Prima la vigna (?): il convegno da Michele Satta e tanti spunti per riconfigurare l’identità del vignaiolo

Prima la vigna (?): il convegno da Michele Satta e tanti spunti per riconfigurare l’identità del vignaiolo

di Alessandro Morichetti

Ho partecipato di gran carriera al convegno “Prima la vigna” organizzato da Michele Satta il 16 aprile a Bolgheri per un paio di ragioni, anzi tre: non ero mai stato prima a Bolgheri – Toscana maremmana a forte dominanza marchigiana -, il tema e gli interventi si presentavano interessanti e poi – last but not least – subisco ancora il fascino lascivo del perfect match carnazza + cabernet buono.

Scendiamo in pulmino dal Piemonte e a un certo punto il Viale dei Cipressi si presenta per quello spettacolo che è: il buon Yves Confuron coglie l’attimo e io con lui. Mi piace questa Toscana country-boschiva e procedere lungo la Strada Provinciale Bolgherese è un dipanarsi senza soluzione di continuità di cantine molto famose.

 

Viale dei Cipressi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non mi prodigherò in un resoconto parola-per-parola vista la presenza del video di Francesca Ciancio che riporta fedelmente molti degli interventi in una giornata totalmente bolgherese, di luce e di vento (cit. Michele Satta). Interessante questo desiderio di esplorare la riconfigurazione dell’identità del vignaiolo, come ha ben detto Giampaolo Gravina nel ruolo di moderatore.

Tante le voci da spizzicare: Yves Confuron nella duplice veste di produttore in proprio e regisseur (01:56), Fabio Fantino e l’incremento dei volumi nelle vigne di Langa (03:54), Marco Casolanetti e la progettualità del vignailo contemporaneo esemplificata dall’esperienza di Oasi degli Angeli (04:55), Gianfranco Fino dr Primitivo e mr Es (06:53), Walter “showtime” Massa che parla di FIVI, prezzi, zone depresse, industria, fiere, dignità e grande politica (08:00), Piermario Meletti Cavallari fondatore di Grattamacco e attore protagonista della storia di Bolgheri (10:59), Camillo Favaro produttore, promotore e organizzatore dell’incontro nonché scrittore a cavallo tra Alto Piemonte e una Borgogna mai troppo amata ed esplorata (12:10).

Prima la vigna, quindi? Di certo primo e fondante elemento del processo di produzione del vino. A volerla poi dire tutta, “Il vino buono nasce in vigna” è frase facilmente falsificabile: in vigna nasce l’uva e solo tanta accortezza consapevole in cantina può renderla vino buono. Come ho accennato al termine del convegno (17:49) – anticipando il titolo della Gazzetta d’Alba che sarebbe uscito di lì a poco – a far riflettere è che la zona del vino italiano più prestigiosa e valorizzata sia lavorata all’80% da preziosa manodopera non italiana: della seria “prima la vigna ma poi in campo vacci tu”.

Insomma, tante le traiettorie possibili di riflessione sul tema però chiuderei con la considerazione di una produttrice romagnola non presente all’incontro – Elisa Mazzavillani – ma casca a pennello: “Io ogni tanto quando bevo qualche vino degli anni ’80 ho la sensazione che mi buttino una tegola su un piede. Si è passati da sesti di impianto con pochi ceppi a millantamila ceppi per ettaro con rese da bonsai, all’urlo de “la maturazione fenolicaaaa”. Ecco, ora il primo grande errore parte dalla campagna, dove il rispetto per la vigna è sempre minore e spesso dettato dalle mode, dove si cerca più di prendere che di preservare.”

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

6 Commenti

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Francesca Ciancio

circa 3 anni fa - Link

Ops ...ti sei dimenticato di Gianni Fabrizio..... :)

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Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Vero: minuto 17:21, da vedere.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 anni fa - Link

"prima la vigna" è il solito slogan retorico, solo l'ultimo di mille. Se esamini qualunque luogo dove si producono robe spettacolari, guarda caso una siepe più in la fanno solo ciofeche. Non è la vigna, sono le scelte dell'uomo. Punto. Così come è retorico sottolineare che le mani che lavorano le vigne sono straniere; scusa, ma se l'uva viene toccate da dita non italiche cambia sapore? Non è un filino razzista come punto?

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amedeo

circa 3 anni fa - Link

Ma quale razzismo....semmai è una triste constatazione. Dato che la manodopera straniera costa meno, prendo la manodopera straniera. Mi pare che funzioni così un po' dappertutto, non le sembra? O a Montalcino è diverso?

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Sergio

circa 3 anni fa - Link

ma perchè dovrebbe costare meno la manodopera straniera, scusi? i contratti stipulati sul suolo nazionale valgono per tutti; il fatto è che nessun italiano più vuole più lavorare in certi campi (lo so, sembra un luogo comune, ma lo constato ogni giorno). Ed è un peccato, perchè si perde molta sapienza

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claudia

circa 3 anni fa - Link

Io questo post davvero non l'ho capito . Dove dobbiamo focalizzare l'attenzione? La mano d'opera in campagna è oramai multirazziale da anni e non sono nelle vigne dell'Unesco, francamente non capisco dove sia lo scandalo. Dalla vigna parte tutto, dalla cura che si ha per essa , poi per arrivare a mettere il tappo al grappolo ci sono una cariola di variabili impazzite . Prima la vigna , francamente è la solita frase qualunquista che lascia il tempo che trova. Uno slogan acchiappa Like. Maturita' fenolica, un modo moderno per tradurre la saggezza contadina dei miei soci. 'Claudia l'uva è matura, la stanno mangiando gli storni, è inutile che gli fai le analisi'

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