di | sab 16 gen 2010 ore 9:39
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lato b

La retroetichetta perfetta

loscowboysTORROYMALBECOggi parliamo di “lato B”. Non quel lato B, intendo la retroetichetta delle adorate bottiglie di vino. Iniziamo dicendo che nessuno o quasi gli ha mai dato il giusto peso, almeno non fino ad ora. E’ arrivato il momento della riscossa. Mica facile vivere alla mercè del lato migliore, lontani dalla ribalta mediatica. Niente foto accattivanti, zero nomi creativi, nessuna denominazione o cru da sfoggiare. Una iattura insomma. Ma essere retro non significa essere per forza retrò e le nostre hanno stretto i denti ritagliandosi uno spazio inossidabile, modificandosi nel tempo e cavalcando mode e stili.

Agli albori fu la Prima Repubblica: retroetichette poetiche, tanto fumo e niente arrosto, buona la prima ma poi che noia. Una sorta di Baci Perugina applicati al vino: smielose da bestia, roba che compri un montepulciano da cisterna e quasi ti convinci di avere tra le mani un Bordeaux prestigioso.
Poi siamo passati alla fase didascalica, cioé una super-targa con sù scritto: varietà – gradazione – vinificazione – affinamento – grado alcolico – temperatura di servizio – abbinamenti consigliati – numeri di telefono – sito internet.
Negli anni, qualcuno ha cercato di smarcarsi. Chi proponendo un vero e proprio manifesto programmatico tascabile (con relativi problemi di overdose da informazioni), chi semplicemente cercando di essere esaustivo - mettendo il necessario e niente di più – chi
invece appiccicando alla bottiglia un libricino tascabile che racconta vita, morte e miracoli di tutto quanto sta dentro e intorno al liquido: una specie di Vino Parlante, insomma. A suo modo storica è stata la retroetichetta – intitolata “a chi di guide si interessa” – di Teobaldo Cappellano e ci piace ricordarlo.

Ora, la domanda sorge spontanea. Voi cosa cercate nella retroetichetta di un vino? Come la vorreste? Ce n’è una che vi ispira particolarmente? Insomma, ve l’ho detto fin dall’inizio che anche parlare di lato B può essere una cosa seria.

[nell'immagine, la retroetichetta di un vino argentino destinato al mercato americano e prodotto da filiera equo-solidale]

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Info su Mauro Mattei

Sommelier multitasking (quasi ciociaro, piemontese d'adozione, siculo acquisito), si muove in rete con lo stesso tasso alcolico della vita reale.
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9 commenti a La retroetichetta perfetta

  1. Siamo in tempi di passaggio dalle d.o.c/d.o.c.g. alle DOP e probabilmente le retroetichette diventeranno fondamentali.Beato chi (li preferisco) può permettersi di non metterle.Altrimenti a mio parere devono essere un inno alla trasparenza: poche ma utili informazioni.Non credo che le “Maison” più conosciute abbiano bisogno di aggiungere niente a quel che riporta l’etichetta frontale.Il discorso cambia per i piccoli produttori che dovrebbero cogliere l’occasione per segnalare le peculiarità del vino in questione(non certo le qualità organolettiche,quelle , quando ne trovo ripongo immediatamente la bottiglia sullo scaffale) ma ad esempio mi piacerebbe la chiarezza sui vitigni utilizzati (qualora non sia vspqrd)leggere qualcosa sul terroir ,sulle tecniche di vinificazione,se bio/biodinamico,il tutto sintetico ma chiaro.

    • Sono decisamente d’accordo con te e su tutti i fronti. Il fatto di essere chiari e soprattutto concisi e focale. Il bombardamento di informazioni, può stupire (vedi retroetichetta Triple A) ma può generare effetti discordanti, almeno a raccogliere le impressioni dei diretti interessati.

  2. Proprio per una questione di trasparenza e quindi rispetto del consumatore, tutte le aziende dovrebbero usare il retro in modo appropriato; non con finalità di pubblicità, ma d’informazione: possibilmente metterci la carta d’identità.

  3. ..un’informazione interessante che si comincia a trovare (dico la verità spesso in etichetta più che sul retro) è la quantita in milligrammi di solforosa presente nel vino. Ecco secondo me questa è una “notizia” che non dovrebbe mancare al giorno d’oggi,

  4. Potremmo mettere anche eventuali aggiunte di tartarico, metatartarico, gomma arabica, enzimi….e poi un bel papiro per il resto.
    http://www.enogea.it/Enogea/Archivio_2006_files/Enogea%20IIS%208%20Edito.pdf

    • Bella idea Simone, da sfruttare però solo sui grandi formati. Sennò n’do le devi mette tutte ‘ste informazioni? ;-)

  5. io nel mio piccolo sono già 10 anni avanti e non ho problemi di spazio
    http://www.augmentedadvertising.com/italianwine/

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