Non vorrei dire “noi l’avevamo detto” ma: noi l’avevamo detto. Fabrizio Bindocci presidente del Consorzio Brunello

di Fabio Cagnetti

L’aruspice Morichetti l’aveva caldeggiato poco più di due anni fa, e tanto tuonò che piovve: dopo le dimissioni del Cav. Ezio Rivella, il CdA del Consorzio del Brunello di Montalcino ha eletto –udite udite- all’unanimità Fabrizio Bindocci nuovo presidente.

Bindocci è direttore dell’azienda Il Poggione dal 1999, agronomo ed enologo da più di sette lustri. Un’azienda che rappresenta la storia di Montalcino, dato che la famiglia Franceschi fu tra le primissime a credere nel sangiovese in quest’area: quello del Poggione fu uno dei quattro campioni di Brunello di Montalcino presentati alla Fiera di Siena nel 1933. Numerose verticali storiche di questo Brunello ne testimoniano il valore: il 1955 è uno dei più grandi vini mai prodotti a Montalcino. Oggi Il Poggione è, dopo Banfi, una delle aziende di maggiori dimensioni a Montalcino, con circa 200.000 bottiglie di Brunello e 150.000 di Rosso di Montalcino. Ma, cosa che avviene raramente, riesce a mantenere una costanza qualitativa notevole, e anche i puristi la additano ad esempio virtuoso per la capacità di coniugare quantità e qualità, nel nome del sangiovese.

Il neoeletto Bindocci ha dichiarato: “Oggi il Brunello ed il Rosso di Montalcino stanno andando molto bene sul mercato, in modo particolare su quello internazionale. Dobbiamo consolidare questo trend positivo agendo in modo integrato su tutti i versanti: produzione, promozione, distribuzione e commercializzazione.

Un traguardo che solo facendo sistema, unendo tutte le forze del territorio, si può raggiungere. La votazione di quest’oggi va letta proprio in questo senso, nel segno della continuità rispetto a scelte che hanno portato risultati veramente apprezzabili in un momento non certo facile in tutti i settori. La sfida è importante anche perché nei prossimi anni si decide il futuro della nostra presenza in mercati molto importanti come quelli emergenti”.

Anche se è rassicurante sentire che il Rosso di Montalcino stia andando “molto bene” soprattutto sul mercato internazionale, un po’ preoccupa quel parlare di “continuità” dopo i tentativi di modificare il disciplinare del Rosso, ricordando che, dopo l’ultima votazione, proprio Bindocci dichiarò: “Montalcino (con questo voto, ndr) ha perso la grande opportunità di avere due Rosso che avrebbero soddisfatto tutti i mercati”.

Dall’altra parte, andando a guardare in casa sua, non solo i vini di Bindocci rappresentano – barrique o non barrique – in modo inequivocabile la tipicità del Brunello, ma sono stati fatti certificare da un ente terzo con sede in Norvegia per garantirne la sangiovesità al 100%, come raccontato nel profetico post linkato più sopra. Insomma, verrebbe da dire che razzoli meglio di come predichi, cosa buona e rara.

Staremo a vedere cosa ci riserverà il futuro, ma rispetto all’era Rivella permettetemi di dire che da sangiovesista e oltranzista del Brunello tradizionale i miei sonni sono almeno un po’ più tranquilli.

6 Commenti

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Montosoli

circa 7 anni fa - Link

Vediamo quanto riuscira' questo nuovo incarico.....

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Gabriele Succi

circa 7 anni fa - Link

Ma Bindocci non è quello che voleva il Rosso di Montalcino "Santantimizzato" (cit. Franco Ziliani)? :roll:

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Stefano Cinelli Colombini

circa 7 anni fa - Link

Ha portato in assemblea questa proposta per il suo ruolo di vicepresidente. Peró Bindocci è anche quello che nell'etichetta del Rosso di Montalcino della sua azienda scrive la certificazione di purezza del sangiovese. Una vecchia domanda; uno è ciò che dice o ciò che fa?

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Fabio Cagnetti

circa 7 anni fa - Link

esattamente quello che intendo con "razzolare meglio di come si predichi"... c'è anche la speranza che certe dichiarazioni fossero ispirate dall'essere il vice di Rivella.

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Rossano Ferrazzano

circa 7 anni fa - Link

La qual cosa aumenterebbe e non diminuirebbe l'ambiguità politica del nuovo Presidente. Motivo per cui credo sia meglio aspettare e vedere come impegnerà il tempo del suo mandato, da Presidente e non da produttore, da Presidente e non da vice. Peraltro è questione di pochi mesi, a meno che non ci sia anche a Moltalcino un qualche debito sovrano in procinto di franare e minacciare la sopravvivenza dell'intera denominazione da un giorno all'altro, penso sarebbe opportuno che si dedicasse all'ordinaria amministrazione. Che sarebbe missione tutt'altro che limitativa, considerato quanto poco si fa in Italia sul fronte della promozione e della comunicazione, tanto per dirne una.

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Andrea Pagliantini

circa 7 anni fa - Link

Di promozione, comunicazione e antani vari se ne fanno anche troppi perdendo di vista la qualità assoluta deve essere dietro un' eccellenza di vino come il Brunello e non riducendolo ad una denominazione di milioni di bottiglie commerciali.

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