Invecchiare bene nonostante i chili in più: Penfolds Grange 1998

Invecchiare bene nonostante i chili in più: Penfolds Grange 1998

di Sara Boriosi

Sono circondata da persone concentratissime sul proprio aspetto fisico. Ho amiche che si fanno lisciare, tirare, allungare, impastare come manzi di Kobe, strizzare con sadismo da chirurghi privi di empatia; amici per i quali le gioie dell’epilazione non hanno segreti, terrorizzati dal piatto di pasta consumato dopo il tramonto.

C’è chi si alimenta a sola insalata, chi non tocca alcol perché gonfia la faccia e sblusa i lombi, chi rinuncia a Satana per vivere una vita infernale fatta di privazioni.

Poi ci sono io, che sfinisco il sistema nervoso di chi mi è vicino elencando a mitraglietta il cahier des doléances dei danni prodotti dalla gravità che ha la meglio sull’elasticità del tono muscolare. Passo le giornate piagnucolando mentre penso a come ero venti anni fa, mi pento e mi dolgo dopo ogni pasto, però fondamentalmente non me ne frega granché, perché altrimenti non starei sempre in bilico sui ceci pronta a battermi con il nerbo ma mi darei da fare come fanno tutti, consumando cartilagini nella corsa  brucia grassi verso la ricerca della tonicità perduta.

Ma a una certa età bisogna scegliere se salvare la faccia o salvare il culo: se dimagrisce il culo ne risente la faccia, ma se manteniamo la faccia levigata da quei cinque tre chili in più il culo diventa esuberante. Siccome le due cose sono inversamente proporzionali e nella carta d’identità c’è la foto della faccia, ubi maior culo cessat.

Ho la soluzione al tuo problema di coscienza trilla il mio amico. C’è una bottiglia che vuole assolutamente onorare con me.

Quando lo raggiungo, mi aspetta un sorriso sornione accompagnato da un Penfolds Grange vintage 1998. Ha venti anni, come te ghigna sarcastico Tommaso.

Aprire la bottiglia non è semplicissimo; il tappo viene via a rate, ma alla fine vince l’abilità, e ad un primo controllo al naso ci carichiamo di grandi aspettative.

Appena lo shiraz fa il suo ingresso nel bicchiere, mi accorgo con sorpresa che il vino è semplicemente lì, per niente chiuso, profondo ma affatto cupo. Già invitante, balsamico senza eccesso. Il naso gode alla grande, e noi scodinzoliamo come due cani da tartufo.

Il primo sorso stordisce per i tannini di velluto e la freschezza di beva. Probabilmente la bottiglia avrebbe potuto attendere altri dieci anni di riposo indisturbato, ma la vita è crudele per tutti, e in sorte le sono toccati questi due bulli assetati che centellinano ogni sorso per far durare il contenuto più a lungo e scoprire le evoluzioni nel tempo di una cena informale.

A rendere memorabile l’assaggio, è l’equilibrio tra i 18 mesi di affinamento in botti di rovere americano e i restanti anni di riposo in buone condizioni: il legno non spinge più, e la speziatura non fa di questo Shiraz una cortigiana chiassosa. Cioccolato, tabacco, pepe piccante anzi piccantissimo, e tanto altro ancora in ogni sorso che rincorre l’altro, per una lunghezza infinita che ci dà la possibilità di degustare con vera calma la bottiglia.

Ma che buono che è.

A fine serata, congedato il mio amico, mentre cammino verso casa mi specchio con severità nelle vetrine del centro formulando un’unica, spietata e banalissima considerazione: ma se con venti anni in più una bottiglia può tirare fuori così tanto, perché affannarsi a dimostrare sempre un’età diversa da quella che ci portiamo sul groppone?

Chi se lo può permettere, invecchia bene. E se ci sono chili in più, li affineremo in bottiglia.

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Sara Boriosi

Da sempre vive come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, inizia a interessarsi al vino seriamente dopo l’interruzione di una storia con il proprio cavallo. Beve per ricordare, e il suo cuore appartiene ai vini del Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osserva il mondo, più dei vini le piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo fa nel suo blog e pure per Intravino. Gestisce un'enoteca della sua città, e lo fa piena di sensi di colpa.

12 Commenti

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Francesco Annibali

circa 8 mesi fa - Link

La frittata dall'altro lato dice: se è invecchiato bene allora aveva le ossa grosse. No?

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Vignadelmar

circa 8 mesi fa - Link

Sara, scusa ma ho una domandina da porti: perchè non rispondi alle domande che noi lettori ti poniamo sui contenuti dei tuoi articoli? Cioè è previsto commentare, ma di solito è "obbligatorio" rispondere ai quesiti posti dai lettori. O qualcosa è cambiato? Lo chiedo per evitare di perdere tempo in futuro.... Ad esempio io ed altri nel tuo pezzo sul Kurni ti abbiamo chiesto cose simili: "Mi piacerebbe capire cosa voglia significare: ".....inesorabilmente poco contemporaneo...." Quali sono secondo l'autrice i vini giustamente contemporanei? E quali quelli troppo contemporanei. E quelli un pochino troppo o un pochino poco contemporanei? . È un parametro di giudizio sfuggente, tipo greto di torrente. . Ciao" Ah, sabato scorso ho bevuto Kurni 1998..... .

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Sara

circa 8 mesi fa - Link

Buongiorno Vignadelmar, di solito, per mia natura, non rispondo a polemiche sterili, fini a sé, nate mostrando i canini. Soprattutto quando il post in questione nasce da un genuino dubbio, argomentato in pochi punti. Trovo che sia una inutile perdita di tempo e di energie. Vino poco contemporaneo: da un (bel) po', i vini sono freschi e slanciati, spesso in sottrazione, mai sovraccarichi. Il bodybuilding ha fatto il suo tempo, e basta essere laici, non ultras del proprio gusto per cogliere questo cambio (ormai rodato) di corso. La risposta mi sembrava così ovvia che trovavo offensivo per l'intuito e l'intelligenza del lettore doverla articolare. Ti auguro una buona giornata, pregandoti di rimanere in topic.

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Vignadelmar

circa 8 mesi fa - Link

Ho come il dubbio che confonda il tuo gusto personale, magari comune ad altri bevitori, con cio' che parte del resto del mondo beve con piacere. Poi se come dici tu è successo da un bel po'vuol dire che in molti non ce ne siamo accorti, io per primo, ma probabilmente è colpa della mia acclarata mancanza di intuito e di intelligenza. Però magari non mi manca la buona educazione.... Sul tuo invito a non andare off topic, fuori discorso, sarebbe bastato risponderci nel giusto post.....

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gp

circa 8 mesi fa - Link

Qui non si tratta di "gusto personale", elemento puramente soggettivo che non appartiene al dominio della critica (vale il detto "de gustibus non est disputandum"), ma di "canone estetico", che è un elemento chiave (anche se disputabile) della critica. Che il canone estetico al momento prevalente sia quello che dice Sara non ci sono dubbi, e un addetto ai lavori non può ignorarlo, anche se non lo condivide. Se però appartiene alla specie dei bronto(lo)sauri, non c'è da stupirsi che si riferisca a canoni retrodatati, o addirittura estinti, come se fossero ancora vivi e vegeti...

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Claudio

circa 8 mesi fa - Link

Se in "Pitch Black" un film di fantascienza un pò "scrondo" e per nulla d'essai che a me piace tantissimo un deficiente su un pianeta qualsiasi murato di alieni assassini vaga tentando di salvare prima del suo culo una bottiglia di shiraz ci sarà un motivo.

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luis

circa 8 mesi fa - Link

E buttale lì un paio di virgole!

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Claudio

circa 8 mesi fa - Link

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Letico

circa 8 mesi fa - Link

Sara, scusa, ma ho una domandina da porti: perchè non rispondi agli inviti ad uscire con noi a bere, che noi lettori ti poniamo? Cioè, è previsto invitare, ma di solito è "obbligatorio" accettare tali inviti. O qualcosa è cambiato? Lo chiedo per evitare di perdere tempo in futuro.... Ad esempio io ed altri nel tuo pezzo sul Penfold '98 ti abbiamo chiesto cose simili: "Mi piacerebbe capire cosa voglia significare: " " Culo esuberante" Quali sono secondo l'autrice i culi giusti? E quali quelli esuberanti?. E quelli un pochino troppo o un pochino poco esuberanti? . È un parametro di giudizio un poco sfuggente. Capisco che i tempi son cambiati, ma sono un laico estimatore dei culi esuberanti. Scusatemi se sono andato off topic, era per giocare in simpatia, con tutti voi, anche con il logico rigore di vignadelmar.

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Fabio Zanzucchi

circa 8 mesi fa - Link

Bello, Sara Boriosi. Bello leggere di un gran vino che secondo i canoni estetici correnti dovrebbe essere da evitare. È un vino muscolare ? Beh , si. Ma quasi quasi non te ne accorgi. Come non ci accorgiamo di qualche chilo in più in una donna, a patto che sopperisca con l’agilità dell’intelligenza .

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wineggiando

circa 8 mesi fa - Link

il Penfold Grange se ben conservato riesce a dare grandi soddisfazioni post affinamento in bottiglia. Ho assaggiato un 1991, aveva TUTTO! Su tutto mi ha impressionato ancora la presenza di una freschezza piacevole e nessun cenno di ossidazione, una bocca a tratti ancora materica ma per niente stancante anzi del tutto elegante invita a non fermarsi ad un solo bicchiere. nessun tono che avrebbe potuto ricondurlo ad un vino “muscolare”. Uno dei miracoli che in alcune occasioni il tempo fa! per fortuna!!! Mio personale augurio: spero che in futuro si smetta a “classare” i vini in muscolari/parkeriani, non parkeriani... tradizionalisti e innovatori. Naturali/tecnologici, lieviti indigeni/selezionati.. ecc ecc il vino può essere eccellente, ottimo, buono, discreto..

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Marco

circa 8 mesi fa - Link

Grange 2008 di recente messo in cantina... in attesa anche io del mio ventennale!

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