Non so se sia il vino a rendere le persone speciali

Non so se sia il vino a rendere le persone speciali

di Sara Boriosi

Ho conosciuto Clelia un paio di mesi fa e di lei mi ha colpito la presenza: affusolata, atletica, imponente. Con quelle spalle e quel portamento può aspirare al ruolo di imperatrice del mondo – e non è detto che non lo diventi; invece gestisce la cantina di famiglia, alle porte di Perugia. Diretta schietta e disarmante, racconta la sua vita tra i filari come se fosse la cosa più semplice del mondo, noncurante del fatto che molti suoi coetanei (io per prima quando avevo la sua età, e allora c’erano le lire) si sentono ancora nel pieno dell’adolescenza nonostante i trent’anni e l’imperativo biologico di trovarsi a gestire le prime vere responsabilità. Clelia è gravemente fidanzata: il suo compagno è un giovane uomo di poche parole e modi diretti, che la supporta e la adora con rara pazienza. Tra un innesto in vigna e una trasferta per fiere, lui l’ha voluta portare a scegliere un anello che suggellasse il loro amore e lei di fronte a tanta caparbietà non si è tirata indietro; ma quando ha scoperto che il prezzo dell’anello scelto era l’equivalente del costo di una diraspatrice seminuova, ha obbligato il fidanzato a cedere all’acquisto di quest’ultima al posto dell’inutile monile.

Leonardo è un uomo grande, grosso e pieno di tatuaggi, piercing e dilatatori di lobi. Un tipo che un padre come il mio non vedrebbe di buon occhio per la sua figliola, e poco importa se anche la figliola in questione è grande grossa e in altri tempi pure in età pensionabile: troppi ricami su quel corpo imponente, chissà che passato ha avuto uno così. Leonardo è un uomo dal garbo fuori moda, gentile e premuroso come pochi altri, e la sua storia passa anche attraverso i centri sociali. È cresciuto nella ristorazione e per questo motivo si è innamorato del vino, studiandolo seriamente, fino a diventare docente FIS e lavorare per un’importante distribuzione del centro Italia. Senza mai togliersi i piercing o nascondere i tatuaggi, sempre fedele alla sua immagine poco convenzionale. Leonardo è un uomo grande e grosso con un cuore direttamente proporzionale alla mole. Non potendo avere figli e volendo colmare con tutte le forze il suo naturale desiderio di diventare padre, ha deciso di intraprendere la strada sfiancante dell’adozione, con le tante difficoltà che una scelta come questa può comportare; prima fra tutte la solidità della coppia. Ora non è raro vedere Leonardo in compagnia di A., un ragazzino siberiano con gli occhi da cucciolo di lupo; quando la scuola lo permette, è il piccolo a voler accompagnare suo padre in giro per lavoro. E non si capisce se sia più felice il papà o suo figlio. 

Eleonora ha gli occhi malinconici e un sorriso che sembra quello di Heather Graham, che a sua volta somiglia a Candy Candy; per proprietà transitiva dunque Eleonora sembra Candy Candy. Pure i colori sono simili: pelle chiara costellata di lentiggini, capelli biondi con i boccoli, sorriso candido. Elena sorride appena può, ed è sempre divertita nonostante la sua sia una vita che si potrebbe definire sfiancante, costellata da figli, matrimoni che diventano buone amicizie, una famiglia di origine a suo dire piuttosto problematica e, per non farsi mancare nulla, una vita sentimentale tumultuosa – per usare un eufemismo. Dunque Eleonora si è ritagliata la sua zona di decompressione dedicandosi anima e cuore al lavoro come export manager per una importante cantina, e riesce a costruire equilibri difficilissimi facendo  combaciare trasferte di lavoro con pause dalla vita quotidiana per dedicarsi alle improbabili avventure che gli impegni in giro per il mondo le offrono; vitali per alleggerirle il carico emotivo a cui è sottoposta. Ci chiamiamo un paio di volte al mese e i suoi racconti drammatici descritti cogliendone l’aspetto più grottesco ci fanno scoppiare in grasse risate, e le telefonate finiscono puntualmente con generosi vaffanculi a tutto e la costante promessa, sempre disattesa, di vederci la settimana successiva per svuotare le rispettive cantine.

Non so se sia il vino a rendere le persone speciali, o se sono le persone non convenzionali quelle che scelgono il vino come unica strada giusta da percorrere con i propri piedi. Non l’ho ancora capito, devo pensarci su.

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Sara Boriosi

Vivo come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, il mio cuore appartiene al Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osservo il mondo, più dei vini mi piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo faccio nel mio blog Rosso di Sara ma soprattutto per Intravino. Gestisco con godimento la migliore enoteca della città, ma lo faccio piena di sensi di colpa.

2 Commenti

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Igino Brutti

circa 5 anni fa - Link

Non credo che sia il vino o perlomeno non soltanto. E' fare un mestiere a contatto con un prodotto che nasce dalla natura e dal lavoro dell'uomo che stimola questo modo di essere e l'ho ritrovato anche in altre persone che si occupano di altre produzioni agricole: olio, miele, grano e recentemente in una ragazza che produce confetture con frutta che produce nei terreni di famiglia. Comunque bisogna avere la senbilità per cogliere queste persone, e questa non é una dote sempre così diffusa. La Boriosi, devo dire, visti anche i precedenti post, é sensibile a queste cose e le sa descrivere. E questo ce la fa leggere sempre volentieri.

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Sara

circa 5 anni fa - Link

Grazie Igino.

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