Paris, Texas – un viaggio in bottiglia

Paris, Texas – un viaggio in bottiglia

di Angela Mion

Paris, Texas – film del 1984. Ebbene sì, Paris è una città del Texas.

Prima di vedere il film pensavo fosse la storia di qualcuno che partiva da Parigi in treno ed arrivava in Texas in autostop. Se sparisco immaginatemi in un’impresa simile.

Ora siamo in sosta perpetua, stesso civico da un anno ma non per questo io non ho più viaggiato. A parte ascoltare la radio in macchina parcheggiata davanti a casa sognando una frontiera o vedere l’oblò della lavatrice girare immaginandomi nella stessa rotta verso l’Australia, i viaggi più belli e lontani in questi 12 mesi li ho fatti in bottiglia.

Ci si scivola dentro in un attimo, non serve neanche fare la valigia: si, lei, la parte più difficile del viaggio.

Allaccio le cinture sulla mia poltrona blu, cavatappi e calice: partiamo.

Italia – Spagna, si atterra a Barcellona spendendo poche lire. Il primo viaggio che vi propongo con l’AA Anonimo Ancestral  – Partida Creus è a casa di Antonella e del marito Massimo in Catalogna. Il loro viaggio è partito da Torino diversi anni fa e continua in Spagna producendo vino. Le loro bottiglie sono visionarie e fuoriclasse. Fermentazioni, macerazioni, tutto all’insegna del naturale e dell’autoctono. AA è una bolla rifermentata: una bella bolla. Esco con la testa dal bicchiere e mi trovo una terra prossima al mare, cotta dal sole, profumata di erbe aromatiche e vento che pulisce e spettina. Energica, stuzzicante, piacevole. Spensierata e veloce. Vorrei vivere così. Olé.

Dalla Catalogna già che ci sono pendo un volo ed atterro in Portogallo. Credo sia una delle mete più ostiche da raggiungere. Mai un volo economico, se vuoi le isole sei spacciato. Lo sogno da una vita di andare a Funchal – un puntino nella costa Nord-occidentale dell’Africa. Così a Madeira nell’attesa di andarci in barca a remi vi ci porto con un Madeira della storica azienda Barbeito.

Un Meium seco – Rainwater reserva. Ah, questo viaggio in calice è una meraviglia. In ciascuno dei suoi sorsi chiudo gli occhi e sento il vento che soffia, vedo le botti esposte al sole, il selvaggio di un’isola piena di vegetazione, la sapidità del mare che si attacca alla pelle e penetra le botti, il graffio della terra vulcanica, la meccanica dell’ossidazione. Caramello, frutta secca, erbe e fiori; ma anche canditi e sale. Sferzante e fresco vince sulla dolcezza. Non è troppo romantico, medium dry, ma si fa amare. Torna a trovarmi mi sussurra al termine di ogni incontro.

Da Madeira la nave sbarca a Lisbona e da Lisbona un volo diretto è verso la Francia dove fermenta un pezzetto del mio cuore sempre. Stappo ed entro, coi miei piedi a bagno sulla Loira in un giorno di pioggia. Fa freddo ma non lo sento. Didier Chaffardon, St Jean des Mauvrets – dipartimento Maine e Loire.

– Chenin! J’arrive. Due bottiglie, avevo voglia di sentire parlare francese. Il suo Chenin da vecchie vigne, L’indolent, scisto e argilla sotto ai piedi, l’uva è raccolta matura con due anni in barrique. Il vino è goloso, perché punirsi troppo? Ci senti il minerale alle radici, ci trovi l’uva matura, il profumo del giallo, l’eleganza dell’accento francese. Ma non è ancora tempo di tornare: Didier sfida la consuetudine con L’arcane à sucre. Chenin e botrite, alchemico. Ti trovi a camminare in mezzo alle vigne dal fusto basso e nodoso. Stavolta splende il sole e lo zucchero ti seduce, caldo e profumato di primavera, i fiori sotto ai piedi e l’erba verde, l’armonia in meno di 9 gradi. Bon voyage.

No, non torno! 12 mesi in casa io il viaggio lo continuo. Tanto dalla Francia puoi arrivare ovunque!

È un altro aereo quello che prendo e mi fa atterrare lontano dalle traiettorie di sempre: Macedonia.

La Macedonia greca: ti lasci la capitale Salonicco alle spalle e sali. Valli e montagne. Ho bisogno di caldo e di nessuno che mi dica cosa devo fare. Questa terra la dovete scoprire. Con Jason Ligas giocherei facile ma di sue bottiglie non ne ho più. Cambio tappo: si viaggia con il ‘Shadow Play‘ dell’azienda Kamara. Il vitigno è un mio amato: l’Assyrtiko, qui in purezza. Chiudo gli occhi: ci metto naso e bocca e cuore e mi sveglio davvero in Grecia. Quella dell’entroterra distante da tutto, quella del sole e della vegetazione bassa secca profumata. Il sale è spinto dal vento che immagino ed ascolto soffiare ed asciugare.

Ci sono profumi di frutta matura, canditi, tante tante erbe aromatiche e balsamiche. Fresco e croccante ma allo stesso tempo espressivo e pieno di un varietale intenso e deciso. Ti senti, sul camminare in queste terre d’estate, ti senti il calore scivolare addosso e il sole pungere, sotto ai piedi impolverati la terra calda e sassosa. Moderno e rock, su queste terre scommetterei tutto. (Bevetelo da soli che finisce subito.)

Ricevo un sms da casa:

– quando torni?

– sto via ancora qualche giorno, ho perso l’ultimo treno. (Il treno? Mah.)

Da Salonicco piazzo un salto ben assestato a gamba tesa e plano in Sicilia a piedi pari. Sfioro l’Etna senza morire e stappo un Notti stellate di Davide Bentivegna. A me questa bottiglia è piaciuta molto. Un salto mano nella mano in una notte stellata alle pendici di un vulcano d’estate. Il rosso della lava brilla, vigore e corpo. Goloso, tanti frutti: rossi, blu, gialli, verdi, viola; maturati in una terra aspra e piena di energia, l’eleganza indiscussa del Nerello mascalese. Ogni sorso si racconta e ti rilassa, generoso e lungo. I luoghi troppo turistici non mi sono mai piaciuti. Sappiatelo aspettare.

Dalla Sicilia tutta salita: in Veneto devo arrivare.

Inforco la bici da corsa perché di punti nella patente ne ho gran pochi e si sale, senza troppe tappe. Sono sfinita, ho pedalato come una dannata e per la legge di Murphy che non mi molla mai ovviamente il vento è contro sempre.

Cerco ristoro a pochi chilometri da casa, dagli Urali soffia il Burian e ho bisogno di un sorso di buono, qualcosa che mi sollevi corpo e mente. Faccio l’ultimo sforzo, l’ultima salita per arrivare a Villaga dai Sièman: sudo ma ne vale la pena.

Sièman? In dialetto sei mani: tre fratelli, un’unica scelta di vita chiamata terra. Vino e birra quello che creano, con testa e cuore e tanta giovane determinazione ed umiltà.

Tai rosso in me come un mantra: eccolo, l’Occhio al rosso 2019. Lo divoro. È più caldo e muscoloso il ‘19 ma che vi posso dire, è straordinario. Simpatico, spigliato: Tocai rosso, residenza Colli Berici ti dice immediatamente con l’accento Vicentino. Mentre lo bevi borbotta che è figlio di uva sana, di rese misurate perché lui non è una questione di quantità, che attorno a lui volano le api e le farfalle e in cantina rinasce una seconda volta. Un po’ di caldo e la giusta maturazione lo vestono di carattere e forse di un grado in più, ma non lo snaturano, continua a parlare Vicentino. Mi diverto, sono orgogliosa di sentirmi a casa.

Occhio al rosso, certo, occhio perché una bottiglia non basta ma che me ne importa borbotto, tanto sono in bicicletta.

Il mio gatto rosso è seduto sul tappeto come una sfinge e mi guarda con insistenza, mi sento osservata.

– Cosa vuoi? 

Hai ragione penso, ti ho rubato il posto sulla tua poltrona blu.

Sono molte altre le tappe che vorrei aggiungere e infinite ancora quelle che spero di poter scoprire ma io ora il passo lo cedo a voi.

Se avete una sosta da annotare scrivetela, sarà gradita. Grazie e buon viaggio sempre!

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Angela Mion

Veneta, classe 1981, studi giuridici e azienda di famiglia. La svolta cubista arriva quando ormai maggiorenne incontra il vino: Sommelier, Master Alma-Ais ed altre cose in pentola. “Vin, avec toi on fait le tour du monde sans bouger de la table”. Bucolica e un po' fuori schema con la passione per la penna, il vino, il mondo e la corsa. L’attimo migliore? Quello sospeso fra la sobrietà e l’ebbrezza.

6 Commenti

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Letico

circa 2 settimane fa - Link

Brava Angela, il tuo scritto si fa leggere con piacere. Mi hai fatto venire venire voglia di andare all' AA, lo farò.

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Lanegano

circa 2 settimane fa - Link

Non lontanissimo dalla tappa vicentina magari un salto da Meinklang, in Austria, per uno sbarazzino calice di Prosa : rosè da pinot nero rifermentato dal colore ciliegia luminoso, di gran beva e sottile, colmo di fruttini puntinati da una carbonica gentile. Entra appena abboccato, finisce sapido. Un vino sottile, allegro e disimpegnato ma aggraziato ed elegante. Tutte cose di cui abbiamo bisogno, di questi tempi. Saluti.

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Ferretti

circa 2 settimane fa - Link

Angela mi prenoto per il prossimo viaggio...

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Francesco Fabbretti

circa 2 settimane fa - Link

Come hai fatto a farti piacere AA poi me lo spieghi. Bolla semi-inesistente e gusto tutto giocato tra volatile e bitter amaro. Vabbeh che Intra ha una filosofia pro viticoltori che "lo fanno strano" ma elogiarlo addirittura mi pare un filo troppo

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Siro

circa 2 settimane fa - Link

Di strano c’è solo il volatile e il bitter amaro

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domenico farina

circa 2 settimane fa - Link

Complimenti. Bell'articolo, mi hai fatto venire voglia di bere AA, Anzi lo ordino subito.

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