Quel regno delle differenze che vive in Sardegna

Quel regno delle differenze che vive in Sardegna

di Gianluca Rossetti

Leggo il bellissimo post di Jacopo, millesimo 2012, nel mentre bevo un vino che si dice figlio di viticultura sinergica (no aratro, no chimica, impiego di varietà antagoniste per stimolare, contrastare, ecc, ecc). Non so bene che accidenti voglia dire ma, come al solito, resto in ascolto.
Dopo biologico, biodinamico, naturale, leggo sinergico. Non lisergico, si badi bene, ma sinergico. E mi piace. Mi piace che si metta sempre l’asticella un pelo più su – anche dal punto di vista della comunicazione, della semantica – ma mi disorienta pure. É una sfida enorme se decidi di stare a sentire quel che accade. Che tutto questo riguardi un vino sardo è casuale ma non troppo. Mi spiego.
La Sardegna è laboratorio per vocazione: il regno delle differenze anche tra modi di vedere, magari campanili, pure per ragioni storiche (gli spagnoli dicevano dei sardi, con rassegnazione e malanimo: pocos, locos y mal unidos). Io la vedo in maniera diversa: per me la loro è ostinazione, curiosità e radicamento al particulare. Qualcosa che oggi, paradossalmente, suona come enormemente cosmopolita. Si coniano neologismi vomitevoli ogni tre per due ma glocal, in questo caso, non richiede antiemetico. La Sardegna è tante cose: vini convenzionali, certo. Ma anche bio, biodinamici, sinergici, naturali, osservanti non praticanti, radicali vattelappesca non certificati. E poi, parlando di cose serie: flor, ricchezza ampelografica, gran manico dei piccoli vigneron, territ… (quello). Dal mio osservatorio decentrato, figlio di un dio minore, scorgo una marea di fermento alcolico: vini alla qualunque potenza, birre idem, gin e distillati pure, liquori e amari nulla questio.
Penso che trascorsi sei anni dal convegno cui partecipò Jacopo  forse è il momento che ne facciano un altro. Se ci fosse io ci andrei.

Il vino che sto bevendo?

Sacava sulle bucce, Isola dei Nuraghi IGT 2016 – Società agricola Sa Defenza

Alcol 13,5%. Cinquanta giorni sulle bucce. Viti coltivate su terreno granitico-sabbioso. Non filtrato. Solo acciaio. Solo 700 bottiglie fatte e finite a Donori (CA). Vitigno: vermentino.

Oro pieno, appena velato. Cedro candito, resina, lavanda e zagara all’olfatto più qualcosa che mi ricorda ciocchi d’ulivo spaccati di fresco. Sorso pieno, ricco ma affatto statico. Tannini perfino gentili in un bagno di tea al gelsomino, mostarda d’albicocche e confettura di rabarbaro. Chiude non tanto su eco di mandorle quanto di marzapane e la persistenza ha da spaccar le ossa a molti blasonatissimi recordmen. Mi raccomando: metà di quanto ho scritto è riscontrabile se servirete il vino a 14, 15°C. L’altra metà se assumerete consistenti razioni di benzodiazepine.

In definitiva: un vino che (Solzenicyn perdonami) l’anima la tiene stretta coi denti.

Quantomeno la mia.

Intorno ai 24 euro in enoteca.

8 Commenti

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aldo

circa 2 settimane fa - Link

Lo so che sto dicendo un'eresia ma 24€ per 75cl di vino sonoi tanti; ho preso due bottiglie di cannonau a 2 €,fatti i conti bevo il cannonau e mi restano 20,€ per le benzodiazepine.

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Federico

circa 2 settimane fa - Link

Per 2 euro spero che tu abbia sperato di remunerare soddisfacentemente tutti gli interessati nella catena produttiva di quel vino, materiali compresi, come spero tu pretenda di essere remunerato soddisfacentemente per il tuo lavoro. Qualsiasi esso sia.

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Federico

circa 2 settimane fa - Link

P.s.: scusate l'OT

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Luca

circa 2 settimane fa - Link

2 Euro?!? E perché leggi Intravino? Leggi i volantini della Lidl, sono più adatti a te.

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michele

circa 2 settimane fa - Link

super curioso di sapere di quale cannoni parli

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Mattia Cialini

circa 2 settimane fa - Link

Vabbè, ma trolla

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Capex

circa 2 settimane fa - Link

Suvvia Aldo, ce lo dica che era una battuta :-)

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graziano

circa 2 settimane fa - Link

Non toccare vini col metodo Shumei allora

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