Nouvelle vague: 7 vini rosé da perdere la testa

Nouvelle vague: 7 vini rosé da perdere la testa

di Antonio Tomacelli

Ogni anno compilo su Intravino la lista dei rosé per l’estate ma, siccome l’abitudine uccide anche l’amore, quest’anno cambio tutto e invece del listone vi consiglio solo quei cinque o sei rosati per cui potrei fare una sciocchezza. E tutti gli altri? Tranquilli, il resto dei negroamari e compagnia bella vivacchia tra surmaturazioni e salassi, stanno tutti bene e ogni tanto mandano una cartolina alla famiglia, ma se volete rischiare un brivido dietro la schiena seguitemi, anzi, leggetemi.

Gabry, Colli di Salerno igp aglianico 2017 – Lenza Viticoltori
Aglianico rosato frizzante metodo ancestrale: devo dirvi altro? Sì, che è secco, goloso e dissetante come pochi ed è un “col fondo”. Vino gastronomico, di quelli che accompagnano spigole e formaggi senza soluzione di continuità: un tempo si sarebbe detto “da tutto pasto”. La cantina è giovanissima e fossi in voi la terrei d’occhio: la versione senza bollicine è altrettanto buona, come pure il resto dei vini della maison. 87

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Pescarosa, Puglia igp nero di Troia 2017 – Cantina Elda
Cantina minuscola a Troia, nata sull’onda del successo del vitigno omonimo, che già rivendica il suo posto nella Puglia vinicola. Belli tutti i vini (ne riparleremo altrove) ma questo rosé, in particolare, colpisce per carattere e stile. My two cent: il Nero di Troia è un grande vino rosso ma le soddisfazioni più grandi le avrete in versione rosé e bianco, magari metodo classico. Guarda caso Cantina Elda ha pure una bella variante con le bollicine bella come il rosone di una cattedrale. Say cheese! e abbozzate: questi fanno sul serio. 87 al fermo e 88 al metodo classico.

Susumaniello Salento igp 2017 – Masseria Li Veli
Del Susumaniello non abbiamo ancora scoperto niente. È un grande vitigno da rosso ma in questa versione rosé lascia a bocca aperta. È una macedonia di arance, lamponi e ribes spruzzata dal limone e condita con una punta di sale. Al naso, per contrasto, è autunno pieno di fichi e spezie. Tridimensionale con teletrasporto su di una spiaggia del Salento. 86

Pontelama, Castel del Monte doc nero di Troia 2017 – Ognissole Tenuta Cefalicchio
La rinascita di una cantina pugliese va festeggiata con un nero di Troia rosé fermentato e affinato in anfora di terracotta. Lamponi, ribes rosso e scarica di adrenalina quando arriva al cervello quell’accenno di tannini. Vino difficile da dimenticare per pulizia e rigore. Un cristallo di quarzo liquido e miglior rosé assaggiato nel 2018. 90

Terra Cretosa, Puglia igp aleatico 2017 – Borgo Turrito
Dell’aleatico pugliese non si parla mai abbastanza, eppure è la doc regionale pugliese. Le versioni in rosé si contano su una mano sola (e avanzano dita) e questa di Borgo Turrito è tra le migliori. Se vi piacciono i rosé potenti, alla vecchia maniera, Terra Cretosa fa per voi. Pompelmo rosa, melograno e una sottile nota di bergamotto che ritorna succoso in bocca. Se fosse un comfort food sarebbe una carbonara. Non so se rendo. 87

Tramari, Salento igp primitivo 2017 – Cantina San Marzano
“Dai produttori del Sessantanni”. I vignaioli del primitivo hanno cominciato tardi a imbottigliare rosé ma, occhio, ché questi imparano in fretta. Il Tramarì non ha nulla delle dolcezze di famiglia ed è affilato e salino. Naso di rosa e foglie di agrumi, poi mirto e frutta fresca. Centratissimo e saporito. 88

Angelina igp Basilicata aglianico 2017 – Tenuta le Querce
Un altro gradito ritorno, questa volta dalle parti del Vulture. La Tenuta Le Querce, dopo anni di silenzio, sfodera una serie di vini all’altezza del terroir. Impressionante questo rosé freddo e algido, tagliato nella pietra lavica. Al naso sa di rosa canina e melograno, in bocca ha tannino, agrumi e freschezza da vendere. Sale e vulcano, che meraviglia! 89

Conclusioni: questi sette vini rosé non rappresentano solo i migliori della loro categoria ma una nouvelle vague, una sterzata decisa che questi vini, soprattutto in Puglia, dovrebbero dare. Sono rosati freschi, vivi, a volte astringenti ma mai seduti e ossidati. Parlo soprattutto con voi, produttori salentini, che tentate da sempre di conquistare mercati e consumatori: a salassare marmellate da 15 gradi alcolici non si va da nessuna parte.

Il rosato merita dignità.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

5 Commenti

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Orst

circa 2 settimane fa - Link

Il Pontelama è di Cefalicchio o Castel del monte? Si trova il 2016 con tenute Cefalicchio... stesso prodotto? Stesso produttore di Castel del monte? Sapete dove si possono trovare maggiori riferimenti?

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Orst

circa 2 settimane fa - Link

Chiedo perdono, era scritto...cancellate o insultatemi

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Andrea

circa 2 settimane fa - Link

Molto molto notevole anche il rosato di Bonavita....

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Marcovena

circa 2 settimane fa - Link

...questa volta ( solo questa, prometto!) mi dissocio e poiché mi piace vincere facile, scommetto su Sant'Isidoro di Maria Pia Castelli, per far colpo sulla ragazzina easy easy sotto casa e sul Tauma per provarci con la vostra Sara!!

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EnoGrastroTot

circa 2 settimane fa - Link

Barrosu Rosato Giovanni Montisci Mamoiada Docet!

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