Nel frattempo, i nativi naturali conquistano il mondo

di Sara Porro

“Com’è il vino?” “Così, appena versato, al naso mi ricorda i bagni dell’Autogrill” “Scusa?” “Ma sì: deiezioni umane e un profumo lontanamente floreale a copertura” “Beh ma allora lo mandiamo indietro!” “Eh? No no, è perfetto. Tra un po’ migliora ulteriormente comunque”. La conversazione che precede è avvenuta ieri a pranzo – e sì, se ve lo state chiedendo, il descrittore “bagno dell’Autogrill” l’ho inventato io – e ha segnato lo scoppio di una breve ma vivace controversia sull’annoso tema dei vini naturali.

Qualunque sia il dibattito tra i seguaci del vino naturale e gli amanti del vino convenzionale (vi do qui alcune coppie di virgolette, eccole: “” “” “” mettetele dove vi pare), questo sembra arrivare ad una sorta di conclusione, per quanto provvisoria, quando qualcuno proclama: “il vino deve prima di tutto essere buono, poi se è naturale allora magari meglio, ma il naturale non può essere un pretesto per fare vini difettati o mediocri”. Bene. Ma aumentiamo il livello di difficoltà: qual è un vino buono? Per palati che si sono formati bevendo vini convenzionali, i vini cosiddetti naturali costituiscono di frequente un cambiamento di paradigma e impongono la necessità di ripensare le proprie categorie gustative. Allora, per molti un vino naturale sarà buono quando riesce ad assomigliare a un vino convenzionale mantenendo il valore aggiunto dei vini naturali – il rispetto dell’ambiente, la produzione artigianale, le belle storie dei produttori.

Io, da questo punto di vista, godo della rinfrescante prospettiva del neofita. A 28 anni, consumo vino da 10 ma sono interessata a ciò che metto nel bicchiere da non più di 5, un lasso di tempo in cui l’ascesa dei vini naturali è stata netta, anche se guardiamo al fenomeno solo dal punto di vista della “tendenza”. Il risultato è che per il mio palato non esiste realmente un prima e un dopo: come coloro che hanno 10 anni meno di me sono definiti “nativi digitali”, io appartengo ai “nativi naturali”: il vino naturale, verso cui sono stata sempre spontaneamente attratta per via di valori in cui mi riconosco, è per me in genere semplicemente “il vino”. Non avendo confronti, sentori come pollaio, sangue, volatile, bietole cotte, cesso dell’Autogrill (appunto), pecorino, calzino usato, ascella, capretto arrosto, sanguinaccio, pisciata sull’erba e buccia di salame sono per me naturalmente parte dell’universo infinitamente ricco e vario degli aromi del vino. Lo stesso vale per le sensazioni tattili: il tannino dei bianchi macerati o dei rosati rifermentati in bottiglia, ostico per molti, mi genera al palato una piacevole sensazione che io chiamo “lingua di gattino”, per l’insolito mix di setosità e ispidezza.

Ma perché il mio approccio dovrebbe essere strano? Ragionando in parallelo con il cibo, molti dei sapori che caratterizzano quelle che siamo abituati a considerare raffinate prelibatezze sono gusti acquisiti: formaggi erborinati, ostriche, bottarga, foie gras e frattaglie, le infinite declinazioni del quinto quarto deliziano i gourmet ma spesso sgomentano al primo assaggio. Perché il vino dovrebbe fare eccezione?

[Immagine: MNN.com]

125 Commenti

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Gianpaolo Paglia

circa 8 anni fa - Link

Io credo che la cosa piu' importante in un vino sia il legame con il posto dove viene prodotto, la sua capacita di interpretare e restituire un territorio. Mi interessa meno il metodo di produzione per se.

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

La sua capacita di interpretare e restituire un territorio è conseguenza anche del metodo di produzione di per se.

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Gianpaolo Paglia

circa 8 anni fa - Link

gia', ma la giudico dalla bottiglia, non da quello che vi sta dietro

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

o_O Buon per te.

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Vittorio Vezzola

circa 8 anni fa - Link

Beh, i gusti sono gusti, certo la sua scatola di essenze non dev'essere un granché.

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Ganascia

circa 8 anni fa - Link

Ad occhio e croce mancano "Spogliatoio", "Piede di podista", "Stivale di gomma" e "Scoreggia al cavolo nero" :D

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Mammamsterdam

circa 8 anni fa - Link

Concordo. Sarà che prima di diventare sommelier 4 anni fa ero astemia, e che a casa mia si facevano solo ottimi vini naturali. Per mio padre il descrittore frequente era la percentuale di metabisolfito che ci poteva star dentro.

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GiacomoPevere

circa 8 anni fa - Link

"copioeincollo" il commento di Gianpaolo che condivido in toto e imparare a riconoscere i territori è ciò che più mi interessa al momento. Ritornando al post. Sara, facciamo finta che non si parli di vino in quale categoria mettiamo i sentori da te riportati? Profumi o puzze? Alcuni di questi, non serve dire quali, finirebbero inderogabilmente nella categoria puzze per chiunque. Perchè quando entro nel bagno di un Autogrill quello è un odore che varia dal fastidioso al disgustoso e quando me lo trovo in un calice di vino diventa interessante? Non ho mai avuto un particolare interesse nel portarmi al naso i miei calzini dopo 6 km di corsa, perchè invece messi in un bicchiere dovrebbero diventare accettabili? E' il nostro naso e il nostro palato che dovrebbero dirci se quel vino è buono o no, non l'etichetta, non la brochure aziendale, non le belle storie raccontante dal produttore. Il mio naso e il mio palato e questi a me dicono che le deiezioni umane non sono gradite all'Autogrill e nel bicchiere che stò bevendo.

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abb.equilibrato

circa 8 anni fa - Link

"E’ il nostro naso e il nostro palato che dovrebbero dirci se quel vino è buono o no, non l’etichetta, non la brochure aziendale, non le belle storie raccontante dal produttore." concordo ......niente di più vero!

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Adriano Anglani

circa 8 anni fa - Link

Io "copioeincollerei" volentieri anche questo commento per provare a spiegare a tutti gli, ormai irrecuperabili, infatuati sulla via del vino naturale cosa significa vino "buono". QUESTO E' IL MANIFESTO DEL "VINO BUONO" :-) che non deve avere "profumo" di bagni di Autogrill, nè di calzini dopo una partita di tennis (scusami ma non mi è mai piaciuto correre), nè tutta la serie di puzze (sì sono puzze, inutile girarci intorno) descritte nel post. Poi e solo poi, se non ha tutta quella serie di "odori", se è naturale ben venga. P.S. Nonostante i miei molti anni non sono cresciuto bevendo solo vini costruiti in laboratorio, non ho sovrastrutture mentali legati a quei modelli di vino, ma, vivaddio, tra un'ascella sudata ed un campo fiorito preferico bermi il campo fiorito!

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Hhahaa Adriano, parli di corda in casa dell'impiccato! Niente fa incazzare i naturalisti più talebani dell'espressione "vino buono" o, peggio che mai, "vino piacevole"!

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Nel senso che, come dice qualcuno, troppo spesso si tende a privilegiare non tanto il risultato finale (spesso egregio) ma solo e unicamente la modalità di produzione. Ci sono alcuni che hanno anche teorizzato che "giudicare un vino naturale solo dal punto di vista degustativo è limitante". Ok, è una posizione forte. Io però, con tutta la stima del mondo per chi sostiene teorie tanto incisive e forse anche controcorrente, preferisco giudicare caso per caso, vino per vino. Credendo, forse ingenuamente, che il vino sia anzitutto una roba da bere.

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eliacucovaz

circa 8 anni fa - Link

Grande Sara! obbiettivo centrato in pieno!

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Mi unisco alla ola di Elia. Ricordiamoci che il gusto non esiste si crea.

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Stefano

circa 8 anni fa - Link

Il vino che puzza bevetevelo voi! io sono un estimatore del vino naturale (qualunque cosa voglia dire) e me ne piacciono moltissimi, ma un vino difettato è e resta difettato, non riconoscere questo è grave per un appassionato come per un professionista (qualunque cosa voglia dire)

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

il problema è la definizione del difetto. Il gusto è un senso in perenne mutazione. Ciò che oggi spacca domani fa schifo. memento.

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GiacomoPevere

circa 8 anni fa - Link

Il giorno cha la Chanel sostituirà il suo N°5 con un profumo al pelo di cane bagnato, tazza del cesso e calzino sudato ti darò ragione. Il relativismo del gusto va bene fino ad un certo punto, poi si cade nel ridicolo.

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Sara Porro

circa 8 anni fa - Link

E l'ambra grigia, "sostanza fortemente odorosa prodotta dall'intestino dei capodogli" (vado di Wikipedia), il muschio, il castoreo? Tutte sostanze utilizzate dall'industria profumiera e attraenti all'olfatto umano proprio per via delle note animali.

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Giacomo e Sara, state paragonando profumi da donna e profumi da uomo. E' un paragone che non sta tanto in piedi, perché un uomo lo Chanel n. 5 non se lo mette, esattamente come non si veste da donna. Per la donna è diverso, le donne possono usare i vestiti degli uomini e anche i profumi volendo. Anche se molti squallidi profumi da uomo odierni hanno fragranze dolci per mio conto improponibili su un uomo, mentre andrebbero benissimo per una donna (i profumieri li definiscono beatamente "unisex")

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GiacomoPevere

circa 8 anni fa - Link

Il punto del mio esempio, avrei potuto citare mille altre "essenze", non era la nota animale semai la sgredevolezza di certi odori/puzze che all'estremo della soggettività e dell'evoluzione del gusto un giorno secondo Luigi potrebbero rientrare nella categoria del buono e piacevole. Ecco se siamo a questo punto di soggettività, alzo le mani, mi arrendo, sono un ignorante. Ingorantemente convinto che il buono e piacevole sia, al netto dei gusti personali, una categoria ben definibile e ben distinta da quella di puzze/odori. Gli esempi che tu porti sono in ogni caso essenze, che quindi hanno subito un complesso processo di estrazione e purificazione, mi piacerebbe sapere qual'è il "profumo" dell'ambra grigia all'origine, e in ogni caso non sono mica contrario a tutte le note animali, anche il cuoio lo è (tanto per dirne una tipicamente enologica) sono contrario alle puzze, animali, vegetali (ci son fiori che son peggio del tuo Autogrill) e ittiche. Sul muschio nulla di strano, il famigerato sottobosco... Castoreo non pervenuto, cos'è?

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GiacomoPevere

circa 8 anni fa - Link

@Tommaso: sostituisci il mio esempio dello Chanel n°5 con la definizione di profumo (sensazioni olfattive gradevoli, che stimolino un senso di benessere... cito anche io wikipedia) la questione rimane.

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Lorenzo de' Grassi

circa 8 anni fa - Link

Quando ti abitui a bere naturale la maggior parte degli odori anomali è di gran lunga migliore della finzione di molti vini anche blasonati. Meglio la puzza di cane all'arbre magique in macchina.

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moreno

circa 8 anni fa - Link

finzione? ok qua si parte dal concetto che i vini sono tutti sofisticati, quelli definiti convenzionali almeno.....mentre una puzza beh qella è naturale .... ma per favore!!!!!

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Beppe Schino

circa 8 anni fa - Link

Alcuni anni fa partecipai ad una degustazione di Triple AAA. Ebbene alcuni erano eccezionalmente buoni (nel senso che invitavano al riassaggio e al riassaggio ancora), altri buoni e altri imbevibili (vedi bagno di Autogril). Un pò come i vini tradizionali.

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Adriano Anglani

circa 8 anni fa - Link

Bravo Beppe, sempre saggio ed esaustivo!!

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Alberto

circa 8 anni fa - Link

Tantissimi vini cosiddetti naturali,non hanno affatto questi "sentori".Ma anche se vi fosse qualche puzzetta ,dopo cinqu diexi o venti minuti,le cose possono cambiare alla grande,e' esattamente la stessa sensazione di quando si degusta un "vecchio" vino convenzionale.inizia chiuso,puzzolente piu' o meno di riduzione o altro,pelo bagnato,selvaggina ecc.A quanti inizialmente questi sentori fanno schifo? Poi tutti a dire dopo un lasso di tempo,che il vino si evolve ,senti come viene fuori ecc.Certoe' che le puzze nauseabonde non le vuole nessuno,ma tanti forse dovrebbero avere un'apprccio meno integralista,dall'una e dall'altra parte. Sicuramente con i vini naturali siamo all'inizio della storia, e non certo alla fine, e tanti miglioramenti si potranno e dovranno fare, e di questo penso possa beneficiarne anche chi produce e beve vini cosiddetti convenzionali. Questi ultimi se sono viticoltori seri ed interesssti a produrre il meglio che possono ,sicuramente cercheranno di ridurre la chimica ,ovunque,cosa che gia' molti stanno facendo. La grande industria ,continuera' per la sua strada,fin quando le converra'. Io quando bevo un'ottimo vino,sono contento,questo e' sempre fatto con passione,amore per il proprio lavoro e rispetto altrui. Spesso noto che gli ottimi vini naturali sono sempre di piu'anche se ripeto secondo me siamo solo all'inizio di una lunga strada.

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

quoto.

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moreno

circa 8 anni fa - Link

concetto molto sensato!!!!

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

Il tuo approccio è "strano" perché i tuoi sensi si sono fatti condizionare dai racconti. Invece che vagare liberi per costruirsi un percorso, si sono lasciati affascinare da un sentiero ancor prima di percorrerlo(prima il racconto, poi l'assaggio).

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

Credo che i sensi non siano liberi dai racconti ma fanno parte dello stesso ambiente narrativo. La capacità al più è di non farsi influenzare a tal punto che il racconto prevalga sulla capacità di giudizio del gusto.

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

E le degustazioni alla cieca che si fanno a fare?

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M.Grazia

circa 8 anni fa - Link

quoto

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luigi fracchia

circa 8 anni fa - Link

c'è chi pensa che siano inutili o quantomeno fuorvianti proprio perchè escludono la componente territorial narrativa. E' probabile che in una cieca vengano preferiti i vini più precisi e tecnici.

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Spanna

circa 8 anni fa - Link

Ecco perchè non sono riuscito ad apprezzare il Rosso di Montalcino di un "naturalista" incensato in un post precedente! Non è esso che puzza,il Rosso di Montalcino, ma sono io, degustatore anagraficamente svantaggiato, privo dei nuovi paradigmi culturali in grado di farmi apprezzare "...pollaio, sangue, volatile, bietole cotte, cesso dell’Autogrill (appunto), pecorino, calzino usato, ascella, capretto arrosto, sanguinaccio, pisciata sull’erba e buccia di salame ". Ma se scoppierà una guerra, come il titolo del post fa presagire, allora bisognerà decidere da che parte stare! Io cercherò rifugio presso alcuni produttori di montagna delle mie parti (nomen omen) e difenderemo il metabisolfito a costo delle nostre stesse vite!

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sir panzy

circa 8 anni fa - Link

”. Non avendo confronti, sentori come pollaio, sangue, volatile, bietole cotte, cesso dell’Autogrill (appunto), pecorino, calzino usato, ascella, capretto arrosto, sanguinaccio, pisciata sull’erba e buccia di salame sono per me naturalmente parte dell’universo infinitamente ricco e vario degli aromi del vino... cara Sara, questi non fanno parte dell' universo del vino. Quelli sono difetti punto e basta. C'è da dire però che Non tutti i difetti sono brutti o fini a se stessi. In fondo ci sono anche amimali saprofagi nella natura, e visto il pezzo sopra, aggiungerei anche "tra i degustatori intravinici" ;)

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MonOncleDeGéorgie

circa 8 anni fa - Link

E quale sarebbe il triplice (???) spartiacque tra i "difetti punto e basta", i "difetti fini a se stessi" e i "difetti non fini a se stessi"? A quanto pare siamo di fronte a una nuova insiemistica di categorie pret-à-porter...Senza scatenare inutili polemiche...Perchè dovrei accettare il tanfo del tuo (ed è un "tuo" impersonale, sia chiaro) sudore in metropolitana e non un pò di sano e sublime salmastro nel mio bicchiere di Guttarolo???? Di grazia.... La terra è fatta di odori e farne a meno sarebbe imperdonabile.

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Sir Panzy

circa 8 anni fa - Link

Esempio banale: Un difetto è la volatile. 0,5-0,6 g/l di ac. a. in un barolo possono essere un difetto non fine a se stesso (cioè non è una puzza di cesso che disturba e disgusta) ma che aiuta il quadro aromatico a volatilizzarsi...

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MonOncleDeGéorgie

circa 8 anni fa - Link

Si ma non possediamo nasi elettronici :) Questi sono dati da analisi in cantina, la verità nel bicchiere è molto più inclemente nei confronti di chi valuta il vino come un'equazione. E allora i vini fatti sous voile? La volatile c'è, eccome se c'è...ma non disturba, anzi è una delle caratteristiche nel contesto che dona complessità. Il difetto non è un dogma: rispecchia piuttosto ciò che non ci va a genio. Ma questo non lo rende una verità assoluta: è la sedicente "autorità" (senza autorevolezza) dei matematici del vino a voler dettare assolutamente le regole del gioco. P.S. smettiamola di chiamarlo "vino naturale": si chiama "vino", mentre gli altri rientrano nell'onesta categoria delle bevande.

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Sir Panzy

circa 8 anni fa - Link

Ti posso garantire che non ci vuole un naso elettronico. Per il resto sono completamente d'accordo

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moreno

circa 8 anni fa - Link

0,5-0,6? un difetto? ma stiamo scherzando per un rosso invecchiato quello è un valore normale e irrilevante.....

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arrmando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

Massi' ...vai con le bombe intelligenti al metabisolfito ed ai lanciarazzi...io lancero' bottiglie molotov di Tignanello

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Daniele

circa 8 anni fa - Link

Ancora su questo argomento?? mi pare si sia detto già tutto

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Nico

circa 8 anni fa - Link

Parto dal presupposto che quoto il concetto Vino-territorio. Fondamentale è anche questo passaggio del post: "il naturale non può essere un pretesto per fare vini difettati o mediocri", perchè un leggero difetto o meglio una piccola imperfezione, è concesso su un vino naturale, ma non mi si venga a dire che la volatile alta sia sintomo di naturalità e artigianalità. Comunque direi che a volte il limite tra difettuccio e pregio/piccola imperfezione è davvero sottile, e sopratutto relativo, perchè dipende dal prodotto che abbiamo nel bicchiere. Relativo perchè dipende anche da chi lo beve, se un vino è buono e mi piace, lo apprezzo anche per quella sua peculiarità, la stessa che magari qualcun'altro chiamerà difetto. p.s. Comunque al sentore "bagno di Autogrill" preferirei (per restare più o meno in tema) quello di "pipì di gatto" di un Sauvignon, ma sarei anche pronto a ricredermi... non si sa mai.

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esperio

circa 8 anni fa - Link

Diciamo che la tecnologia di massa ci sta abituando ad avere gusti asettici e stardardizzati. Oggi tutto profuma di deodoranti antibatterici; abbiamo perso l'accostamento quotidiano allo stallatico, all'odore di sudore umano e animale e quant'altro. In compenso l'aria asfittica dell'inquinamento non ci tange piu' di tanto. Dunque i "gusti" cambiano.

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esperio

circa 8 anni fa - Link

Quando un vino esala cattivi e quindi sgradevoli odori significa che e' difettoso. Non c'entra niente il fatto che un vino e' prodotto senza l'aggiunta di sostanze chimiche; sono solo alibi disperati. Quando si beve, bisogna farlo bene: altrimenti meglio l'acqua di rubinetto.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Per anni ci siamo arrovellati su come trovare un termine che definisse l'identità di un vino che potesse competere con terroir. Territorio non basta e lo sappiamo, microclima non basta e lo sappiamo, pratiche di vigna e cantina nemmeno; e nemmenop sommando tutte queste cose si arriva a terroir... ergo? io adotto da un po' la definizione "genius loci" in cui includo le suddette indicazioni tecniche assieme alle radici culturali su cui fonda le basi una determinata produzione e, si parva licet, assieme al carattere all'idea di fare vino che il viticoltore ha. Tutta questa sommatoria da al vino una sua personalità ben distinta che nel mio vocabolario non contempla puzze che perdurano anche dopo lunghi periodi di ossigenazione (la riduzione quasi sempre presente "incoraggiata" dalla bassa quantità di solfiti la accetto ma è un altro discorso). A una manifestazioni di vini naturali ho visto un gruppo di fighetti radical-chic che si faceva un turbinio di seghe mentali su un rosso di Cotar ("ahhhh, senti che volatile", "ahhhhhh, senti la naturalità") che era ACETO. Cara Sara l'aceto NON è vino, le botti non pulite correttamente danno quei sentori stantii contro i quali ti dovresti battere perchè qui non si tratta di vino naturale contro vino industriale, ma di preservare chi il vino naturale lo sa fare correttamente. E giungo alla risposta ai tuoi quesiti: 1-il vino oggi è considerato bene voluttuario ma resta pur sempre un alimento che contribuisce con la sua essenza a rendere più completo e appagante un pasto: la stessa cura con cui viene cucinato un pasto dovrebbe essere richiesta al viticoltore che mi propone il suo vino. 2-essendo parte di un pasto il vino deve integrarvisi in maniera armoniosa per cui bere un vino solo per il gusto in sè nega la sua funzione primaria, come se due partner sotto le lenzuola anzichè fare l'amore si masturbassero ognuno per fatti suoi... io di onanismo enologico ne ho le cosiddette piene

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Spartacus

circa 8 anni fa - Link

Scusa l'ignoranza ; in che senso riduzione "incoraggiata". Stimo più di un produttore di barbera nell'astigiano che lavorano con criteri di massima naturalità, con lunghe macerazioni. Il mio giudizio è che siano vini di grande sostanza e ricchezza ma è indubbio che la classica puzzetta, che io interpreto come riduzione, sia, alla lunga, fastidiosa. E' il prezzo da pagare a vini con queste caratteristiche ? E' sufficiente ovviare con lunghe ossigenazioni ? Quanto lunghe ?

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

beh, come scrive sulle etichette del "Riserva" Biondi Santi: "stappare, scolmare e lasciare riposare per otto ore in posizione eretta. Servire direttamente dalla bottiglia";quello per me è il timeline massimo. Scendendo a prodotti meno titanici, chi sa rispettare l'uva, tener pulita la cantina, fare manutenzione sulle botti, sui tini e su tutta la filiera dei macchinari riesce a far vino senza "magic tricks" spesso senza l'ombra di riduzioni o con un tempo di ossigenazione difficilmente superiore all'ora. Mi spiace constatare l'alta percentuale di fessi che ancora abboccano al fatto che il vino è più "vero" quanto più è marcato da sentori che convenzionalmente sono definiti puzze... e che col genius loci hanno poco a che vedere. Credo che chiunque sostenesse una cosa del genere davanti all'ormai ottantenne Lalou Bize Leroy rischierebbe una grandinata di tortorate in testa (la qual cosa potrebbe anche avere benefici effetti di rinsavimento visto il pensiero psicopatologico di cui sono portatori)

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Armando Castagno

circa 8 anni fa - Link

Come non quotarti?

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luca ferraro

circa 8 anni fa - Link

quoto parola per parola

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Approfitto dell'intervento di Fabbretti, per esporre un concetto semplice, semplice, semplice. La capacità di porre attenzione ad i vari passaggi di produzione del percorso cantina, per inibire il prodursi di aromi sgradevoli. Certo che possiamo modificare la catalogazione di certi aromi, spostandoli nella scala della gradevolezza; ma più semplicemente prima di abituarsi al puzzo del bagno di Autogrill, potremo fare in modo di pulirlo 'sto cesso. Allo stesso modo, per fare un piccolo esempio, inutile lamentarsi di alcuni tipi di aromi sgradevoli, quando basterebbe pulire le vasche. Personalmente non credo che una ripetuta sfilza di teorie, scuse e nuovi teoremi d'approccio possano legittimare un lavoro semplicente fatto male

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moreno

circa 8 anni fa - Link

quoto!!!!

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GiacomoPevere

circa 8 anni fa - Link

quoto

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zakk

circa 8 anni fa - Link

attenzione che le vasche sporche non sono esclusiva di chi dice di far vino naturale. Attenzione che certi odori di stalla non sono meno sgradevoli di sentori smaltati o tannini gallici asciuganti come un caco verde. E soprattutto attenzione che, come dice un mio amico bevitore, il vino più che buono deve essere interessante e riconducibile ad un territorio. "Buona" è la coca cola, la nutella e il nesquik. Ma un chinotto "vero", una crema al cacao "vera", un cacao "vero" sono altra cosa. Uguale per il vino.

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Pur apprezzando parte del tuo intervento, mi riesce difficile capire come una vasca sporca (intesa come prassi di lavoro maldestra) possa legarsi al concetto di vino "interessante e riconducilbile ad un territorio".

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Dimenticavo, anche io ODIO quei senteri smaltato/acetone ;-)

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zakk

circa 8 anni fa - Link

se ne deduce che per te i produttori di vini naturali (perdonatemi, anche a me non piace la definizione, ma per capirsi...) non puliscono le vasche. A mio modo di vedere, tra le ultime manifestazioni di Agazzano, Fornovo, viniveri e compagnia cantante io di puzze da brett ne ho sentite un gran poche. Tra poco c'è il vinitaly con il padiglione dei "puzzoni": io credo che oltre ad avere gran successo di pubblico avrà anche successo di critica quello spazio. Invece i perfettini, pettinati e lucidati stanno cominciando a stancare.

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Ciao Zakk, fa piacere l'energia che dimostri nella difesa dei produttori "naturali", mi chiedo cmq se stai leggendo i commenti di qualcun'altro e poi rispondi a me ;-) Non esiste un filo logico conduttore... PS: I vini perfettini sono diversi anni che stancano, ma non dimentichiamoci che se ora, come giustamente osservi, i più sono esenti da difetti, qualche anno fa la situazione era decisamente peggiore. Non è migliorata l'uva, ma la qualità del lavoro

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alexer3b

circa 8 anni fa - Link

Sono un po' più vecchio di Sara (5 anni per la precisione) quindi a quale generazione appartengo? Sono nativo naturale? Semi nativo naturale o semi nativo convenzionale? In base a quanto scritto da Sara (che, ammettiamolo, è sempre molto piacevole da leggere per lo stile e la fresca ironia) mi pongo nello spartiacque da lei indicato. Non penso di avere un palato condizionato da sentori artificiali e derivanti da pratiche di cantina invasive. Da tempo immemore ho superato la prima fase della frutta tropicale portata agli eccessi, della "vaniglia e sentori tostati" esaltati come sinonimo di qualità di un vino. Mi interessa assai in un vino riconoscerne la provenienza, le caratteristiche tipiche dell'uva. Chi me li dà questi fattori? La tradizione dell'area di provenienza o il comportamento del vitigno (o dei vitigni) in quell'area. Così è ovvio, prendendo un riferimento estero, che le caratteristiche di un Pinot Noir di Corton (per fare un esempio recente) siano assai diverse rispetto a quelle di un Pinot Noir proveniente da Chambolle e così via fino ad arrivare anche alla singola vigna all'interno della stessa sottozona. In questo caso sono condizionato dalla realizzazione del vino, dal modello che mi sono costruito con gli assaggi negli anni, o dal territorio di sua provenienza? A occhio e croce direi la seconda. Se dovessi bere uno Chambolle che sa di deiezioni umane e cesso di autogrill cosa mi racconterebbe del territorio di provenienza e dell'uva da cui proviene? Il metodo per realizzare quella che non farei a fatica a definire una ciofeca, potrebbe essere un plus? Non confondiamo le riduzioni, che possono esserci al momento dello stappo di una boccia (e che solitamente vanno via con l'adeguata ossigenazione del vino), con quelli che sono dei veri e propri difetti. Sui bianchi macerati ho poi una mia personalissima opinione: li bevo, mi incuriosiscono assai e la "lingua di gattino" (favoloso 'sto termine) non mi dispiace. Però spesso, troppo spesso, li trovo apolidi, indecifrabili nella provenienza e nell'uvaggio. Molto probabilmente è un mio problema per carità, ma trovo che le macerazioni e le ossidazioni spinte tendano ad omologare il quadro gustativo e olfattivo rendendomi arduo capirne le caratteristiche (a meno di non berli per puro studio e cultura personale). Allo stesso tempo mi ritrovo esempi di vini fatti in maniera assolutamente naturale che la macerazione spinta proprio non la vedono mantenendo intatte le loro caratteristiche: mi vengono in mente i bianchi de I Clivi (che adoro), per rimanere in una regione dove la macerazione delle uve, ribolla in primis, è ormai una pratica assai diffusa. Sono vini che trovo tipici, territoriali, generalmente di grande pulizia esecutiva (a meno di bocce sfigate). Sono vini che assomigliano ai convenzionali oppure sono vini "naturali" che preservano le caratteristiche dell'uva e del territorio di provenienza?

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salva

circa 8 anni fa - Link

Relativamente al concetto di terroir, credo che seguendo pedissequamente certi modelli enologici, non si riesce ad esaltare al meglio l'espressività di alcuni vitigni. Ricollegandomi, ad esempio, agli adorati Clivi, trovo che la ribolla è un vitigno che se vinificata con metodi "convenzionali" non eccelle, mentre quando viene vinificata con macerazione a caldo - modello Oslavje - apra un universo multisensoriale espressivo e qualitativo. Ed allora, mi domando, tale ricchezza è intrinseca alla rebula oppure è il metodo di vinificazione ad esaltare tali espressività da qualsiasi vitigno. E da qualsiasi territorio......

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alexer3b

circa 8 anni fa - Link

Salva francamente: tu noti differenze abissali tra il Breg e la Ribolla di Gravner? E se te li servissero alla cieca insieme a molti dei macerati prodotti in Italia, sapresti individuare regione di provenienza e vitigno? A me è capitato e francamente mi sono trovato in difficoltà. Sono d'accordo invece che trattasi di stile che può essere considerato un arricchimento del panorama, addirittura una visione più complessa di un vitigno che può dar vita a vini banali. Una visione diversa come lo è quella di chi mette il vino nelle barrique e da qualcuno è visto come il demonio. PS: la Ribolla 1990 di Gravner, assolutamente "standard" nella realizzazione, è uno dei bianchi italiani più buoni mai bevuti.

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salva

circa 8 anni fa - Link

Hai messo la palla nell'unico pertugio scoperto della barriera (alla Pjanic per intenderci) :) Gravner, a mio parere, seguendo un percorso filosofico-ideologico, incarna il non plus ultra di libertà che un produttore possa adottare in vigna e in cantina. Ne conviene, allora, ciò che giustamente esprimi: ovvero la difficoltà - enorme - di riportare esatte impressioni degustative che non siano meramente di gusto personale. L'anfora di Gravner è un Everest, un K2, per comparare l'estetica di un vino alla sua etica, quella appunto del rispetto del terroir di provenienza.

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

anche se l'esempio Breg- Ribolla nn mi pare adatto (li trovo nettamente diversi), concordo con te, nei bianchi macerativi è davvero difficile riconoscere vitigno e territorio di provenienza... è un tema da trattare in effetti...

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Fabio Cagnetti

circa 8 anni fa - Link

La macerazione spinta sui bianchi è la nuova barrique, saranno cinque anni che lo ripeto! Più omologazione e tecnica di così...

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Alessio Pietrobattista

circa 8 anni fa - Link

Carema, personalmente non li trovo così diversi o perlomeno di una tale diversità da farmeli individuare con certezza. Per non parlare del vitigno di origine. :-)

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

Scusa se insisto Alessio, ma se li conosci basta dargli solo un' occhiata per capire dove c' è il Pinot Grigio...

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

sul resto mi trovo d' accordo con te sia chiaro...

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Alessio Pietrobattista

circa 8 anni fa - Link

Sì sì, ovvio che è così! Però ad esempio la 2002 all'uscita non avevano questa gran differenza di colore. ;-)

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

Sono abbastanza perplesso. In questi ultimi 3 anni ho bevuto tanto, tanto vino "naturale" e sinceramente non riesco a ricordarmi così tanti prodotti che sapessero di "cesso dell’Autogrill". Cominciamo a fare qualche nome magari? giusto per vedere se siamo tutti d'accordo, e per capire se è poi vero che questo sentore sia poi così diffuso in un certo tipo di vini? Io in 3 anni ho assaggiato solo 1 vino che avesse questo fastidioso sentore: udite udite, Trebbiano 2009 Valentini. Saluti

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Evvai, anche la Porro a ingrossare le file degli enotalebani.

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MonOncleDeGéorgie

circa 8 anni fa - Link

Mi dispiace ma questa mi sembra piuttosto la solita festa dei chemist-hezbollah...

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GiacomoPevere

circa 8 anni fa - Link

Io non ho letto ancora nessun post che innalzi la polverina chimica a must enologico. Dove sono quindi i chemist-hezbollah? Un vino difettato è un vino difettato che sia frutto della polverina magica o di metodi naturali me ne frega poco. Capisco un pò di volatile, capisco qualche odore di riduzione in certi vini che necessitano di ossigenazione, capisco la bottiglia sfigata ma se portato al naso un vino puzza, puzza! Punto. Non ci sono alternative, vuol dire che quel produttore seppur "naturale" da qualche parte ha lavorato male e il suo lavorare "naturale" non lo giustifica. Detto questo, gran parte dei vini naturali che ho bevuto non avevano nessun problema ed erano buoni!

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MonOncleDeGéorgie

circa 8 anni fa - Link

"Detto questo, gran parte dei vini naturali che ho bevuto non avevano nessun problema ed erano buoni!" Perfetto...Detto questo, tutto quello che hai scritto prima perde di senso. Come vedi, il dato empririco smentisce le pregiudiziali ("i vini naturali puzzano, ma quelli che ho bevuto io no" ---> ergo???) Per quanto riguarda i chemist-hezbollah: è solo un termine paraurti. Non gradisco sentir parlare di eno-talebani, soprattutto quando le strumentalizzazioni integraliste arrivano dall'altra parte. Poi, se il Solone di turno mi dice:"È così, perchè io ho sempre fatto così", chino il capo come al solito, ma questo non mi vieta di pensare che si tratti di un capriccio, tipico di chi non si rassegna a rifiutare per una volta le briglie categoriali che si è auto-imposto. Non è il vino naturale a fare paura a questi soggetti: è il vino stesso, con le sue variabili e il suo carattere aleatorio e mutevole. Quando questi signori assaggiano qualcosa che esca dal solco dell'ordinario, si vanno a rifugiare tra i comfort-bottiglioni, "che non sono buonissimi, ma bevibilissimi" (più o meno come dire che un cibo non è il massimo, ma è edibile). Probabilmente gli stessi signori, guardando per la prima volta un Burri, direbbero che "lavora male" e andrebbero a rassicurare i loro animi tra gli scaffaloni dell'Ikea più vicina. Con questo voglio dire: stabilire delle categorie a priori per definire ciò che va bene e ciò che va male significa accontentarsi del valore medio. Se non dovesse bastare, c'èanche Roland Barthes: "Sapienza è poco sapere, niente potere, molto sapore"

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Zio, non te la prendere, quel che ho in testa l'ho scritto là in cima. Sei più tranquillo ora? ;)

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Comunque Burri e Ikea mi fanno schifo uguale. Tanto per mettere in crisi la tua categorizzazione...

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GiacomoPevere

circa 8 anni fa - Link

Io ho detto che gran parte dei vini naturali che ho assaggiato erano privi di difetti ed erano buoni. Non tutti, che è cosa diversa, questo solo per esser pignoli. Il post di Sara in ogni caso pone il problema delle puzze/odori nei vini naturali e a quel post io rispondo. Non ho mai detto che i vini naturali puzzano tanto che nel mio primo post la parola "naturale" non c'è nemmeno (rileggere per credere), ho detto che "se portato al naso un vino puzza, puzza! Punto.", ho detto che sentore di deiezioni umane è puzza, che cane bagnato è puzza, che calzino sudato è puzza, che ascella è puzza e ho detto che se mi capita di riscontrarlo in un vino certo non lo apprezzo, naturale o industriale che sia, e che l'essere vino naturale (tantomeno industriale) non è una giustificazione per questi difetti.

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pragmatist

circa 8 anni fa - Link

Solo quando c'è armonia negli odori si può pensare di essere di fronte a dei profumi e... nel vino esigo trovare qualcosa che mi appaghi dal punto di vista olfattivo.Francamente non vedo un parallelo con certi alimenti puzzolenti per loro natura che nonostante tutto sono ritenuti a prescindere buoni, tipo i formaggi erborinati per esempio: il vino è un'altra cosa. Detto questo sono anche disposto a percepire odori nei vini, che se fossero isolati da un contesto complesso ed equilibrato, sarebbero senz'altro ritenuti repellenti. D'accordo gli aromi floreali e fruttati sono più immediatamente riconoscibilmente come attraenti ma certi odori riescono a conquistarci perchè fanno leva su nostri istinti feromonici: sono questi che subdolamente possono farci perdere la testa usando metodi quasi subliminali. E' chi non vorrebbe un vino così ?

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Lorenza Fumelli

circa 8 anni fa - Link

Complimenti,Sara. Mancava un po' di luce nel mondo del vino. Se posso, aggiungerei un concetto che sta molto a cuore a chi fa vini naturali. Puzze o non puzze, la visione è legata all'idea romantica di vino come alimento. Vino come espressione il più fedele possibile della vigna che lo produce. È la stessa differenza che passa tra analogico e digitale. Chi ama e chi fa vino naturale, non ha la pretesa di fare necessariamente un grande vino, piuttosto ha la volontà di realizzare un prodotto naturale nel modo più sincero possibile, e questo è interessante. Le bottiglie non sono tutte uguali, le annate tanto meno e il vino naturale si oppone alle regole di un mercato che omologa. Alcuni sentori li abbiamo semplicemente dimenticati, ben venga una tendenza che, per quanto modaiola, a tratti, ne permette la riscoperta.

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

Lorenza, l'idea romantica deve sposarsi con le capacità di chi trasforma il suo frutto in vino. E il ruolo dell'uomo, la sua esperienza e la sua storia non le prendiamo in considerazione? La tua suona come una giustificazione, non solo degli sgradevoli difetti che si riscontrano in molti vini naturali (quelli industriali ne hanno altri e il primo si chiama omologazione) ma anche dell'incapacità dell'uomo di essere vignaiolo e in questo molti vini sono certamente sinceri nel palesarlo. Forse non ambiranno a fare grandi vini, ma alcuni hanno dei prezzi che mi fanno sperare che tutti gli ettolitri di vino "sbagliato" che abbiamo in cantina possano avere un futuro a 4 euro al litro preso sfuso... e io che pensavo di mandarli in distilleria! ;-)

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fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

Quando vedo scritto vini omologati mi viene da chiedere ma di che vini parlate??

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

Quelli che se si potesse fare un istantanea della struttura organolettica, ci si renderebbe conto che non subiscono la variabilità delle annate.

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esperio

circa 8 anni fa - Link

Una di quelle risposte che fanno scoppiare un mal di testa fulminante. Altro che bisolfiti. Si scherza, naturalmente.

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fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

Riformulo la domanda. Quando parlate di vini omologati di quali vini parlate? Nomi non slogan please. tipo... Sassicaia...solaia...merlot di planeta... barolo di voerzio...

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

Veuve e molti altri che producono bolle... Yellow tail e svariati vini di aziende che producono milioni bottiglie, oltre ai cartonati. O credi che se un anno raccolgono acerbo(per dirne una..), ti vendano un vino acerbo? Sù...

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

no, no Esperio, hai perfettamente ragione! :-)

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fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

perdonami giovanni ma a parte che siamo su un sito per appassionati e tu mi tiri fuori come esempi di vini omologati due vini che nessuno qui beve. Ma a parte questo assaggio professionalmente veuve tutti gli annni e non è sempre uguale, non è mai molto buono ma non è sempre uguale soffre le annate base della cuvèe come qualsiasi altro vino. Yellow tail esce dalla cantina al prezzo che vale, inarrivabile per nessun produttore che non sia un'industria.

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

@pagliardi, ti tiro fuori i nomi dei vini che io considero omologati, come tu mi hai chiesto. se invece vuoi sapere quali di quelli che consumi tu (o i lettori del blog) ritengo omologati, mandami una lista di quello che bevi. stai scherzando, vero?! p.s. per veuve non dimenticarti che esiste la data di sboccatura che anche se non indicata è una variabile fondamentale.

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fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

Scusami giovanni ma la mia domanda nasceva dalla distinzione che è stata fatta non so più dove e da chi durante la discussione tra la scelta di fare vini naturali o vini convenzionali che seguono il mercato e tendono all'omologazione. Se i vinio che tendono all'omologazione sono quelli fatti in milioni di bottiglie e venduti nei suopermercati ok apposto. P.S. Per veuve non me lo dimentico non ti preoccupare. 35 viaggi in champagne qualcosa mi hanno insegnato. Anche a leggere il numero di lotto per esempio. Che c'è sempre invece.

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

Per me "fare vino naturale o fare vino convenzionale" è già di base una cosa che solo a sentirla mi irrita. Il vino si suddivide in due categorie: quello industriale e quello contadino, artigianale... chiamalo come vuoi. naturale per me non esiste; esistono quelli capaci e i cialtroni. Perché, Yellow o veuve non seguono il mercato?? non sono nelle stesse strutture dove vendono pure sassicaia? e non è che "tendono all'omologazione" lo sono! p.s. non mi preoccupo mai e sono felice per i tuoi viaggi in Francia, però guarda che io nella vita mica faccio il postino.. ;-)

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Lido

circa 8 anni fa - Link

Sara Sara, e' no non farti adescare dal gatto e la volpe, se puzza e puzza, non e' che sei giovane, che bisogna sdoganare il puzzo di calzini o il puzzo di bagno sporco, mai e poi mai i tuoi parametri se pur giovane, non possono esser questi, altrimenti addio, assaggiati Montevertine, Rodano, Villa Rosa, Soldera, Mascarello, Rinaldi, gravener, ecc. Questi non puzzano di calzini, e poi non capisco in Francia queste questioni mica le affrontano, i vini o sono buoni o sono pessimi, e le acidita' volatili alte, dammi retta sono piu' vicine all'aceto che al vino, se poi i vini sono naturali tanto tanto tanto meglio, ma le puzze orribili no.

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Fabio Cagnetti

circa 8 anni fa - Link

in alcuni dei vini che hai citato, però, la volatile alta è un po' un marchio di fabbrica, uno strabismo di venere. Nella tolleranza alla volatile vedo enormi, enormi differenze di punti di vista tra i degustatori di mezza età, soprattutto se americani, e i "nativi naturali", per molti dei quali una quantità percepibile di a.v. aiuta a veicolare meglio il corredo aromatico di un vino. Idem con patate per le riduzioni, che in un vino ben fatto, è vero, si puliscono col tempo (ma il tempo è spesso di ore, e questo può essere un problema per esempio se si ordina una bottiglia al ristorante), ma che lasciano quasi sempre una traccia percettibile al naso allenato.

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alexer3b

circa 8 anni fa - Link

Vero Fa' ma è vero anche che al ristorante, di fronte a una boccia del genere e le opportune raccomandazioni al cliente (che difficilmente potrà essere uno sprovveduto se sceglie determinati vini), con un decanter ben usato parecchie delle riduzioni si attenuerebbero in fretta, pur restando spesso un sottofondo ineliminabile. In alcuni casi questo "strabismo di venere" come lo definisci, dona davvero quel tocco imprevisto che può anche intrigare. Ma un tocco, no un cazzotto.

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Fabio Cagnetti

circa 8 anni fa - Link

Su questo direi che siamo tutti d'accordo. Credo che pensare che il succo del post sia che "il vino ha da puzzà" e che i sentori elencati, dal cesso dell'Autogrill in giù, vadano attivamente cercati in quanto gradevoli significhi averlo travisato. Per comprendere i "nativi naturali" bisogna definitivamente sganciarsi dall'era dei vini dell'enologo, della precisione aromatica a tutti i costi, per entrare nel mondo del vino contemporaneo, che tra l'altro ha restituito alla fase gustativa la sua importanza pivotale ridimensionando i "vini da fiuto", oltre a cercare bottiglie da bere e non solo da degustare. Allora si comprende che un sentore che dieci anni fa avrebbe fatto scattare tutti gli allarmi ha in realtà una sua valenza positiva, non in sè ma nel complesso, esattamente come l'AAAAA (Andouillette) che puzza di deiezioni come forse nient'altro che sia mai apparso su un piatto, eccezion fatta per Luttazzi e per Salò di Pasolini. Insomma, non è per le loro imperfezioni aromatiche che amiamo i vini di Valentini, Canonica, Clape, Overnoy e chi più ne ha più ne metta. Ma la virtuosità di questi vini come li conosciamo è inscindibile da certi sentori. Del resto ci sono anche degustatori che rifiutano i vini di Soldera per la volatile o che considerano una puzza quel tipicissimo riconoscimento di terra appena smossa che accompagna buona parte dei vini di Madame Leroy.

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Fabio, per me i vini "naturali" non puzzano, ma l'andouillette, comunque, la do al sorcio ;-)

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Lido

circa 8 anni fa - Link

Riflettendoci in maniera più approfondita, stiamo attenti, non facciamo passare l'idea che i vini naturali puzzano, caz... E' pericoloso molto pericoloso, i vino naturali fatti bene sanno di VINO, vino buono, di terroir, e hanno anima, io in enoteca ne ho selezionati fra Italiani e Francesi non meno di 200/250 e Vi garantisco che non puzzano, ma non puzzano proprio, e se in alcuni ho riscontrato difetti, no li ho riassortiti, ma x favore non facciamo che venti cialtroni sporchi in cantina, facciano passare difetti x pregi. No il vino deve sapere di vino, non di legno, non di lieviti edulcorati, no di vaniglia, no di latte, ma neppure di calzini usatissbagni di bagni sporchi. W il vino fatto da gente serena e cosciente, e magari competente, scusate lo sfogo Lido.

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AZ

circa 8 anni fa - Link

quoto

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Alberto

circa 8 anni fa - Link

D'accordo. Avevo accennato una cosa del genere,ma hai rifinito ancor meglio il concetto.I vini buoni ed anche quelli artigianali,naturali,artistici buoni NON PUZZANO. Allo stesso modo, tanti vini "industriali",hanno gli stessi sentori o similari ed in piu'a volte puzzano pure.

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

grande Lido.

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Davide Catino

circa 8 anni fa - Link

Se le puzzette in apertura lasciano il campo ad assaggi esuberanti poi ... ben vengano. Un mesetto fa uno straordinario Montepulciano Rosso Valentini 2001 ha sbaragliato tutti i vini della serata facendosi ben riconoscere subito (eravamo a bottiglie coperte) ma rivelandosi per quel gran vino che è: pochi fronzoli ma tanta tanta sostanza. Se però devo mandar giù (e pagare) un vino naturale cui restano, una volta aperto, solo le puzzette e poco più, no grazie: il vino deve essere buono, dare piacere.

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Lido

circa 8 anni fa - Link

Francesco la volatile se un capellino alta, e' passabile la riduzione con in attimo di tempo, con un giusto bicchiere, o con un centesimo di rame spesso se ne va, volatili estreme, puzzi di calzini, cani bagnati e putridi, cessi di autogrill, caseina, latte, vaniglia, e frutti tropicali con megafoni e strilloni, no quelli rimangono, e francamente stonano e fanno male al mondo del vino.

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

Scusa Ameri, c'è Chapoutier che voleva intervenire dal Rodano: http://www.decanter.com/news/wine-news/529697/chapoutier-pours-scorn-on-natural-winemakers "Renowned Rhone producer Michel Chapoutier has added to the natural wine debate by denouncing natural winemakers as out-of-touch hippies making defective wines. " Sara oltre ad essere una saprofaga, sei pure una hippie collaborazionista

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Fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

Giovanni so cosa fai nella vita mi capita spesso di imbattermi nel tuo sito. Mai ancora nei camossi.

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Giovanni Arcari

circa 8 anni fa - Link

Pagliardi, bisogna rimediare quanto prima alla tua mancanza! :-) vieni in cantina

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Mauro

circa 8 anni fa - Link

Bevuto decine dei vini qui vituperai, derisi, chiamati naturali,che io preferisco chiamarli vini, vini punto ovvero non sofisticati, MAI ODORATO Bagno di Autogrill Puzza di piedi Puzza di ascelle difetti a volte si, ma queste puzze mai sentite Col quinto quarto si fanno piatti squisiti, sta nella bravura del cuoco.

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cantina gigli

circa 8 anni fa - Link

Il bello è bello! Quando passa una bella donna, ben curata, qualsiasi uomo e donna la riconosce come tale; ma per ogni donna esiste almeno un uomo che la ritenga incantevole. Questo è quanto! La stessa cosa accade per il vino o per l'arte, esisteranno sempre estimatori per vini che altri riconoscerebbero come difettosi, è il mistero dell'estetica. Esiste anche un'estetica ed un gusto del vino. Chi fa vino, come un artista, tende verso un proprio gusto; mai alla ricerca del consenso universale come invece viene ricercato dagli imbottigliatori. Produrre vino viene da una forza, da un tormento interiore che ti occupa giorno e notte, una voce che ti bisbiglia continuamente: vai, fai, prova... devi capire, devi migliorare, devi scoprire. Il viticoltore non è mai appagato dalla stima, è troppo occupato a ricevere appagamento dalla propria pazzia. Il viticultore ama le proprie creature e come figli vorrebbe ogni giorno dargli di più per renderli migliori, ma li accetta per quello che riescono a dare e ne è orgoglioso. Naturale non dev'essere sinonimo di difettoso, perchè si riesce a fare qualità sapendo accettare i limiti ed i difetti della materia che siamo tenuti a plasmare, cercando di tacere i difetti ed esaltare le qualità per rendere massima la piacevolezza. Cercare di distorcere la materia contronatura appartiene al campo degli imbottigliatori che riusciranno a creare un "prodotto corrispondente agli standard di mercato". Angelo Bertacchini-viticultore di montagna

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Lido

circa 8 anni fa - Link

Pero' mica male, bella riflessione.

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Durthu

circa 8 anni fa - Link

I beg to differ. Non so se qualcuno lo abbia già detto (ma scommetterei di si) perchè non posso leggere tutti i commenti, ma il fois gras, gli erborinati e via dicendo non sono proprio un gusto acquisito: già al primo assaggio sono un deliquio di sensazioni gustative. Posso essere d'accordo con il resto dell'articolo, ma non su questo: il paragono è fuori luogo.

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Lido

circa 8 anni fa - Link

Essere giallo mi turba. Ma io non centro nulla vero Toma?

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Lido

circa 8 anni fa - Link

@carema. Grande questione quella dei macerativi, Gravner a parte e pochi altri, con le macerazioni prolungate e missione addio vitigno addio terroir, e benvenuta omologazione, prima la botticella di quercia, ora il buccine nelle anfore più svariate,meno male che Gambelli sig, Giulio qualche vino lo ha lasciato, io sarei per la beatificazione, Gambelli santo " i miracoli se volete li ho " Il pergole Torte, Soldera 85, ecc.

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Carema86

circa 8 anni fa - Link

Permettimi, un po confuso il tuo discorso, ma con le ultime 4 parole hai chiarito tutto ;-) Saluti

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Lido

circa 8 anni fa - Link

Straquoto.

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Mirco Mariotti

circa 8 anni fa - Link

Mi sento d'accordo con il Signor Bertacchini, però, per favore, non portate l'estetica nel mondo del vino, può essere fuorviante. Lasciando da parte l'omologazione industriale, chi produce vino da generazioni in un determinato territorio è interessato a un processo di crescita, non di regressione. Secondo me non si può portare tutto lo scibile sensoriale dentro un bicchiere; certe sensazioni in un vino DEVONO sgomentare, perchè esulano da quel progetto di crescita della conoscenza produttiva di cui accennavo sopra. Complimenti a tutti per il tono sereno della discussione. Ciao Mirco

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

oh chissa' perche' ma sto post mi piace. mi sento anch'io un nativo naturale. crescete ragazzi, crescete!

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

quante pippe pero'! piuttosto il problema piu' prossimo e': stiamo attenti a chi parla e si vende come naturalista e in realta' solfita, filtra, toglie e aggiunge come gli altri. siam pieni!

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salva

circa 8 anni fa - Link

nomi, please!

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Francesco Maule

circa 8 anni fa - Link

l'assaggio fa molto, chiedere queste cose nelle fiere ai produttori aiuta, un'analisi ancor di piu'. io non posso far nomi, che diamine!

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she wolf raising her cubs properly

circa 8 anni fa - Link

Non ho letto tutti i commenti, troppo faticoso e poi sto cacciando, quindi forse qualcuno l'ha scritto prima di me. Come madre di un "nativo naturale" e di un "nativo digitale" mi ribello alla premessa di questo post. Non so cosa la mamma di Sara Porro abbia inzeppato nel gozzo della sua bambina i primi anni d'eta', i miei cuccioli sono stati abituati a mangiare sano e ad annusare bene e pur avendo una costumanza giornaliera con i loro calzini e saltuaria con cessi pubblici rifiutano nel bicchiere quello che sembra per l'autrice la regola della sua/loro generazione. Sara, ti voglio bene e hai scritto un post divertente per considerare l'argomento strausurato dei vini "naturali" da un'altra angolazione. Ma la generazione X,Y,Z quando vuole sa distinguere certe differenze.

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Annalisa Motta

circa 8 anni fa - Link

Mangiare e bere bene è stata una conquista raggiunta con fatica, non vedo niente di positivo in questa regressione ( infatti non mi pare niente di nuovo, se non un ritorno a certi vini di cinquant'anni fa, che allora erano per lo meno scusati dall'ignoranza). Il consumatore non si faccia prendere in giro: se compero una borsa, deve essere ben cucita. Se compero del pane, non deve essere bruciato o mezzo crudo. Se compero dell'olio extr.di oliva non deve essere rancido. Perchè allora comperare vini fatti male che si nascondono dietro alla categoria naturale (quei pochi fatti male, dico, perchè la maggioranza sono ottimi)? Il vino artigianale richiede come prima qualità la capacità dell'artigiano di saper fare il suo mestiere. Vignaioli, dove siete? Un po' di orgoglio di categoria qui ci vuole :-). L'errore ci può stare quando si lavora al limite, ma viene riconosciuto come errore.

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Fabrizio pagliardi

circa 8 anni fa - Link

le degustazioni cieche sono una gran cosa. si capisce quali sono i vini buoni e si riconosce il produttore che esprime vitigno e territorio.

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salvo

circa 8 anni fa - Link

Credo che giudicare un vino in modo soggettivo (quindi far passare puzze come profumi) spetti ad un consumatore comune. Ma chi lavora nel settore e si definisce professionista deve approcciare ogni vino in modo appunto professionale e quindi tecnicamente corretto, perciò le puzze sopra descritte sono da considerare dei difetti, un vino difettato non è ne buono ne cattivo (giudizi soggettivi che lasciamo ai consumatori) ma è semplicemente e tecnicamente un vino difettato. Penso che sia deleterio ,da parte di chi lavora nel "settore vino", far passare il concetto che per i vini naturali sono giustificati i vari difettucci o veri e propri difettoni. Cosi ci saranno produttori che presi dalla smania di vendere vino a quei radical-chic che definiscono profumi dei difetti, non si renderanno mai conto se nel loro processo produttivo ci sono errori che portano poi ad avere vini difettati.

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maurizio gily

circa 8 anni fa - Link

la percezione è un fatto puramente fisico, legato alle caratteristiche degli organi di senso di ognuno, mentre l'elaborazione della stessa è un fatto culturale, infatti il gusto si evolve nel tempo, sia negli individui che nelle società. In conclusione, ognuno beva cosa più gli aggrada ma gli eccessi di teorizzazione hanno rotto: nessuno mi convincerà ad apprezzare un vino che sa di aceto o di fogna "spiegandomelo", e non voglio dire che tutti i vini naturali abbiano queste caratteristiche, ma alcuni sì, eppure vengono esaltati da certi blogger. De gustibus ...

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Alberto

circa 8 anni fa - Link

Premessa, il tuo pensiero e' condivisibilissimo e penso accettato dai piu'. Curiosita, di quali vini e quali blogger in particolare stai parlando?

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