Repubblica Ceca, la Moravia Meridionale ha qualcosa da dire

Repubblica Ceca, la Moravia Meridionale ha qualcosa da dire

di Jacopo Cossater

Alcuni dati, per dare un po’ di contesto: la Repubblica Ceca viene divisa per convenzione in 2 ampie regioni vitivinicole, la Boemia e la Moravia. La prima comprende parte del territorio a nord della città di Praga fino al confine tedesco con la Sassonia, poco meno di 650 ettari di vigneto e due sottozone. La seconda, oggetto di questo post, è di gran lunga la più importante non solo a livello numerico: il 96% dei vigneti del Paese, quasi 18.000 ettari spalmati su 308 comuni e dal 2004 4 sottozone, tutte a sud della città di Brno e quindi verso Austria e Slovacchia: le impronunciabili Znojemská, Mikulovská, Velkopavlovická e Slovácká. Ma c’è un trucco, almeno per provare a ricordare le prime 3: sono tutti nomi che derivano dalla propria città di riferimento, Znojmo, Mikulov e Velké Pavlovice.

Passo indietro. Scrivo di Moravia Meridionale dopo una bella settimana trascorsa a Brno in occasione dell’annuale appuntamento con il Concours Mondial de Bruxelles, inizialmente previsto per il mese di maggio e poi rimandato a settembre. È andata bene: la zona al momento del mio/nostro passaggio era da considerarsi relativamente tranquilla dal punto di vista della diffusione del coronavirus. Molte le attenzioni da parte degli organizzatori in un contesto cittadino attento e al tempo stesso rilassato. Per capirci, da una parte i cechi e l’obbligo delle mascherine solo sui mezzi pubblici, dall’altra tutta la giuria e gli organizzatori sempre attenti a ogni aspetto organizzativo con un programma ridotto all’essenziale (e molta distanza tra le persone, mascherine sempre addosso, molti gel, etc., nel dubbio ho fatto un tampone 24 ore dopo essere rientrato ma ero piuttosto sicuro fosse andato tutto bene).

Repubblica Ceca

Ma dicevo di Moravia Meridionale. Nella cartina qui sopra l’indicazione del 49º parallelo Nord non è casuale e serve a ricordare che per quanto a guardare una mappa possa sembrare più su in realtà è regione che si trova alla stessa altezza di Alsazia e Champagne, in Francia. Come è facilmente immaginabile e anche se testimonianze fanno risalire la viticoltura della zona ai Celti è grazie ai Romani che nasce una vera e propria cultura del vino (in particolare alla 10a Legione dell’Imperatore Marco Aurelio, che aveva una base vicino al villaggio di Mušov durante la seconda metà del II secolo). Una tradizione che si è tramandata nei secoli fino al Sacro Romano Impero, durante il quale un numero significativo di città e monasteri erano circondati da vigneti, come in molte altre parti d’Europa.

È intorno alla fine del XIX secolo che si inizia a ragionare di viticoltura come la intendiamo oggi con la nascita delle prime scuole specializzate ma è indubbio che per decenni tutto il sistema produttivo della Moravia Meridionale fosse indirizzato più alla quantità che alla qualità. È in quel periodo, nella seconda metà del 900, che l’estensione dei vigneti si avvicina a quella odierna, che viene introdotta la meccanizzazione e che nascono atttraverso alcuni incroci alcune delle varietà che ancora oggi vengono riconosciute come tipiche della Regione, su tutte la Pálava (ci torno). Soprattutto moltissimo cambia con la fine del socialismo e della Cecoslovacchia: è allora che si inizia a incentivare con forza l’iniziativa privata anche nel settore agricolo ed è in quegli anni che nascono alcune cantine famose ancora oggi in un processo di rinnovamento che probabilmente non si è ancora fermato.

Varietà ceche

Se in Moravia Meridionale è indubbio faccia piuttosto freddo (la temperatura media annuale è sui 10°C) è anche vero che le estati si caratterizzano per un gran caldo, caratteristica che permette alle vigne di recuperare terreno e portare a maturazione le uve in tempo per la vendemmia e prima del successivo calo delle temperature. Nonostante nel registro nazionale siano indicate oltre 60 varietà il grosso della viticoltura regionale è rappresentato da quelle indicate qui sopra, a cui aggiungere come minimo -e non solo per un discorso quantitativo ma anche e soprattutto qualitativo- sauvignon blanc, chardonnay, pinot blanc, pinot gris, gewürztraminer, la già citata pálava, pinot noir e cabernet sauvignon.

Dopo 5 giorni e un centinaio di assaggi l’impressione è quella di aver avuto a che fare con vini sia freschi, piacevolmente acidi, interessanti dal punto di vista dello spettro di aromi che ben delineati nel corpo, non esili ma abbastanza strutturati. Sono partito con la convinzione di assaggiare solo bianchi o quasi e sono tornato con un bel bagaglio di rossi di sicuro interesse, affascinanti proprio perché nelle migliori versioni piuttosto verticali, beverini senza essere banali. Certo, il rischio di imbattersi in vini rossi particolarmente confezionati (specie dopo lunghe maturazioni in barrique) è alto, e in effetti è innegabile che soprattutto le cantine dai numeri più grandi seguano protocolli enologici che qui da noi sembrano appartenere a una certa idea di passato. Al tempo stesso molte le cantine che cercano di esaltare il carattere varietale nel contesto sopra descritto con risultati a tratti sorprendenti, specie alla luce dei prezzi. È stato divertente quando assaggiando il Pinot Nero di Habánské Sklepy, grande e importante cantina della Velkopavlovická, qualcuno verso la fine ha chiesto il suo costo: a “eighty euros” ci siamo guardati stupefatti ma non scandalizzati ma avevamo capito male, il direttore aveva detto “eight”.

Velke-Bilovice_Halady

Scrivendo questo post ho ripreso in mano alcune delle note scritte nelle situazioni più diverse, assaggiando in cantina o seduto a cena, durante una masterclass o dentro un’enoteca. Riportarle tutte non era facile, ho però provato a estrarre quelle dei vini che ho preferito. Provengono tutti dalla Velkopavlovická, una delle 4 sottozone. Non è un caso: si tratta di quella che ho avuto la possibilità di conoscere meglio grazie a un lungo tour di una giornata attraverso diverse cantine e una bella masterclass.

Zweigeltrebe Barrique 2016, Habánské Sklepy
La cantina è quella già citata, alcuni milioni di bottiglie e particolare cura per le etichette premium. Vino fantastico per frutto e per peso, alla cieca si potrebbe pensare a una via di mezzo tra un Cabernet e un Pinot, ci sono il frutto del primo e l’eleganza del secondo. Gran beva ma giusta presa, con un bellissimo finale speziato dato anche da un uso del rovere che ho trovato impeccabile, in questo senso forse il più buon vino da legno piccolo assaggiato in Moravia Meridionale.

Pinot Gris 2017, Hana Mádlová
Ho scritto Pinot Grigio per chiarezza, l’impronunciabile etichetta riporta infatti il suo nome ceco: Rulandské Šedé. Vino fantastico per ampiezza, minerale e profondo, impreziosito da un residuo zuccherino appena accennato che lo rende attraente e dinamico. Uno dei bianchi del viaggio.

Frankovka 2017, Modre Hory
Frankovka ovvero Blaufränkisch, sempre la zona di cui sopra. Da sottolineare qui l’uso di botti di acacia, legno che lascia una leggera scia più dolce specie sul finale in un contesto leggero, ovviamente fruttato ma anche splendidamente affumicato. Dinamico, articolato, ogni volta diverso e sempre fresco. Ne ho chiesto un altro bicchiere, caso pressoché unico avendo a che fare con così tante bottiglie nello stesso momento.

Danger 380 Volts 2019, Milan Nestarec
Il più famoso tra i produttori naturali della Moravia Meridionale è anche (credo) l’unico importato in Italia. Müller thurgau, neuburger e moscato per un pét-nat maledettamente fresco, birroso, ben definito nell’aromaticità e fantastico per definizione specie del perlage, se così lo vogliamo chiamare. Da bere ad ampi sorsi, ad averne specie di questi tempi in cui in tantissimi ci provano ma non in altrettanti ci riescono.

Pálava 2019, Obelisk
Progetto di particolare ambizione per vini forse un po’ sorvegliati ma di sicuro interesse, con punte di eccellenza nei bianchi. La Pálava poi merita una particolare citazione, sia perché si tratta di una delle varietà simbolo della regione, sia perché quella di Obelisk è stata di gran lunga la più interessante assaggiata in quei giorni. È una varietà relativamente giovane, nata nel 1953 dall’incrocio tra 2 vitigni aromatici che conosciamo bene: müller thurgau e gewürztraminer. Ne risulta un bianco che, sorpresa, non sembra una somma dell’aromaticità dei 2 ma che anzi a volte sembra quasi tradire la sua origine tanto può essere delicato. Qui molto bene: fresco, articolato, con una bella punta di acidità e un finale di particolare lughezza, che vibra e che invita al riassaggio.

[immagini e illustrazioni: Concours Mondial de Bruxelles]

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

3 Commenti

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Diego

circa 2 settimane fa - Link

Pochi giorni fa mi ha sorpreso positivamente un vino della Moravia del sud. Si tratta della Malvasia 2017 di Dva Duby, azienda associata a Vinnatur. Naso sfaccettato di erbe aromatiche, frutta tropicaleggiante, note iodate. Bocca fresca e di grande eleganza. Vino più che discreto! ;-)

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Lanegano

circa 2 settimane fa - Link

Molto interessante. Thanks.

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Andrea

circa 2 settimane fa - Link

Mi sono capitati degli eiswein moravi niente male. Rossi un po' caricaturali gruner veltloner interessanti. Vi è una continuità storico territoriale che dalla Moravia passsndo per l' Austria e finendo in Ungheria vede molto presente il Welschriesling/ Olaszriesling/Riesling italico, con reisultati mai esaltanti. Sul Balaton, colli vulcanici, mi è capitato di vedere viti ad alberello pre fillossera. È un uva su cui puntare ancora? Lo.puoi considerare a questo punto autoctono? Ne conoscete qualcuno di buono?

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