Prosecco Colfòndo: c’è del torbido nella Marca trevigiana

di Giovanni Corazzol

In provincia di Treviso Follador è cognome piuttosto diffuso. E’ la cosiddetta cognominizzazione (sic)  di nomi di mestiere attribuiti ai capostipiti. Il follador è chi si occupa delle operazioni di follatura, termine con cui si possono indicare tanto i trattamenti per ammorbidire lana e feltro, quanto l’operazione di rottura e rimescolamento del cappello (lo strato di bucce, vinaccioli, polpa e altri scarti che si formano sopra il mosto nei tini di fermentazione). Tra Colbertaldo, Follo, Guia e Santo Stefano, lungo strade che si incuneano tra colline disegnate da Hiroshige Utagawa, di Follador se ne trovano parecchi. Silvano Follador ad esempio, giovanotto dal sorriso gentile e dall’aspetto californiano che si esercita (bene) su un prosecco metodo classico a dosaggio zero; oppure Loris Follador, l’uomo anarco-burbero produttore del pluri-osannato “Frizzante…Naturalmente” di Casa Coste Piane, etichetta totemica e riferimento storico per la vinificazione del prosecco sur lie, altrimenti detto colfòndo o metodo rustico.

Di questo tipo di vinificazione si è già molto parlato; se ne scrisse nel numero 32 di Porthos, Giampaolo Giacobbo da par suo affrontò il tema nel sito dello stesso (defunto?) periodico; Samuel Cogliati, buon ultimo in ordine di tempo, lo sdogana alla massaia nel numero di luglio di Cucina Italiana. Semplificando, per chi non lo sapesse, trattasi di imbottigliare il prosecco coi tepori della primavera (tipicamente dopo Pasqua), favorendo così la rifermentazione spontanea in bottiglia generata dall’azione dei lieviti sugli zuccheri residui; il vino sarà quindi torbido e particolarmente secco, la freschezza e l’aromaticità tipiche del prosecco risulteranno accompagnate da maggiore complessità e finezza, si potrà misurare una certa capacità di invecchiamento sconosciuta al prosecco fatto in autoclave col metodo Charmat.

Negli ultimi anni, grazie all’azione condotta da alcuni produttori che hanno fortemente creduto in questo tipo di vino, si è passati da  una produzione limitata – destinata prevalentemente al consumo locale – a quantità più importanti.  Se un tempo infatti, per risparmiare qualche balocco e godere del piacere autarchico dell’imbottigliamento casalingo, il popolo comprava direttamente dai produttori damigiane di prosecco fermo da stapparsi col botto in estate avanzata, oggi diverse etichette di vini col-fondo si possono trovare in enoteca, nelle carte più coraggiose di ristoranti anche prestigiosi o ancora in qualche avamposto gourmet. Produttori come Bele Casel o Biondo Jeo nella DOCG di Asolo, Gatti e La Basseta nella zona del Piave, Costadilà nella parte nord-orientale della DOCG Conegliano – Valdobbiadene o ancora, nella parte occidentale della stessa denominazione, Frozza (che però non etichetta il suo splendido colfòndo) e la già citata Casa Coste Piane, sono comparsi presentando i loro colfòndo in consessi pubblici, fiere o piccole manifestazioni autogestite. Nel 2010 venne Colfòndo#1, cui seguì nel 2011 un Colfòndo#2, cui non sembra seguirà un Colfòndo#3.

E qui sta il busillis. Incomprensioni tra produttori, qualche scivolata dei più giovani mal digerita dai vecchi, mobbing dei colfondisti di collina verso quelli di pianura, vinoveristi a caccia di bananismi convenzionali, insomma dispettucci vari e piccole baruffe, pur endemiche, stanno cominciando a minare un fenomeno a cui in molti guardavamo con interesse e curiosità. A questo aggiungete: un vociare sempre più insistente su prosecchi colfòndo fatti in realtà coi fondi di autoclave (non facile distinguerli), rifermentazioni indotte in inverno con le stufe, la nota estensione transregionale della DOC sulla quale non tramonta mai il sole, tanto è vasta. E infine l’interesse in crescita dei giganti del settore (quelli per intenderci da 15 mln di bottiglie l’anno): eccovi servito il conflitto colfòndo in puro stile Tafazzi.

Per capire meglio mi inerpico su strada Coste Piane alla ricerca di Loris “Follatore” Follador. L’uomo di riferimento per la tipologia, un vignaiolo che da sempre produce il prosecco con questo metodo e che è figura rappresentativa nel Consorzio Vini Veri. Follador dopo aver partecipato a Colfòndo#1, si è chiamato fuori e non ha assunto il ruolo di guida spirituale  di questo movimento, di guardiano. Ed è un tremendo peccato, ma non oso dirglielo né chiederne le ragioni. Ha sguardo fiero e brutale, parlantina secca, colta e narcisa quel tanto che accetti da uomini con idee robuste. La stanza è streghesca, attorno al  lungo tavolo nerboruto sono riunite sedie ritorte il cui schienale altissimo disegna per ognuna misteriosi  e magici simboli. Sono intimorito, ma lui si concede facilmente; racconta e spiega con la passione, la cultura e la forza rigida dell’esperienza. Ed allora mi chiedo: ma se la dice a me la storia di questo vino, se me ne spiega la natura, l’origine, le qualità che possiede, se dimostra la fierezza dell’orso e possiede la grazia del racconto, per quale dannato motivo non dovrebbe concedere un posto alla sua tavola incantata a chi volesse ascoltare?

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Giovanni Corazzol

Membro del Partito del progresso moderato nei limiti della legge sostiene da tempo che il radicalismo è dannoso e che il sano progresso si può raggiungere solo nell'obbedienza.

37 Commenti

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Gianpaolo Giacobbo

circa 7 anni fa - Link

Il Prosecco Colfondo in ogni caso sopravvieverà alle baruffe di paese. Questa cosa tipicamente italiana non porta a nulla. Quando con Samuel Cogliati siamo stati in Champagne per il libro "Champagne, il Sacrificio di un Terroir" la cosa che mi aveva colpito di più era che ogni produttore parlava bene dell'altro e ci davano le indicazioni per andare a scoprire gli Champagne più affascinanti a pochi metri da loro. Mi spiace leggere queste righe di Giovanni. Sono sicuro che comunque sia il torbido di depositerà e il Prosecco tornerà a splendere ... spero. Io comunque so come salvarmi e salverò anche Silvestri e Morrichia.... :-)

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Filippo Ronco

circa 7 anni fa - Link

Gli scazzi ci sono e come sempre accade, partono da piccole cose, quasi insignificanti rispetto alla portata economica dell'intera operazione di ri-nascita o meglio, sdoganamento, del #colfondo. I ragazzi che hanno dato vita a questa bella ventata d'aria fresca sono tutti molto giovani, forse l'idea suggerita dall'autore, di affidare ad una sorta di "capo spirituale" le redini del movimento non è così male, basterebbe fare delle votazioni tra tutti i colfondisti e poi accettare il verdetto, con riunioni democratiche a seguire e decisioni a maggioranza. L'importante comunque è non procedere con il sistema dell'ognun per sé. E un grande grazie a Stefano Caffarri che ha donato un nome/marchio italiano discretamente cool a questa pratica antica. Ciao, Fil.

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luca ferraro

circa 7 anni fa - Link

La domanda regina è: come lo proteggiamo il colfondo? Il primo che mi da la soluzione sarà omaggiato di vino della casa per il resto della sua vita

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Rimanendo uniti. Olè! Lascio la fornitura ad altri, grazie ;)

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Gianpaolo Paglia

circa 7 anni fa - Link

registrare il nome collettivamente intanto, se non lo avete gia fatto, perche' se no succede come con il "ripasso". poi un disciplinare vostro, con un marchio vostro, come i "vdp" tedeschi.

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luca ferraro

circa 7 anni fa - Link

Il problema è che non so se si possa registrare un nome di una metodologia

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Tommaso Farina

circa 7 anni fa - Link

Stupendo ieri alla giornata dei Sovversivi del Gusto, una signora va da Costadilà e chiede: "E' sidro? Me ne dà un po'? Adoro il sidro". Il vignaiolo sorridendo le dice che effettivamente è sidro... Io però rovino tutto e dico alla signora, in un orecchio, che in realtà non lo è... Il vignaiolo si fa due risate mentre beviamo il 450.

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OsteRobi

circa 7 anni fa - Link

Un'altro prosecco che merita è il "PSL" della Ida Agnoletti. Per quanto riguarda Loris , sono di parte , perchè amico e estremamente malato del suo Sur Lie , quindi condivido il suo pensiero in merito al fatto che dei produttori si siano appropriati del metodo sur lie, ma lavorando in modo non del tutto corretto e/o pulito.

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Beppi

circa 7 anni fa - Link

datemi dei dati: le quantità di bottiglie prodotte le tipologie doc docg e altro il mercato cosa chiede? Prosecco o altro? non vi pare che ci sia ancora troppa confusione? chi vi e/o ci (noi consumatori) tutela? perchè manca una memoria storica? perchè non si scrive sulle bottiglie da quando si può degustare? chi lo tiene in cantina fino a quando effettivamente è pronto?

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zanotto col fondo

circa 7 anni fa - Link

Bepi tu come sempre sei il piu attento e preciso adesso il cliente vuole sapere la storia e la strada del vino che percorre inoltre come storia insegna, i nostri nonni sono andati a prendere il vino dal contadin per imbottigliarlo poi nel e SOLO NEL PERIODO DI PASQUA

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Marco Palantrani

circa 7 anni fa - Link

Mi sono avvicinato a questa realtà qualche anno fa scoprendo un Colfòndo starordinario che è Casa Belfi. Ho conosciuto di persona il vignaiolo, Maurizio Donadi, sono stato nella sua vigna e mi ha fatto scoprire un mondo tutto nuovo, un modo di lavorare sia in vigna che in cantina volto tutto al Naturale. Sensazioni che ho ritrovato e ritrovo ogni qualvolta lo bevo!! La passione e la voglia di esprimere il Terroir si sentono tutte, sensazioni che si sono respirate sia a VinNatur che al Cerea. Marco

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Andrea

circa 7 anni fa - Link

Sir Panzy ha ragione: rimanere uniti protegge il colfondo a base Glera dai furbetti. Però rimanere uniti può avvenire solo se l'identità è comune, se le tecniche sono comuni, e nessuno si arroga di essere il più bravo o chi ce l'ha più lunga (la storia, la tradizione). Anch'io come Marco ho trovato in Casa Belfi (Azienda La Basseta) una delle migliori espressioni, ma soprattutto la più bella filosofia produttiva, che può sembrare quella di un vino ancestrale, ed in realtà è un vino moderno, pulito e... naturale! Oltre il biologico, come richiede un vino che sosta così a lungo sui lieviti, che poi in parte il consumatore beve. Il mondo del Colfondo è vario, anzi: i mondi, visto che ci sono realtà anche nel regno della Garganega. Qui, lungo il Piave, da Valdobbiadene alle grave, si possono scoprire autentici tesori.

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Giovanni Corazzol

circa 7 anni fa - Link

Non andiamo off topic. Il tema e' dove va il movimento, non quale col fondo vi piace di piu' o vendete meglio. Ok? Grazie

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zanotto col fondo

circa 7 anni fa - Link

il gruppo deve decidere delle regole e comunicarle all'esterno con una strategia comunicativa professionale. deve girare il nome del gruppo e non del singolo. attualmente vedo solo il singolo che lavora per la propria immagine, forse perchè il gruppo si sta ancora chiedendo cosa farà da grande

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luca ferraro

circa 7 anni fa - Link

di quale gruppo stai parlando?

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Zanotto col fondo

circa 7 anni fa - Link

Sto parlando in senso generale, perché nn vedo una comuciazione di gruppo attualmente

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luca ferraro

circa 7 anni fa - Link

piano piano arriveranno. ;)

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Zanotto col fondo

circa 7 anni fa - Link

Non ho dubbi che il gruppo con un mourinho come te che lo guida arriverà al risultato prefissato

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Gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

Come detto altrove, non è il processo che dovete registrare, ma il nome. Se poi qualcuno l'ha indebitamente fatto,.su può sempre fare opposizione se l'avete usato voi per primi, se lo potete dimostrare. O lo può fare l'ideatore del marchio.

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luca ferraro

circa 7 anni fa - Link

Gianpaolo, il nome è stato registrato molti anni fa e sotto varie forme (col fondo, colfondo, progetto colfondo ecc ecc) le strade percorribili a mio parere sono due, la prima è andare da chi ha registrato il marchio e chiedere di poterlo utilizzare(dubito comunque che lo facciano), la seconda è registrare il marchio grafico che però non credo abbia molto senso. Come ti dicevo su facebook il problema è che essendo il confondo prodotto tradizionale delle colline trevigiane ( Asolo, Conegliano, Valdobbiadene) basterebbe andare in comunità europea facendo notare questa cosa, si renderebbe il deposito del marchio nullo e tutti potrebbero utilizzarlo. Facendo questo percorso la cosa purtroppo si complica non poco. Luca

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gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

dipende da quanto tempo e' stato registrato. Pero tu continui a confondere metodo e nome, sono due cose che non c'entrano nulla. Prendi il metodo champenoise, non e' brevettato o brevettabile, ma quando si arriva al nome Champagne, allora e' tutta un altra storia. Se il nome non e' utilizzabile, allora l'unica strada che avete e' di trovarne un altro, o convincere chi l'ha brevettato che gli conviene renderlo disponibile.

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luca ferraro

circa 7 anni fa - Link

Non ricordo da quanto tempo è stato registrato ma ad occhio direi più di 4 o 5 anni. Domanda da ignorante, che importanza ha sapere da quanto tempo è registrato il marchio colfondo?

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gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

perche' si puo fare opposizione entro un periodo di tempo limitato, perche' l'uso decade se il marchio non viene utilizzato entro 5 anni dalla registrazione, perche' e' importante sapere se il vostro o altrui utilizzo e' precendente o posteriore alla loro registrazione. Se lo usavate prima della registrazione, in modo diffuso e dimostrabile (cioe', non solo intorno casa, ma nelle fiere, nelle etichette, nei mercati) allora lo potete con ogni probabilita' continuare ad usare, altrimenti sono loro che possono diffidarvi ad usarlo (pero' se non lo fanno entro un certo tempo e' come se implicitamente vi dessero il placet all'uso). La CCIAA della tua zone dovrebbe (sic) poterti dare tutte le informazioni sui marchi, hanno un ufficio apposito.

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Mirco Mariotti

circa 7 anni fa - Link

Faccio il pessimista per attizzare un po' il discorso: secondo me al momento non si può proteggere un bel niente, perchè a livello produttivo c'è troppa confusione. Il consumatore vede la bottiglia con il fondo e pensa che nella categoria siano tutti prodotti nella stessa maniera, ma in realtà il colfondo è tutt'altro che codificato, perchè spazia dall'ancestrale (vale a dire zero tecnologia in cantina, e di conseguenza, è presumibile anche in vigna) allo champenoise non sfecciato, con tutta la tecnologia enologica che vi è dietro... Per forza che i "puristi" della tipologia si allontanano dal movimento! Concettualmente non proteggo nessuna delle due visioni agli estremi, dico solo che ciò che c'è in mezzo è talmente ampio da disorientare chiunque, come poter arrivare ad una sintesi? Luca, un esempio in tal senso è stato l'incontro di domenica a Gavardo: la gente manco sa che differenza c'è tra autoclave e metodo classico, come si può arrivare ad una comunicazione sintetica e contemporaneamente esaustiva sull'argomento "colfondo"? Poi se qualcuno fra di voi ha dei suggerimenti ben vengano, perchè credo che a parte tutti i busillis, la tipologia "colfondo" ha comunque un fascino e una storia legata alla cultura contadina che sarebbe davvero un peccato perdere... Mirco

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luca ferraro

circa 7 anni fa - Link

Mirco, in questo commento hai ragione da vendere. Lasciaciami però sognare di riuscire a proteggere il colfondo e limitarne la produzione nell'area storica (Asolo, Conegliano e Valdobbiadene). E' vero, la gente non sa qual'e la differenza tra charmat e rifermentazione in bottiglia ma il nostro compito è ragionare nel lungo periodo, se questa tipologia di prosecco prenderà piede (come mi auguro) la vorranno fare tutti in qualsiasi regione d'italia e sotto lo stesso nome. Questo non è giusto e noi DOBBIAMO proteggerlo da commerciali senza scrupoli prima che sia troppo tardi.

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Zanotto col fondo

circa 7 anni fa - Link

Luca tu ce l'hai con i commerciali, ma occhio che le cantine fanno il vino per venderlo e soddisfare le esigenze del cliente. Quindi tutti i produttori se fiutano l'affare lo seguono. Guarda oltre la palizzata e non fermarti al tuo perenne astio nei confronti dei commerciali

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La Bottega dei Desideri

circa 7 anni fa - Link

Carissimi, che fosse finalmente benvenuta una cerchia di agricoltori fiera del proprio prodotto in grado di unirsi per far crescere il proprio vino e il loro terroir. Ho visto piccole associazioni di produttori fallire miseramente per una mancanza palese di idee commerciali, di volontà di investire nel futuro, capaci di piangersi addosso perché in Friuli le bottiglie le vendono a 8 euro e qui non riescono a piazzarle a più di 3. Capaci solo di guardare ai risultati degli altri e di denigrarli senza valutare cosa hanno fatto certe aziende per arrivare dove sono. Ben vengano i sogni fatti sul lungo termine. Ben vengano anche i puristi se rimangono tali e non si svendono per meri scopi commerciali. Proteggete il vostro prodotto non solo dai commercianti come me ;-P ma anche da vostri "colleghi" che non badan tanto a quello che vendono ma a quanto gli rimane in cassa. Bada ben che alle volte i commercianti non potrebbero fare certe "porcherie" se non ci fossero produttori che per primi glielo permettono. Treviso è il mondo dei campanilismi ed è un gran male. Te lo dice una Trevigiana.

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Zanotto col fondo

circa 7 anni fa - Link

Sono due le regole, a mio avviso, da rispettare per continuare la tradione veneta Il non uso dell'autoclave e una unica RIFERMENTAZIONE, quindi mettere in bottiglia nel periodo di pasqua. Questo vuol dire fare il col fondo alla regola dei nostri nonni, quindi il vero col fondo

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Stefano Menti

circa 7 anni fa - Link

senza lieviti selezionati... come facevano i nostri nonni.

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Zanotto col fondo

circa 7 anni fa - Link

Stefano concordo con te, anche se i lieviti selezionati come mi ha detto una grande enologa, sono influenzati sempre dal terroir

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Mirco Mariotti

circa 7 anni fa - Link

Mmmmmm, ho capito il punto, le esigenze commerciali... allora non c'è niente da fare, l'unica versione che può fare la differenza in termini di "tutela" della tipologia è l'ancestrale, ma siccome è molto difficile da comunicare, e non è detto che venga sempre bene, rimarrà prerogativa di pochi produttori integerrimi che si rivolgeranno in Italia ad una piccola nicchia, e all'estero ai quei canali legati ai vini naturali, oddio, che aggettivo ho usato! ;-)

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Luca Ferraro

circa 7 anni fa - Link

Io non ho paura dei commerciali che vendono il vino di un'azienda percependo una percentuale (rappresentanti e distributori) a me fanno saltare i nervi quelle persone che non hanno azienda ne vigneti e che quindi non rischiano ne l annata ne di rovinare qualche serbatoio di vino. Comprano bottiglie, ci schiaffano su la loro etichetta e poi ti vendono fumo vendendosi per naturali pur non essendolo, entrando nei locali dicendo "quando l hai venduto passo a prendermi i soldi" o peggio ancora svendendo il vino pur di entrare in qualche locale già servito da qualche altro produttore. In questo caso non c'è altro che un calcolo economico e astuzia (.sic) commerciale venduta come passione. Ah, questi sono gli stessi che ci vogliono insegnare come e quando imbottigliare i nostri vini. Questo ovviamente succede in tutte le tipologie di vino ma a mio parere fanno male al mondo Enoico. Scusate lo sfogo

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Valentina Piroso

circa 7 anni fa - Link

Buon pomeriggio Luca, mi permetto di risponderti anche se non sono particolarmente addentro al mondo del vino, ma spesso leggo di vino. Mi dispiace doverti rilevare che questo non è proprio il primo post di questo tipo che scrivi sul web (fb, twitter e vari altri). Lo sfogo di solito riguarda un singolo episodio e non mi sembra che questo sia il caso. Dici di non aver paura del fenomeno "commerciale" ma dato il tuo accanimento sul tema, appare esattamente il contrario. Se sei sicuro dei tuoi mezzi, del tuo lavoro e del tuo prodotto, perchè preoccuparsi tanto del "contesto"?! Lo trovo davvero uno spreco di energie. Inoltre non credo sia corretto da parte tua lanciare questi strali via web, non dando la possibilità ai destinatari di replicare a quello che scrivi. Oltretutto mi permetto di osservare che il web non è proprio lo strumento più adatto a questo tipo di "confronti": nel mondo degli adulti e non solo, di solito ci si parla, ci si scrive in privato, etc. Comunque visto che credo di aver capito a chi ti riferisci (non perchè la tua definizione della persona sia corretta, ma perchè non fai altro che definirla così), ritengo che i suoi prodotti possano tranquillamente convivere in una carta vini con i tuoi. E’ il consumatore a dover scegliere, non tu. Non penso nemmeno che tu possa lamentarti del fatto che questi prodotti vengano "venduti" anche nei locali in cui ci sono i tuoi (scusa se mi sono permessa di fare un riferimento esplicito ma l'espressione "da qualche altro produttore" non è sufficientemente generica per non pensare che riguardi te) a meno che tu non possieda delle quote di qualcuno di questi. Per quanto ti possa sembrare strano il consumatore non è così inconsapevole o ignorante, sa distinguere tra un buon prodotto e uno che non lo è… e il suo lo è! Valentina

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Luca Ferraro

circa 7 anni fa - Link

Ciao Valentina Hai ragione, a volte mi lascio andare a sfoghi prettamente personali ma credo che non si possa (ne debba) stare sempre zitti non credi? Voglio dire, è giusto che un'azienda rischi del suo per fare vini naturali e un altra che invece lo fa solo a parole ne guadagni? A mio parere no. Mica è malvagio dire la verità! Per rispondere al tuo commento, no, non ho davvero paura dei commerciali, è più una questione di fastidio verso un certo modo di vendersi per quello che non si è. In ogni caso il web è bello perchè ognuno ha la possibilità e il diritto di replicare a quello che una persona dice. Io ho spesso chiesto scusa e cambiato opinione dopo essere stato smentito coi fatti. Il fatto invece che il "lui" entri in tutti e ripeto tutti i locali dove ci sono io ci sta se solo fosse corretto commercialmente, tutto qui. Sulla qualità del prodotto non ho mai detto sia bassa, anzi, è un gran bel vino.

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Valentina Piroso

circa 7 anni fa - Link

Ciao Luca, con il mio post non intendevo invitarti a smettere di dire la tua, piuttosto voleva essere una sollecitazione ad utilizzare dei canali comunicativi più coerenti a questo tipo di messaggi. E’ vero, sul web puoi scrivere potenzialmente tutto quello che vuoi, così come sui muri delle strade, etc. ma non è sempre detto che questo sia corretto. Ritornando al contenuto primo del tuo post, non credo che si debba stare sempre zitti, anzi… ma quello che hai scritto tu nel tempo ha focalizzato l’attenzione dei lettori su una querelle che non era necessario diventasse di dominio pubblico. Permettimi di dissentire dalle considerazioni che fai su di “lui”, anche perché credo che la maggior parte di esse sia frutto più di pregiudizi che di dati di realtà. In ogni caso, non è assolutamente vero che “lui” non rischia alcunché: anche “lui” ha deciso – come te – di investire su un prodotto che necessita di un grande lavoro di comunicazione e di divulgazione, perché si tratta di un vino ancora poco conosciuto e profondamente legato ad uno specifico territorio (oltreché alla sua famiglia). Sulla questione dei locali…che dire?! Non so cosa intenda tu per correttezza commerciale, ma ritengo che il prezzo del suo vino sia in linea con il lavoro e la passione che lui e la sua famiglia ci mettono nel farlo. Comunque mi auguro di poterlo effettivamente trovare in tutti i locali milanesi in cui ci sei tu, così avrò la possibilità confrontarli e scegliere quello che mi piace di più. Per il prossimo futuro, sarebbe davvero molto più interessante leggere di vino, uva, terroir, etc. piuttosto che di argomenti del tipo “quello entra nei miei locali e non avrebbe alcun diritto a farlo o non è corretto che lo faccia” (il mio è solo un consiglio da consumatrice e neofita, che ha un sacco di voglia di conoscere…i vini, non le lotte di quartiere). Questa impostazione “leggermente” diversa, inoltre, gioverebbe non solo a voi produttori, ma anche al vino che tanto avete bisogno di far conoscere. Valentina

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Riccardo Selezionati

circa 7 anni fa - Link

Col fondo, qualche nota storica e moderna. Il vino frizzante rifermentato in bottiglia e conservato con il suo naturale deposito di lievito, si produce nel Valdobbiadenese sicuramente da fine 800. E’ da questa naturale fermentazione che si comprende che le potenzialità del vino Prosecco in abbinamento alle bollicine sono notevoli. Alla prima mostra di Valdobbiadene, fine anni trenta, il vino amabile era definito “ …..a primavera dopo l’imbottigliamento continuava la fermentazione dando carattere spumeggiante al vino….” In seguito l’evoluzione tecnica e l’affinamento del gusto fanno preferire dopo gli anno 50 la metodologia della rifermentazione in grande recipiente che rende famoso il Prosecco nel mondo. In seguito la qualità del vino e la capacità dei produttori dell’area di Conegliano e Valdobbiadene ha spinto produttori di zone limitrofe a coltivare il medesimo vitigno, fino ad comprendere zone lontane da quella ora DOCG. A Conegliano a Valdobbiadene ed in un secondo momento ad Asolo, i produttori si sono dati delle regole, che sono arrivate anche per gli altri e le altre zone solo nel 2009. Ricordiamo quindi che la zona non è stata allargata, ma confinata per sempre, all’area che già poteva produrre prosecco. La fermentazione in bottiglia è stata salvata nell’ambito dei disciplinari produttivi di tutte le denominazioni, con precise regole di produzione e di tracciabilità dell’uva e del vino. Purtroppo oggi molti si vantano di produrre Prosecco a fermentazione in bottiglia ( Col Fondo è marchio registrato da un’azienda e non si può usare), ma in realtà in etichetta dichiarano a volte vino frizzante senza nessuna denominazione. Ecco dove potrebbe stare l’imbroglio: nessuna garanzia di provenienza e di regole produttive.. Statene lontani. Sulla bottiglia c’è il contrassegno di stato? Prendete e bevete tutti. La Docg Conegliano e Valdobbiadene produce oggi, certificati, poche decine di migliaia di bottiglie. Esistono dei produttori che seguono le regole per la sua produzione. Non ho idea di quante se ne producano ad Asolo o nella zona del Prosecco Doc. Sono certo però che, nella zona di Valdobbiadene, Adami, Gregoletto (Maestro d’arte), in parte Follador producono del frizzante “col fondo” DOCG. Adami, ne sono certo fin dai primi del 900, con Abele Adami, in modo continuativo anche nei momenti di sconforto a causa della costante (e giusta) crescita della preparazione degli spumanti con il “metodo italiano”, inventato da un italiano e poi perfezionato dall’ Ing. Charmat. Riccardo

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