Quattro passi nel Gattinara

Quattro passi nel Gattinara

di Giorgio Michieletto

A Gattinara esiste un “angolo d’oro”. Quando ci passi entri nella macchina del tempo: ieri, oggi e domani del Gattinara. In piazza Castello, senza insegne né citofono (figuriamoci sito web) c’è Mauro Franchino, vera istituzione per chi ama l’Alto Piemonte. Fai dieci passi avanti, giri l’angolo e in via Calza trovi subito la cantina di Luca Caligaris: sul portone d’ingresso “strilla” il suo cellulare e le carte di credito accettate. Sembrano mondi distanti, ma sono più che mai vicini. Come le loro case-cantine. Come i loro vini che guardano al passato per andare sempre avanti. Andrebbero aspettati (dicono…) ma è difficile non berli subito perché vanno giù dritti fino al cuore.

Essenziali, eleganti, tradizionali(sti): zero compromessi. Due “piccoli” che giocano in grande: 3 ettari Franchino, 1,5 Caligaris. Su una denominazione che ne conta circa 100. Da Mauro Franchino, c’è in corso una svolta generazionale col nipote Alberto che non ha intenzione di fare un passo né avanti né indietro. Le vasche di cemento stanno lì schierate a fare da cerniera fra il passato e il presente: magiche come menhir.

Scendi le scale si schierano le botti grandi che nascono qui sotto al buio e non vedranno mai il Monte Rosa.

Su Franchino Gattinara Docg 2015 splende il sole: brillante, terso. Lampone, ribes, fiori essiccati, radici e rabarbaro. Un po’ di cuoio e arancia amara. I tannini trascinano il sorso in lungo. Chiusura minerale, ferrosa. Ruggine e mare. Da Luca Caligaris in cantina, non hai spazio per girarti. E capisci che anche lui – che ha una storia molto più recente (vinifica solo dal 2002) – non ha alcuna intenzione di muoversi da qui. Tradizione punto e basta. Camicia a quadri, barba lunga. Acciaio, legno grande, ancora acciaio e via in bottiglia. Le sue uve arrivano soprattutto dal cru Osso, mentre Franchino è più concentrato in zona Lurghe e Borelle.

Caligaris Gattinara Docg 2011 (in magnum): frutti rossi e spezie scure. Si rivela lento, sui toni scuri: radice di liquirizia, polvere di caffè, sbuffi balsamici, ginepro. Terra e cuoio. Poi esplodono i fiori – viola e rosa – e un frutto integro in bocca, croccante. Un sorso al contrario, trascinante e da far perdere la testa.

Caligaris Gattinara Riserva 2012 ha un colore ipnotico. Granato vivacissimo. Subito fiori e spezie, balsamico, erbe alpine e fieno. Note pietrose, un po’ di amaretto e soprattutto tanta arancia. Agrumato, succoso. Ti conquista prima del 2011, ma è già pronto a differenza dei Gattinara 2015 e ’16 per i quali serve pazienza (non nel passare in cantina).

Il nebbiolo qui ha storia e futuro e basta far quattro chiacchiere in giro per trovare chi vuol dire la sua su Conterno che ha acquistato Nervi: se il re del Barolo ha messo la fiche su Gattinara qualcosa vorrà pur dire… Dicono. Dicono anche che arrivi in vigna con l’elicottero. Tu in auto sali traballante fino alla torre delle Castelle: alla luce del tramonto sembra che si stia sgretolando sui vigneti, sotto l’ombra pesante del Monte Rosa.

Soffia un vento tiepido sulla collina nascosta. Chi l’ha detto che il nebbiolo c’entra con la nebbia? Qua sa di luce e arance di Sicilia. “Un sorso di Gattinara. Purché vero, s’intende. Non chiedo di più”, declamava Mario Soldati che di questo vino ha scritto una descrizione commovente per chi almeno una volta si è trovato a camminare da queste parti.

“Ha un colore limpidissimo: rosso marroncino, che tira al giallo: ma quando ce ne resta soltanto una goccia in fondo al bicchiere, e lo guardi contro il bianco della tovaglia, ha il colore rosa scuro, rosa oro, rosa antico; la luminosità, a notte, dei portici di Gattinara”. 

Per due sorsi di vero Gattinara non devi fare molta strada: giri l’angolo.

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Giorgio Michieletto

Giornalista professionista: ieri cronaca nera, oggi rosa. Ieri, oggi e domani: rosso, bianco & co. Varesino di nascita e cuore, milanese d'adozione e testa. Sommelier Ais. Se c'è una storia la deve raccontare.

2 Commenti

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Claudio

circa 2 mesi fa - Link

Un vino che amo molto. Bell'articolo.

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Sancho P

circa 2 mesi fa - Link

Ha ragione Cernillli, quando scrive che i nebbioli del Nord Piemonte potrebbero essere inquadrati come la nostra Borgogna. Hanno eleganza, una struttura più agile rispetto ai nebbioli da Barolo e una capacità incredibile ad interpretare il territorio e le sue sfumature.

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