Pink Rosé Festival 2018 a Cannes, facciamo il punto sui rosati nel mondo

Pink Rosé Festival 2018 a Cannes, facciamo il punto sui rosati nel mondo

di Andrea Gori

Ci sono tanti motivi dietro al successo dei vini rosati nel mondo. Vanno bene per le celebrazioni più spensierate (per quelle importanti c’è lo Champagne). Sono perfetti a bordo piscina, e sono amati da sommelier e ristoratori perché si abbinano a piatti contrastati, con acidità, e persino sul cioccolato. Poi si possono ricaricare in maniera pazzesca al tavolo (ahem), e sono graditi anche a chi in genere il vino non lo beve. È un successo ancora una volta made in France e saldamente in mano ai cugini d’Oltralpe, forti dei loro 7,3 milioni di ettolitri in crescita costante anno dopo anno. Mentre il mare di 23,5 milioni di ettolitri prodotti in tutto il mondo ormai vale un decimo del mercato del vino, con un trend incoraggiante, solo parzialmente stoppato dal catastrofico 2017 con la sua vendemmia che ne ha visto dimezzare la produzione – i buyer in poche settimane sono riusciti ad accaparrarsi le loro forniture in tempo.

Senza i rosati non esisterebbe Saint-Tropez e il turismo nel sud della Francia (30 milioni di presenza annue), e infatti qui si stappano 3 bottiglie di rosé su 10 nel mondo, pure se negli Stati Uniti, Belgio e Germania e altre zone le preferenze crescono. Un vino però praticamente non considerato in Cina e in Oriente, dove gli stand nelle fiere dei rosati sono frequentati solo dal pubblico femminile, con i buyer maschi a debita distanza e appena curiosi. A ProWein invece, che è termometro piuttosto affidabile dei trend globali, ha un suo posto in grande evidenza.

Non deve sorprendere che il motore di tutto questo siano i vini della Provenza – quasi trasparenti più che rosati in verità, che vale da sola più di un milione di ettolitri, per un prezzo medio a bottiglia di 4,4 € (triplicato in vent’anni, con punte oltre i 50 € come il Garrus di Chateau d’Esclans). L’Italia non si è certo lasciata scappare l’occasione di occupare un mercato ad alta redditività, e soprattutto ad alto incasso a ridosso alla vendemmia, con in più l’abitudine tutta nostra di affiancare le versioni spumante (qui nessuno pensa neanche lontanamente a fare un Provence Brut).

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Era inevitabile quindi che Cannes fosse lo scenario ideale per un festival internazionale dei vini rosati. La risposta da parte delle aziende è stata incoraggiante, con una bella presenza di stampa e buyer in cerca di vini per la prossima estate. Inevitabile anche che non potessimo rifiutare l’invito di Laurent Fiore, francese organizzatore di eventi e feste che, coadiuvato da Jean-Marc Ducasse (esperto del mercato internazionale del vino), e da Sofia Biancolin (Deutschland Sommelier Association) ha messo in piedi un’edizione 2018 ricca di proposte interessanti, a partire dai seminari e masterclass di esperti mondiali come Elizabeth Gabay MW (sarà oggetto di un altro post), autrice di un bel libro dedicato al tema (in cui però i nostri vini sono quasi del tutto assenti).

Tanti i vini assaggiati, a mostrare un mondo piuttosto variegato che ha tre principali filosofie di produzione. Da una parte l’imitazione e la ripetizione pedissequa dei modelli provenzali a base grenache, cinsault, mourvedre e syrah, con vini appena rosati, buccia di cipolla, di grande sapidità e acidità, da consumarsi freddi e in fretta. Un altro stile è quello dei rosati della Loira, con la loro dinamica interna di dolcezza (ammessi per disciplinare fino a 50 gr/lt di zucchero!). E infine il resto del mondo, dove l’Italia è campione di varietà di proposte: un caleidoscopio di tipologie, in base alle regioni e ai vitigni, che spiazza non poco l’assaggiatore medio dei rosati ma che presenta vantaggi considerevoli a tavola, in situazioni gourmet più impegnative.

A livello internazionale, dove i modelli francesi sono gli standard, si fa fatica a spiegare la nostra posizione “terzista”: di che tipo di vino rosato stiamo parlando? A volte lo sforzo non vale la candela, perché il rosato raramente è il prodotto di punta di una cantina, ma rappresenta un completamento di gamma quando non proprio un sottogenere, stile novello di qualche anno fa. Ma tra i produttori che ci credono, e che fanno sempre più squadra, le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare, se si cercherà di accorpare le proposte e presentare in maniera organica quello che oggi appare un ginepraio di vitigni autoctoni e licenze interpretative personali. Non mancano i vini azzeccati e intriganti, ma la distanza con Francia, Stati Uniti e anche Spagna (terzo produttore di rosati al mondo) in termini comunicativi è enorme.

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Ecco i nostri assaggi in rigoroso ordine random. Abbiamo aggiunto l’annotazione di eventuali Pink Award, premio relativo all’abbinamento ai piatti di ristoranti dei migliori alberghi di Cannes.

Zorzettig Rosato 2016. A base merlot, Friuli Venezia Giulia: carnoso e saporito, succoso, finale aperto e salino, un po’ ruvido ma riconoscibile in maniera piacevole il varietale. 85

Pescaia Piemonte Rosato La flëry Cisterna d’Asti 2017. Nebbiolo e barbera succoso e sapido, alta acidità e spezia, intensità da macerazione prefermentativa, naso molto fine ed elegante, bocca dolce, finale sapido. 88

Costaripa Rosamara 2016 Valtenesi. Da groppello, marzemino, sangiovese e barbera: delicatissimo il colore, il 35% del vino fa barrique non nuova. Bocca sapida e croccante, decisamente non da piscina ma cangiante e di carattere. 89 – Pink Award in abbinamento con Poulard de Bresse, elianto (carciofo) di Gerusalemme, topinambur e cipolla dolce.

Costaripa Molmenti 2013 Valtenesi. Il vino più ambizioso in fiera, con due anni di legno poi bottiglia: senape, pesca, fragole e ribes, zafferano e timo, lunghezza ed estrazione con note ossidative ben presenti ma originali e spiazzanti, a dimostrare le capacità di evoluzione nel tempo dei rosati. 88

Mattia Vezzola Rosé Brut. Chardonnay 80%, pinot nero 20%, una parte in legno, botti di Borgogna: intrigante, lamponi e confettura di frutta di bosco, mandarino, sapido e gustoso. 90

Sof 2017 Tenuta di Biserno. Da Bibbona, territorio “satellite” bolgherese. Syrah 50%, cabernet franc 50%: ancora un po’ crudo ma piccante, saporito, con leggera carbonica, ribes lamponi e yogurt, corpo snello non banale, grinta ed eleganza. 88+

Domaine Sevigne Conty Rosé de Sevigne Coteaux Aix en Provence 2017. Mandarino e banana, leggero tropicale, bocca esile, fine e sottile, bella sapidità finale. 88

Domaine Sevigne Conty Songe De Sevigne 2017. Grenache 60%, cinsault 30%, cabernet 10% da vigne di quarant’anni: mandarino e arancio, ribes rosso, polpa sapidità e sostanza. Bocca complessa in rivoli di agrumi e menta, senza appesantire. 91

Domaine de Flines & Vins Mottron Cabernet d’Anjou 2017. Colore lisergico intenso, naso di more e prugne, da rosso, liquirizia e confetto. Bocca dolce con residui, che spezza l’incantesimo ma si beve (freddo) benissimo. 86

Agriverde Solarea 2016 Abruzzo. Cerasuolo con colore un po’ ossidato, naso iodato fine e fruttato di fragole mature, bocca arcigna e maschile, grande acidità e buona lunghezza. 86 – Pink Award in abbinamento con il Petto rosa di Anatra, purè di burro di noccioline, confit di liquirizia e uva spina candite, succo dello chef al Sébastien Klinhoff al JW Marriott Cannes.

Agriverde Cuvèe Prestige 830. Metodo Martinotti: lamponi e senape, piccante e sapido, intensità non grande ed eleganza, ma simpatico, che mantiene il carattere del cerasuolo. 84 – Pink Award in abbinamento al dolce tropicale del Marriot Hotel: Gelato di rose e lychees con dragon fruit, mango e cocco su coulis di lamponi di Sébastien Klinhoff.

Statti i Gelsi 2017. Dolce e intenso di melograno, lampone e rosmarino, bocca di corpo e intensità notevole, godereccio e mai ruffiano. 88

Statti Greco Nero 2016. Naso un po’ scarico e ossidativo, bocca ferma e con bassa acidità, finale di arancio rosso e sottobosco. (Per Elizabeth Gabay era però uno dei più interessanti, boh). 84

Pecorari FVG 2016. Ampio e di confetto, rosolio e pepe, bocca con molta acidità e note verdi ma poca sostanza. 83

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La Jara Pinot Grigio Veneto 2016. Ramato e accattivante, naso speziato e di sottobosco, bocca con polpa e acidità con sapidità finale, frutto un po’ stiracchiato. 85

Terre dei Buth Veneto Torre 2017. Fragoline e talco, floreale bianco, naso bello e invitante, palato semplice ma efficace e appena dolce senza stuccare, ben costruito. 87

Livia Fontana Rosato 2016. Da Castiglione Falletto: naso importante e intenso, menta e agrumi, bocca un po’ evanescente ma acidità ancora presente. 84

Pasini San Giovanni Rosa Green Valtenesi 2017. Da uve bio di groppello: fragoline e melograno, alloro e zucchero. Bocca ancora giovane e appena espressiva ma ottima tensione. 87

Pasini San Giovanni Il Chiaretto Valtenesi 2017 . Da groppello “vino di una notte”: colore e intensità, dolcezza di rose e ciliegie, timo e lamponi appena maturi. Bocca chiusa e ritrosa ma da aspettare con fiducia. 86+ – Pink Award in abbinamento a Ostriche marinate con pepe bianco, cetriolo e kiwi dello chef Arnaud Tabarec al Five Seas Hotel.

Terzini 2017 Abruzzo. Carnoso e intenso, selvaggio, di pancia e stile, personalità esuberante e grande presenza in bocca e nel bicchiere ma decisamente non per tutti, molto gastronomico. 87

Tenuta Roletto Brut Rosé. Metodo classico piemontese: lampone, floreale cimiteriale, succo di ribes, pittosporo e anice, bollicina fine ma che chiude su acidità e poco altro. 84

Gramma Wines Moldavia Cuvée Visan Rosé 2017. Dolcezza di vaniglia e confetto, rosa e ciclamini, bocca fine e dolce con talco e discreta sapidità. 85

Hermeziu Winery Moldavia Romania C’est soir 2016. Da uve cabernet sauvignon: rosé sottile ma sinuoso, nota fruttata e agrumata ben presente. Bocca di struttura, elegante fine e misurata, con una vena croccante che esalta la beva. 89

Etruscaia Olghina Rosato di Montepulciano Lazio 2017. Da Tarquinia su terrazze con vista mare: originale, mentolato e speziato il naso con tocchi di frutta di bosco. Bocca dritta e sicura con un gran finale in crescendo. 88

Milènico Castilla y Leon Dos Mundos 2016. Tempranillo da terreni argillosi a 900 mt slm, vigneti di 30 anni: naso quieto, dolce e intrigante. Bocca carnosa e avvolgente con sapidità a cullare il sorso mai troppo dolce, bel finale con cenno di tannino ben dosato. 90

Chateau Sainte Roseline Cru classe 2017 Cotes de Provence. Bottiglia di impatto e stile grandeur, naso fine, speziato e mentolato, ciclamino e ribes. Bocca sottile e aggraziata, bella lunghezza e acidità. 89

Chateau Sainte Roseline Cotes de Provence. Ampio delicato e fine, suadente e sinuoso, morbido e glicerico. Bocca sontuosa e ricca. 88

Buzzo Bunifazziu 2016 Corsica. Sapido e gessoso, profilo da Champagne quasi, salato e ficcante. Bocca fine e sottile, elegante più che potente, bel finale citrino e di pesca. 87

Domaine de la Bastide Neuve Perle des Anges Cotes de Provence 2016. Grenache, syrah: piccante, pepe nero e tocchi ossidativi, succulenza e forza al palato, molto deciso e per niente incline a mollezze. 86

Centovignali Frassinito Puglia Rosato 2016. Da uve primitivo e negroamaro: grande colore e ricchezza, molto arancio e frutta, lamponi e fragole. Bocca un po’ arida ma lunga: stile provenzale ricercato e in parte ottenuto. 86

Logodaj Winery Struma Valley Bulgaria 2017. Da uve melnik: note di confetto, intenso di ribes rosso e fragole, arancio e sale. Bocca sapida, mentolata, con anice e senape, ben condotta. 87

Piccoli Rosato Spumante Brut Verona. Arancio in colore e note, poi lamponi e ribes, bocca con una certa aggressività e poca dolcezza, ma si lascia bere bene. 86 – Pink Award in abbinamento con il dessert Spirito di un tiramisù con cilindro di cioccolato ripieno di mascarpone, croccante al cioccolato e polpa d’arancio di Laurent Bunel al Intercontinental Carlton Cannes.

Sēnorio de Arriezu Rosé 2017 Rioja. Garnacha: naso di pomodoro, cappero e frutto bianco, bocca di buona spinta e originalità, finale salino. 87

Possession Rosé Loire Proprietè 2016. Cabernet ricco e pieno, aggressivo, quasi ma maschile e originale, poco frutto, spezia e sale, chiusura con dolcezza interessante che ne equilibra il carattere. 86

Cantine Risveglio Puglia Sorso della Monaca Salento 2017. Da vecchie viti di negroamaro e malvasia nera: agrumi rossi, senape, e bocca cangiante, gustosa e avvolgente, con grazia e forza ben misurate, finale lungo originale e vinoso. 89

Collina dei Ciliegi Brut Rosé. Da merlot e tai rosso, metodo Martinotti: confetti e dolcezze, soffice delicato e ben confezionato, carezzevole di lamponi e fragole. 86 – Pink Award in abbinamento su Cioccolato in varie consistenze e frutto della passione di Arnaud Tabarec al Five Seas Hotel.

Collina dei Ciliegi Bardolino 2017. Bello lampante fine e delicato, bel passo e gusto ruffiano, azzeccato. 85

Cantina Museo Albea Susumaniello 2017. Un vigneto a 530 slm, ex bosco, freddo, tre ore di macerazione: fiore molto presente e tanta spezia, bocca sapida e fine. Un po’ Provenza, un po’ Puglia, bello. 88

Cantina Museo Albea Petrarosa special cuvée 2017. Uve dalla zona di Gioia del Colle: intenso, sapido e stuzzicante, grande bocca di pancia e sostanza, frutta di bosco e spezia. 87

Terreni Alla Magia Ticino Maggia 2017 Pernice. Molto “svizzero” e stretto, lunghezza e agrumi, stile sicuro e acido incalzante, ma che svela poco a poco la sua complessità. 87

Angel’s Estate Thracian Valley Bulgaria Stallion Rosé 2016. Cabernet sauvignon, syrah: intenso e floreale, bocca forzuta ma dolce e sapida, con concentrazione. 85

Angel’s Estate Thracian Valley Bulgaria Deneb 2016. Syrah soprattutto: dolce e carnoso, ruffiano ma intrigante, bella forza ma molto dolce. 84

Angel’s Estate Thracian Valley Bulgaria Angel Rosé 2016. Da grenache, merlot, cab franc, syrah: è molto provenzale, stuzzicante, sapido e fine, bel finale pepato. 87

Mora Rosa Campania Quadrigato Benevento 2016. Da barbera del Sannio (simile all’aleatico) e sangiovese: agrumi e sale, acceso e ricco, bocca a fine carriera ma curiosa e saporita. 86

Domaine de Fontenile Cuvée Alphonse 2016 Luberon AOC. Grenache e syrah: forza, sapidità, gusto e sostanza di alto livello. Bocca di grazia e forza, energia agrumata e poi lavanda e mirto, bello. 92

Domaine de Fontenile 2017 Luberon Rosé. Ha colore trasparente ma bello, stuzzicante e salino già al naso, bocca cangiante, stilosa e aromatica, finale che invoglia. 89

Domaine Vigneret Bandol 2017. Da cinsault, grenache, mourvèdre: cangiante, stiloso e accattivante con floreale lamponi e mandorle. Bocca agile e fine con lunghezza sapida che sorprende. 88

Domaine de La Petite Roche Origine 2017 Haut Layon. Biancospino e acacia, ribes rosso, dolcezza che svanisce al palato lasciando traccia acida e sapida molto netta. 87

Chateau Vaudois Cotes de Provence 2017. Esile e sottilissimo, bocca acida e pepata, struttura e gusto lievi. 83

Domaine de Fèraud Cuvèe Prestige Cotes de Provence 2017. Duro e sostenuto, ricco e sottile ma bisognoso di bottiglia, grande acidità, citrino e sapido, finale di mandarino e canditi. 89 – Pink Award abbinato al piatto di Laurent Bunel del Intercontinental Carlton Cannes, col suo Merluzzo fior di sale, tagliatelle di seppia, condimento al limone, ketchup al pepe nero con miele e patate con finocchio.

La Sanglière Cotes de Provence 2017. Ciclamino e fiori d’arancio, croccantezza e precisione al sorso con acidità dominante, persistenza di mandarino deliziosamente profonda. 90

La Sanglière Cotes de Provence Apogée 2017. Colore trasparente, bottiglia ambiziosa, molto gessoso e floreale, bocca con gusto e lunghezza da sviluppare. 88Pink Award in abbinamento con il dessert del patisser Pascal Picasse del Grand Hotel Cannes Variazione di cioccolato grand cru del Venezuela con pompelmo, crumble di cacao, salsa al cacao e biscotto spugnoso al cioccolato.

La Martinette Cotes de Provence Rollier 2017. Da uve cinsault, grenache, syrah, tibouren: intenso e cangiante, arancio e clementina, ribes bianco, bocca altrettanto intensa, di buona lunghezza e acidità. 89+

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La Martinette Cotes de Provence 2017. Da uve cinsault, grenache, syrah, rolle: fiori bianchi e acacia, tiglio e ribes rosso, pepe e resine, finale succoso e in evoluzione. 87+

Vígnoble Kennel Cotes de Provence 2017. Diafano e sottile, citrino e lamponi appena maturi, finale veloce ma sapido e agrumato. 87

Chateau le Crostes 2017 Cotes de Provence. Ribes bianco rabarbaro e sambuco, bocca guizzante e sapida, non molto complessa. 85

Ibizvin S.Laffitte 2016 Cotes de Provence. Sapido e salino, frutto scarno e sottile, dolce e piatto. 84

Chateau d’Astros 2017 Vin de Pays de Maures. Intenso e sottile, lamponi pepe e sottobosco, fiori e sale. Bocca di materia e sapidità, saporito e sfaccettato, mai banale. 88

Estandon Vignerons Reflet 2017 Vin de Provence. Da una grandissima cantina sociale (più di 300 conferitori) un vino floreale, dolce e molto intenso, bellissimo: giaggiolo e sambuco, bocca in divenire ma bella materia, acidità e lunghezza. 90

Chateau Rêva Cotes de Provence Symphony 2017. Confetto e fragola, mandarino e anice, bocca acida e ficcante, appena piatta. 86

Statti Ferdinando Rosé 1938 Brut. Un metodo classico 2013: aranciato e stanco al colore, frutta di bosco e floreale arso, sapido e piuttosto persistente. 84

Lugherino Vallepicciola 2016. Da pinot nero 100% a Castelnuovo Berardenga: carino e intrigante, bel passo e gusto, ma l’anno in bottiglia si fa sentire. La 2017 in anteprima, ma non ancora etichettata, mostra tutt’altra pasta e stoffa. 86

In conclusione, vini non facili da giudicare, quasi sempre troppo giovani o troppo passati, nati spesso per ballare una sola estate e poi dimenticarsene, quando non proprio ai limiti dell’artefatto. Le poche eccezioni, costruite per durare ed evolversi, non hanno ovviamente (visto che vengono da tutta Europa) uno stile comune, e seguire le varie idee dei produttori sulle versioni più importanti e ricercate del rosé è complicato, pure se stimolante.

In ogni caso la lezione sulla qualità è quasi sempre la stessa: se vuoi primeggiare in questo mercato il rosé dovrebbe essere il tuo vino principale, e non un’occupazione secondaria. Una lezione applicabile a qualche realtà italiana, tranne regioni come Abruzzo e Puglia, e zone come il Bardolino e Valtenesi Chiaretto (Garda), che hanno serie chance di ritagliarsi un posto al sole della Costa Azzurra, e altrove.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

8 Commenti

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Orzi

circa 7 mesi fa - Link

Lezione della quale potrebbero/dovrebbero approfittarne gli emiliani, che avrebbero per elezione LO spumante - MC o Martinotti - rosato

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

secondo me la lezione più importante non è quella sulle bollicine...ma sul fatto che se si fa dei rosati una vera occupazione per l'azienda poi i risultati arrivano...

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Orzi

circa 7 mesi fa - Link

@Andrea, condivido ed è per questo che sostengo che un rosato spumante, per caratteristiche dell'uva e tradizione enoica emiliana, possa essere il giusto(?) risvolto per una produzione dozzinalmente considerata.

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Orzi

circa 7 mesi fa - Link

Fermo restando non debba passare per completamento di gamma, come dici. Qui però si produce bollicina da sempre... dico solo che piuttosto che produrne una bianca da uva rossa (ancora ci sono resistenze "culturali" da abbattere -non vedere l'uva bianca fa ancora un certo effetto- ) o un rosso da uva rossa(questo rimarrà per ancora un bel po'), la via rimane, semplificando, davvero il rosé.

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Due domande/curiosità: lo svizzero è dalle consuete uve merlot? Un pinot grigio tecnicamente è un rosato?

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

Si lo svizzero è da Merlot. Il rosato da pinot grigio in effetti è un rosato per modo di dire, dato che l'uva a maturazione ha già il colore rosa di suo.

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Grazie!Ma poi che ne fai degli appunti di degustazione? Un grande falò in cortile o faldoni polverosi in cantina?

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

Nessun foglio, viva l'ecologia! Tutto in elettronico...

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