Nord, sud ovest, (sud) est: i terroir di Montalcino prendono forma e sostanza

Nord, sud ovest, (sud) est: i terroir di Montalcino prendono forma e sostanza

di Andrea Gori

La zonazione e la corsa verso il cru che pare ineluttabile in alcune zone del vino italiano, non è una marcia trionfale in tutto lo stivale. Ci sono tanti territori, anche illustri, che frenano e fanno resistenza più o meno motivata e Montalcino è certamente l’esempio più eclatante. Dal punto di vista dei risultati è di una efficacia innegabile: comunicazione incentrata su annata e paesaggio, grandi nomi e grandi produzioni che lasciano spazio a piccoli, convenzionali, naturali, biodinamici e la possibilità di sviluppare brand senza appunto appesantire la comunicazione con nozioni di microclima, climat, microterroir, versanti e quant’altro.

Secondo lo scrivente, un approccio vincente e quasi necessario fino ad oggi, ma che comincia a mostrare i suoi limiti nel momento in cui il clima prende la deriva del surriscaldamento globale. Basta girare in auto a Montalcino una sorprendentemente mite serata agostana per rendersene conto.

In poco meno di un’ora attraversiamo il comune vitivinicolo più grande d’Italia in compagnia di Andrea Lonardi, direttore tecnico di Bertani Domains con un dichiarato debole per il territorio ilcinese dove opera con l’azienda ValdiSuga. Partiamo da sud-ovest con il celebre vigneto Spuntali (in realtà quasi una tenuta a sè con 15 ettari su 4 lieux dit diversi) acquistato nel 1988, uno dei vigneti più celebri della denominazione che diventa presto anche una delle etichette più premiate.  Si resta abbacinati dalla bellezza del tramonto vista Maremma con l’orizzonte che si perde lontano sui vigneti di Castello Banfi, Col d’Orcia e Argiano.

Sotto i nostri piedi un suolo di evidente origine marina con una grande componente sabbiosa, presenza di detriti marini e resti fossili più lapilli di origine tufaceo vulcanica, tutti elementi rintracciabili in etichetta e soprattutto sotto le scarpe dopo una breve passeggiata. Tira vento ma il calore e l’esposizione solare fanno si che qui si raggiungano le temperature più alte a Montalcino e le ore di sole e la sommatoria termica siano da record. Sono tutti elementi che spiegano benissimo perché sia tra i primi vigneti ad essere vendemmiato ogni anno. Nel vino si traduce in note di macchia mediterranea, fichi secchi, frutta in confettura, note “assolate” che fanno parte dell’imprinting globale del Brunello di Montalcino. C’è poco da fare, per adesso, l’idea del Brunello nella mente degli appassionati di una certa età è questa e si riesce appena a scalfirla.
vigneto poggio al granchio versante sud est montalcino val di suga
Ripartiamo nel nostro tour e attraversiamo tutto il versante sud passando a sud-est, la zona dominata dall’Amiata via via attraversando i vigneti di Lisini e altri storici produttori per arrivare a Sant’Antimo, passando oltre il bivio per Poggio di Sotto e poi Mastrojanni per ripartire infine verso Nord passando sotto TerralSole (tra i vigneti più belli della DOCG), Le Macioche e sull’altro lato della SP55, Casisano Colombano (di recente acquisizione da parte di Tommasi dalla Valpolicella).
Qui le valli sono strette, le escursioni termiche importanti, la pendenza quasi moselliana in certi frangenti. Siamo adesso sempre in fronte all’Amiata e passiamo tra Fattoria dei Barbi, Le chiuse di sotto, San Polo e San Polino per poi sbucare in un vigneto davvero meraviglioso ovvero Poggio al Granchio, il regno del galestro e del vulcano, tra i più alti della zona.  È il galestro qui che rende il sangiovese sapido e ne affina i tannini anche senza la prolungata permanenza in legno, il tutto mantenendo e sviluppando un frutto carnoso e irresistibile grazie all’escursione termica importante, la presenza del bosco attorno e la sorveglianza stretta dell’Amiata lassù.
Raccogliamo pezzi di galestro e lo sfogliamo lamella per lamella ed ad ogni strato pare di scoprire un nuovo livello di complessità che il vitigno può raggiungere qui, un filone che hanno cominciato in pochi a sfruttare (ci vengono in mente Cerretalto di Casanova di Neri, Giodo di Carlo Ferrini, entrambi odiati dagli appassionati radicali dello stile antico celebrato da Spuntali e simili) ma che rappresenta uno dei futuri possibili del Brunello di Montalcino, uno di quelli però per i quali è urgente la revisione del disciplinare perchè tenere questo frutto 2 anni chiuso in una botte è un peccato mortale.
Torniamo verso la cantina Val di Suga posta sul versante nord, una delle cantine che chiunque, arrivando a Montalcino da Buonconvento, può ammirare in una posizione speciale sotto il borgo e con i 23 ettari circostanti compresa Vigna del Lago. Qui il clima si può definire continentale, umido e freddo, altitudine media  280 s.l.m. e il suolo è costituito da marne argillose di origine pliocenica, che si alternano a terreni galestro-argillosi e masse di alberese. I vini che ne risultano sono in genere meno alcolici, con meno colore, tannini fini e sottili e nasi che insistono su floreale, agrumi come il chinotto e la ciliegia in versione molto pinotteggiante con chiusura sapida intrigante.
Apriamo le porte della cantina, suddivisa e ripartita per sottozona e per vigneti con un progressivo spostamento da barrique alla botte grande e un uso particolare dei torchiati, vini DOCG ottenuti da spremitura di vinacce particolarmente ricchi in tannino e lunghezza gustativa, una nota importante per dipingere la sinfonia del Brunello ogni anno. Gli assaggi partono da Montepulciano e arrivano al Motuproprio, summa dei sangiovese aziendali passando per la gamma dei cru di Brunello attualmente in commercio (2013) e assaggi di botte delle 2015 e 2016.
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Nobile di Montepulciano Santa Caterina DOCG 2015
Ciliegia, prugna e mentolato, oliva e spezie, vino scattante e pronto, dolce e saporito. Chiusura dal bel tannino aggraziato più pepe e resina, ammandorlato, fresco, diretto e saporito. 89
Brunello di Montalcino Vigna al Lago 2013
Amarena e ciliegia, fresco e muschioso, frutto rosso e nero di bosco, chinotto lieve, elegante e femminile. Chiude sapido e sottile ma con grinta ed energia che completano benissimo l’esperienza. 92
Brunello di Montalcino Vigna Spuntali 2013
Ben in evidenza le note “sudiste” di goudron, garrigue, rosmarino a dipingere il classico bel Brunello che tutti riconoscono, molto classico anche il frutto di amarena e confettura di prugna, arricchito di note di rosmarino, anice e finocchio e la terziarizzazione da botte grande a completare. Sontuoso e imponente, ricco e austero, ma il lato mediterraneo lo rende anche aggraziato. 90
Brunello di Montalcino Poggio al Granchio 2013
Complesso, sfaccettato e ricco, spezia e chinotto, pieno, deciso, complesso e carnoso con tocco agrumato e pepato, una espressione di Brunello in effetti particolare, che spazia tra note marine sapide e altre ben più carnose, con un tannino pieno, ricco e deciso a sostenere il tutto. 94
Brunello di Montalcino Vigna al Lago 2015
Tocco soave ma ben ricco e pieno come l’annata consente, prugna, ciliegia, torrefazione, poi mirtillo, senape e more ma anche leggero e arioso con rimandi balsamici. Ricchezza elegante che in bocca lo rende caldo e saporito, con finale di  frutto visciola e menta, succosissimo e fine. 95+
Brunello di Montalcino Spuntali 2015
Già riconoscibile e territoriale con mix di garrigue e frutto sotto spirito, tannino molto presente, vino ricco e caldo, carrube, tamarindo, mediterraneo, stile carignan, bello solido e polposo. 92+
Brunello di Montalcino Poggio al Granchio 2015
Il frutto è ancora ben preso da legno, ma la densità e la polpa al sorso sono bellissime, sopratutto perchè note fumè e speziate lo completano a dovere, e in più il tannino è ricchissimo e fresco. 94+
Brunello di Montalcino Vigna Al lago 2016
Vino piccante, animato e fresco, elegante con lamponi e succo di ciliegia, squillante e ricco, delicato e soave, con una femminilità al suo massimo assecondata dall’annata sublime. 95+
Brunello di Montalcino Spuntali 2016
Anche in questa fase embrionale è vino riconoscibile e netto, speziato e mediterraneo, bello solido ma il frutto imponente è già ben mitigato dalle note marine. 92+
Brunello di Montalcino Poggio al Granchio 2016 grande magma olfattivo con tratti mediterranei, agrumati, frutto rosso e nero ma già screziato di agrumi, erbe aromatiche. Acidità e ricchezza  che in bocca rivelano un frutto polposo e bello, luminoso e ampio, un vino meraviglioso e già pronto, di una lunghezza impressionante, forse l’alba di una nuova Montalcino che non piacerà a tutti. 97+
Motuproprio Igt Toscana Sangiovese 2013 vino in edizione limitata non ancora in commercio, assemblaggio dei migliori sangiovese delle tre tenute a scelta dei direttori di cantinaÈ vino di eleganza fine e cangiante, sapido e saporito, mentolato e con un finale grintoso che alterna momenti nordisti a momenti “sud” in un compendio stimolante e saporito con una lunghezza agrumata che incanta. 95

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

4 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Caro Andrea, ma con questi caldi ti pare il caso di rientrare su una roba torrida come la zonazione? Lassa perde, è caldo anche il Morichetti a momenti more per essere uscito.

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

infatti pubblichiamo oggi per testare la capacità di attirare attenzione... se lo leggono anche oggi vuol dire che il bisogno di parlarne è ENORME! ;-)

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

No, è enorme solo il rompimento di ...... di una richiesta continua, assillante e ripetitiva di una cosa che non vogliamo e non ci serve. L'abbiamo detto mille e mille volte, che palle. Mi sembra come quando ogni "esperto" del globo insisteva che "dovevamo" tagliare il Brunello, che "era ineluttabile", che "i tempi erano maturi" e simili bischerate. Lo volevano "tutti", ma noi si è votato e all'85% abbiamo detto no. Voto segreto, per cui ognuno poteva esprimersi in piena libertà. Risultato? I "tutti" avevano torto marcio, il Brunello così come è è al vertice del mondo mentre tutti i vini dove i "tutti" sono riusciti a imporre le loro formule banali sono....... O sbaglio?

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Andrea Gori

circa 2 mesi fa - Link

tanti grandi territori del vino sono diventati grandissimi proprio assecondando le richieste del pubblico, altri lo sono diventati fregandosene. Di certo, come ho scritto nell'articolo, fino a certe dimensioni la sottozona può essere più un intralcio alla comunicazione che un reale valore aggiunto. Ma da lì in poi la strada può cambiare...

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