Quando la commissione boccia il presidente del Consorzio: il caso di Stefano Amerighi

Quando la commissione boccia il presidente del Consorzio: il caso di Stefano Amerighi

di Leonardo Romanelli

“Cortona DOC Syrah Apice 2016 Stefano Amerighi: bocciato”.

Cosa è uno scherzo, una battuta? No, è il verdetto finale della “Commissione d’assaggio” che così ha decretato come il vino Apice di Stefano Amerighi, dopo i regolari assaggi obbligatori per legge, debba uscire come IGT. Motivazione? Non corrispondeva alle caratteristiche organolettiche stabilite dal disciplinare di produzione, soprattutto per quanto riguarda il colore. Tanto per rimanere in Toscana, stessa sorte è toccata al Troncone de Le Ragnaie, che esce come IGT invece che come Chianti Colli Senesi o al Procanico di Antonio Camillo, che doveva essere un Bianco di Pitigliano.

Di fronte alla notizia si rimane stupiti in quanto addetti al settore: ma quando mai si è sentito dire che è stato bocciato il vino di un presidente di un Consorzio? E poi che vino, uno di quelli maggiormente premiati e portato ad esempio come vino territoriale.

In un paese nel quale il complottismo è la regola, verrebbe subito da pensare che c’è stato un regolamento di conti, motivazioni oscure segrete per arrivare a tanto. Ed il pensiero corre ai libri di Franz Kafka e a George Orwell, alle figure senza nome proprio tipiche dell’apparato burocratico statale, identificate solo per il ruolo: in questo caso, sono quelle del Tecnico Degustatore e dell’Esperto degustatore guidati dal Presidente di Commissione, i componenti di un organismo che decide le sorti ed il futuro del vino.

E qui potremmo stare a discutere se sia giusto o sbagliato il giudizio dato, entrando nel merito, ma questo non viene quasi mai fatto anche perché la scappatoia c’è sempre: il Tribunale del Riesame in Italia non manca, e non può che essere a Roma, dove esiste una Commissione Nazionale, salvifica nella maggior parte dei ricorsi presentati sulle bocciature regionali.

Ma a Cortona succede una cosa nuova: invece di far volare stracci, le due parti decidono di provare a dialogare o, meglio, è Stefano Amerighi che decide di non mandare il vino ad essere esaminato di nuovo e auspica un incontro pubblico nel quale provino a dialogare componenti delle commissioni e produttori di vino, per capire se questo organismo ha ragione di esistere ancora oggi o se debba essere riformato.

Mi chiedo, non sarà forse è il caso di ripensare i disciplinari di produzione, oramai anacronistici e difficili da comprendere, soprattutto in quelle che sono le descrizioni organolettiche, rimaste ancorate a tempi lontani? Se pensiamo a cosa è successo nel passato in alcune zone, ci si rende conto come l’avanguardia abbia costituito poi la base di quello che è stato un vero e proprio rinnovamento generale: un esempio può essere il Chianti Classico, dove la questione del colore, che nel passato ha fatto uscire dalla denominazione personaggi del calibro di Sergio Manetti, fondatore di Montevertine, è ancora dirimente.

Quello che sarebbe auspicabile non è tanto la cancellazione dei controlli, ma che questi possano essere effettuati su dati certi e fondamentali: ed il colore può ancora essere uno di quei parametri per il quale bocciare un vino?

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

18 Commenti

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

IL colore del vino ormai è come quello dell'olio, facilmente modificabile. Però che nostalgia per quei Chianti leggeri e beverini, con le uve bianche, davvero dal profumo leggero di violetta (non nel fiasco però!) : me ne vengono in mente solo due di produttori di oggi.

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Leonardo Romanelli

circa 1 mese fa - Link

Appunto è facilmente modificabile, ma se uno non lo fa credo sia per lasciarlo il più possibile naturale: e quindi? Meglio un vino alterato che rientri nel disciplinare oppure un vino che risponde all'annata?

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Franco

circa 1 mese fa - Link

Ciao, per favore, quali sono le due Aziende chel Chianti? Grazie.

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Franco

circa 1 mese fa - Link

Ciao, per favore, quali sono le due Aziende del Chianti? Grazie.

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Stefano

circa 1 mese fa - Link

A me viene in mente qualcosa di Dievole (ma forse ha cambiato stile) e senz'altro Montenidoli (la versioni Colli senesi). Poi bisogna chiedere agli autori toscani di Intravino !

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Michele

circa 1 mese fa - Link

Sono state spiegate nel dettaglio le motivazioni dietro alla bocciatura? Facendo riferimento al disciplinare della DOC "Cortona" Syrah e "Cortona" Syrah Riseva e nello specifico alle caratteristiche richieste al consumo, quali erano i "difetti" che hanno portato alla bocciatura? colore: da rosso rubino a granato; odore: caratteristico, elegante sapore: secco ed armonico; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol; titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. per la Riserva; acidita' totale minima: 4,5 g/l; estratto non riduttore minimo: 25,0 g/l e minimo 28 g/l per la Riserva.

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Leonardo Romanelli

circa 1 mese fa - Link

Questa è una buona domanda che giriamo a Stefano che ci potrà rispondere

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 mese fa - Link

Caro Leonardo, in questo articolo tu dai per scontato che i Disciplinari di produzione sono "anacronistici e difficili da comprendere", e questo pone un elegante paradosso. I Disciplinari non calano dal cielo come le tavole della legge, li scrivono i produttori stessi e poi li votano a doppia maggioranza (quantità di prodotto e numero di aziende). Ma tu questo lo sai. Per cui i Disciplinari non sono altro che la volontà dei produttori, e non solo dei grandi perché occorre anche la maggioranza delle teste. Per cui tu mi stai dicendo che noi siamo tutti, in tutta Italia, anacronistici e incapaci di scrivere norme comprensibili. Grazie, troppo buono. Molto gentile da parte tua.

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R.B.

circa 1 mese fa - Link

Concordo, non vedo cosa c'entrino i disciplinari di produzione che sono regole che i produttori danno a sé stessi aggiornandole anche periodicamente. In casi come questo basta fare un lavoro congiunto con la commissione di assaggio. La parte delle caratteristiche al consumo nei disciplinari è lasciata appunto alquanto generica proprio per questo. Tra l'altro volendo il colore è un dato certo, ma volutamente non viene espresso attraverso un valore numerico ma con un aggettivo proprio per questo motivo. Quando un vino viene bocciato per un colore o ha davvero un colore fuori dal mondo, oppure non c'è stato un minimo di coordinazione tra produttori e commissione di assaggio.

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Leonardo Romanelli

circa 1 mese fa - Link

Stefano, fammi capire,sei risentito perché sembra abbia scritto una cosa fuori dal mondo, ma spesso sai bene che è così. Non per tutte le denominazioni, chiaro, non si può fare di tutta un'erba un fascio, ma sai meglio di me che certe decisioni nascono in momenti storici precisi e sono legate a mille aspetti che non sono solo quelli strettamente legati al vino come prodotto. Meglio gettarlo un sasso nello stagno, ogni tanto..

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 mese fa - Link

Getta pure anche dei macigni se vuoi, ma se parli genericamente come hai fatto vuol dire che tutti sono obsoleti e incomprensibili. Ergo, siamo una massa di autolesionisti. Scusa, ma non direi. Sei nel settore, e sai bene che praticamente tutti i Disciplinari sono oggetto di revisione continua. Noi per esempio abbiamo appena ritoccato tutte le DOCG e DOC di Montalcino, dopo solo cinque anni. Se a te qualche DO non piace, nessun problema. Il dissenso è sempre utile. Ma siamo in democrazia, e la maggioranza decide.

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Leonardo Romanelli

circa 1 mese fa - Link

Ma certo che decide la maggioranza. Quello che dico è che in molte denominazioni, non si boccia un vino per il colore. Vogliamo mettere accanto vent i Brunello , venti Chianti Classico e dimmi se non è un arcobaleno di colori. Dico che le norme devono essere chiare e non interpretabili, altrimenti si genera solo confusione.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 1 mese fa - Link

Ma certo che sì boccia un vino per il colore. E dai, ma dove lo vedi questo arcobaleno nel Brunello? Per un motivo o per un’altro ne giro nel bicchiere una trentina o più al mese, e questa grande disomogeneità mica la vedo. Incidentalmente, da poco mi sono divertito a farmi dare da ValorItalia i dati analitici dei Brunelli approvati e bocciati negli ultimi 10 anni (nessun Consorzio a parte noi li ha mai chiesti) e i risultati sono affascinanti. C’è molta omogeneità, solo i bocciati sono disomogenei. E i dati tendono ad avvicinarsi, così come i parametri in qualche modo connessi con la qualità tendono a una crescita evidente.

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Anulu

circa 1 mese fa - Link

Nel caso di Amerighi questa vicenda non gli fa pubblicità gratuita perché Stefano il vino lo vende lo stesso. Altri sia a Cortona nel recente passato sia in altre zone hanno fatto di tutto per far polemica coi consorzi e le commissioni, pensando di essere novelli Gaja, ricevendo poi ben poche attenzioni, perché al mondo del vino al di fuori del contesto locale, e soprattutto a quello internazionale dove poi si vogliono vendere certi vini, gliene frega sta gran cippa se uno litiga col consorzio o meno (anche in questo caso giusto l'approccio di Amerighi che invece ci vuole dialogare pacificamente). Ce ne sono anche molti di produttori che fanno polemiche sterili in retroetichetta, utilizzando un registro di comunicazione che oggi è out of date e denota solo provincialismo. Per il resto, hanno ragione Cinelli Colombini e Michele nei loro interventi. I vini instabili sono vini rivedibili. Tutto qui.

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Ziliovino

circa 1 mese fa - Link

Colore o mancanza di limpidezza? Perché succede ogni tanto con campioni da vasca che risultino torbidi/opalescenti ma basta rimandare altro campione alla successiva commissione per risolvere la questione... è previsto il riesame dopo la prima bocciatura. Se invece serviva un pretesto per sollevare la questione commissioni (anche legittima se volete)... beh, non discuto. Se invece è stato bocciato perché rosso porpora con riflessi cipolla invece che rubini, avanti...

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...ricordo vivo il Decennale 2001 di Poggio di Sotto che fu bocciato dalla commissione ...ogni tanto ne apro una boccia e ancor oggi non ne capisco il motivo (come allora...) ma poco mi importò e ne comprai una dozzina di bottiglie ... che stanno finendo...

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Nelle Nuvole

circa 1 mese fa - Link

Ho ascoltato tutto il podcast dell'intervista di Leonardo Romanelli a Stefano Amerighi. Un'intervista molto bella e densa, in cui Stefano ha raccontato, esposto, articolato diversi fatti e pensieri. Sempre in modo ironico, pacato e ragionevole. Fra le altre informazioni ha raccontato anche della recente "bocciatura" del suo Apice 2016. Ha spiegato anche perché secondo lui sia successo e ha poi detto quanto riportato da Leonardo Romanelli, e cioè che ha preferito confrontarsi con chi ha emesso il verdetto, senza voler ripresentare il vino per una seconda chance. Il valore di quanto è successo, la NOTIZIA, secondo me è contenuta in due aspetti precisi: la volontà del Presidente di un Consorzio di capire senza polemica e il gesto di una commissione che non si fa influenzare e giudica la compatibilità di un vino a certe regole nonostante questo sia prodotto dal Presidente. Beh, ma quale complotto di vendetta? Io leggo tutto ciò in positivo. Certamente esistono vini di valore assoluto, non solo come qualità ma anche come rappresentazione di un'identità territoriale e Apice è uno di questi. Ma esistono anche delle regole che possono essere cambiate dagli uomini, perché sono gli stessi uomini ad averle elaborate, però sempre meglio un confronto che può portare ad un cambiamento piuttosto che lo scontro a muso duro e il presentarsi come vittima. Bravo Stefano Amerighi!

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Fabio Pracchia nel marzo del 2018 esprime, in questo articolo, un'opinione fuori dal coro. (Non so se ha cambiato idea) Fabio Pracchia: "Abolire le commissioni di assaggio per le Dop e le Igp potrebbe aiutare la viticoltura italiana". Conclude così: "A tale scopo di verifica quindi potrebbe bastare una semplice analisi enologica del campione con parametri ben definiti.  Verrebbe così eliminata LA SOGGETTIVITÀ DELL'ASSAGGIO che, allo stato attuale, frena alcuni dei migliori esempi di viticoltura territoriale italiana" https://www.slowfood.it/slowine/abolire-le-commissioni-di-assaggio-per-le-dop-e-le-igp-potrebbe-aiutare-la-viticoltura-italiana/ PS Il tema della SOGGETTIVITÀ DELL'ASSAGGIO è stato più volte discusso su Intravino. Anche nel periodo della QUARANTENA che sta per finire ne abbiamo parlato con opinioni diverse e contrapposte. Espressi le mie simpatie verso il metodo proposto da Sisto. PPS Fabio Pracchia si è espresso sulla DEGUSTAZIONE DEL VINO proponendo un approccio diverso dal metodo analitico. __ Ancora non ho incontrato, leggendo di cibo e di vino, un "esperto" che tratti il tema dei DISCIPLINARI DI PRODUZIONE con un approccio NUOVO, anche alla luce delle contraddizione e dei limiti che sono emersi nei decenni di applicazione di questo strumento. Nato per tutelare i CONSUMATORI O I PRODUTTORI?

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