Perché comprare Guida alle birre d’Italia 2011


Strano popolo i birrofili. Guida alle birre d’Italia 2011 sul mercato a giugno 2010 mi mancava. Gran bel lavoro, comunque. L’illustrazione di Julia Binfield in copertina prepara ad una pubblicazione accattivante già nel formato, un 12 x 19,5 cm compatto e con spazi ben organizzati. La ricognizione di microbirrifici e birrifici italiani non ha eguali, la formula funziona e restituisce un’istantanea della birra italiana assai nitida, naturalmente focalizzata sulle produzioni artigianali. 179 produttori selezionati, 629 birre assaggiate e valutate, 55 premiate con l’eccellenza delle cinque stelle. Un dato emerge chiaramente: i due birrifici più premiati, Baladin e Birra del Borgo, sono quelli più bravi ad industrializzare la qualità. Piccolo è bello, piccolo che sa crescere è meglio. Certo, infinitesimi rispetto ai colossi industriali. Per capirci: 5500 hl di Baladin per 450.000 bottiglie e 2500 hl di Birra del Borgo per 250.000 bottiglie (parte delle produzioni va in fusto) sono nulla rispetto ai 5.538.000 hl di Heineken Italia (Dreher e Moretti varie) o ai 4.800.000 hl di Birra Peroni.

Dettagli quantitativi pesanti che però non occultano etichette di livello mondiale e novità lungo lo stivale. Tanti nomi, indirizzi e belle storie, dai produttori del week end da 5000 bottiglie a quelli con chiocciolina Slow per meriti di “buono, pulito e giusto”. La simbologia è efficace, indica colore e tipo di fermentazione delle birre, fascia di prezzo, formato e giudizio in stellette, da una a cinque. L’introduzione di Luca Giaccone annuncia una svolta nel modus operandi – visita dei birrifici al centro, degustazione delle birre in seconda battuta – apprezzabile ma priva di riscontro nei testi, impostati come nella precedente edizione. Curiosità: che fine hanno fatto gli oltre 100 microbirrifici non selezionati? Vorrei capire se le esclusioni siano dovute a scarsa qualità o altri motivi. Per dire, dovessi trovarmi davanti la campana Lemon Ale di Karma che faccio, bevo?

La modifica più rilevante rispetto all’edizione 2009/2010 riguarda i capitoli che precedono le schede dei birrifici. Niente più storia della birra, ingredienti, gusto, stili, servizio, abbinamenti ma uno spazio più ristretto dedicato a tipologie produttive (curato da Stefano Cossi di Thornbridge Brewery) e birra sul web – appannaggio di Andrea Turco, blogger del trafficato Cronache di Birra. Scelta discutibile ma forse necessaria per motivi di spazio. Mi è oscura la ragione editoriale del periodo di uscita, giugno è un mese insolito per qualsiasi guida. Non è un caso che praticamente tutte le altre escano sotto Natale. Pubblicazione consigliata a chi è curioso di scoprire il movimento artigianale, nell’auspicio che le prossime edizioni sperimentano una necessaria – visto l’aggiornamento frequente della passata edizione – sinergia editoriale col web.





8 commenti a “Perché comprare Guida alle birre d’Italia 2011”

  1. Kapakkio Kapakkio commenta:

    Già fatto notare oltre a Karma dimenticate in Campania le ottime birre del Chiostro e StJohn’s.

  2. BirraZen BirraZen commenta:

    L’importante è che sia uscita perché che uno la ami o la odi, è comunque un importante punto di riferimento o di partenza.

  3. Alessio Alessio commenta:

    Questa la nostra recensione alla guida Slow Food

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