Riflessioni concrete sui prezzi del vino partendo da un caso specifico: il Lambrusco

Riflessioni concrete sui prezzi del vino partendo da un caso specifico: il Lambrusco

di Alessandro Morichetti

Post vecchissimo (agosto 2011), tema sempre attuale: “Referendum | La soglia invalicabile per un enofighetto è sopra o sotto i 5 euro?“. A riaccendere la questione un intervento del commentatore Carlo, che prende ad esempio il mondo del Lambrusco che nel nel cuor mi sta da sempre e scrive:

Forse questo post è vecchio, ma su google rimane ben indicizzato quando si parla di prezzi di vino. Perciò spero che qualcuno batta ancora un colpo, se c’è.

Mi limito al Lambrusco, e vi faccio una domanda, soprattutto ai più esperti. Noi emiliani (sono modenese) siamo stati svezzati a lambrusco, perciò, sebbene apprezziamo altri vini, partiamo da lì. L’abbinamento tortellini in brodo + lambrusco di Sorbara è un must (il celebre Chiarli Premium è la bottiglia che deve stare sulla tavola di Natale da noi). E quando è il momento di esplodere in festa, allora salumi, lardo (cunza) e gnocco e tigelle devono essere annaffiati di lambrusconi scuri, come il grasparossa o i reggiani.

Ora la mia domanda è: considerato che è un vino popolare, quanto pesa il volume di produzione, il numero di bottiglie, sul prezzo di un lambrusco? Ve lo chiedo perché ultimamente ne sono usciti di ogni etichetta e cantina, verso i 10€, e alcuni anche più cari, quando non più di dieci anni fa il limite era generalmente 5€. Alcuni hanno iniziato a dire che sembravano eccessi eccentrici, altri invece si sono sentiti come riconosciuti dal grande mondo dei vini, e hanno difeso questo aumento di prezzi, e soprattutto l’idea che sottintendono: un buon lambrusco deve costare tanto, non più come una volta.

Ho conosciuto un critico enogastronomico (che non ama il lambrusco) che mi ha detto che secondo lui questa “specie di vino” non dovrebbe mai costare più di 5€. Io che questa “specie di vino” l’apprezzo, in realtà condivido: riconosco la sua natura rustica e popolana, seppur riconosco nel Sorbara, acidulo e quasi rosato, quella dimensione un po’ più raffinata, ma ho l’impressione che dietro questa esplosione di lambruschi “di lusso”, per così dire, ci sia tanto marketing, nel senso peggiore della parola (il marketing ha anche significati positivi).

Che livello di qualità effettiva si potrà mai raggiungere coi lambruschi, per farli pagare come dei rossi fermi? O è semplicemente che il marketing, facendo leva sulla rinnovata celebrità del lambrusco, supporta l’appeal di nuove cantine e produzioni, che però, producendo poche bottiglie l’anno, devono tenere un prezzo elevato?

Voi che dite?

(correggetemi pure, così imparo anch’io)

 

Ciao Carlo! Anzitutto iniziamo coi convenevoli: quel critico enogastronomico non capisce un cazzo. Se lo incontri di nuovo digli che te l’ho suggerito io. Condivido e sposo alcune parti dell’analisi ma non le conclusioni e mi spiego. Il Lambrusco è popolare, conviviale, brioso e brillante, lo amo da sempre ed è un vino facilmente reperibile ovunque. All’Università ho tracannato anche pintoni prima di cena poi ho scoperto quelli che preferisco e sono proprio reduce da una cena con un amico lambruschista in cui si è parlato anche di questo.

La soglia di 5 euro è del tutto aleatoria e possiamo tutti convenire che non è con vini da 5 euro che si costruisce il carisma di una zona vitivinicola. Diamolo per assodato questo. Visti i volumi importanti di tutto quel che – in etichetta o non in etichetta – è Lambrusco, è ovvio che non possiamo prendere a modello zone in cui volumi e prestigio hanno un rapporto inverso. È altresì vero, però, che la frase “Che livello di qualità effettiva si potrà mai raggiungere coi lambruschi, per farli pagare come dei rossi fermi?” suoni non brutta ma bruttissima: e dove sta scritto che un rosso fermo deve essere migliore di un rosso frizzante? Ma manco per niente. Di Lambrusco io ne vendo e che certe bottiglie costino 10 o 12 euro mi sembra assolutamente ragionevole per remunerare il lavoro di produttori validissimi che meritano rispetto. 5 euro oltre che svilente sarebbe probabilmente insostenibile, ma di certo l’offerta entry level – anche decente – non manca.

Ci sono poi casi, come rilevi anche tu, in cui la ricerca di finezza di un metodo classico a base Sorbara possa alzare l’asticella e, anche qui, dove sarebbe lo scandalo nel valutare il giusto questo percorso di crescita che è aziendale ma secondariamente anche sociale e cultuale?

In conclusione, per rispondere alla domanda: non solo non mi scandalizzo che il Lambrusco possa costare più di 5 euro ma ne sono felice perché contribuisce a dare dignità ad un vino che, per troppi ancora, dignità non ha. E con 20 euro al ristorante in due puoi prendere facilmente 3 bottiglie diverse e godere come un riccio: e valgono ben di più di certi rossi fermi (per quanto il confronto per genere abbia poco senso secondo me). Che c’è di meglio?

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vende vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vive a Barbaresco. Ama tutti gli animali e qualche umano.

38 Commenti

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Matteo

circa 4 mesi fa - Link

Il vino oggi va' inteso a tutto tondo: non è solo bevanda ma è anche immagine come tutto ciò che viene venduto attraverso il marketing.
Ci saranno sempre etichette (non vini) considerate "troppo costose" rispetto alla qualità dello stesso, così come ci sarà sempre qualcuno disposto a spendere tutti quei soldi per quell'etichetta; è un danno per il vino? Non credo. Ogni vino ha una sua fetta di mercato che non si basa solo ed esclusivamente sul prodotto in se', faccio un esempio lampante: perchè Armand de Brignac costa così tanto? Perché è uno dei simboli dei paperoni-cafoni americani, e se ne vende parecchio comunque. Questo non implica che un buon champagne di colpo costi il doppio perché il modo di bere bene senza svenarsi si trova sempre. Se poi dal ns. punto di vista "è da pirla spendere tutti quei soldi per il prodotto xxxxxxx" ben venga, vorrà dire che un altro prodotto gradevole dal nostro punto di vista rimarrà a nostra disposizione.

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Alvaro pavan

circa 4 mesi fa - Link

Lo stesso dicasi per il valdobbiadene. In ogni caso un sorbara è semplicemente un grande vino. Diteglielo a quel critico che evidentemente non ha mai lavorato in vita sua.

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Stefano

circa 4 mesi fa - Link

Certo che si! Se e' buono, c'e' dietro un artigiano (piccola produzione dalla vigna alla cantina), in campagna biologico o biodinamico e in cantina solo uva...ci mancherebbe...costasse 5 euro ci sarebbe qualcosa di strano! Prezzo giusto? 10 euro. Come qualsiasi altro vino fatto cosi...eleganza e rusticita' non c'entrano. E' solo questione di economia ed etica.

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vinogodi

circa 4 mesi fa - Link

... me ne intendo poco di Lambrusco , ma i tempi sono cambiati , così come la cultura in vite, le selezioni e la tecnica di produzione. Senz'altro in meglio . Così come si è allargato il ventaglio dell'offerta . Prima era limitata alla bevanda che tutti conoscevano come mero complemento , da servire freddo, con panini al salume vario, torta fritta e cibo locale "da sgrassare" , perché a furia di mangiare suino , abbiamo tutti il colesterolo a 250 , le orecchie a punta, la coda (appena accennata ) a ricciolo e il naso a presa di corrente ...si , insomma , la maggior parte è ancora il vino in cui si riconosce il "nostro" , umile bevanda da sete e disperazione ... ma anche altro , come gli ancestrali , i metodo classico e le selezioni artigianali , perché non si vive solo di red wine cola , ma anche di Gran Concerto, di Lini910 Metodo Classico con 10 anni sui lieviti , con i Metodi Antichi alla Bellei , Paltrinieri , Monte delle Vigne e Fondatore di Chiarli ; con gli artigiani supremi come Graziano, Danny Bini , Bellei o Carra , le rarità assolute e quasi filosofiche della Piccola , Plessi , Fantesini e Milioli (mai sentito parlare di Lambrusco Viadanese , Picol Ross , Fioranesi e Sgavetta? No , penso di no... ) &c .... & C ... & C ... e perché mai tanta eccellenza relegarla agli scaffali degli hard discount a prezzi da fame? Che poi con 10 -12 Euro non ci compri la Cuvée Catheline di Chave o il Musigny di Roumier ...
PS: per cortesia : "i Lambrusco" e non " i Lambruschi" . La declinazione al plurale dei nomi dei vini non esiste ...

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il farmacista goloso

circa 4 mesi fa - Link

"mai sentito parlare di Lambrusco Viadanese , Picol Ross , Fioranesi e Sgavetta? No , penso di no... " . Ma vuol darci a bere che siamo tutti romagnoli qui, vèh, Vinogodi? ;)

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vinogodi

circa 4 mesi fa - Link

...vade retro , satana... Il Lambrusco Viadanese è Lombardo e il "Lambrusco" in generale emiliano . I romagnoli lasciamoli ai loro Sangiovese , Pagadebit e Tavernelli vari ... che di lambrusco non ci capiscono un "beep" ... PS: scherzo : la costa romagnola vacanziera estiva è fra le più grandi consumatrici di Lambro ...

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il farmacista goloso

circa 4 mesi fa - Link

Geograficamente le do ragione, Viadana è in Lombardia, anche se nel suo punto infimo, a 2 km in linea d'aria da Brescello e a due tiri di sasso da Guastalla. Enologicamente però è un'appendice emiliana, certificata anche dal dialetto locale, emiliano anche lui. Naturale che si faccia/beva lambrusco.

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deltasun

circa 4 mesi fa - Link

"quel critico enogastronomico non capisce un cazzo. Se lo incontri di nuovo digli che te l’ho suggerito io" come perdere tutta la propria credibilità con una sola frase

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motown

circa 4 mesi fa - Link

Innanzitutto sono due frasi e non una. E la prima frase é quella che ho piú apprezzato, la colonna portante di tutto il pezzo.

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deltasun

circa 4 mesi fa - Link

per carità, ognuno ha la sua sensibilità e la frase (le due frasi, scusami) può anche piacere. Quello che intendevo è che una persona che scrivi pubblicamente che un'altra persona non capisce un cazzo, senza peraltro conoscerla minimamente, dimostra una scarsissima elasticità mentale (oltre che una buona dose di arroganza), per cui tutto il resto che dice perde immediatamente di autorità.

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motown

circa 4 mesi fa - Link

Capisco il tuo punto e sono d'accordissimo con te se parliamo in qualsiasi altro contesto. Ma questo è Intravino (cazzo! ehehe), il cui tratto distintivo è l'irriverenza (e perchè no un po' di arroganza) ed è proprio per questo che lo preferisco a tanti altri "politicamente corretti".

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deltasun

circa 4 mesi fa - Link

irreverenza vuol dire non portare rispetto all'autorità in quanto tale. E su questo sono completamente d'accordo. L'arroganza invece non la sopporto proprio ("più alta è la conoscenza e minore è l'ego, minore è la conoscenza e più alto è l'ego" diceva qualcuno, e io sono del tutto d'accordo)

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Denis Mazzucato

circa 4 mesi fa - Link

Premetto che anche se ogni tanto ci provo (e non smetterò di provarci) il lambrusco non riesco a farmelo piacere. Detto ciò:
1. chiamare una qualsiasi tipologia di vino "specie di vino" dovrebbe bastare ad azzerare la credibilità di chiunque a livello ZERO. Si vergogni.
2. anche a me suona bruttissima la domanda "Che livello di qualità effettiva si potrà mai raggiungere coi lambruschi, per farli pagare come dei rossi fermi?", come se il lambrusco nascesse figlio di un dio minore. Perché? Non è così! Quel sedicente critico ha fatto troppi danni!
3. secondo me il prezzo del lambrusco si è mantenuto basso per una questione politico-social-culturale. Forse è stupido, ma sono convinto che il produttore medio basso padano sia meno markettaro, meno business man, più legato a certi valori "di una volta", meno propenso a seguire pedissequamente la legge di mercato "alzo il prezzo finché lo vendo comunque tutto". Lo "svantaggio" di questo è che i bevi-prezzo (oh quanti ce ne sono!!!) non bevono lambrusco perché è CHEAP. Cazzi loro.

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Ivan Ferri

circa 4 mesi fa - Link

Caro Denis, da basso Padano appassionato ti devo correggere. Proprio il fatto che il lambrusco sia così tanto venduto ha fatto lievitare produttori che portano rese a livelli pazzeschi e vendono acqua colorata a prezzi, per un lambrusco, astronomici. Qualcuno che lavora bene c'è ancora, e i nomi sono usciti, ma purtroppo il produttore "medio" basso padano è oggi uno che cavalca l'effetto lambrusco vendendo qualità scadente.

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Alessandro Medici

circa 4 mesi fa - Link

Certo che si!! Non necessariamente se prodotto da un singolo artigiano o da agricoltura necessariamente certificata biologica o biodinamica. La produzione e la richiesta di Lambrusco doc è in forte aumento e rispetto anche solo a 10 anni fa c'è molto più interesse da parte del consumatore. Da parte dei produttori negli ultimi anni si è vista una maggiore attenzione in vigna e in cantina che portano come giustamente si deduce dall'intervento del professor Stefano Pescarmona ad una sorta di giustificazione dell'aumento dei prezzi. Al contrario, invece, in forte calo la richiesta di Lambrusco IGT in grande distribuzione. Segnale forte che sta a sottolineare una ricerca da parte del consumatore finale di un prodotto di maggior qualità. Per concludere non solo giustifico ampiamente un costo maggiore di 5€ ma affermo con certezza che i prezzi continueranno ad aumentare.

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sergio

circa 4 mesi fa - Link

Leggendo i food blog spesso mi chiedo: "ma c'è qualcuno che stia con i clienti?"

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Alessandro Morichetti

circa 4 mesi fa - Link

Segnalando quotidianamente robe buone direi che stiamo tutti i giorni con i clienti ma se stare con i clienti significa avere tutti i vini buoni del mondo a 5 euro quella è semplicemente miopia.

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Denis Mazzucato

circa 4 mesi fa - Link

Per me stare con i clienti significa fare in modo che spendano il giusto per quel che bevono, non fargli spendere poco.

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josè pellegrini

circa 4 mesi fa - Link

Il Lambrusco è l'anima di un territorio che non è per niente "fermo".Ha percorso la strada della qualità così come tutta l'enologia italiana . O vogliamo pensare che sia rimasto alla sbarra ? L'equazione prezzo=valore è infantile .Ah, Lambrusco e tigelle, che idea golosa!

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Capex

circa 4 mesi fa - Link

Probabilmente i 10/12 euro se il prodotto è di qualità ci possono stare, certo che devono stare attenti a non entrare, alzando il prezzo, in fasce dove ci sono tipologie di vini che proprio per la loro immagine meno popolare gli possono essere preferiti. Comunque mai svilire il prodotto. Se penso che il vino del mio cuore il Chianti Classico (sono di Firenze) lo si trova in GDO anche a meno di 5 euro...

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A B

circa 4 mesi fa - Link

Non ho capito due cose:

"dove sarebbe lo scandalo nel valutare il giusto questo percorso di crescita che è aziendale ma secondariamente anche sociale e cultuale?"
Questa è la teoria Farinetti per cui è giusto far pagare la pasta Barilla 3 euro a scatola se c'è un pollo che ci casca, o ho capito male?

"con 20 euro al ristorante in due puoi prendere facilmente 3 bottiglie diverse"
Ci sono ristoranti in Italia in cui 20 euro valgono 3 bottiglie di vino???

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Alessandro Morichetti

circa 4 mesi fa - Link

Farinetti non ha inventato l'economia eh, e se un soggetto cerca di dare il giusto valore a cosa produce è giusto per sé e non solo. Quanto alla seconda domanda, obiezione accolta, ho omesso un "ciascuna".

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A B

circa 4 mesi fa - Link

Sulla seconda domanda ok, immaginavo. ;) Sulla prima... ci sono settori (o sottosettori) che sono strangolati dalle dinamiche di mercato ed altri che stanno piu' che bene... Il discorso ruota intorno alla definizione di "giusto valore" e chiaramente esula dal vino in se' . Comunque grazie per la risposta. :)

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camillako

circa 4 mesi fa - Link

scusate ma faccio un passo indietro. secondo me l'intera questione e' mal posta. una riflessione sul prezzo del vino e' una riflessione su un prezzo di un prodotto come un'altro. e cioe' il costo dipende essenzialmente dai costi di produzione (bassi per il lambrusco no?) e dalla domanda (in aumento per il lambrusco). punto. se ora il lambrusco vive un momento felice e puo' permettersi di gonfiare i prezzi, e se la clientela reagisce positivamente a un lambrusco che "vale" 5 euro e costa 12 perche' ne legittima le pretese, bene cosi. ma e' sbagliato rallegrarsi dell'aumento del prezzo, perche' si alimenta la logica secondo cui se costa caro dev'essere buono, come e' sbagliato pensare che non debba costare piu di X euro. il punto fondamentale, ma forse sbaglio, e' che quando si parla di VINO, le logiche piu basilari sembrano non applicabili, e si abbuona per motivi a me ignoti un ragionamento per cui ci sono limiti di prezzo inferiori che ne DEVONO limitare l'apprezzabilita', e limiti superiori che GARANTISCONO la qualita'. pertanto forse la questione dovrebbe essere : perche' sbarelliamo quando parliamo di prezzo di vino???

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vinogodi

circa 4 mesi fa - Link

...perché ci piace bere il vino buono e il vino buono costa , e il Lambrusco non fa eccezione . Non avendo, "quasi" nessuno di noi , risorse infinite , dobbiamo fare i conti con un portafoglio tutt'altro che a fisarmonica o carte di credito (e debito) dalle riserve limitate , quindi i cento Euro (o i mille , per i più abbienti) in più o in meno a bottiglia, fanno la differenza e ci fanno incazzare...
PS: quest'anno i vini di Rouget , Ramonet e Coche Dury sono aumentati del 20%-40% mediamente nonostante l'annata del beep ... quindi avrei deciso di passare un'estate a Malvasia di Candia , Lambrusco e Prosecco ...

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sergio

circa 4 mesi fa - Link

@ Denis Mazzucato.
"Per me stare con i clienti significa fare in modo che spendano il giusto per quel che bevono, non fargli spendere poco".
--------
Condivido. Ma se mettiamo 10 persone a discutere di quale sia il prezzo giusto o, ancora meglio, quando c'è un buon rapporto qualità/prezzo faremmo notte.
Voglio chiarire che il mio commento era un po' provocatorio e abbracciava tutti i food blog(non soltanto quelli del vino).
Il primo elemento da considerare sono i costi di produzione che, più o meno, si conoscono. A questo va aggiunto il giusto profitto per chi produce.
La domanda del mercato può portare i prezzi verso l'alto superando di molto il prezzo giusto che remuneri giustamente il produttore.
Su molti vini siamo arrivati a prezzi elevati giustificati soltanto dalla domanda. Ma non leggo mai nessun commento su questi prezzi.
Mentre si alza l'indignazione quando i prezzi sembrano bassi.

PS: camillako forse ha centrato i punti in discussione.

PPS: Da Vinigodi mi aspetto sempre di più in certi post.

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Sbarellato

circa 4 mesi fa - Link

Anche io sbarello quando si parla di prezzi del vino... Se vogliamo aggiungere un po' di variabili, che al momento mi paiono fuori controllo, parlerei di come si definisce il prezzo del vino che berrò stasera... Fino a ieri, il vino o lo acquistavi in cantina, o in enoteca (o GDO). L'equazione era semplice, banale: in cantina ci devi arrivare, sono Km ma... si risparmia (di brutto) e vuoi mettere il piacere di conoscere il produttore, assaggiare in loco ecc. ecc. Alternativa, facevi il giro (scomodo), di qualche enoteca e acquistavi dove trovavi convenienza. Oggi: In cantina difficilmente risparmi (una cifra apprezzabile), perchè sul web già costa come lì. In alternativa, si può attendere la FIVI, Live wine... salvo poi scoprire che qualche produttore furbetto (non tutti eh), aumenta del 15% i suoi prezzi di cantina... Oppure attendi l'offerta giusta dei vari siti e-commerce... una libidine! Ma se sei un pochino intraprendente, magari riesci anche a comprare direttamente dal distributore, pagando un goccetto meno che in cantina... e sai la soddisfazione di aver acquistato sul canale professionale?!?!? E in enoteca? Succede che stasera mi devo occupare dell'aperitivo ad una cena di gente che di vino capisce una mazza e, siccome di bolle economiche in cantina non ne ho, e non sopporto La Cuveé Imperiale di Berlucchi, ho preso al volo qualche Prosecco (ahimè) di poco costo ed etichetta intrigante... giusto per mantenere il profilo di enofighetto con gli amici enosfigati :-|

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david

circa 4 mesi fa - Link

A me quello che infastidisce profondamente è non trovare una boccia a meno di 10€ in enoteca!...e se via in cantina paghi uguale, perché ti dicono che loro non fanno concorrenza ai loro primi clienti. Ma stiamo scherzando? Il vino costa troppo e costerà sempre di più, anche per colpa vostra che lo state trasformando in un status symbol. P.s. il miglior Lambrusco per me vale meno di una Schiava base..

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Ivan Ferri

circa 4 mesi fa - Link

La domanda cruciale per me è: da cosa dipende il prezzo di una bottiglia? Quanto è materia prima, lavoro umano, garanzia di non avvelenarsi.....e quanto è marketing, moda, nome, pubblicità? Questa è una domanda alla quale provo da anni a darmi una risposta convincente ma non ci riesco. Per quanto riguarda il lambrusco parliamo di un vino dove le rese vengono sempre tenute alte, anche nelle produzioni piu qualitative; dove tutto è meccanizzato, dove nel 95% dei casi si rifermenta in autoclave piu volte all'anno per avere sempre vino fresco. Dove le spese per il rinnovo dei legni non esistono, dove la bottiglia va bevuta quasi sempre entro 1/2 anni. Con queste premesse credo che qualora una bottiglia vada a costare piu di 8/10 euro... Beh a mio parere siamo già troppo in alto. Quando sento di lambruschi, non spumantizzati, a 20/22 euro penso che mi vogliono fare fesso....

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Ivan Ferri

circa 4 mesi fa - Link

Precisazione: con non spumantizzati intendo non eseguiti con metodo classico e lunga permanenza sui lieviti.

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Stefano

circa 4 mesi fa - Link

Mi piace fare i conti, a spanne ma con piccoli margini di errore (almeno credo, accetto smentite, adoro il confronto). Il vino fatto come si deve in vigna e in cantina da un vignaiolo che vinifica solo le sue uve, su piccole produzioni da 10-20 mila bott, costa 3 euro a boccia (pagando il vignaiolo meno di un insegnante!!!), a cui vanno aggiunti un 15% per le annate in cui gelo e grandine fanno danni, un altro euro per ammortamenti vari (cantina, attrezzature agricole) e commercializzazione (dormendo nel furgone e senza supercene). Poi il 22% di iva. Siamo sui 5 euro abbondanti. A quanto dovrebbe venderlo...a 6 euro??? Ma fatemi il piacere. Qualsiasi attivita' produttiva duplica, se non triplica, il costo di produzione per stimare il prezzo di vendita. Per bere un vino artigianale vero, biologico o biodinamico, senza porcate e senza trucchi, non credo si possano spendere meno di 8/10 euro a boccia in cantina. Al di sopra e' un buon marketing, al di sotto ingenuita' contadina (o economie familiari che non prendono in considerazione la manodopera gratuita dei genitori in pensione). E' chiaro che un lavoro fatto bene nel vino si deve sentire. Sempre piu' persone lo riconoscono e piu' che di estetica del gusto parlo di bevibilita' ed emozione.

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Sisto

circa 4 mesi fa - Link

Cambio un po' oggetto: ma esiste lambrusco fermo? (cioè né frizzante né spumante)? Intendo lambrusco fermo commercializzato non auto consumo.

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Luca

circa 4 mesi fa - Link

Sì, esempi ne puoi trovare all'azienda San Polo (grasparossa) e da Luciano Saetti (salamino).

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Sisto

circa 4 mesi fa - Link

Grazie

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Simeone

circa 4 mesi fa - Link

Si spiega molto semplicemente. Indipendentemente dalle eccellenze, siccome è stranamente diventato di moda (io per il 90% dei casi la penso come il critico che avete infamato, perchè di Lambrusco pessimo in giro ce n'è ancora molto, o meglio molto di più rispetto ad altre denominazioni che tirano meno ora sul mercato), l'aumento del prezzo è dovuto alla sua commerciabilità. Succede con tutte le denominazioni, nel momento di buona vendibilità, si va all'incasso. L'importante è non tirare troppo la corda, perchè la ruota del mercato gira, e quando non esce più il nr fortunato e abbassi i prezzi perchè hai hl di vino in cantina, il cliente stesso potrebbe farti una epocale pernacchia e dirti che te lo bevi tu a quei prezzi. Fortunatamente per ora non mi sembra che il comparto Lambrusco stia esagerando, siamo tranquillamente nel territorio del valorizzare il prodotto di qualità.

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Sisto

circa 4 mesi fa - Link

@ Luca. Ho controllato: 1) se non leggo male quelli di San Polo non sono fermi, ha alcuni lambrusco metodo ancestrale e altri soliti frizzanti (non spumanti) charmat 2) l'unico vero fermo è il Rosso dell'Emilia IGT di Vigneto Saetti (100% lambrusco salamino di Santa Croce), fermentazione in vasca e maturazione in fusto. Infatti, è recensito come raro lambrusco fermo. Appena passo da quelle parti vado in cantina a comprarlo Grazie comunque.

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Michele

circa 4 mesi fa - Link

Il prezzo del vino, Lambrusco incluso, non è determinato solo dai costi di produzione: variabile si importante (probabilmente la più importante) ma non l'unica. L'elasticità della domanda sul mercato è una delle principali determinanti della variazione (o staticità) del prezzo. La crescita della qualità che ha interessato il Lambrusco negli ultimi 15-20 anni insieme alla maggior attenzione del consumatore verso la qualità a scapito della quantità ha permesso sicuramente un aumento dei prezzi. Entro questi limiti spetta al singolo produttore (provvisto di ufficio marketing o meno) individuare la propria area di manovra in base a concorrenza, canali di distribuzione, target di consumo ecc. e applicare la propria politica di prezzo. In sintesi, le dinamiche che insistono sul prezzo di una bottiglia sono molte e non si limitano alla sostenibilità economica della singola azienda.

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marco m.

circa 4 mesi fa - Link

Concordo in pieno con Stefano, i suoi calcoli molto realistici e le sue considerazioni finali. Poi, certo, esprimere un giudizio su un vino è come esprimere un'opinione su donna: enologi e esperti di marketing possono fare valutazioni fondate e abbastanza obiettive (dico abbastanza, perché le variabili in gioco sono moltissime e non sempre "misurabili", ammesso che le loro opinioni siano intellettualmente oneste), ma al consumatore finale resta pur sempre il giudizio finale: soggettivo fin che si vuole ma insindacabile, perché è lui che apre il portafoglio. La pietra angolare del marketing è il consumatore, non dimentichiamolo. Il prezzo del lambrusco ? Recentemente ne ho trovato uno -a mio parere ottimo- a meno di 5 euro, al supermercato. Meriterebbe di più ? Certo. Ma in generale, sempre a proposito di marketing, non è facile scrollarsi di dosso l'immagine da "coca-cola wine" che qualifica il lambrusco da decenni. E che prima o poi finirà per (s)qualificare anche milioni di bottiglie di prosecco.... Ma la conclusione -per il buon lambrusco come per tutto il vino "onesto" prodotto in Italia- resta una sola: il prezzo del vino di qualità è destinato inesorabilmente a crescere, perché saranno sempre più numerosi i consumatori in grado di distinguerlo, di apprezzarlo e di permetterselo, mentre non potrà crescere di molto la quantità prodotta. Produrre vino non è come fare bulloni.

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