New York, si scrive Raw Wine, si legge vini naturali

New York, si scrive Raw Wine, si legge vini naturali

di Salvatore Agusta

A New York si svolgono tante manifestazioni internazionali legate al vino ed ognuna di loro si prefigge lo scopo di mettere in luce un aspetto specifico del vino. Tra gli eventi più attesi in tema di vini naturali, RAW WINE è certamente quello di cui non si può fare a meno.

Cosa è RAW WINE e soprattutto cosa vuol dire? RAW vuol dire crudo, ma potrebbe esser tradotto anche come grezzo, schietto, puro o, appunto, naturale.

RAW WINE è una due giorni che si propone di puntare i riflettori sui talenti puri dell’arte del winemaking; è un evento itinerante che si svolge a Londra, Berlino e in versione leggermente rimaneggiata a New York e a Los Angeles. RAW WINE è una delle più autentiche selezioni di vini naturali, biologici, biodinamici, artigianali, frutto di una attenta produzione ecosostenibile. Vini che fanno bene al cuore delle persone e al cuore del pianeta.

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Sono vini trasparenti, sia nei loro processi di creazione che nella loro presentazione e come tali vanno valutati, secondo il valore dello sforzo fatto dall’uomo e il potenziale di un terroir che non ha vergogna di manifestarsi per quel che è, spoglio di ogni inutile accessorio.

La location è proprio in linea con il messaggio che vogliono trasmettere, siamo in un magazzino un po’ sgangherato.

La guida dell’evento me lo presenta come opportunità per incontrare gli artigiani dell’enologia; allora decido, per un verso di andare a salutare qualche vecchia conoscenza e poi, visto che ci sono, di farmi un po’ di nuovi amici. Faccio la mia scaletta personale, inserisco qualcosa di inusuale e sono pronto a presentarvi la mia versione di RAW WINE/ALTRI VINI.

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LA SEGRETA
questa è il primissimo assaggio che mi capita di fare. Invero, proprio mentre stavo riorganizzando la borsa, si avvicina al tavolo dell’ingresso una donna con una bottiglia in mano. Il suo intento è quello di fare una foto con la scritta RAW WINE alle spalle. Eileen E. Holland è, come immaginerete, americana, credo dalle parti di Boston, ma ormai da tantissimi anni vive in Italia, dopo aver sposato un vignaiolo. Il suo sorriso, l’entusiasmo e quella cadenza mezza umbra mezza americana mi coinvolgono, cosí decido di assaggiare i loro vini.

Eillen mi parla di suo marito Lorenzo e della grande passione che riversa nella coltivazione dell’uva; la loro è una realtà piccola piccola, quasi segreta come dice il nome. I loro vini sono molto interessanti; portano nomi del dialetto locale: Pottarello (bambino), Freghino (giovinetto) e Marmocchio.

Pottarelo IGP 2014 solo 3976 bottiglie prodotte; vino forte e deciso ma pulito ed esente da ogni possibile sbavatura; si tratta di un uvaggio che include, oltre a un 80% di sangiovese, un 10% di malvasia nera e un 10% di colorino. Successivamente alla macerazione delle bucce, avviene un periodo di affinamento in tonneau e poi in bottiglia. Frutti neri, prugna fresca e finale lungo quanto persistente.

Freghino IGP 2014, vino piacevole e non troppo complicato. I tannini moderati e la struttura longilinea ne fanno un vino ottimo sia per il pasto che per un aperitivo. L’uvaggio involve le medesime varietà ma in percentuali minori di malvasia nera e colorino. Piccolo passaggio in botte che determina una delicata nota tostata.

Marmocchio IGP 2013, blend di sangiovese grosso (80%) e sagrantino (20%). Vino deciso e poderoso; 30 giorni di fermentazione alcolica con macerazione e follatura costante per garantire la massima estrazione. Affinamento in rovere d’Allier per circa 18 mesi e prodotto finito che descriverei come un vino di enorme struttura, longevo e con margini di affinamento in bottiglia “bestiali”. Lo compri adesso che è un marmocchio e lo bevi quando finisce l’università.

EMIDIO PEPE
La reputazione di Emidio Pepe negli Stati Uniti è quella di una vera leggenda del vino italiano, uomo che, a partire dal lontano 1964, ha deciso di avvalersi delle metodologie più naturali per creare vini espressione sincera dell’Abruzzo. Per un attimo rimango sconnesso dal mondo assaggiando il suo Montepulciano d’Abruzzo del 2001.

Sontuoso e profondo e affascinante. Velluto di porpora che scende giù per il palato.

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COS
Non avrei bisogno di assaggiarli ma al tavolo c’è una nuova amica, Tiziana; in mano ha la bottiglia di Pithos Bianco 2015 IGP Terre Siciliane ed è un po’ che non lo provo. Rispolveriamolo dai! Molti ma forse non tutti sapranno che “pithos” è il nome che gli antichi greci usavano per riferirsi alle grandi anfore di terracotta usate per lo stoccaggio ed immagazzinamento del vino.  Pithos è grecanico in purezza, lieviti indigeni e maturazione in terracotta . Nessuno mai, né in questo mondo né in altro, potrà negare che dalla Trinacria vengono alcune delle cose più superbe al mondo e Giusto Occhipinti contribuisce alla causa con tanta dedizione. Vino macerato sulle bucce, sentori di frutta bianca e fieno. Nota acidula piacevolissima.

FRANK CORNELISSEN
Frank non c’è, non lo becco mai, manco fosse Carmen Sandiego; che fine ha fatto Frank Cornelissen?

Non lo so, ma da quello che ho potuto assaggiare posso confermarvi che tanto del suo tempo lo spende in cantina perché i suoi vini non perdono un colpo. Munjebel Rosso Vigne Alte 2015 IGP Terre Siciliane. Mongibello è il nome antico dell’Etna; il vino viene prodotto con le uve di nerello mascalese provenienti dai pendii più ripidi ed alti. Genio e sregolatezza per un vino vivido e penetrante. Touché, monsieur Cornelissen, vous avez fait un bien autre prodige.

CATALDO CALABRETTA
Nel cuore della DOC Cirò, Cataldo Calabretta dal 2008 riporta in auge la varietà gaglioppo con tanta dedizione, ma soprattutto con tanta professionalità e conoscenza. Come accade quasi sempre, è la storia di una famiglia che gira attorno ad un territorio; ed infatti, vedere gli anziani muoversi con un arciglione tra le mani nelle vigne è quasi un rituale storico sociale da quelle parti.

In degustazione ci sono molti dei suoi vini, ma io assaggio il Cirò Rosso Classico Superiore Riserva 2013.

Vino pregiato quanto delicato nei suoi sentori varietali. La vinificazione utilizza solo elementi appartenenti al territorio e non vi è alcun utilizzo di legno che possa incidere nel risultato finale. Invero, non se ne sente nemmeno il bisogno. Il vino propone i classici sentori di ciliegia ed amarena che con l’affinamento si prodigano nella esaltazione di note leggermente speziate e di petali di fiori rossi.

Se i vini finora menzionati potranno esser di facile reperimento, adesso entriamo nella parte più ostica di questo articolo, perché possibilmente i seguenti vini non sono ancora distribuiti in Italia, ma vale la pena di conoscerli perché rappresentato espressione di terroir diversi quanto lontani da noi.

ARCHIL GUNIAVA
Mi avvicino al tavolo della Georgia e mi soffermo nella regione Imereti; ad attendermi con una bottiglia in mano e un super sorriso c’è Nino la figlia di Archil. Sì, Nino in georgiano è un nome tutto al femminile; due chiacchiere per rompere il ghiaccio, Nino non appena comprende la mia nazionalità mi rivela che la sua band preferita sono i Modà.

Assaggio tutti i loro vini, uno più buono dell’altro.

Le principali varietà bianche sono krakhuna, tsitska, tsolikouri mentre le varietà a bacca nera è otskhanuri. I processi di vinificazione includono l’utilizzo dei classici Qvevri ossia quelle tipiche anfore di terracotta locale, nei quali avviene sia la fermentazione che la macerazione. Premetto che la produzione è veramente minima, qualcosa come 1500 bottiglie per vino ma stando alle loro parole l’Italia fa parte dei paesi che importano i loro vini.

Le anfore sono interrate all’interno di un marani, l’equivalente spaziale di una bottaia.

Qui vi descrivo il KVALITI Nino’s Mgaloblishvili Rosè Dry 2016 come un vino di basso tenore alcolico ma piacevolissimo. Sorprendono la salinità, la freschezza e la morbidezza delle note olfattive. Ci sono molti elementi riconducibili al fieno e alle erbe locali che rendono il prodotto finale un vino territoriale; mgaloblishvili è una varietà a bacca rossa indigena, quasi estinta in Georgia. Il rosè viene ottenuto dall’assemblaggio della suddetta varietà e della varietà bianca chiamata cicqa. La macerazione delle bucce avviene nell’arco di 24 ore e il risultato è splendido quanto raro: solo 500 bottiglie prodotte.

MAS ZENITUDE
Dalla Georgia andiamo in Languedoc, forse l’unica vera zona francese adatta alla preparazione di vini naturali.

Le vigne sono geolocalizzate nella zona di St. Jean de Fos, dove Erik Gabrielson ha deciso di vinificare secondo i principi della biodinamica a partire dal 2006.

Come prima cosa provo l’Audace 2013, Vin de Pays, ottenuto da uve cinsault. La macerazione dura ben 8 gg. e il risultato finale dopo un’affinamento in cemento, regala un vino fresco con una piacevole sensazione di earthiness, ossia un mix di mineralità, sapidità e settori di sottobosco umido.

Dopo assaggio anche il Solstice 2016 Vin de Pays, blend di clairette 50% e grenache blanc 50%. Un bianco molto intransigente con note di fiori di campo, fieno, pera rossa e mandorle fresche. Deciso nel palato, fresco e pungente al naso. Vino da aperitivo.

MAS DEL SERRAL
Pepe Raventos, Sant Saurní d’Anoia, Penedès, Catalunya.

Realtà brillante quanto piccola, gestita in tutte le fasi da Pepe che solo dal 2014 ha cominciato a dedicare spazio e tempo alla biodinamica. Due le etichette che mi sorpendono:

Xarel-Lo de Pepe Raventos 2016, fresco, diretto, profumatissimo ma con zero zuccheri residui. Possiede una ottima salinità e al palato riesce a esprimere note di cereali e un leggero pizzico di caffè tostato. 100% xarel-Lo la vinificazione naturale avviene esclusivamente con i lieviti presenti sulle bucce.

Bastard Negre de Pepe Raventos 2015, questo è un vino un po’ più austero e meno gioviale come del resto è la bastard negre; non troppo corposo ma dalla struttura intensa. Piace per quella nota di pepe bianco e erbe aromatiche tipiche delle colline di Penedès, non a caso le vigne sono geolocalizzate nelle Terrasses del Serral.

BLOOMER CREEK VINEYARD
Kim Engle e Debra Bermingham sono due giovani anziani dall’aspetto “hipsteriano” che hanno deciso di dedicare i propri sforzi ad una terra non molto lontana da dove vi scrivo, ma certamente non una prima scelta per coloro che decidono di visitare gli Stati Uniti.

Ci troviamo nella zona a nord di New York detta Finger Lakes, per via del fatto che i laghi di questa zona hanno una estensione allungata, in sintesi come delle dita.

Kim mi racconta di aver vissuto per un lungo periodo in Trentino e il suo baffo tirolese rappresenta il più concreto effetto di ciò che alcuni chiamerebbero contaminazione culturale ed altri appropriazione culturale. Kim ha imparato ad amare l’Italia e con essa il vino.

Due etichette su tutte:

Tanzen Dame/Auten Vineyard 2nd Harvest Dry Riesling 2015 Finger Lakes, vino di indomita freschezza e sublime acidità, grazie ai processi di vinificazione e alle peculiarità del terreno è in grado di abbinare alla nota acidula anche sentori di frutta candita, fichi secchi e spezie esotiche, tra cui prevale il cardamomo, abbastanza diffuso nella preparazione di tisane digestive.

Vin d’été – Gamay Noir/Cabernet Franc 2016 Finger Lakes, ricchissimo blend in perfetto stile naturale con lievi sentori di acetato di etile a rimarcarne la natura. Presenta un colore rubino ramato e una lieve effervescenza; sprigiona note di marmellata di fragole, pepe bianco ed ortaggi verdi che arricchiscono l’esperienza di vivacità.

BODEGAS EL VIEJO ALMACÉN DE SAUZUL
L’ultima fermata prima di ritornare alle incombenze del giorno. Siamo a casa di Renán Cancino che possiede una piccola cantina nella valle Maule in Cile.

Per dare una idea più precisa si tratta di una delle valli centrali del Cile, dove la vigna viene mantenuta secondo protocolli rigidamente tradizionali con assenza di irrigazione di sostegno. Come spesso accade da queste parti, le viti sono definite “ungrafted” ovvero piantate nel suolo direttamente senza servirsi di innesti. La tecnica dell’innesto di vitis vinifera in radici appartenenti a viti americane (come ad esempio la vitis berlandieri) ha permesso in passato di superare il problema della phylloxera. In Cile non c’è mai stato un vero problema phylloxera e non a caso da molti viene considerato il paradiso della vite. L’etichetta che mi ha colpito maggiormente è Huaso de Sauzal, Cariñena 2015 D.O. 

Si tratta di un vino che matura per un anno in botte e successivamente 12 mesi in bottiglia prima di esser messo in commercio; pieno e concentrato per via del fatto che non subisce processi di filtrazione, presenta note di viola e fiori andini con un palato fortemente caratterizzato da sentori di fragola e sottobosco umido. La preponderante acidità unita ai rotondi tannini rendono la fine lunga e persistente.

Nel complesso, l’esperienza è stata fantastica. Il mondo è bello perché è vario cosí come i vini che ho potuto assaggiare e che consiglio di provare. In un panorama di vini tutti eseguiti secondo precisi standard di produzione e fatti per piacere ai consumatori finali, i vini naturali rappresentano il tentativo di togliersi ogni forma di maschera di facciata per mostrare la vera forma d’arte che esiste all’interno di una bottiglia di vino.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

4 Commenti

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Valeria

circa 4 giorni fa - Link

Nino' in questo caso si pronuncia con l'accento sulla O finale, e così non fa quel effetto strano di nome maschile ;)

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Salvo

circa 3 giorni fa - Link

Ciao Valeria, devo dire che forse tu ne sai più di me su come pronunciare il nome. Diciamo che nel suo biglietto da visita non aveva l'accento ma forse non si scrive, solo si pronuncia. Comunque ti consiglio di assaggiare ii loro vini, come sempre dico, provare per credere. Ciao e alla prossima.

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Francesco Garzon

circa 4 giorni fa - Link

Qualche giorno fa mi stavo giurando che quando la rifanno in Europa ( UK inclusa eh eh :) ) Devo Andare. Da poco preso il libro di I. Leggeron. Devo dire sintetico chiaro intelligente immediato accessibile. Rende merito a sto famigerato titolo MW. E questo post che recensisce Raw Wine.... snocciolato così ... gli tiene testa!

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Salvo

circa 3 giorni fa - Link

Grazie Francesco. Se puoi vai, perché è veramente una gran bella manifestazione.

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