Quante bottiglie devi assaggiare per capire un solo vino?

Quante bottiglie devi assaggiare per capire un solo vino?

di Vincenzo Le Voci

Quante volte abbiamo pronunciato frasi come “ ogni vino ha una storia a sè” o “di uno stesso vino bisogna bere almeno tre bottiglie per capirlo”, o ancora, “questo vino ha una certa variabilità”?
Come sappiamo le variabili che possono influenzare la valutazione di buon calice di vino sono molteplici: temperatura di servizio, temperatura e umidità dell’ambiente, umore del degustatore, contatto del vino con l’ossigeno, giorno frutta o radice(per chi ci crede) e tante altre ancora.

Recentemente ho avuto la fortuna di bere lo stesso vino, in due occasioni diverse e a distanza di pochissimi giorni. Ma prima di raccontarvi come è andata e le differenze che ho riscontrato nell’assaggio delle due bottiglie gemelle, vi chiedo altri due minuti del vostro tempo per leggere una piccola introduzione sul produttore di cui vi parleró, ovvero Richard Leroy, necessaria per inquadrare meglio la questione.

Leroy, bevitore di etichetta pentito, decide nel 1996 di passare dall’altra parte acquistando un fazzoletto di terra ad Anjou dal nome “Noëls de Montbenault” , noto agli antichi per aver prodotto da sempre grandi uve. Leroy inizia la carriera concentrando le sue energie sulla produzione di vini dolci, ma nel 2000 cambia completamente rotta spostandosi sulla realizzazione di vini secchi. Nemico della solforosa e amico della natura, i suoi vini sono oggi tra i più ricercati e bramati dagli appassionati di vino naturale.

Come avrete intuito per chi giá non lo sapesse, si tratta di un vino raro e di difficilissima reperibilità, che strappa prezzi di 150/200 euro a bottiglia nelle varie aste internazionali.

Richard Leroy Les Noëls de Montbenault 2017
La prima bottiglia è stata degustata in una bicchierata con altri grandi vini bianchi di varie zone vinicole francesi e non solo.
Ho stappato il vino alle ore 9:00 circa per berlo intorno alle 13:30. Il risultato è stato entusiasmante, tutti al tavolo hanno gradito le sue grandi qualità.
Era denso, profondo, estremamente giovane ma di grande spessore, per alcuni addirittura sul podio della giornata, e aveva di fianco vini di produttori come Dagueneau, Domaine du Collier, Roulot, PYCM, Egon Muller, quindi non proprio gli ultimi arrivati.

La seconda bottiglia è stata aperta pochi giorni dopo. L’occasione si è creata all’ultimo minuto, e per un mio errore di distrazione ho stappato le Noëls de Montbenault 2017 invece del le Rouliers. Questa volta il vino presentava delle riduzioni così fastidiose che non siamo riusciti a bere più di un bicchiere a testa ed è stato facile leggere negli occhi del mio amico la forte delusione per aver perso l’occasione di assaggiare uno dei vini più “cool” del movimento naturale di oggi.

Facendo fede al ricordo di pochi giorni prima, ho deciso di rimettere la bottiglia in frigo e rimandarne la bevuta al giorno seguente, vedi alla voce “contatto del vino con l’ossigeno”.

Come nelle favole a lieto fine, il vino il giorno dopo si è trasformato, si è liberato dell’involucro ammorbante che l’avvolgeva e ha preso il volo. L’impressione che ho avuto è stata quella di un vino più largo e lento rispetto alla prima bottiglia (umore del degustatore?) ma di pari valore in senso assoluto, solo con caratteristiche leggermente diverse.

Conclusione: chi era presente alla degustazione pensa che le Les Noëls de Montbenault 2017, sia un grande vino, certo giovanissimo ma di grande pregio. Il mio amico che ha avuto la sfortuna di assaggiare solo un bicchiere di un vino iper ridotto, pensa invece che non vale la pena di mettersi alla ricerca e perdere tempo per determinate bottiglie.

Io invece ho sempre più conferme del fatto che il mondo del vino è un rebus difficile da decifrare, pieno di complicazioni e fatto di esperienze, dove non c’è una verità, ma solo giudizi ed esperienze personali.

Direte: hai scoperto l’acqua calda! In realtà non sono così scontate le affermazioni che ho scritto, molti tendono a fidarsi dei giudizi altrui e a costruirsi un’idea su un vino, un produttore o un’annata, basandosi su ciò che leggono su riviste specializzate ma credetemi: non c’è niente di più sbagliato.

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Vincenzo Le Voci

Farmacista con un passato da bevietichette spinto in via di redenzione, beve tanto e di tutto dal naturismo estremo alle bombe certificate passando per il vinoverismo che non dissangua e convince. Non è tipo che si perde in chiacchiere e va dritto al punto

12 Commenti

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Francesco Fabbretti

circa 2 mesi fa - Link

Non trovo sbagliato fidarsi di pareri autorevoli, riviste specializzate, dritte del collega o amico intenditore. Certo l'importante è utilizzare quelle informazioni come preambolo non riversando mai in una bottiglia di vino troppe aspettative. Ogni bevuita è estemporanea, vive dell'hic et nunc, non è replicabile, come non sono replicabili le sensazioni che il vino ci ha trasmesso...Di fronte al ginepraio che le aspettative creano io continuo imperterrito per la mia strada e 1) bevo una sola volta un vino (non ripeto l'assaggio perchè ci sono troppi vini buoni da assaggiare) 2) se l'assaggio va male pazienza, una defaillance può succedere 3) stappo senza vergogna o attesa i vini tanto vecchi quanto giovani, se non veri e propri "infanti"

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carolain cats

circa 2 mesi fa - Link

io bevo tutto il bevibile e assaggio tutto l'assaggiabile e mi faccio l'idea nel momento in cui lo bevo, come te ascolto anche chi ne sa di più, ma poi zac! apro... e se apro del mio, ogni volta è diverso... quindi concordo su tutta la tua linea.

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Francesco Fabbretti

circa 2 mesi fa - Link

Carolina non diventeremo mai dei raffinati degustatori ahahahahah

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carolain cats

circa 2 mesi fa - Link

echissenefrega :)

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Arnaldo

circa 2 mesi fa - Link

Credo.non ci sia un numero esatto...ogni.bottiglia fa storia a se', possiede mille sfaccetature. Aperta 2 mesi fa ha una sua identita'. Dopo 6.mesi ne ha quasi un altra. Per questo diventa arduo stabilire dopo quante. Non esiste un numero preciso. Aldo

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Alvaro pavan

circa 2 mesi fa - Link

Una iper riduzione in un vino fermo giovane dà da pensare. Molto più plausibile in una rifermentazione in bottiglia, quindi si tratta di capirne il perché e come evitarla restando fedeli alla natura.

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Daniele

circa 2 mesi fa - Link

Penso sia vero quello che hai scritto. Quando ho fatto il corso da sommelier e studiavo sui libri i professori mi dicevano sempre che i questo campo è 20% teoria e l'80% pratica. Ed è verissimo bisogna solo fare esperienza!

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bevo_eno

circa 2 mesi fa - Link

credo che se una bottiglia italiana costa più di 30€, e non mi esalta, ne basta una, se invece si va dai 10 a 30 gli si debba dare una seconda possibiltà di più non insisterei visto che c'è un mondo da assaggiare... poi se per caso ricapita mica facciamo i talebani eh...

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gaspero

circa 2 mesi fa - Link

Gli "appassionati di vino naturale" non esistono. Esistono, invece, fior di pollastrelli. Il "movimento naturale di oggi" non esiste. Esistono, invece, fior di volponi. Tutto ciò perchè non esiste una sola bottiglia in commercio che riporti esplicitamente in etichetta la semplice dicitura "vino naturale". In ogni caso, da che mondo è mondo, quando un volpone e un pollastrello s'incontrano l'affare è fatto...

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vanni

circa 2 mesi fa - Link

dato che la solforosa ha sempre riempito la bocca a tutti e zittitito tutti i servi à compiacimento avere dei vini bio o o bio dinamici naturali per quello che si può fare.. non mi sembra una cosa negativa tutt altro... ma sono vini non facili da degustare molto più pronti con gli additivi.. famosi.. poi di pollastri ne è pieno il mondo. e di furbi.. certo.. ma esistono anche récoltants che lavorano seriamente e con passione sana cercando di trovare un nesso sempre più duraturo fra natura e vino.. per chi sa capire.. certo

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marcow

circa 2 mesi fa - Link

Le conclusioni dell'articolo di Vincenzo Le Voci: "Io invece ho sempre più conferme del fatto che il mondo del vino è un rebus difficile da decifrare, pieno di complicazioni e fatto di esperienze, dove non c’è una verità, ma solo giudizi ed esperienze personali. Direte: hai scoperto l’acqua calda! In realtà non sono così scontate le affermazioni che ho scritto, molti tendono a fidarsi dei giudizi altrui e a costruirsi un’idea su un vino, un produttore o un’annata, basandosi su ciò che leggono su riviste specializzate ma credetemi: non c’è niente di più sbagliato". (Vincenzo Le Voci) _______ Non mi sembrano scontate queste parole. E non è scontato nemmeno che possano essere interpretate allo stesso modo da chi le legge. Anzi sono possibili diverse interpretazioni. _____ Comunque io le ho apprezzate perché contengono diversi punti interessanti e un po' fuori dal coro(e non l'acqua calda)_____ Concludo ricordando, prima a me stesso, che una delle più grandi battaglie per l'uomo contemporaneo è quella di non farsi omologare e di conservare la propria indipendenza e... il proprio GUSTO PERSONALE.

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Gaio

circa 2 mesi fa - Link

Per un vino rosso servono in media 6 bottiglie, 8 se Barolo o Brunello, 2 se Lambrusco. Per un vino bianco occorrono 4,7 bottiglie, arrotondabili a 5. Arriviamo a 6 per gli Chardonnay di Borgogna. Per i rosati gli studi non sono ancora completi, ma le prime indicazioni si attestano sulle 4 bottiglie. Ovviamente lo dico con cognizione, è tutto documentato.

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