatest wine styles: winemakers in the tiny appellation of Côte Rôtie just south of Lyon mix a dash of the apricot and honeysuckle-scented white grape variety viognier to the spicy red grape syrah. It’s a recipe that has inspired the team at Provence’s Château Campuget, whose version is an unusually fragrant, supple, compulsively drinkable red." La Brexit arrivera' forse in UK, ma vedo che lo scan-reading e' gia' arrivato in Italia :-)

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Gurit

circa 1 mese fa - Link

Badate bene che gli antociani per avere una colorazione blu devono trovarsi in ambiente basico, quindi non mi spiego come nel vino (che ha pH intorno al 3) possa mostrarsi di tale pigmentazione. Il bicchiere col fondo di rosso lavato con acqua del rubinetto, diventa blu perché l'acqua del sindaco è piena di sali di calcio che portano il pH a valori blandamente basici. Se già lo lavi con acqua demineralizzata, rimane sul viola. Quindi rimango d'accordo coi francesi, di colorante si tratta...buona bevuta

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