Quale è il segreto dei bianchi immortali di Casal Pilozzo?

Quale è il segreto dei bianchi immortali di Casal Pilozzo?

di Andrea Gori

Se ne potrebbe fare un thriller, quasi. Metti insieme una villa edificata da Traiano in persona per la sorella che diviene la dimora preferita di Orson Welles e Tyrone Power quando di passaggio a Roma, aggiungi chilometri di cunicoli sotto Monte Porzio Catone che sbucano in una basilica paleocristiana del terzo secolo dopo Cristo con altare sovrastato da strati di eruzioni vulcaniche e tufo e là sopra mettici delle vigne bellissime che guardano la città eterna.

A questo punto entra in gioco un enologo, Davide Teti, che studia a Pisa e resta stregato dalla figura di Antonio Pulcini, colui che cura e gestisce queste vigne, che fa tutto il contrario di quanto comunemente si fa in vigna e in cantina per avere grandi vini bianchi ma finisce per ottenere vini pazzeschi e apparentemente immortali dalla malvasia puntinata, vitigno su cui nessuno ha scommesso mai un centesimo.

casalpilozzo vigne

Qual è quindi il segreto che si cela dietro i vini di Casal Pilozzo?

Sono vini che puoi trovare in qualche asta online oppure in carta a centinaia di euro alla Pergola del Roma Cavalieri, abilmente e saggiamente centellinati da Marco Reitano oppure proposti da Bernabei in enoteca quasi sottobanco. Ma anche vini svenduti alla GDO e banalità commerciali altrettanto senza senso compresi vini rossi da pinot nero e cabernet franc: anche tra i rossi si ripete la dualità tra vini banali e alcuni stupefacenti e capaci di solcare con levità i decenni (la 1993 del San Cristiano – taglio di pinot nero e cabernet sauvignon – ad esempio).

Il “Valentini della Malvasia” è personaggio particolare ma ancora lucidissimo e sebbene non sia chiaro il futuro di questa azienda, che vive per adesso soprattutto di turismo, eventi e ricettività, conviene saperne di più il prima possibile perché andrebbe trovato qualcuno cui Antonio possa trasmettere le sue tecniche di vigna e cantina (molti i macchinari inventati e realizzati in casa). I rossi talvolta vengono prodotti senza malolattica da vigne con sesti d’impianto che sono passati dai 9000 iniziali ai 4500 attuali, cruciali per ottenere il meglio da queste uve a quasi 300 metri di altezza. Qui fa fresco e talora freddo, c’è una bella ventilazione, si alleva con guyot a 1,20 m da terra su top soil con fossili marini, marne e limo (siamo nella caldera di uno dei vecchi vulcani dei Castelli Romani), colate acide e poi quattro tipi di tufo, un microhabitat intrigante per i lieviti indigeni e condizioni che permettono di lavorare a solforosa bassissima (aggiunta solo in pressa in pratica), elemento che dovrebbe azzopppare la longevità dei bianchi, e invece.

Le vendemmie per la malvasia, il vitigno più interessante e sorprendente tra i tanti coltivati qui, sono quasi tardive ovvero ad ottobre con le uve di colore rosa e succo citrino dall’altissima acidità che permettono anche la nascita di un ottimo vino dolce da appassimento in pianta con taglio dei tralci.
In fermentazione si hanno già esterificazioni che portano aromi inconsueti, si usa  la bentonite per la chiarifica ma non sempre. Davide ci porta in assaggio due vini che hanno già impressionato diversi degustatori e noi con loro.

casal pilozzo vini 1997


Malvasia 1997, Casal Pilozzo 

In bottiglia dal ’99, due anni di acciaio quasi nessuna filtrazione, floreale freddezza iodio e sale, camomilla e zenzero, assenza di note ossidative, mineralità e soavità, lunghezza e sottigliezza, asciutto saporito e con una dolcezza di cipria mughetto camomilla e soavità struggenti, eppure rimane e intriga a lunga gittata. Magico e straniante, tanto che quel millesimo sul tappo pare essere un qualcosa di completamente avulso dalla bottiglia.

Colle Gaio 1997 , Casal Pilozzo
Rispetto all’altro vino qui Antonio ha usato la temperatura controllata di vinificazione ed è un cru con un poco più di lavorazione  compresa una filtrazione maggiore ma l’incantesimo è simile con note di camomilla, zenzero e bergamotto, incenso pesca melina, canna da zucchero, anice e finocchietto, canfora, pepe bianco, sorso vivo e vegeto, tratti squillanti e profondi, cresce nel bicchiere per delle ore (l’abbiamo riassaggiato il giorno dopo e l’ossidazione aveva spinto su evoluzione ma senza pregiudicarne l’integrità). Vino che non solo non dimostra la sua età ma pare aver raggiunto una bolla spazio temporale sua con cronos che lavora in maniera del tutto diversa dal solito.

Al momento il vino non parrebbe avere una distribuzione ufficiale.

[Ph. Walter Meccia]

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Sancho P

circa 5 mesi fa - Link

Interessante anche il Suo Regina Vitae, pinot nero, longevo come pochi altri omologhi nostrani. I vini sono introvabili. Bisogna andare da lui.

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