Peggio della guerra: la Trattoria da Burde è chiusa per epidemia

Peggio della guerra: la Trattoria da Burde è chiusa per epidemia

di Andrea Gori

Quindici giorni sono tanti o sono pochi? Quindici giorni fa contavamo i tavoli, ordinavamo vino e carni, progettavamo serate di degustazione. Il Covid19 era già qua e già tutto si era rallentato come per incantesimo. Noi qui, nella periferia di Firenze, stavamo rallentando ma progressivamente mentre in centro già quasi 20 giorni fa l’apocalisse turistica era già avvenuta.
La prima reazione fu un moto d’orgoglio sostenuta dall’incapacità di accettare che il mondo intero ci avesse voltato le spalle tutto insieme. Italia infetta era il claim ovunque, le nazioni facevano a gara a imporre restrizioni ai nostri spostamenti e ogni giorno non sapevamo se essere più preoccupati del fatto che non avremmo potuto viaggiare oppure del fatto che, follia inconcepibile, il paese più bello del mondo, quello dove tutti a parole vorrebbero vivere e visitare almeno una volta nella vita d’improvviso diventava da evitare ad ogni costo.

Come se il giorno prima tu fossi la reginetta del ballo e quello successivo quella tarchiata bassa e antipatica che nessuno vuole avvicinare.
Poi giorno dopo giorno si è capito che il problema c’era e che gli inviti di politici, associazioni, giornalisti e colleghi che spronavano a riempire i locali erano non solo inutili e fuori tempo ma soprattutto dannosi. Nessuno conosce bene la matematica delle epidemie ma i miei ricordi di biologo molecolare continuavano a riaffiorare con la consapevolezza ogni giorno più forte del fatto che tutto sarebbe andato peggio prima di andare meglio.

Nella testa di tutti noi si è avuto un flesso circa una settimana fa con prese di posizioni uniformi a invitare la chiusura e limitare gli spostamenti. Per noi in trattoria è stato il momento più drammatico perché siamo osti e da sempre dispensiamo abbracci, baci, accoglienza e tavoli promiscui con le persone che vogliono stare vicine e sentire gli altri attorno a se’. Essere costretti a separare le persone, mandare indietro prenotazioni e annullare eventi programmati da tempo è stata dura come commerciante, ristoratore ma anche come persona che vive di relazioni, di umanità di calore e di passione.

Un oste è un personaggio che si nutre non di cibo ma di persone e socialità e trovarsi a fare il poliziotto che tiene le persone a distanza e scongiura di non entrare  e non ammassarsi al banco per un caffè o per un bicchiere di vino è totalmente contro natura.
Il cambio di testa e mentalità definitivo è arrivato sabato scorso, di notte davanti al televisore dove pochi giorni prima tutta Italia aveva fatto le 2 di notte per vedere la finale di Sanremo ora pendevamo dalle labbra di Conte ad ascoltare il nostro destino. In molti si rendono conto che ormai tutto è deciso e non si torna indietro: dobbiamo chiudere fermarci, isolarci. Per un italiano è come una condanna a morte, persone che vivono nei bar, nei locali, negli aperitivi, in tutti i momenti che sono buoni per incontrare le persone e attaccare discorso.

Meglio così e meglio questo progressivo spegnimento di tutto, dal campionato di calcio al caffè la mattina al bar fino al gusto di stare insieme a mangiare. Rimane la famiglia o quel che ne rimane dopo anni di socialità e compagnie di amici e di bevuta diventati più importanti di ogni altra cosa.
Italia in lockdown è una tortura vera e propria ma dopo l’ultimo messaggio del nostro presidente del Consiglio è partita una consapevolezza sorprendente di popolo che tiene alle regole quando sono emesse con lucidità convinzione e con l’obiettivo preciso di cambiare un presente insostenibile.

Le persone chiedono un caffè, gli spieghi che non puoi e lì per lì la prima reazione è rabbia poi accettazione e un sorriso di compassione vera: siamo tutti nella stessa barca e remiamo insieme.
Questo lockdown e le milioni di persone imprenditori ristoratori,camerieri e sommelier che rischiano di perdere il lavoro (parlando per un attimo solo di chi vive attorno alla ristorazione) è sconvolgente assurdo, crudele e tremendo e fa tremare i polsi a pensare come sarà possibile far tornare tutto normale.
Poi capisci che “normale” ormai non è più il significato che aveva tempo fa. La globalizzazione come la conoscevamo ha finalmente trovato un forzato punto di arresto e l’Italia della ristorazione ma non solo dovrà cambiare se dovrà farsi trovare pronta al futuro.

Qualsiasi esso sia.

Oggi ho aperto il bandone di Burde perché se bar e trattoria sono chiusi, siamo aperti come alimentari e tabacchi, dal 1901. Abbiamo visto due guerre, abbiamo avuto soldati tedeschi, americani, fascisti e partigiani a chiederci sigarette e pane, siamo ancora qui e proveremo ad esserci ancora…

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

10 Commenti

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Lanegano

circa 8 mesi fa - Link

Intanto solidarietà a voi e a tutti coloro che oggi vedono il loro lavoro minacciato e precario. Qui in Emilia (per ora) nonostante lo tsunami di contagi i comportamenti sociali mi stanno sorprendendo in positivo: gli sconosciuti si salutano, le persone si sorridono e comunicano (con le mascherine, of course...) mentre fanno la fila per entrare nei pochi negozi aperti, gli atteggiamenti sono responsabili e solidali. La mia speranza è che quando finirà questa tragedia si possa essere tutti un poco più disponibili, meno divisivi e soprattutto finalmente più 'cittadini' nel senso di coscienza civica. Il Governo dovrà necessariamente (e sottolineo finalmente...) varare politiche più 'socialdemocratiche' e attente al welfare : voglio vedere chi si azzarderà per qualche anno a fare tagli alla sanità pubblica.... Speriamo di riuscire ad esercitare saggezza e lungimiranza e di non tornare a scannarci a vicenda sui temi che riguardano la nostra vita, il nostro lavoro, il nostro futuro. Ieri con la mia Signora ci siamo premiati con una Coulee De Serrant 2010 di Nicolas Joly che tenevo in cantina per qualche occasione: al netto di un alcolicità importante l'ho trovato un vino buonissimo, caleidoscopico, cangiante e molto originale. Lo abbiamo sorbito sul balcone con lo stereo che sparava musica a palla durante il flashmob di eri alle 18 : saluti, sorrisi e brindisi a distanza con i pochissimi passanti e gli altri 'musicanti' dalle loro finestre e balconi. Uno dei rarissimi momenti in cui mi sono sentito orgoglioso di essere italiano in 51 anni di vita.... Saluti e abbracci a tutti. Andrà tutto bene. E se non andrà tutto bene tireremo fuori attributi cuore e cervello per ricostruire ancora questo povero ma grande Paese.

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Vinogodi

circa 8 mesi fa - Link

...un abbraccione...vivo la tragedia della ristorazione in prima persona, siamo davvero sulla stessa barca. Finita la buriana vengo a trovarti...

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Guido

circa 8 mesi fa - Link

#AndraTuttoBeRe...

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Simone Sanguineti

circa 8 mesi fa - Link

Bellissimo articolo... Tenete duro

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marcow

circa 8 mesi fa - Link

Voglio, prima di tutto, dire che la TRATTORIA da BURDE rappresenta, per me, uno dei tipi di ristorazione preferiti. È una Vera Trattoria Italiana di alto livello, sempre più difficile da trovare in Italia, come ho detto in altri dibattiti.

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

grazie, di cuore. Davvero.

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marcow

circa 8 mesi fa - Link

LONDRA Teatro Piccadilly aperto durante gli 8 mesi di bombardamenti dei tedeschi della Seconda Guerra Mondiale. (Dal web) "Situato nel West End a pochi passi da Piccadilly Circus che rappresenta tutt’ora simbolicamente il cuore pulsante di Londra, il Teatro Piccadilly fu l’unico teatro a non chiudere negli otto mesi consecutivi di bombardamenti tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale, continuando a portare in scena spettacoli di intrattenimento come arma per scardinare le MECCANICHE DI PAURA". (Dal web) PARIGI Teatri aperti. Lo stesso avvenne a Parigi durante l'occupazione tedesca della seconda guerra mondiale. SAN PIETROBURGO Teatro Aleksandrinskij. Aperto durante l'assedio di San Pietroburgo dei tedeschi durato 29 mesi e dove persero la vita da 1,6 a 2 milioni tra civili e militari(dati storici): (Dal web) "Per SOSTENERE IL MORALE degli abitanti il Teatro musicale allestiva spettacoli nel palazzo sede del Teatro Aleksandrinskij. Nei giorni dell’assedio, 29 mesi, il celebre pianista sovietico Dmitrij Shostakovich compose la Settima sinfonia di Leningrado, diventata poi celebre in tutto il mondo" (Dal web) __ ITALIA marzo 2020 Andrea Gori: "PEGGIO DELLA GUERRA: la Trattoria da Burde è chiusa per epidemia" Chiusi TUTTI I TEATRI ITALIANI Addirittura anche Maria De Filippi sospende una delle sue "celebri" trasmissioni, che hanno cambiato l'Italia e... gli italiani. Conclusione: Certamente quello che è successo nella seconda guerra mondiale è mille volte più tragico. Ho portato degli esempi "storici"(veri) che dimostrano che, in situazioni drammatiche, i TEATRI ERANO APERTI. Per sollevare il morale. Accontentiamoci della TV. C'è il Grande Fratello Vip. E poi c'è INTERNET. ... Anche il Web sta cambiando velocemente... il mondo. In questo senso faccio mio il titolo di Andrea Gori: "Peggio della guerra".

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Andrea Gori

circa 7 mesi fa - Link

quanto hai ragione...

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EDOARDO SQUILLARI

circa 7 mesi fa - Link

Il miglior peposo della mia vita. Vivessi da quelle parti verrei a ritirarlo da asporto... In bocca al lupo, quando sarà finito sto casino trovo una scusa per venire a Firenze e mangiare di nuovo da voi!

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elle

circa 7 mesi fa - Link

sottoscrivo! a presto!

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