Roero Days | Tutti i video della tavola rotonda e qualche assaggio

Roero Days | Tutti i video della tavola rotonda e qualche assaggio

di Andrea Gori

Questa volta è andato in scena a Milano, per due giorni: RoeroDays ha acceso i riflettori su un zona appena fuori dalle Langhe più nobili, ma che ha numerosi assi nella manica, in grado di farla diventare la next big thing del vino piemontese ed italiano. Innanzitutto si segnala una buona (nel senso di bassa) età media dei produttori, con le nuove generazioni che si affacciano in vigna e in cantina. Poi un territorio tra i più belli del nostro paese, con una sana alternanza e biodiversità tra frutteti, boschi e vigne. E certamente la qualità dei suoi vini, sia bianchi che rossi, incentrati su due sole uve. Infine una semplicità comunicativa che potrebbe rivelarsi vincente, in un mercato sempre più vasto che non ama le complicazioni dialettiche.

In effetti con il Piemonte che, secondo l’agenzia Wine Lister (cura il rating per il vino stile Moody’s per la borsa) cresce più di tutte le altre regioni di fine wines mondiali (Borgogna inclusa), e la Langa con Barolo e Barbaresco che sembrano proiettati verso un futuro di prezzi sempre più alti, tra compravendita di aziende e terreni con cifre vertiginose, il Roero potrebbe rappresentare un’alternativa di qualità a prezzi più abbordabili: i top vini che raccolgono premi ed elogi raramente vanno oltre i 25-30 €. In ogni caso parliamo di 6 milioni di bottiglie tra bianco e rosso, di cui metà vendute sul nostro territorio, una rarità al giorno d’oggi dove l’export domina ogni bilancio.

roero-days vigna frutteto

Roero Days è stato in sostanza un giro di assaggi nel bellissimo e centrale Museo dei Navigli a Milano (anche se per una prossima edizione auspichiamo un luogo più grande e arioso, vista la grande affluenza) e una tavola rotonda su “Roero e l’immagine del territorio”, dove si sono intrecciati spunti e discussioni sul ruolo dei vari attori della filiera nella comunicazione del vino.

Tra i partecipanti, Vittorio Manganelli introduce e modera i lavori con il sottoscritto, assieme a Dario Cappelloni (Doctorwine), Francesco Monchiero (presidente del consorzio) e Giuseppe LoCascio (importatore in USA).

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Dario Cappelloni, il ruolo delle guide e il Roero
Rispetto alla fine degli anni ’80, con Gambero e Slow Food il ruolo è diverso. All’epoca i riconoscimenti cambiavano la vita, e nel corso degli anni l’indirizzo si è spostato giocoforza di volta in volta in territori diversi, anche cercando di far conoscere nuove zone. Non per lanciare una moda, ma anche per non parlare sempre delle solite zone, come Piemonte e Toscana. Un lavoro è stato fatto alla grande, e s’è costruito. Oggi è cambiato quasi tutto, col consumatore che si fa un’idea sua ma sfrutta volentieri i consigli e gli indirizzi dei “guidaroli”. Senza considerare che le guide continuano a scoprire nuovi vini. Perplessità sui social, perché in effetti ci sono molti cialtroni e chiaccheroni che fino a qualche anno fa bevevano solo CocaCola, e ora pretendono di insegnare. Sul Roero non abbiamo colto forse tutti i particolari finora, ma l’impegno c’è perché è zona che copriamo volentieri e sempre più lo faremo in futuro.

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Andrea Gori e il ruolo dei social nella comunicazione di un territorio
Smettiamo di pensare ad un suddivisione tra reale e virtuale: nella mente del consumatore i due aspetti coincidono, e la comunicazione va pensata in maniera che sia coerente e coordinata. Oggi le app di messaggistica soppiantano i social network, e dettano la nuova modalità di comunicazione. Attenzione quindi ai concetti (che il mondo del vino ha a bizzeffe) ma anche a come si comunica: quadrato, verticale, con realtà aumentata (stickers ed effetti grafici), con geolocalizzazione evidente e accattivante. Attenzione alla bolla mediatica e informativa che ci fa costruire piccoli circoli attorno a noi, e ai nostri gusti, e non ci fa vedere cosa succede al di fuori del nostro giro. Oltretutto i millennials si affezionano poco alla marche e alla tipologia di vino. I territori possono evitare l’errore, lavorando con i microinfluencer piuttosto che con i grandi testmonial. I primi hanno un rapporto molto più intimo e diretto con la propria (piccola) base di follower, è indubbio che 10 microinfluencer da 1000 follower producono un’enormità di coinvolgimento, più di uno da 10 mila – che in genere costa anche di più.

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Giuseppe Lo Cascio e l’export in USA
Il vino italiano è davvero tanto, in USA, anche al di là del boom del Prosecco. L’importatore è molto focalizzato sulla comunicazione agli operatori, più che ai destinatari finali, ma ciò non toglie che quando un consorzio come il Roero si impegna a comunicare in maniera attenta e semplice siamo molto contenti, perché facilita il lavoro. Nel vino italiano il modello è sempre quello di promuovere il territorio, e di nuovo questa correlazione tra territorio-Roero e vino-Roero è stata portata avanti in maniera interessante specie negli USA, dove c’è un background adatto, pronto a recepire denominazioni ben caratterizzate. La comunicazione viene molto aiutata se si usano i varietali: leggere in etichetta “Arneis” per gli americani è meglio, perché si cita esplicitamente il vitigno. C’è ottimismo per il vino italiano, la nuova tendenza è proprio quella di valorizzare gli autoctoni, tant’è vero che a New York troviamo il centesimino o l’enantio, un segnale di grande predisposizione.

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Francesco Monchiero Presidente Consorzio Roero
Di recente c’è stata la svolta, con la costituzione di un nuovo organismo nel 2015, e oltre alla tutela si è subito fatto promozione del territorio. Noi produttori abbiamo visto l’opportunità di affermare e far conoscere un territorio che fino ad allora era rimasto all’ombra dei vicini dell’altro lato del Tanaro. Ma non avevano mai preso l’occasione di cominciare a comunicare sul serio. Siamo arrivati alla comunicazione integrata, che permette di accendere i riflettori in maniera continuativa sul territorio. Non nasciamo per contrastare altri consorzi: siamo partiti con umiltà, cercando di non trascurare niente, dall’ufficio stampa classico all’attività sul web: sito, video e immagini. Abbiamo fatto ricerca di mercato tra estero 50% (Germania, Svizzera, USA i principali) e Italia 50%. Negli Stati Uniti abbiamo un’agenzia che lavora tutto l’anno, e che ha raccolto dati su come il Roero veniva percepito per individuare cosa si sarebbe potuto fare. Primi contatti giornalisti classici, poi sommelier e opinion leader e anche blogger. In Italia il Roero non è mai alla ribalta, ma stiamo parlando di 3 milioni di bottiglie vendute qui, ed ecco perché Roero Days: per creare spazio per i produttori che volevano incontrare opinion leader, giornalisti (moderni e tradizionalisti) e consumatore finale, che è quello che alla fine potrà scegliere Roero se lo trova nella carta dei vini di un locale. Il territorio è unico dal punto di vista paesaggistico e scenografico: colline con una biodiversità rara in Piemonte, formazioni geologiche particolari, le “Rocche”. Roero Days porta tutti i contenuti insieme, e auspichiamo che poi tutte le varie categorie vadano in giro a riportare quanto siamo riusciti, qui, a mettere in evidenza.

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Un bel giro di microfono che suscita discussioni e domande. Sembra davvero che ci siano territori che riescono ad andare di moda (tanti i riferimenti al timorasso e Tortona) e strappare i riflettori ad altri più importanti, se non altro dal punto di vista della storicità e dei numeri. Ma prevale l’entusiasmo e la voglia di far bene con una sana umiltà: pochi proclami e duro lavoro in cantina, mantenendo però un occhio vigile sul web e sulla stampa. E ovviamente gli assaggi con il pubblico e gli operatori, protagonisti di un notevole assalto durante la domenica e anche il lunedì. Ecco qui i nostri, in ordine sparso tra Roero Arneis (bianco) e Roero e Roero Riserva (rossi).

Negro Roero Arneis Sella Lupini 2016. Freschezza agrumata e non solo: grande ritmo e passo tra agrumi, sale, menta, ribes bianco, rosmarino. 87
Negro Roero Arneis Sette Anni 2009. Ampio, solenne e sontuoso: nocciola, anice, pesche sotto spirito, ribes bianco, tanta materia sapida e gusto profondo. 92
Negro Roero Sudisfà 2013. Rose, incenso, lavanda e frutta di bosco, vena sapida e mentolata che sale dal bicchiere ed esplode nel palato, grande tannino piemontese, ma che sa parlare al mondo, con polpa sottostante ad addolcire. 92

Pace Canale Roero Riserva 2012. Molto frutto scuro di bosco e note balsamiche mediterranee, lunghezza buona anche se la freschezza è un po’ calante. 86

Pescajà Roero Arneis 2016. Corpo deciso, gusto e stile, molto rotondo il centro bocca con bell’estratto, ma sempre sferzato dall’acidità sostenuta. 88

Baracco de Baracho Galatea 2016. Pesca, albicocca e agrumi, anice e rosmarino, bocca spigliata, ferma e con finale non banale. 87
Baracco de Baracho Roero “Malin” 2014. Croccante, deciso, fresco e sapido, finale ammandorlato tra tabacco e lamponi in confettura. 86

Cantine Povero Roero Tumlin 2013. Fresco sapido e netto, tannino piacevole e finale ammandorlato e di tabacco, spigliato e fresco ma anche ricco e potente. 87

Cascina Ca’ Rossa Audinaggio. Lamponi e cardamomo, pepe e noci, menta. Bocca fresca, pimpante, dotata di notevole sapidità e ritmo. 88
Cascina Ca’ Rossa Monpissano Riserva 2013. Ampio, sontuoso e con famiglie aromatiche tutte ben presenti, incenso, rosa thea, bergamotto, china, sandalo e pepe al naso. Bocca incalzante, con tannino vivace ma mai eccessivo, lunghezza notevole con vino sempre in tiro. 94

Monchiero Carbone Roero Arneis Cecu 2016. Pronto e sapido con bel corpo, mele e pesche, bocca equilibrata e di buona persistenza. 88
Monchiero Carbone Roero Srù 2014. Gusto e decisione, more e lamponi, sandalo e pepe, bocca sapida e dolce, bella persistenza. 90
Monchiero Carbone Riserva Printi 2013. Avvolgente e speziato, tabacco, incenso, china, tannini fitti e ben distesi, sorso spedito, con una lunghezza superiore. 93

Filippo Gallino Roero 2012. Classico, etereo e ampio, elegante e con bocca ben contrastata. 86
Filippo Gallino Roero Riserva 2010. Speziatura e legno ben dosato, corpo e sapidità, non freschissimo. 87

Pinsoglio Roero Riserva 2012. Classe e gusto, armomia di note dolci e candite con altre più affilate e speziate, bocca divertente e appagante. 90

Malvirà Roero Riserva Renesio 2009. Sontuoso, elegante e ricco di rimandi alla frutta sotto spirito, poi balsamico, lavanda, rose, pepe e floreale. Bocca ancora in grande forma e ricco per come chiude il sorso, grande interpretazione di un’annata calda. 92
Malvirà Roero Arneis Vigna Renesio 2015. Opulenza e candore, sapidità e floreale bianco stupendo tra tiglio e talco, tanto frutto al palato con tracce dolci e speziate, freschezza altissima, succoso al palato, grande vino anche in prospettiva. 90
Malvirà Roero Arneis Vigna Trinità 2015. Solo acciaio: grande ritmo tra freschezza, agrumi e note più corpose e ricche, bocca acida e divertente. 88

Roero Arneis Cornarea 2016. Alcol da annata potente ma ben equilibrato nel bicchiere, presenta belle note di pesca, mela, mirabelle e agrumi potenti, bocca sapida ma carnosa. 89
Roero Cornarea 2014. Bel tono fresco e vivace di grande nebbiolo, vino pimpante, saporito e lungo come persistenza, che sa opporre una bella dolcezza di frutto al tannino scalpitante. 88

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Denis Mazzucato

circa 3 anni fa - Link

Eh già, tra Roero e Alto Piemonte il nebbiolo ha ancora parecchi assi nella manica!

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