Parlare di vino naturale è confrontarsi con la lettera di Giovanna Morganti, nient’altro

di Alessandro Morichetti

Giovanna Morganti è una produttrice chiantigiana che adoro. “Naturale”, diremmo sapendo che l’etichetta non precisa abbastanza. Ha pubblicato una lettera sul sito del Consorzio Vini Veri, quasi in risposta al nostro post “L’idiozia di due fiere naturali separate dovrà finire prima o poi“. È una lettura rivolta ai vinoveristi ma direi fondamentale per qualsiasi appassionato, produttore e venditore di vino. Riportiamo il testo per intero. Buona riflessione.

Semino la veccia di Sicilia, il piacere di portare alle Boncie materia di una terra che sento forte e familiare. Che fatica! Il cuore batte nelle orecchie e penso che una seminatrice sarebbe utile. Ma poi ricomincio: come potrei rinunciare al gioco del seme che rimbalza sui sassi? Lavorare così è il mio lusso. Rincuorata nel fare un gesto antico come il mondo, cammino e semino. E mi placo. Tutte le volte che esco dalle Boncie per partecipare a una manifestazione sui vini naturali torno piena di pensieri, spesso rabbiosi, e allora ho voglia di comunicare dare sfogo cercare il confronto… Ho bisogno di seminare e poi è importante raccontare la storia, per non perdere la memoria, seppur di fatti recenti.

Sintesi. Nei primi anni duemila Fabrizio Niccolaini cerca contatti con produttori che sono come lui “artigiani”; alcuni già biologici altri per la strada, tutti hanno rifiutato le regole dell’enologia industriale. Incontra Stanko Radikon, Nico Bensa, Angiolino Maule, Dario Princic, Walter Mlecnik, Kante e inizia con loro un periodo di conoscenza e di scambio. Decidono di unire le forze e partecipano insieme al Vinitaly. In una delle serate veronesi assaggiano una bottiglia della Coulée de Serrant, scoprono quel vino e scoprono che Nicolas Joly ha fondato un movimento di vignaioli, la Renaissance des Aoc che ha lo scopo di «garantire ai consumatori, nella bottiglia, l’originalità di un luogo particolare». Tale garanzia è ottenuta rispettando le relazioni fra i quattro elementi: calore, luce, acqua e terra. Le regole sono scritte nella carta di qualità, non è obbligatorio essere biodinamici ma i maggiori rappresentanti dell’associazione lo sono.

In Italia l’agricoltura biodinamica è ancora materia da iniziati. L’associazione per l’agricoltura biodinamica è strettamente legata all’associazione antroposofica, che è molto lontana dalle vigne e dal vino e, soprattutto, dai produttori. Nel gennaio 2003 Sandro Sangiorgi, nella sede di Porthos, invita Nicolas Joly a tenere un seminario. Nascono altri contatti. Ricordo con emozione quelle due giornate, il seme era stato buttato. Fabrizio, Angiolino e Stanko chiedono di entrare a far parte di Renaissance, vengono accettati e, come dice Fabrizio, «è un opportunità». Certo è l’opportunità di unirsi a produttori già noti, di presentare i propri vini all’estero, insomma di essere credibili in un momento nel quale il vino italiano sta navigando verso altre rotte.

Renaissance organizza al Vinexpo di Bordeaux un padiglione separato, invitando produttori di tutta Europa. Arriva anche Luca Gargano che, cogliendo bene l’«opportunità», collabora attivamente alla creazione di un evento italiano. Nicolas Joly consiglia la costituzione di un’associazione italiana, nel 2004 nasce Vini Veri. I soci fondatori sono Fabrizio, Stanko, Angiolino e Giampiero Bea. Prende corpo l’idea di Villa Favorita e Vini Veri cresce. Fabrizio comprende che per dare forza al movimento si devono coinvolgere produttori credibili di territori riconosciuti. Arrivano Baldo Cappellano e Beppe Rinaldi. La rete si allarga quasi casualmente: Dario Princic, Nico Bensa, Walter Mlecnik, Stefano Bellotti, Alessandro Sgaravatti, Ezio Trinchero, Camillo Donati, Beniamino Zidarich, Marco ed Eleonora Casolanetti, Paolo Vodopivec, e me. Ognuno con motivazioni diverse ma tutti consapevoli di avere molto in comune.

La naturalità è data per scontata, tuttavia per cominciare a definirla e a comunicarla viene scritta una regola. Nel 2004 la prima edizione di Villa Favorita. A parte le difficoltà organizzative e alcune divergenze tra di noi, la manifestazione funziona. In quel momento, pur tenendo presente l’importanza di «un fare sano» in vigna e in cantina, cresce la necessità per l’associazione di ampliare il significato di esistere. Joly non si fida più dell’impronta biologico-dinamica di Vini Veri e decide di delegittimarci incaricando Bellotti di costituire l’associazione Renaissance des Aoc Italia, che diverrà referente del gruppo francese. Discussioni interne, diversità caratteriali e di progetto determinano la rottura con Angiolino, che decide di fondare VinNatur; Camillo lo segue. In sintesi, è la vera storia di Vini Veri.

E ora il presente. Abbiamo più volte tentato il dialogo con le altre associazioni. Con Reinassance, anni fa, abbiamo scritto la «carta dei sentimenti», un riconoscere l’essenza comune: «la testimonianza della vitalità del vino non può essere limitata al confronto fra naturale, biologico, biodinamico; le scelte che abbiamo compiuto, tutti indistintamente, sono nate dal rispetto per il territorio, per le relazioni umane, per noi stessi. Sono frutto di un rapporto viscerale con la terra, sono sentimento prima che formazione». Ma poi, a chi interessa? Continuo a seminare, anzi sento la responsabilità di averlo fatto.

Penso a Baldo, alle chiacchierate sulle inutili definizioni e sull’importanza delle parole “tradizione” e “patrimonio”. Consulto il vocabolario etimologico. Tradizione viene da trans-dare: consegnare al di là, oltre. Indica una trasmissione nel tempo, una consegna, il passaggio di qualcosa alle generazioni successive. Patrimonio viene da pater: è l’insieme dei beni che qualcuno prima di noi, ad esempio il padre, ci ha lasciato. Qualcosa che diventa tuo e che tu lascerai, a tua volta, in trasmissione (o tradizione) ad altri.

È il presente che mi sfugge: prima di pensare a che cosa posso lasciare, devo sapere quello che ho. È indubbio che possiamo trans-dare solamente la sostanza, ciò che è vero. Il carattere chiuso, lo stare in silenzio di chi ha scelto di fare l’agricoltore entra in collisione con le tante chiacchiere, con i tanti salotti, con tutto il fenomeno dei vini naturali, con chi ne parla da grande esperto, con chi è arrogante e giudica usando percentuali di stima personale. E i produttori cosa fanno? Fanno salotto. E le richieste? Un tavolo, per favore. Voglio un tavolo e lo voglio qui, e là, e magari anche al Vinitaly: il presenzialismo è ossessivo. Tutto è naturale… Io sono più pulito di te, eticamente molto più pulito, e finanche più contadino.

Un presenzialismo ossessivo e un confronto spesso sgarbato con gli altri in relazione a quale tavolino hanno scelto. Non c’è altra critica. La cosa ci sta scappando di mano, forse è già andata. Vini Veri ha la responsabilità di tutelare quel seme, di custodirlo perché il frutto maturi e il seme possa di nuovo germogliare.

Giovanna Morganti

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

41 Commenti

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Complimenti alla signora Morganti, per il suo vino in primis e per la coerenza logica espressa. Conosco personalmente produtori dell'una e dell'altra fazione, li sento tutti accomunati su tre punti chiave: trasmissione della tradizione, rispetto dell'ecosistema (naturalità, ecosostenibilità, etc. etc.), necessità di confronto oggettivo sulla materia (il gusto e le caratteristiche del vino risultante), scarso interesse per etichette che separino i "puri" dagli "impuri"... insomma, possibile pensare le stesse cose e dividersi?

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Francesco

circa 8 anni fa - Link

Eh si, la storia della sinistra italiana è tutta un pullulare di gruppi e gruppetti sempre più puri, finchè arriva quello più puro che ti epura, come diceva Nenni. Nel vino stanno lottando per togliere questo triste primato alla morente sinistra italiana

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Lorenzo

circa 8 anni fa - Link

Stupenda lettera...non c'è da stupirsi vista l'autrice, una delle anime combattive e intellettuali del Movimento naturale. Ma scusate, non sarebbe interessante organizzare magari a Cerea, con Maule ospite, un "faccia a faccia" pubblico Morganti vs. Maule nel quale si possano confrontare le ragioni delle due fazioni? forse così si potrebbe giungere a un chiarimento e perchè no a ritrovare l'unità smarrita.

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Che bravo , Lorenzo! Ottima proposta.

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Lorenzo

circa 8 anni fa - Link

ma verrà presa in esame, Silvana? O i particolarismi avranno un'altra volta la meglio?

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Caro Lorenzo@, io non so se verrà presa in considerazione; però è importante che lei/tu abbia fatto la proposta. Insomma credo che provocare il dialogo sia un'azione importante, anche se non si ha immediatamente successo. I muri vengon giù poco alla volta.

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Ruggero Romani

circa 8 anni fa - Link

concordo totalmente

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roberto

circa 8 anni fa - Link

Ma perché non diciamo la verità? Ovvero che Maule (Unico che fa esperimenti e spende soldi per la ricerca) e Bea (tante chiacchiere e basta) non si sopportano?!?!?! Perché non diciamo che dal prossimo anno Bea ha invitato i partecipanti alle due manifestazioni a sceglierne solo una dato che chi andrà a ViniVeri non potrà partecipare anche all'altra manifestazione!!?!?!?

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roberto

circa 8 anni fa - Link

E come sempre, quando qualcuno dice una cosa sensate e vera il Dott.Morichetti non risponde mai!

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Colleoni Marino

circa 8 anni fa - Link

Cara Giovanna Un commento ai tre o quattro ultimi capoversi di questa tua lettera. Elogio alla matematica. Il vero senso delle parole è tale solo quando ne conosci il significato vero. Sei brava, molto brava Giovanna. Ti ho compreso totalmente. Ma vedi, la bellezza, per noi ospiti di questo Mondo, è, nella uguaglianza, la diversità. Siamo tutti uguali ma nel contempo diversi. Ecco il senso di Vini Veri, di Vinnatur ecc, niente più di questo. E' il momento di fare o di non fare? Tempo al tempo. Ti aspetto alle Sante Marie, così come promessomi a Roma. Tanta serenità Marino Colleoni

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

Bella lettera. Triste, in qualche modo. Ma ancora non riesco a coglierne appieno il rumore di fondo, a dire il vero. Per questo mi piacerebbe parlarne con calma a Cerea. Per capire dove stiamo andando... Certamente, però, la semina a mano procura una sensazione meravigliosa, ancestrale, ed è forse un buon punto si partenza...

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Pasquale

circa 8 anni fa - Link

Interessante... In questa discussone però, forse, bisogna incominciare ad aggiungere dei pezzi che mi sembra in pochi scaraventano sul piatto ... Occuparsi di agricoltura vuol dire occuparsi del mondo e del modo in cui viviamo e delle trasformazioni che questo implica; significa fare e ragionare di cultura, economia e politica. Significa lasciare aperti gli orizzonti e guardare con rispetto e attenzione alle mobilitazioni sociali che scuotono questa Italia sedata, pensiamo alla rage che ha scosso Roma lo scorso 14 dicembre o le strade di Rosarno all’inizio del 2010. Guardiamo con rispetto a loro e a tutti quegli spazi e a quelle esperienze culturali, sociali, economiche, autonome e autogestite che cercano di scavalcare l’eterno anno zero del welfare state Italia. Non è un caso che La Terra Trema nasca in provincia, fuor di metropoli. Non è un caso che La Terra Trema senza sponsor e patrocini, senza finanziamenti pubblici o privati abbia dato la sua piccola, bella scossa al mondo dell’agricoltura e del vino ... (da uno scritto preso sul sito laterratrema.org) E che i vignaioli incomincino a parlarsi, proporre e produrre porgettualità!

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Scusa Pasquale ma qui siamo all'onanismo intellettivo all'ennesima potenza! Tu giustamente citi ma chi scrive forse è il caso che si dia una sana "attitude adjustment". l'agricoltore produce, è il suo mestiere! E' spinto a produrre qualitativamente da un mercato al quale si rivolgerà per vendere i suoi prodotti. Più vende più guadagna, più guadagna più può permettersi una vita serena (non parlo di arricchirsi... anche se non ci vedrei nulla di male in ciò) fatta di alcuni piccoli comfort e di ulteriori investimenti per rendere il proprio prodotto un punto di riferimento della categoria merceologica. Voler ogni volta inserire in un ciclo produttivo ASSOLUTAMENTE SANO E SERENO una caXXo di ideologia sinistrorso anarchica è qualcosa che fa rabbrividire! Possibile mai non si riesca a strappare dalle mani di una dottrina FALSAMENTE egalitaria alcuni principi che dovrebbero interessare qualsiasi persona ragionevole e di buon senso? L'esasperazione di questi principi porta, come vedi, a fratture e conrapposizioni anche all'interno di chi si vorrebbe fare paladino dei suddetti; ancora vogliamo seguire questi pessimi maestri? Si rassegnino i predicatori del vento: gli agricoltori esistevano da millenni prima del loro avvento ... e gli sopravviveranno

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Sono d'accordo. Mi fa paura (e un po' schifo) quella 'politica' che tenta di appendere il cappello al lavoro degli altri. Troppo comodo farlo con chi produce artigianalmente e (si pensa) non ha le forze per 'apparire' sulla scena socio-politico-economica. Prima ti cantano la loro vicinanza, poi ti mandano quelli che devono succhiarti i soldi. Accade da 'destra' a 'sinistra' in modo davvero bipartisan. (In Italia ci sono un milione di persone che vivono di politica, alle spalle dei contribuenti).

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franz

circa 8 anni fa - Link

Si, basta politica, non disturbiamo la contemplazione poetica... ma fare vino non e' economia e quindi politica? sapete le condizioni dei lavoratori agricoli, e non parliamo di rosarno, ma dei vigneti che producono le bottiglie da 50 euro? Che una giornata di lavoro chini su guyot da 40 cm non basta a comperarne una? che si e' pagati a ore, precari a vita, senza ferie, permessi o festivita'? che si lavora in nero? Ci si scandalizza di marchionne quando la terra e' di fatto in mano a questi feudatari della peggior specie, che distruggono l'ambiente e sfruttano gli operai. falliscano loro e i loro vini di merda (anche se di ottima qualita') io sono un operaio agricolo, e dico ben venga la lotta di classe anche nel vino! collettivizzare le terre!

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

se tu sei un operaio agricolo e conosci datori di lavoro che fanno lavorare in nero dovrebbe essere tuo dovere denunciarli, e le conseguenze per loro sarebbero pesantissime. Ma come al solito si spara sul mucchio, senza fare nomi, cosi' e' piu' facile poi dire amenita' del tipo "collettiviaziamo le terre". Il contratto di lavoro per i lavoratori agricoli e' per l'appunto un contratto di tipo nazionale, che prevede all'interno della retribuzione anche il TFR, e prevede il lavoro avventizio perche' come tutti sanno i lavori agricoli sono stagionali. Non sono schiavi, e almeno da me, sono tutti assunti regolari. Dio come odio questa retorica stantia.

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roberto

circa 8 anni fa - Link

Non posso dare torto a Franz!!!

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

franz@, se lei è un operaio agricolo maltrattato, tiri fuori i nomi, anziché citare Rosarno a capocchia. Sono proprio quelle sparate lì ad aver fatto il loro tempo. Qui - tra l'altro - stiamo parlando di gente che conosce benissimo la fatica della terra (e della cantina), perché di solito si tratta di gente che lavora artigianalmente. Ma anche se non fosse così; se fossero 'padroni', quale sarebbe il problema? Ripeto (e mi associo al commento di gianpaolo@) se ha da fare denunce, le faccia. A tanti capita di lavorare a qualcosa che non ci si può permettere: chi costruisce le Aston Martin dovrebbe lagnarsi perché non se ne può manco permettere una? Oppure bisogna smettere di costruirle? Oppure bisogna collettivizzarle?

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franz

circa 8 anni fa - Link

sparate? 6.40 euro netti l'ora sono sparate? allora lo sono anche le analisi di mercato, il mercaptopentanone, i vini naturali, questo blog, annessi e connessi Le persone che conosco, che lavorano in fabbrica o nei supermercati, quando sanno delle mie REGOLARI condizioni di lavoro rimangono esterrefatti! I lavori sono stagionali... ok. e le aziende di manodopera che tra vendemmie, verde, potatura ecc fanno lavorare la gente tutto l'anno pensate che assumano i lavoratori fissi? Perche' poi i periodi in cui non lavoro devono essere parzialmente pagati (e i contributi?) dall' inps senza spese per il ddl? parliamoci chiaro, gli imprenditori agricoli sfruttano da sempre un serbatoio di manodopera a basso costo (soprattutto immigrati), che tale deve rimanere. Perche' non abbiamo speranza di una stabilizzazione? perche' non abbiamo diritto a ferie, 13ma, 14ma, a una paga dignitosa? forse perche' i nostri soldi vanno via in presse pneumatiche, aquisto di tenute in giro per il mondo, cantine come San Pietro? il problema e' porsi un orizzonte di giustizia sociale, cosa che interessa per questiuoni di CLASSE all'operaio, e non al padrone. Il problema non e' il nero, il problema e' il regolare. sono anche i sindacati che firmano sti ccnl.

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

qui si arriva al delirio, e alla disinformazione. Il contratto degli avventizi contiene gia' in quota le il tfr e la tredicesima e la quattordicesima mensilita (tra l'altro sconosciute nel resto del mondo, provate a spiegare ad un inglese che in Italia si pagano 14 mesi all'anno). Gli immigrati prendono esattamente la stessa paga degli italiani, e non potrebbe essere differente ovviamente. I contributi si pagano sia per i dipendenti a tempo indeterminato che per quelli a tempo indeterminato. Ma la cosa piu' delirante e' quella che le aziende non assumerebbero gli operai a tempo indeterminato perche' altrimenti dovrebbero pagarli anche se non lavorano: e per quale bizzarro motivo dovrebbe avere personale assunto che non lavora, per beneficenza? Certo, la paga oraria netta (che pero' come tutti sanno rapprenta solo il 60% di quella lorda effettivamente pagata) di un operaio comune agricolo non e' alta, ma e' anche un lavoro che ha una specializzazione tra le piu' basse. Le cose cambiano se uno e' operaio agricolo specializzato (tutti quelli che conducono macchine agricole ad es.) o super (si dice cosi). Io posso solo dire che da me ci sono anche persone assunte a tempo indeterminato, perche' e' tutto nell'interesse dell'azienda tenere persone valide a lavoro. Se uno vale trovera sempre qualcuno che lo valorizza, e' cosi che va il mondo. Per altri invece c'e' la lotta di classe, l'odio sociale insomma.

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Gianpaolo, solo perchè tu ti comporti correttamente, non puoi accusare di delirare e disinformare chi porta esperienze dirette che vanno in altra direzione. E poi due domande : se sei costretto a lavorare per brevi periodi non continuativi, non dovresti avere diritto ad una paga mediamente superiore? Poi parli di operai non specializzati, ma tu lasceresti il destino della tua vigna in mani inesperte sperando che dio te la mandi buona?

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Sono di nuovo d'accordo con gianpaolo@. Sono tempi duri per tutti; ho avuto una piccola esperienza come datore di lavoro ed è stata burocraticamente allucinante e costosissima. Capisco pure che fare l'operaio agricolo sia pesante, resto dell'idea però che il call center è peggio (ed è peggio pagato). Invece di strattonare i 'padroni' (quelli corretti), bisogerebbe prendersela con le punizioni che lo stato infligge a chi dà lavoro, rispettando le regole e le persone.

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franz

circa 8 anni fa - Link

lascia stare il discorso personale. secondo te il trattamento dei lavoratori agricoli e' equo, secondo me e' un furto (come dice un mio collega, no certo un comunista, "qui si lavora per la gloria"). Chi ha seguito la nostra discussione ha gli elementi per giudicare. 8.61 LORDI comunque (sulla mia busta vedo 8.58 che diventano netti i 6.40 che ti dicevo) lavorare in un supermercato o in fabbrica al confronto e' grasso che cola.

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franz

circa 8 anni fa - Link

io sarei anche laureato con 107, da 5 anni sono a tempo determinato e al livello comune, su una cosa hai ragione, non resta che la lotta di classe ma con che faccia mi vieni a dire che ho la 13ma, 14ma, ferie e festivita' comprese in 6,40? ma mi pigli pel culo? si sono tempi duri, per pochi ogni tanto, per la maggioranza SEMPRE poi fate la retorica "denunciali!", ma pensate che quelli che pagano in nero non si parino il culo con quella gran trovata dei voucher? lavori 40 ore e te ne segnano 5 (esperienza personale: lavori 3 mesi e ti segnano 3 giorni, inculandoti anche la disoccupazione, ma tu sei buono e zitto, speri che ti rinnovino se no sei di nuovo a casa e invece no...), e poi a fine mese gli dici le ore a voce, come fai a dimostrare di aver lavorato, ti fai un film?

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

tutte cazzate, se vuoi dimostrarlo lo dimostri come ti pare, ci sono mille modi, e stai sicuro che l'ispettorato del lavoro non e' schierato dalla parte dei datori di lavoro. Se hai le palle denuncia chi si comporta in modo illegale, invece di stare a piagnucolare sulla lotta di classe. Se sei laureato e da 5 anni non riesci a trovare nulla di meglio che un lavoro sottopagato da operaio agricolo e per di piu' in nero prova anche a domandarti se sia sempre colpa degli altri.

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

Questa e' la retribuzione degli operai agricoli nella provincia di Siena, anno 2009: 6° livello (ex Comune ) Paga oraria 6,60 terzo elemento 2,01 TOTALE 8,61 TFR 0,57 Il terzo elemento compete agli operai a tempo determinato quale corrispettivo dei seguenti istituti riconosciuti agli operai a tempo indeterminato e calcolati su 312 giorni lavorativi: festività nazionali e infrasettimanali 5,45% ferie 8,33% tredicesima mensilità 8,33% quattordicesima mensilità 8,33% totale 30,44% Proprio come dicevo sopra, senza avere l'intenzione "ma mi pigli pel culo?" nessuno. Quindi, la paga non e' 6,40, e' in realta' 8,61 (puo' cambiare secondo le province,ma di poco). E questa e' la paga del livello piu' basso, ovvero coloro che "Appartengono a quest’area i lavoratori addetti a mansioni generiche e semplici, non richiedenti specifici requisiti professionali." Tutto chiaro, tutto regolato e ultraregolato dalla legge. Tutto il resto, il conflitto sociale, la collettiviazzazione delle terre e tutta la retorica associata ognuno se la potra giudicare per conto suo.

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Miriam

circa 8 anni fa - Link

Ma essere insoddisfatti della propria situazione lavorativa non implica essere incapaci, non specializzati e quant'altro! I discorsi di Franz non mi sembrano "deliranti", e non è neanche un fatto di pura retorica di "lotta di classe" fine a sé stessa, si tratta di constatazioni oggettive.. Il mondo non è tutto "viviamo in una valle verde" in cui ognuno – rispettando la gerarchia sociale - collabora con cordialità e buonsenso a creare un Prodotto migliore, bisogna assumere anche la consapevolezza che questo rispetto in alcune realtà agricole viene a mancare (la butto così: sarà normale lavorare 13 ore al giorno ogni giorno nei periodi di vendemmia? Fa molto Rosso Malpelo.. E avere un contratto nuovo ogni 2 mesi?), soprattutto se c'è qualcuno a raccontarcelo. Perchè non ascoltarlo anzichè dargli del frustrato piagnucolone?

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

Insoddisfazione va bene, invocare la collettivizzazione delle terre e la lotta di classe perche' non si e' contenti della paga sindacale mi sembra una sonora c.....a. Lamentarsi di essere sfruttati e pagati a nero, oggi in Italia, dove basta una dimenticanza anche minima e formale per prendere multe da svariate migliaia di euro da parte dell'ispettorato del lavoro, per non parlare del penale, e non denunciarlo a chi di dovere mi sembra ancora peggio.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

P.S. "E che i vignaioli incomincino a parlarsi, proporre e produrre progettualità!"... PRODURRE PROGETTUALITA'!!!! pensavo che un ossimoro del genere fosse sparito con gli eskimo... se non fosse tragico sarebbe ridicolo

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

...e i "progettifici" hanno fatto il loro tempo, da tempo. Prima, provare a passare la giornata in un campo, per sentire da vicino l'effetto che fa.

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Andrea Pagliantini

circa 8 anni fa - Link

Produrre progettualità come se fosse antani. Mi piace molto questa idea di produrre intenti, progetti, convegni e tavole rotonde sul tema vite, vino, sostenibilità ecc. Nel frattempo il settore è con le mele a diacere per terra e le viti per pagare chi campa in vari modi nel settore dovrebbero sfoderare due vendemmie l'anno.

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RAMPAVIA

circa 8 anni fa - Link

Questa lettera conferma quello che si sapeva. In estrema sintesi prevale il terreno (nel senso delle cose di questa terra) sull'ideale. Antipatie, progetti divergenti e interessi commerciali oscurano la meta. Questa è l'attuale realtà del mondo "naturale". Detto questo confesso che ho avuto una fitta al cuore quando Giovanna Morganti ha citato la prima edizione di Villa Favorita. Si respirava entusiasmo e personaggi come Joly (relegato in un angolo) ci insegnavano che il suo vino andava bevuto dopo molte ore dall'apertura, ci si capiva anche se si parlavano lingue diverse, si scopriva un nuovo modo di fare vino.

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Giuseppe Ratti

circa 8 anni fa - Link

"passare la giornata in un campo, per sentire da vicino l’effetto che fa" E si, caro Fabbretti e compagnia bella dovreste passare proprio un po' di giornate nei campi a lavorare. Vi da proprio tanto fastidio quando i vignaioli incominciano a pensare e vi tagliano fuori!

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

a me non da fastidio. Forse lo da a te... vengo da una famiglia di contadini e tutt'ora ho parenti che lavorano nel settore agricolo e alimentare, con apprroccio ecosostenibile, con prodotti di eccellenza nelle marche, di cui non faccio nome visto che detesto forme di pubblicità anche indiretta. Non c'è bisogno di impugnar bandiere per far bene il proprio mestiere... ma tu continua pure a produrre progettualità

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Davide Bonucci

circa 8 anni fa - Link

Mi sembrano due esagerazioni: iperprogettualità o rinuncia totale a mettere bocca. Penso che i produttori possano esprimente un minimo il loro punto di vista, dare un piccolo contributo organizzativo alla filiera e alla macchina che ruota attorno al vino. Proprio perchè è dal loro lavoro che dipende tutto. Mi pari che molti traggano beneficio dal loro lavoro e spesso sono i piccoli produttori quelli che faticano per niente o per le briciole. Perlomeno prospettare un riequilibrio dei ruoli, dove chi produce è in primo piano e la parte burocratica-commerciale ne riconosce e ne rispetta le problematiche. Al momento la parte produttiva è all'angolo, da tutti i punti di vista. Se si incazzano un po' fanno il minimo che chiunque farebbe al loro posto... Detto questo, le frammentazioni non sono molto utili. Lo sforzo dovrebbe essere quello di cercare di semplificare i problemi. 2-3 manifestazioni contemporanee possono diventare un problema, ad esempio...

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Paolo Cianferoni

circa 8 anni fa - Link

Il mio punto di vista è semplice, ed è colto da Giovanna in alcuni passaggi. L'esempio da tramandare è il lavoro e il sacrificio e credere veramente in quel che si fa, nella vigna, in cantina... partecipare ai salotti lo può fare con continuità chi se lo può permettere ed ha tempo da dedicare. Personalmente preferisco dedicare il mio tempo in vigna, sul trattore, in cantina, dentro le botti... come mi pare anche Giovanna. E forse la verità, semplice, è solo qui. Purtroppo occorre vendere per sopravvivere e questa è la nota dolente, perchè costringe alla frammentazione, se non a volte in ambiguità. Se si potesse svincolarsi sufficientemente dal dover vendere, l'unità sarebbe superiore e i risultati potrebbero essere superiori. Uniti si vince.

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kenray

circa 8 anni fa - Link

scusate arrivo solo ora. ho avuto un fine settimana da incubo. leggo sta roba e....scoppio a ridere. "In Italia l’agricoltura biodinamica è ancora materia da iniziati" maddai. siamo ancora a naturalisti vs manipolatori genetici o chimizzatori ossessivi? la signora, che non conosco ma credo assolutamente in buona fede e molto convinta, scrive, e Bacco mi perdoni, che l'acqua calda sta per essere scoperta. non per amor di polemica ma per convinzione tengo a puntualizzare le seguenti cose: i vini sono manipolati tanto quantro qualsiasi prodotto alimentare conosciuto. dal grano ai pomodori. i consumatori stanno diventando sempre più consapevoli che mangiare naturale senza additivi è sinonimo di mangiare meglio e sano. però... però sappiamo tutti che i consumatori consapevoli sono una minoranza in italia e nemmeno tanto organizzata. sappiamo che la gente vuole prima il prezzo poi la qualità, almeno nel 90% dei casi. il prezzo non si ottiene ne "progettando progettualità" ne destinando risorse alla ricerca agroalimentare ma industrializzando (e sapete come) la produzione. quindi si mangia e si beve merda il più delle volte. la scuola non insegna nulla le istituzioni latitano e il fai da te impera. quindi è la domanda di prezzo che induce a produrre con costi e sempre più bassi e meno qualità. ci fossero più soldi la tendenza si invertirebbe credo. apprezzo lo sforzo e ringrazio la signora che ha tutta la mia stima, sia chiaro. speriamo continui cosi e non demorda mai. personalmente però mi preoccupo di più del pane dell'acqua e della carne che consumiamo. meno delle tavole rotonde sul vino delle manifestazioni contemporanee e dissociate e meno ancora degli intellettuali da salotto alcolizzati cronici. sul vino vivaddio qui ho alcuni amici che me lo garantiscono ed io mi fido ciecamente di loro. sono uno snob privilegiato selezionatore di prodotti alimentari e posso permettermerlo anche grazie al mio elevato potere d'acquisto. molti altri, moltissimi, tirano la cinghia e prendono quello che possono. e comunque 70 anni fa tutti sti pipponi sulla naturalità non c'erano. solo che si produceva meno a prezzi più alti e si mangiava anche meno, tutti. la vera domanda a mio avviso è: riusciremo a produrre tanto cibo naturale ovvero senza appestarci e far mangiare tutti i 6 miliardi di persone che intasano la geosfera o no? riusciremo a consumare il giusto senza sprechi e senza nuclearizzarci per un tozzo di pane? io penso di sapere la risposta addendum tutto questo c'entra una fava? forse.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Ken, grazie per essere stato serio una volta tanto: "riusciremo a produrre tanto cibo naturale ovvero senza appestarci e far mangiare tutti i 6 miliardi di persone che intasano la geosfera o no?". Linko un articolo letto su L'Espresso proprio ierisera http://espresso.repubblica.it/dettaglio/la-genetica-ci-sfamera/2147267/12 . Solo l'inizio è esplicativo "Entro il 2050 saremo 9 miliardi. Tutti da sfamare. Ma non con un pugno di riso: buona parte del mondo che se la cavava con pochi cereali, i grandi paesi emergenti, Cina, India e Brasile, oggi chiedono una tavola come la nostra, qualità e maggiore varietà; e il consumo di carne in Cina è più che raddoppiato in vent'anni arrivando agli attuali 50 chili l'anno pro capite."

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Vinogodi

circa 8 anni fa - Link

... io farei particolare attenzione comunicativa , tanto per cominciare, sulla terminologia con cui si etichettano certi movimenti , se proprio non si vuol fare la figura della minoranza etnica da salvaguardare più che da promuovere . Scemenze come "Vini Veri" ( ecchè , tutti gli altri producono "vini finti?) oppure "Vini Naturali" con tutte le triple A annesse a me fa venire una gran tristezza e la sensazione di un tentativo di entrare in un mercato altrimenti abbastanza precluso per scarsità di risorse promozionali o incapacità personale commerciale . Non mi piace girarci attorno e nel contempo fare nomi e cognomi per capirci meglio . Affermare l'esclusività di naturalità di un movimento , significa mettersi contro una schiera di produttori simbolo di qualità che hanno fatto la storia dell'enologia italiana . Con che credibilità? Forse che Biondi Santi , Conterno , Quintarelli , Tenuta dell'Ornellaia , Incisa della Rocchetta , Giacosa , Gaja , DalForno, Massolino , Voerzio , Martino (Manetti), Soldera , Martini di Cigala e centinaia di altri grandissimi produttori sono solo avvelenatori impenitenti o , nella migliore delle ipotesi, sofisticatori della peggior specie? Io rifletterei un attimino anche se ho sempre avuto simpatia per i Panda e i Mohicani...

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Lorenzo

circa 8 anni fa - Link

Ascoltate, nella lettera c'è tutto, altro che le opinioni di chi sta gon Gaja e di chi crede di essere ancora nel sessantotto...la Morganti ha scritto una lettera VERA come il vino che produce: non piacerà a tutti, normale e ovvio, però è lo scritto di una produttrice seria che analizza le cose in profondità e che è avvezza ad agire e prendere posizione cioè ad avere il coraggio di traslare le proprie idee in fatti tangibili. Mi ripeto, la strada maestra è quella di un confronto franco e trasparente tra le fazioni.

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