Quanto costa produrre una bottiglia di vino?


Quanto costa produrre una bottiglia di vino? La domanda, per nulla banale, ha trovato finalmente una risposta nella ricerca pubblicata qualche giorno fa dall’UniCeSV (Centro universitario di Ricerca e formazione per lo sviluppo competitivo delle imprese del Settore Vitivinicolo italiano) ed ha risvolti curiosi. Piccola premessa prima di rivelare prezzi e tipologia: calcolare il costo di produzione di una bottiglia non è un cavolo facile, le scelte che un produttore si trova a dover fare sono decine in ogni punto della filiera. Eccovi, a mo’ di esempio, qualche domanda tipo: quanta uva faccio produrre al mio vigneto e che tappo uso? Quello da 10 cent o è meglio uno da 60? Beh, dipende dal tipo di vino: se l’aspettativa di vita è lunga meglio spendere qualcosina in più anche per bottiglia e capsula. Ovvio che per un vino siffatto servirà un lavoro in vigna più accurato e poi botti in legno, tanto spazio in cantina e qualche anno di merce ferma causa affinamento. Mi fermo qui ma la lista è lunghissima, meglio concentrarci sul campione della ricerca che ha coinvolto 40 aziende del Chianti Classico Docg con una superfice media vitata di 35 ettari per complessivi 1.100 ettari.

Cos’hanno scoperto i ricercatori dell’UniCeSV? Che una bottiglia di Chianti Classico Docg ha un costo di produzione medio di euro 4,93, con un minimo di 3,66 e un massimo di 9,62 euro. E con questo direi che siamo punto e accapo: il range è troppo ampio per poter tirare qualche tipo di conclusione ma c’è un dato che mi incuriosisce alquanto: il prezzo minimo di produzione. Se a quei 3,66 aggiungiamo il guadagno che rappresentanti, trasportatori ed enotecari caricano sul costo finale, si vola direttamente a un minimo di 7/8 euro per comprare un bottiglia che potremmo considerare di bassa qualità. E le bottiglie di Chianti che i supermercati vendono a 2,50 cosa contengono allora, risciacquatura di botti o qualcosa di peggio? Se non sbaglio il disciplinare dovrebbe servire proprio a evitare truffe e inganni che comunque dovrebbero passare al vaglio della commissione nominata dal consorzio. Sono loro che assaggiano e decidono cosa è Chianti e cosa no ma, forse, mi sto avventurando in un campo disseminato di condizionali e mine pronte ad esplodere ad ogni mia domanda. Meglio pensare che sia la solita ricerca inutile.





85 commenti a “Quanto costa produrre una bottiglia di vino?”

  1. Mammamsterdam Mammamsterdam commenta:

    Qui in Olanda si fa subito, devo aggiungerci 1,80 di accisa. Allora hai i grossi imbottigliatori che fanno venir su le cisterne e imbottigliano in loco. Facile.

  2. Michele Pavan Michele Pavan commenta:

    Antonio,
    nel tuo ragionamento relativo al prezzo d’acquisto (con i ricarichi di rappresentanti, enotecari e trasportatori) non consideri, mi par di capire, il guadagno del produttore. Immagino, cioè, che i costi che hai riportato siano, appunto, costi… se a questi aggiungiamo un minimo guadagno del produttore il prezzo finale aumenta ancor di più, ovviamente…

  3. pragmatist pragmatist commenta:

    Diciamo che i commercianti se ne fottono del costo di produzione ossia il prezzo all’ingrosso può essere, (e ora lo è), decisamente sotto costo. La qualità di Chianti Classico venduti a prezzi bassissimi di conseguenza potrebbero (ma non sempre è ovvio), essere anche buona.E questo mi secca doverlo dire.

    • Mauro Mauro risponde:

      Provato tanti Chianti classico DOCG dal prezzo di 3-5€ a bottiglia, all’INGROSSO ed erano tutti penosi.

      A quelle cifre molto meglio i cugini romagnoli.

      Per il Chianti non ho mai trovato niente, sempre all’ingrosso di valido sotto gli 8€, se li conoscete, fatemelo sapere :)

  4. Antonio tomacelli Antonio tomacelli commenta:

    SE aggiungiamo un euro di guadagno la sostanza non cambia e la mia domanda nemmeno: cosa c’e in una bottiglia di chianti venduta sullo scaffale a 2,50 euro???

  5. maurizio gily maurizio gily commenta:

    Ha ragione pragmatist. Ma vale per tutto: a chi compra, intermediario o consumatore finale, non interessa affatto quale sia il costo di produzione, di fatto la formazione del prezzo segue solo la legge della domanda e dell’offerta. Nel caso del vino l’anello debole sono, ovviamente, i produttori di uve e di vini all’ingrosso come le cantine sociali, le perdite normalmente si scaricano lì. Al momento il chianti classico all’ingrosso vale 150-170 euro ettolitro (camera di commercio di Firenze) ma nei mesi scorsi credo che sia stato molto più basso, tanto che con una bottiglia a 3 euro imbottigliatore e supermercato ci potevano anche guadagnare entrambi. Non sarà stato il miglior Chianti classico del bigoncio, questo è pacifico, ma poteva tranquillamente essere chianti.

  6. Michele Pavan Michele Pavan commenta:

    @Antonio: la sostanza non cambia assolutamente. Il mio post voleva aver conferma di aver letto bene.

    @Maurizio (uso il tuo post come spunto): a questo punto chiediamoci o definiamo cos’è o cosa dovrebbe essere un Chianti (ma vale anche per qualunque altro vino chiaramente)… Ovvero, se ci limitiamo a dire che un Chianti deve essere fatto tecnicamente bene, secondo il disciplinare, allora il gioco è fatto e non credo vi siano problemi a trovare dei Chianti a 3,50€/bottiglia, così come, peraltro, troviamo. Se vogliamo, però, che la bottiglia sia rappresentativa di un territorio, di una zona, di una parcella o comunque possa farsi “ricordare” in qualche modo allora non basta la “tecnica”, servono altri elementi, elencati nell’articolo di Antonio, che possano “entrare” nella bottiglia e che possano renderla territoriale.

  7. Sir Panzy Sir Panzy commenta:

    costo medio 4,93€ per un’ azienda di chianti classico con almeno 35 ettari??? Sembra impossibile..è troppo alto.

    Con questo metodo di analisi (facendo le dovute proporzioni) una bottiglia di Barolo “generico” costerebbe più di 15€?!??!

  8. maurizio gily maurizio gily commenta:

    @Michele sono d’accordo in linea di principio, ma di fatto cosa sia un Chianti lo stabiliscono un disciplinare e un sistema di leggi e di controlli. La qualità è una scelta imprenditoriale e una scelta del consumatore, non si farà mai per legge: la legge può solo fissare dei parametri minimi. Però, tutto sommato, la DOCG non è inutile, se non altro perchè fissa dei volumi di offerta: sia un vino medicoocre che uno buono, in linea di massima, con la DOCG valgono di più che senza. Per il consumatore questa può anche sembrare una fregatura, ma le DOC e le DOCG non servono a tutelare il consumatore, servono a tutelare i proprietari dei fondi, questo non bisogna mai dimenticarlo.

  9. VINATTIERE VINATTIERE commenta:

    Buondì,

    Ho lavorato per diversi anni come buyer nel mondo vinicolo, i vini a 2,5 euro sono frutto di una “joint-venture” tra la cantina e la gdo. Praticamente il vignaiolo si compra lo spazio facendo un sacrificio nella speranza, quasi sempre disattesa, di inserire in futuro tutta la sua linea vinicola all’interno dei punti vendita sull’intero territorio italiano.
    Morale della favola, quasi sempre sono prodotti discreti che aiutano a far assaggiare il prodotto al consumatore, che vede nel prezzo “offerta” una buona oppurtunità.

    Un saluto a tutti

    • paolo paolo risponde:

      E finalmente Vinattiere ha chiarito un equivoco che vizia l’articolo e molti successivi commenti: il prezzo di vendita e’ qualcosa di piu’ complesso (anche piu’ complesso della legge domanda-offerta), che ben poco ha a che fare con l’idea “costo di produzione piu’ un giusto margine per il produttore”.
      La storia, nel bene e nel male, e’ piu’ complessa, e questo spiega come si possano trovare prodotti (non solo vini) sottocosto, cosi’ come prodotti (non solo vini) con ricarico anormalmente elevato.

      Paolo

  10. Adriano Aiello Adriano Aiello commenta:

    Il vino a 2,5 euro vivrà anche l’equivoco che volete ma i Merlot e i Chianti all’Eurospin io ve li lascio volentieri e mi tengo il mio sano pregiudizio che mi risparmia molte bevute spiacevoli alla ricerca dell’unica bottiglia decente frutto della spremitura di un produttore a fini di distribuzione capillare

  11. Gian Paolo Gavioli Gian Paolo Gavioli commenta:

    Analizzare il costo del vino franco partenza cantina è abbastanza semplice, in teoria.

    Gli elementi da analizzare sono

    Materiali secchi:
    bottiglia, cartone, etichette, tappo, capsula

    Il costo del vino (incluso filtrazioni, stabilizzazione, ecc).

    I costi diretti di imbottigliamento (operai, energia elettrica, ecc)

    Il prezzo del vino è dato da domanda e offerta (mercato…) e i dati sono rintracciabili su http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6832

    In Italia abbiamo diversi mercati del vino all’ingrosso nei quali si definiscono i prezzi, il piu importante del quale è a Verona. Ma c’è anche a Firenze.

    Altri elementi da valutare:
    -se vino proviene da mie vigne (costo diretto produzione)
    - se compro sul mercato (posso fare speculazioni come una normale commodity)
    - ammortamenti (molti hanno investito in cantine faraoniche
    - costi generali (vedi consulenti/enologi di grido…)
    - investimenti in comunicazione / attivita di PR (e ci mettiamo di tutto!)
    - costi finanziari (debiti…)

    Quindi che dire?

    Attualmente il valore del solo vino Chianti Classico basato sull’attuale mercato (2,48 euro al litro) è di 1,86 nella bottiglia (per il Chianti è 0,82 euro).

    Vi dico che si calcola minimo attorno agli euro 0,50 per materiali secchi e imbottigliamento (efficiente!).

    Poi ci mettiamo costi generali, ammortamenti e quanto sopra.

    E ovviamente PROFITTO!

    Buon calcolo.

  12. Fabrizio pagliardi Fabrizio pagliardi commenta:

    Ragionerò da ex contabile ma parlare di costi di produzione in questo modo fa ridere. Un esempio normale e’ che spesso nei costi diretti del personale va a finire una buona parte del compenso dell’imprenditore che figura come stipendio. Un esempio anormale e’ che ci vadano a finire anche le automobili della famiglia, e tutti i costi relativi, che figurano come strumentali e lo possono essere solo in parte. Più l’azienda e’ grande più e’ difficile per complessita’, ma anche più e’ a gestione familiare più e’ difficile fare ordine in una attività che e’ anche vita familiare.

    • Gian Paolo Gavioli Gian Paolo Gavioli risponde:

      Esattamente il problema di moltissime realta familiari (vedi Chianti Classico) che confondono nei costi la gestione aziendale con quella familiare.
      E poi dicono: ma io sotto un certo prezzo non posso vendere perche ci rimetto…e girano in Range Rover che figura nei costi aziendali o si godono la villa ristrutturata per esigenze di “immagine”..
      Una cosa è certa: i veri costi di produzione di una bottiglia di vino, fatti da un’azienda efficiente, sono di gran lunga inferiori a quello che credono molti “appassionati” di vino.
      Se poi invece parliamo di valore percepito, allora è un altro discorso.
      http://inumeridelvino.it/files/2012/01/livexpower-2011-1.jpg
      In questo i francesi sono i numeri uno…

      • pragmatist pragmatist risponde:

        E’ spesso vero anche il contrario: quante ore si lavorano nelle aziende a conduzione familiare, sabati, domeniche, festivi, notturni senza calcolarli come costo. Allo stesso modo spesso non si tiene conto degli interessi sul capitale, sugli anticipi colturali, l’ammortamento del vigneto, delle macchine ecc…ecc… tutti costi veri, anche se non troppo apparenti. Secondo me il costo di produzione del Chianti Classico si aggira intorno ai €250-300/Hl, certamente non meno anche perchè bisognerà anche calcolare l’incidenza delle annate in cui, per vari motivi, si produce meno del solito, un mancato reddito che fa lievitare anche molto i costi.

      • Lpittalis risponde:

        Una volta ebbi modo di parlare con una (nota) produttrice di vino cui feci presente che il posto (una specie di castello) in cui abitava, per quanto suo, avrebbe dovuto essere tenuto in considerazione per un’analisi economica, a livello di oneri figurativi. Per capirsi: se avesse dovuto affittare o acquistare quel castello, gli oneri connessi avrebbero inciso pesantemente sul margine. La sua risposta fu che per lei aveva un valore svegliarsi ogni mattina con la bella vista dal suo castello e quindi che non le importava deprimere (teoricamente, s’intende) il risultato.
        Il valore è si percepito, ma anche molto concreto, nel momento in cui dinamiche non sempre conosciute o conoscibili portano il prezzo di un vino a subire variazioni. Ma su una cosa credo non ci siano dubbi: il valore di un prodotto è dato da ciò che i consumatori sono disposti a spendere per averlo.

  13. Massimiliano Montes Massimiliano Montes commenta:

    Beh, mi chiedo allora cosa c’é dentro una bottiglia di Ornellaia da 100 euro.
    90 euro di guadagno puro?

    • pragmatist pragmatist risponde:

      E io ti domanderei quanto vale 1Ha di vigneto della tenuta Ornellaia ?

      • esperio esperio risponde:

        Quindi sono stupidamente i consumatori a far lievitare i prezzi?

        • Gian Paolo Gavioli Gian Paolo Gavioli risponde:

          Certo che sono normalmente i consumatori (mercato) a far lievitare i prezzi.

          Piu domanda, piu chi vende aumenta i prezzi…

          Ma non è una questione di stupidita.

          O no?

          • esperio esperio risponde:

            Hai assolutamente ragione per quando riguarda “il mercato”, pero’ di vini, oggi, se ne possono trovare in esuberante quantita’ e qualita’ quindi e’ la nostra poca accortezza a pagare cifre stratosferiche per molte bottiglie. Il Barolo tradizionale ha bisogno di molti anni per raggiungere la maturita’ e’ quindi e’ comprensibille un prezzo adeguato, ma oggi si vendono vini gia’ bevibili in meno di un anno e allora e’ solo una questione di ingordigia da parte del produttore e non so cosa del consumatore.

    • Gian Paolo Gavioli Gian Paolo Gavioli risponde:

      Premetto che per certi vini analizzare il costo di produzione è come farlo sul costo di produzione (tela, pennello e colori) di un Picasso…

      Io ho cercato di semplificare al massimo nell’intervento precedente anche se non voglio entrare nei dettagli di un corretto controllo di gestione (quante aziende nel Chianti Classico lo hanno?)

      Pero per essere piu chiari:

      Costo del vino: la gestione del vigneto ha un costo abbastanza definibile secondo dei parametri (ore/lavoro per ettaro).
      Ovviamente la meccanizzazione porta a forti riduzioni e non necessariamente a diminuzioni qualitative, specie in fasce medie di prodotti.
      Un parametro pero certo è quello del mercato: quanto vale 1 hl di vino sul mercato (vedere quotazione borsa vini).
      Chiedetelo a Gaja che al Vinitaly dell’anno scorso parlo di quanto gli diedero del vino sfuso che fu costretto a vendere sia del Piemonte che della Toscana…
      Ma chiedete oggi anche al Prosecco quanto rende un ettaro di vigna con 180 qli/ha di resa ed il vino che supera gli 1,80 euro al litro.
      Valutiamo inoltre che chi vende vino sfuso dovrebbe avere gia un utile (primo margine) che nel Prosecco oggi è MOLTO sostanzioso!

      Costo di lavorazione (vinificazione/affinamento ecc) anche questo calcolato per hl e definibile secondo parametri ben definiti.

      Poi abbiamo costo imbottigliamento (a pezzo).
      Ci sono aziende in Toscana e in altre zone che non hanno impianti di imbottigliamento e chiamano dei camion che chiedono un compenso omnicomprensivo per bottiglia.

      Materiali per confezione: beh qui i francesi sono grandi.
      Bottiglie bordolesi leggere, etichette semplificate.
      Gran tappi, ma sapete quanto costa un tappo di primissima qualita?

      Dimenticavo le cassette di legno, il costo dei materiali secchi che incide maggiormente…
      Alcune aziende mettono nei costi di produzione ovviamente anche il magazzino/logistica.
      Io sarei per metterli in altri costi (generali) se parliamo di franco cantina.
      Ma la logistica oggi è materia alquanto delicata (vedi ad esempio magazzino termocondizionato).

      Quando parli di Ornellaia c’è necessita di non confondere
      utile (guadagno) con Margine di Contribuzione Unitario (MCU).

      Sicuramento MCU di Ornellaia è elevatissimo, ma poi ci sono tutte le voci dette prima.
      Come tutti i prodotti di lusso ci saranno per esempio enormi investimenti in comunicazione che incidono pesantemente sul prezzo al pubblico.
      Oppure enormi ammortamenti (vedi cantine faraoniche di ultimi dieci anni).
      E quindi ecco il perche di prezzi richiesti esorbitanti, vedi alcuni supertuscans.
      O anche grandi sprechi ed inefficienze.
      O investimenti che oggi lasciano molti dubbi sull’efficacia (vedi VINITALY: avete idea di quanto costi ad una piccola azienda? E chi paga il vinitaly? il consumatore…)
      Il titolo però dell’articolo è “quanto costa produrre una bottiglia di vino”.
      Parliamo di costi di produzione…non di listino al pubblico.
      Chiedete alla Ferrari quanto costa “produrre” una 458.
      Ci sarebbe da rimanere sorpresi.
      Ma la Ferrari ha poi enormi costi di ricerca, di pubblicita, commerciali.
      E alla fine non dimentichiamo che con quei listini fa anche grandi utili!!
      Ma forse non è solo un problema di listino: forse è anche piu efficiente di tante, troppe piccole aziende di vino….

      • Massimiliano Montes Massimiliano Montes risponde:

        Perdonami, ma paragonare una bottiglia di Ornellaia ad un Picasso o a una Ferrari è un po’ forte ;-) Regge più il paragone con una Fiat o con un dipinto di Augusto Malandri.

        Non l’ho presa ad esempio per caso, ma proprio perché ha un rapporto prezzo qualità incredibilmente svantaggioso (per il consumatore, vantaggiosissimo per chi la produce).
        Dieci anni fa aveva una sua dignità, ma dal 2004 Ornellaia ha avuto, secondo i miei gusti, un netto peggioramento.
        Ma costa lo stesso una cifra.

        C’è uno studio di un università francese sui costi del vino, che analizzava due aziende, Chateau Petrus e Moet per il Dom Perignon. Ebbene anche tutti i costi possibili non giustificano certi prezzi.

        Poi ognuno è libero di spendere i propri soldi come vuole, il mercato comanda.

        • Gian Paolo Gavioli Gian Paolo Gavioli risponde:

          Oggettivamente cosa è il rapporto qualita-prezzo?

          Per alcuni può essere una bottiglie ad 1 o 2 euro (vedi promozioni ad Esselunga o Coop) O una bottiglia da 10 euro? O un Petrus che trovi magari a 500 euro invece che a 1000?

          In teoria le vendite dovrebbero essere l’unico metro per definire se un prodotto è valido o meno.

          Quindi il mercato, che piaccia o meno.

          Che fu poi il metro per definire nel 1855 la classificazione nel Medoc…mica tante ricerche sul terroir o commissioni d’assaggio!

          Se poi Ornellaia (come per altri vini) vende a certe cifre, vuol dire che qualcuno giudica corretto quel valore dato alla bottiglia.

          Cosi come Latour, Petrus o Yquem.

          Riguardo al Picasso, parlavo di “certi” vini, non specificatamente di Ornellaia.

          Come hai visto nel Live-ex, Ornellaia non compare.

          Comunque certi vini hanno il profumo della storia, della tradizione e quindi il lato economico puo diventare secondario.

          Poi per alcuni consumatori (vedi Cina o Russia) invece è solo questione di status symbol: e qui parliamo di un’altra storia…

      • bevoesonofelice bevoesonofelice risponde:

        Se vogliamo essere precisi il disciplinare di Valdobbiadene per il Prosecco DOCG consente 130 qli/ha poi sappiamo che tutto è possibile…lo scandalo è il costo di un ettaro in zona DOCG o Cartizze , circa 6/700 mila € a ettaro per il Prosecco e oltre il milione in alcune zone di Cartizze …….mi spiace ma spendo tutta la vita per bere Champagne…..

        • Gian Paolo Gavioli Gian Paolo Gavioli risponde:

          Disciplinare del 2009 Prosecco DOC – 180 qli/ha in nove province (Veneto e Friuli).
          Se avessi parlato di DOCG il prezzo al litro adesso è di oltre 2,50 euro al litro…
          Con nuovi disciplinari e fascette comunque anche per la DOC adesso non tutto è possibile…ecco anche perchè dell’aumento del costo delle uve e del vino negli ultimi mesi.

  14. Gianpaolo Paglia Gianpaolo Paglia commenta:

    Nel 2009 pubblicai una stima dei costi di produzione, stimolato da un ristoratore che si lamentava perche’ avevo “svelato” il listino dell’azienda, rivelando quali erano i suoi margini, anche se in modo indiretto, e quindi dovetti rispondere alla domanda: e allora, perche’ non ci dici quali sono i tuoi margini?
    Come detto, calcolarli e’ difficile, perche molte voci sono una stima. Comunque sono li’, per chi vuole vederli, e non sono cosi diversi da quelli citati nella ricerca.
    Per quanto riguarda i commenti, attenzione a due cose, che non ho visto citate finora:
    - in questa ricerca sicuramente esiste, tra i costi, una stima degli ammortamenti aziendali, che nel vino sono enormi, basti pensare a quanto costa mettere su un azienda, dall’acquisto dei terreni, all’impianto delle vigne, alla cantina e annessi vari, macchinari. In piu’ ovviamente piu’ una zona e’ prestigiosa, maggiore il valore del capitale immobilizzato. Questo influisce, ma spesso il produttore, bonta’ sua, non lo calcola tra i suoi costi, per vari motivi.
    - il vino e’ un prodotto agricolo, a ciclo annuale. Quando sei alla fine dell’anno, e la vendemmia si avvicina, poco importa se ti e’ costato piu’ a farlo, di quanto lo vendi, la cantina va liberata.

  15. fabrizio pagliardi fabrizio pagliardi commenta:

    continuo a fare il contabile e ho qualcosa da ridire:

    Spese commerciali e logistica ed amministrazione non hanno nulla a che vedere sui costi di produzione di un bene. Bisognerebbe considerare solo i costi di logistica ed amministrazione riguardanti le materie prime dirette acquistate, quindi diciamo quelli in entrata. Gli ammortamenti dei vigneti solo parzialmente. Se facessi il mio vecchio lavoro il tuo MOL approssimativo sarebbe tra i 2,90 e i 3,10. su 5.70 prezzo di vendita. quello calcolato da te è uno pseudoMON.

    • Gianpaolo Paglia Gianpaolo Paglia risponde:

      le spese commerciali e amministrativi e logistiche rappresentano un costo importante per un azienda, che si somma al costo di produzione, ma che certamente rappresenta una voce di costo da calcolare, visto che normalmente incide tanto quanto il costo di produzione

      • Lpittalis risponde:

        Anche se la questione del riparto delle spese generali è molto dibattutta (ma solo a livello di metodo, e non se debbano essere considerate nella determinazione del costo pieno), mi pare che entrambi diciate cose vere. si tratta solo di capire quali costi sono variabili (e quindi che portano alla determinazione del MOL e del MON e quali fissi. Alla fine i conti devono tornare (e cioé l’azienda deve guadagnare) ma per calcolare il punto di pareggio la distinzione tra fissi e variabili è l’unica possibile chiave di lettura, su cui le aziende si differenziano anche molto. Per esempio gli enologi: sono consulenze fisse o variabili (in base al valore o alla quantità?)

  16. Stefano Cinelli Colombini Stefano Cinelli Colombini commenta:

    Mamma mia che confusione! Qui stiamo parlando di costi di produzione, e riecco tanti a entrare sul prezzo al pubblico. Ragazzi, è meglio parlare di more o di bionde piuttosto che del rapporto costo/prezzo, sono ambedue punti filosofici indefinibili ma almeno sulle belle figliole ci divertiamo.

    PS il prezzo medio al rivenditore del Chianti Classico è di molto inferiore al costo minimo di produzione indicato da questi signori per cui, se avessero ragione loro, l’intero Chianti Classico avrebbe tirato giù le serrande anni fa. Delle due l’una; o il Chianti Classico si produce (come ogni altro vino) a costi molto più bassi, oppure San Giovese ha fatto un altro miracolo.

    • Lpittalis risponde:

      Davvero raramente mi era capitato di assistere ad un dibattito a così ampio raggio che dimostra come, evidentemente, dell’argomento ci sia un diffuso desiderio di saperne di più. Però, mi permetta, sul fatto che mentre i costi di produzione sono (o dovrebbero essere) determinati o determinabili, di sicuro il prezzo di mercato è molto meno gestibile da parte del produttore.
      Ci sono produttori che si possono permettere marginalità unitarie (prezzo unitario meno costo variabile unitario) molto basse in virtù delle molte unità commercializzate. In nessun caso mi risulta che un’azienda si possa permettere una marginalità negativa del prodotto dato che con questa ci si pagano i costi generali. Del fatto che poi ci sia chi i conti non li fa e poi si trova a mal partito, direi che abbiamo diverse conferme.
      Forse le categorie di signore sono più divertenti, ma di sicuro fossi un vignaiolo terrei d’occhio la mia capacità di stare in un mercato che esige di conoscere bene la propria marginalità.

      • Stefano Cinelli Colombini Stefano Cinelli Colombini risponde:

        In tempi come questi, in cui non c’é credito e nessuno ti aiuta, chi non sa fare i conti e non conosce i propri costi di produzione dura poco. Per cui, scusi la franchezza, non vale la pena di occuparsene.

        Quanto ai prezzi al rivenditore, al pubblico e compagnia cantante, a tutti piacerebbe determinarli e ciascuno pensa che se gli altri abbattessero i loro margini (ovviamente ingiusti, quelli giusti sono solo i propri!) si venderebbe di più con maggiori guadagni per tutti ma, che meraviglia, nessuno inizia riducendo i propri. Di margini, intendo. Eh, quanti bei discorsi per nessun risultato!

        • Lpittalis risponde:

          Purtroppo non arrivo a capire la logica: proprio in tempi in cui non possiamo contare sull’aiuto esterno le imprese dovrebbero conoscere bene non solo la propria marginalità (che è un aspetto economico) ma soprattutto la capacità di generare risorse monetarie in grado di sostituire le fonti esterne.
          Per quanto riguarda invece la marginalità del settore, quello che io vedo è proprio la tendenza a svilire il ricavo per bottiglia rivolgendosi a canali che assicurano il collocamento del prodotto, senza alcun riguardo per una considerazione complessiva della redditività.
          Questi sono discorsi (belli fino a un certo punto) che forse non assicurano un risultato, ma mi pare anche evidente che chi il vino lo fa dovrebbe maturare competenze anche di natura gestionale per assicurarsi… di continuare a farlo!

          • Stefano Cinelli Colombini Stefano Cinelli Colombini risponde:

            Definire i produttori di vino come gruppo é più che impossibile, è inutile. Ce ne sono di ogni provenienza, mentalità e formazione. È vero che probabilmente l’80% non ha idea di cosa sia il MOL, ma è anche vero che almeno quelli di provenienza “agricola” i loro conti li sanno fare. Sui teorici, gli amanti della campagna e i fuggiaschi dalla città qualche dubbio in più lo ho, ma in genere si estinguono in breve tempo senza fare danno. E in fondo gli si chiede di fare vino, mica di insegnare ragioneria.
            La realtà è che il vino è un prodotto agricolo a tutti gli effetti, e negli ultimi venti anni tecnologia e meccanizzazione hanno abbattuto drammaticamente i costi di produzione in agricoltura; se non fosse stato così non ci sarebbe più un campo lavorato.
            Per cui fare il vino costa relativamente poco e comunque sempre meno, anche se l’accademia non sempre se ne é accorta. Se poi si comincia a parlare di qualità il discorso cambia, e non c’é limite al quanto possano salire i costi. Ciò non toglie che si possono fare bottiglie di Morellino o Chianti perfettamente bevibili (sfido tanti che dicono il contrario ad un assaggio alla cieca) andando sullo scaffale della GDO a € 2,50 e guadagnarci. È solo un problema di scala, di ottima applicazione della tecnologia e di contenimento dei costi.
            Il problema che lei dice di non capire è molto semplice se visto dall’interno; la crisi del 2007 ha cambiato il mondo, e ogni area vinicola ha trovato nuovi equilibri (diversi da posto a posto) per sopravvivere. Per esempio a Montalcino si vende circa il 20% di Brunello in più ma i commercianti sono passati da 5-10% a più del 40%. La GDO molto probabilmente è oltre un terzo delle vendite totali, ed era poco presente. Molti produttori sono retrocessi a fornitori d vino sfuso o a bottiglia senza etichetta ai commercianti, ma globalmente prezzo e quantità del Brunello ad “etichetta aziendale” non sono calati. È un bene? È un male? Non lo so, ma il prezzo del Brunello sfuso è tornato ai livelli pre crisi e a naso il fatturato globale della zona di produzione non è calato. E nessuna azienda ha chiuso. É un nuovo equilibrio, e non mi pare che né la qualità né il consumatore ne abbiano sofferto. Sono stato chiaro?

        • Lpittalis risponde:

          Caro Signor Colombini,
          mi piacerebbe molto potermi confrontare con lei personalmente, anche perché confesso che nonostante i suoi ragionamenti mi risultino in gran parte condivisibili (a parte il fatto che costi e prezzi hanno o dovrebbero avere molto a che fare), non riesco a cogliere l’essenza delle sue riflessioni.
          La cosa mi dispiace in quanto lei mi sembra dotato di grande cognizione di causa in merito all’argomento della discussione.
          Cordialmente,

          • Massimiliano Montes Massimiliano Montes risponde:

            E’ dotato di grande cognizione di causa perché il vino lo fa:
            http://www.fattoriadeibarbi.it/01_it-2-l_azienda.html

            E poi nella sua veste bloggarola Stefano Cinelli Colombini è un simpatico combattente

          • Stefano Cinelli Colombini Stefano Cinelli Colombini risponde:

            Beh, qualcosa di vino in casa ho sentito, in fondo i miei lo fanno da sei o sette secoli e io da soli 35 anni alla Fattoria dei Barbi a Montalcino, in Chianti ed in Maremma. Ma tornando al punto, visto che non mi capisce sarò ancora più chiaro. Quanto costa produrre un vino è un dato irrilevante, perchè comunque il mercato lo pagherà quanto gli pare. L’abilità professionale del produttore sta esclusivamente nel far sì che il delta tra i suoi costi ed il suo prezzo di vendita sia economicamente pagante. Tutto il resto è noia.

            E comunque tutti i dati sui costi di produzione che ho visto citati qui fanno acqua. Quelli veri sono molto più bassi, altrimenti il 99,9999% dei viticoltori mangerebbe pane e speranze. Non lo fanno, per cui il rasoio di Occam mi dice che i conti sono sbagliati.

          • Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli risponde:

            Cinelli Colombini? Uno dei tanti dilettanti che bazzicano Intravino :-)

          • esperio esperio risponde:

            Egregio e valido Cinelli Colombini e’ chiaro che la legge da lei enunciata regola il buon andamendo di una qualsiasi attivita’ imprenditoriale. Le sono grato, come penso altri, per aver indirizzato i buoi sulla dritta via, ma si sperava nel contributo sostanzioso e illuminante di altri produttori, con cifre, veritiere, alla mano.

          • Stefano Cinelli Colombini Stefano Cinelli Colombini risponde:

            Ebbé, caro Esperio i numeri si possono pure mettere in fila, e poi? Vogliamo giocare? Questi sono i nostri numeri per il Morellino:

            Morellino di Scansano costo unitario – per bott.
            Uva di Morellino per ettaro 90
            Vino di Morellino per ettaro 61,20
            bottiglie di Morellino per ettaro 8.160
            spese annue gestione vigna per Ha € 2.500 € 0,31
            ammortamento vigna (ventennale) per Ha € 2.500 € 0,31
            costo vinificazione per Ql € 15 € 0,17
            costo 1 anno in vasca per Hl € 20 € 0,15
            costo 1 anno in botte di legno per Hl € 75 € 0,00
            costo tappo, bottiglia e lavoro € 0,90 € 0,90
            costo etichetta, cartone e lavoro € 0,6 € 0,60
            costo commercializzazione (media Ita/Exp) 30% € 1,65
            totale costo = € 4,08
            prezzo al rivenditore (IVA esclusa) = € 5,50

            E ora che ha i numeri di che se ne fa? Se io riuscissi a vendere quel Morellino a € 10 a bottiglia, cosa che il vino meriterebbe ampiamente, sarei un ladro? O sono un fesso a venderlo a € 5,50? E il rivenditore che ci ricarica tanto o poco, cosa è nelle due ipotesi? Eppoi, se per caso lo vendessi a € 3,5 non ci rimetterei comuqnue perchè mi si abbasserebbero i costi. E’ un gioco a risultato zero, non vale la penna di farlo.

          • Gianpaolo Paglia Gianpaolo Paglia risponde:

            Due anni fa una bottiglia di Morellino aveva per me dei costi stimati di € 3,77, mi fa piacere vedere che siamo li piu’ o meno.

  17. esperio esperio commenta:

    Insomma da tutta questa bella e interessante discussione, ancora, non si e’ capito un fico secco.

  18. simona simona commenta:

    Ottimo articolo e blog interessante!

  19. Gian Paolo Gavioli Gian Paolo Gavioli commenta:

    Io posso dirvi che oggi in giro per il mondo la GDO, discount inclusi, se non si hanno marche che il consumatore riconosce come tali, lascia molto poco alle aziende per coprire costi generali, ammortamenti, eccc Non parliamo poi di utili…
    Si va da un 7% quando si vende a certi discount ad un 15, massimo 20% al netto delle varie attivita promo.
    In parole povere in una bottiglia di vino che costa di vino e materiali secchi 1 euro, devo star dentro con 7 centesimi per tutto il resto se vendo a dei discount..
    E ovvio che o si ha massima efficienza, o si e “bravi” a trovare/fare il vino a basso costo oppure si devono avere mercati (esempio Usa) prodotti di piu alta marginalita (brands…) per rendere l’attivita economicamente valida.
    Oggi comunque sempre piu i buyers della GDO i conti in tasca ai produttori di vino li sanno fare ed il loro peso cresce ovunque.
    Un esempio: in Spagna da Carrefour ci sono bottiglie in vendita, non in promo, a 0,73 eur….
    Ultimo: HORECA sicuramente da maggiori marginalita, ma finanziariamente puo creare qualche grattacapo. Ed i volumi sono comunque bassi, rispetto alla GDO. Inoltre oggi i gruppi di grossisti attuano politiche di acquisto come la GDO.
    Vabbe, speriamo che i cinesi si innamorino del vino italiano, cosi abbiamo finito i nostri problemi :-)

  20. Lpittalis commenta:

    Mi rendo conto che i miei 15 anni di esperienza nella consulenza aziendale possono sembrare poca cosa rispetto ai 6/7 secoli di CC (ma qualcosa sarà pura cambiato nel frattempo…) ma la domanda cui ancora non ha dato risposta è sempre la stessa:
    Come fare a capire se il prezzo che il mercato accorda al nostro prodotto è remunerativo. Nonostante faccia finta che sia irrilevante, CC i costi li segue eccome.
    E sarà sulla base di questi che valuterà se un determinato prodotto conviene continuare a farlo oppure no.
    Anche perché se la nave affonda, io credo che non convenga aspettare di avere l’acqua alla gola per saltare giù. E se c’è una falla, è possibile e secondo me utile esserne a conoscenza prima.
    E questi, dato che nelle aziende ci lavorano persone e ci si investono soldi, non sono giochi.

    • Stefano Cinelli Colombini Stefano Cinelli Colombini risponde:

      Quanto al rapporto tra costi e ricavi è cambiato ben poco in sei secoli, la partita doppia già l’avevano. Per sapere se un prodotto è remunerativo basta avere una contabilità analitica, of course. La Buffetti vende il programma a poco, anche on line.

    • Stefano Cinelli Colombini Stefano Cinelli Colombini risponde:

      PS ed è comunque ovvio che logiche di impresa perfettamente coerenti con il guadagno e ben studiate possano prevedere anche singoli prodotti in perdita. Ma tutto questo sta sul Bignami, di sicuro lei lo sa molto meglio di me. La signora che citava sopra poteva benissimo essere coerente con un piano marketing e investimenti studiato ai massimi livelli quando ostentava la sua vita in villa, perché anche quello può essere un modo efficace di promuovere e vendere un prodotto; le vie di beautifull e del marketing moderno sono infinite. E a volte apparentemente sceme. E magari a volte sceme davvero.

      • Lpittalis risponde:

        E qui le dò ragione. Incondizionatamente.
        Nel nostro piccolo abbiamo sviluppato un sistema di controllo induttivo, proprio per tenere conto delle imprese che non possono o non vogliono dotarsi di un sistema di contabilità analitica.
        Le rinnovo l’invito a confrontarci nel merito, con le migliori intenzioni!

  21. Stefano Cinelli Colombini Stefano Cinelli Colombini commenta:

    Il mio primo sistema di controllo informatizzato l’ho fatto nel1981 con un pc Olivetti, giusto per sfizio perchè continuare su carta all’epoca era più facile. Francamente non ho una grande curiosità di vedere il suo, ma se vuole capitare alla Fattoria dei Barbi a Montalcino io sono bloccato da una vertebra rotta per cui ho tutto il tempo per vederlo.

  22. Hamlet Hamlet commenta:

    i commenti sono molto interessanti ma l’aspetto che è stato sottovalutato (secndo me) è che per il vino (come in altri settori) vale anche l’economia di scala: chi fa 15 mila bottiglie l’anno ha un costo X per bottiglia, chi fa 20 milioni di bottiglie l’anno, avrà un costo nettamente inferiore a X (secondo me anche la metà) e quindi potrà fare prezzi inferiori rispetto all’altra azienda. Quindi se uno chiede quanto costa produrre una bottiglia di vino, dipende molto anche da quante bottiglei si fanno.

    • Lpittalis risponde:

      E’ esattamente il concetto di marginalità unitaria, che deve essere calcolata sottraendo al prezzo medio unitario la somma dei costi variabili unitari. Questa differenza deve servire a coprire i costi fissi, che si ripartiscono per il numero di bottiglie prodotte e, quindi, variano da azienda a azienda.
      In altre parole, il costo di una campagna televisiva per certe aziende (è un costo fisso) potrebbe incidere unitariamente meno di una pagina pubblicitaria per altre.

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