Nebbiolo Prima 2016 | Cari produttori del Roero (rosso), sarà ora di fare un esame di coscienza?

Nebbiolo Prima 2016 | Cari produttori del Roero (rosso), sarà ora di fare un esame di coscienza?

di Francesco Oddenino

Premessa: roerino dalla nascita, vivo tuttora “di là dal Tanaro”. Praticamente l’unico degustatore a km 0 di Nebbiolo Prima 2016. Fine premessa.

Cari  produttori del Roero, ho avuto modo di assaggiare 23 Roero 2013 e 23 Roero Riserva 2012. Ed ora mi trovo in difficoltà.

Roero 2013: vini ben fatti, talvolta delicati, spesso espressivi, anche se non propriamente consoni ad essere assaggiati in lunghe batterie, durante le quali non è possibile cogliere le dovute sfumature. Tra questi sono primeggiati il Roero 2013 Sru di Monchiero Carbone, il Roero 2013 di Filippo Gallino, il Roero Sergentin 2013 di Fabrizio Battaglino.

Roero Riserva 2012: devo ammettere di non aver capito nulla. Su 23 vini assaggiati (rigorosamente alla cieca), 18 di essi avevano difetti vari che andavano dai sentori di smalto o di lucido da scarpe (troppo legno in vinificazione o affinamento), di frutta cotta (surmaturazione estrema delle uve), di distillato/alcool (troppa concentrazione). E qui la domanda sorge spontanea: perché?

C’è forse ancora la convinzione che dal Roero si possa fare un vino(ne) all’altezza dei cugini Barolo e Barbaresco? No, non è possibile. Tutti noi consumatori ne siamo già convinti e a testimoniarlo è anche la critica internazionale del vino: Antonio Galloni (sia ora, sia prima con Robert Parker) non è mai arrivato sopra il 94, Stephen Tanzer (International Wine Cellar) mai sopra il 92, Wine Spectator mai sopra il 90: valori già inferiori ai picchi delle Barbera d’Asti (96, 92 e 94) e delle Langhe non parliamo nemmeno.

Tra gli appassionati nebbiolisti, non c’è un singolo vino nel Roero di qualsiasi annata che venga citato tra i grandi nebbiolo del Piemonte.

Anche in Langa si fanno vini simili a quelli delle passate generazioni, perché il Roero non lo fa? Perché non tornare nuovamente a produrre, anche con le migliori vigne, i “Nebbiolini del Roero” che facevano i nostri nonni? La tipologia di vino che ho trovato tra i Riserva 2012 è oramai anacronistica: forse risulta ancora vendibile a qualche pubblico affezionato del Nord Europa ma la restante parte dei consumatori cerca espressioni più tipiche e trasparenti di nebbiolo.

Allora perché riempire di legno le migliori uve che avete, ottenute con fatica dalle migliori vigne? Il disciplinare parla di “affinamento” del vino in legno, non di “concia”: sono pochi i grand cru del Barolo che reggono una vinificazione spinta in legno senza uscirne trasfigurati, a maggior ragione nel Roero si dovrebbe essere più delicati in vinificazione. Sono oramai anni che i base risultano migliori delle riserve.

Probabilmente mi direte che il successo commerciale paga, a Dio mercato piacendo, ma ogni volta che ne assaggio uno mi vengono in mente i piccoli grandi nebbiolini degli anni ’80, tuttora vivi e godibilissimi, fatti con il cuore e non in cantina.

[Foto: Enoteca del Roero]

19 Commenti

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Acino Asprp

circa 4 anni fa - Link

Clap clap

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jack vincennes

circa 4 anni fa - Link

non credo sia solo un problema di affinamento. I Roero li trovo sovente con acidità elevate e tannini ruvidi in un eterno squilibrio... probabilmente la zona non ha una grande vocazione come del resto tutto il Piemonte tranne le Langhe. Al di fuori, solo i Valtellina fatti bene, purtroppo ancora pochi, hanno i ranghi del grande nebbiolo.

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biotipo

circa 4 anni fa - Link

sì, vabbè, allora gattinara e ghemme e boca e carema (ecc.) non hanno grande vocazione? tsk, tsk, tsk...

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claudioT

circa 4 anni fa - Link

E spesso anche l'alcol sparato e ti fa arrivare a mezza bottiglia e stop!!! Possibile che si riescano veramente a consumare questi Riserva o le cantine di molte aziende sono piene?

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Toni

circa 4 anni fa - Link

Il Roero e' compreso nella doc Langhe. Penso ci sia un grande pregiudizio e vorrei che le degustazioni alla cieca venissero fatte e giudicate in pubblico. Sono sicuro che ne vedremo delle belle.

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michele A. Fino

circa 4 anni fa - Link

Roero è una DOCG di cui Langhe DOC è la cosiddetta ricaduta. Non è che il primo sia incluso nella seconda: Insistono su stessi territori e Langhe ai allarga anche ad altri. È lo stesso rapporto vche c'è tra Barolo DOCG e Langhe DOC.

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jack vincennes

circa 4 anni fa - Link

ma quanto nebbiolo c'e' realmente nell'alto piemonte??? dai suvvia..se ci sono 100 ettari tra tutto ..il resto vespolina croatina..che nn mi pare siano nebbiolo. Il tutto si rispecchia nelle bottiglie che sono generalmente degli uvaggi tra piu vitigni e non nebbiolo in purezza

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Rossano

circa 4 anni fa - Link

I Gattinara sono praticamente tutti Nebbiolo in purezza. A Lessona dei tre maggiori solo uno usa ancora la Vespolina. A Ghemme ci sono esempi fra i migliori di Nebbiolo in purezza. A Boca il Nebbiolo può arrivare (e per lo più arriva) fino al 90%. A Carema sono tutti praticamente Nebbiolo in purezza. Alcuni Colline Novaresi e Coste della Sesia Nebbiolo sono vini di espressività emozionante, se serviti alla cieca dentro batterie delle denominazioni maggiori non arrivano affatto ultimi. Dire che in Alto Piemonte non ci sia Nebbiolo ovvero vini che possano essere considerati Nebbiolo in purezza è affermazione priva di qualsiasi fondamento oggettivo. Quanto alla valutazione della qualità di tali Nebbiolo in purezza, ognuno è libero di pensarla come preferisce, ma conoscere almeno i riferimenti macroscopici della realtà di cui si parla prima di esprimersi in maniera perentoria può essere utile.

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Ricevo su FB e riporto qui, col suo consenso, il commento di Beppe Viglione in disaccordo con il contenuto dell'articolo (a domanda circa il perché del parere discordante): "Semplicemente perché meno di due mesi fa tra Baroli, Barrbareschi e altri Nebbioli alla cieca ben due Roeri sono stati scambiati per Barolo.. Non da degustatori casuali, ma da persone di un certo calibro .. Daniele Cernilli 🍷🍷Se a Nebbiolo prima avessero messo nelle degustazioni alla cieca dei Roero tra i Nebbiolo di Langa o viceversa ne avremmo sicuramente viste delle belle 😂😂Comunque nessun produttore di Roero vuole imitare un vino di Langa il nostro vino è diverso per terroir, punto."

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excellence

circa 4 anni fa - Link

Roero Cascina Fornace per gradire

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Michele A. Fino

circa 4 anni fa - Link

L'articolo di Francesco Oddenino, come opinione, non si discute. Come recensione collettiva, come monito ai produttori (sin dal titolo: ma davvero siamo ancora al monito ai produttori? ma davvero siamo ancora a prescrivere come si dovrebbe fare il vino? ), come liquidazione di un'annata (il 2012) invece si discute eccome. Innanzitutto perché questo tono lo usava verso il Roero Franco Ziliani nel 2003 e non se ne sentiva così tanto la mancanza. E già in allora io mi permettevo di eccepire che non poteva riguardare tutta una regione un giudizio liquidatorio, per essere serio. E infatti, egli limava quanto Oddenino nemmeno sembra dubitare si possa: http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=14&IDNews=521 La storia del Nebbiolino, tra l'altro brandita nel segno di un passatismo piuttosto curioso su Intravino, è una sorta di mantra, che personalmente ritengo farlocco. Farlocco perché è di dominio comune, ma io stesso ho sentito Bruno Giacosa, in data e luogo certo, ammettere tranquillamente che fino a che i binari non sono diventati obbligati, i Nebbioli di Valmaggiore andavano a nobilitare con eleganza e profumo Barolo e Barbaresco. E oggi da Valmaggiore esce quel vino strepitoso che è il Roero DOCG Aufinaggio di Ca' Rossa, che dall'annata 1996 è un punto riferimento per il nebbiolo di sinistra tanaro, quanto ad eleganza e profumo. ALmento quanto il fratello più giovane Mompissano, che nelle annate 2011 e 2013 è certamente di livello ed equilibrio notevolissimo per frutto, pulizia e straordinaria lunghezza. Non c'è dubbio che ci siano stati e ci siano ancora nel Roero dei dinosauri xilofili, ma se guardo al panorama degli ultimi anni, come non constatare la significatività della produzione degli ultimi 5 anni se guardiamo a giovani come Pace o Luca (Val)Faccenda? E come ignorare che da tempo gli eccessi dei 90s sono usciti dall'affinamento di classici del territorio come i roero Trinità di Malvirà o il Roche d'Ampsej di Matteo Correggia, che anche nel vituperato (da Oddenino) 2012 mostra stoffa ed equilibrio al di là di un'inevitabile calore/dolcezza che un'estate canicolare ha determinato? E come non considerare i punti di evoluzione raggiunti da Angelo (Giovanni) Negro, Giovanni Almondo, Cascina Pellerino, Alberto Oggero, Cascina Chicco, Marco Porello, tra gli altri? E soprattutto, come si può ancora oggi esprimere una condanna di un territorio o essere così insensibili a Ratatouille da liwuidare ocn una prescrizione un'are che ha una eterogeneità geologica inimmaginabile oltre Tanaro e una giovinezza enoica che sicuramente assicura più varietà che uniformità? A me pare davvero che questo articolo non sia soddisfacente secondo l'approccio classico al vino (quello oggettivizzante) per ovvie ragioni di generalizzazione esagerata e sia lontanissimo dall'approccio epistenologico, perché addirittura non solo si vota a orientare il gusto ma anche la produzione: altro che sapere col vino, si potrebbe chiosare. Peccato, peccato davvero che ancora possa passare un giudizio tanto sommario, che condanna tutti indistintamente, anche le decine (offro io la degustazione a Oddenino, quando vuole) di ottimi produttori, mentre una simile livella a 10 KM in linea d'aria sarebbe del tutto impensabile e il discernimento si imporrebbe sempre: nella scrittura e in redazione.

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Cristiano Bono

circa 4 anni fa - Link

Magistrale Michele nella tua educata e sacrosanta risposta a questo articolo.Per quanto mi riguarda il Signor Oddenino ha già ricevuto fin troppa attenzione relativa al suo scritto , I dinosauri del giornalismo sono quelli che ancora non hanno compreso la grande svolta che è avvenuta nel roero che oggi si impone per eleganza ed unicità nel panorama dei grandi rossi d'Italia.

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Gabriele

circa 4 anni fa - Link

È "bello" vedere quanto viene criticato il Roero! Maaa... quanti quintali di "nebbiolino" del Roero passano sul ponte di Alba nel periodo della vendemmia per arrivare alle grandi cantine al di la' del Tanaro e diventare il tanto lodato Barolo? Suvvia, non siamo ipocriti! Siamo sicuri che quel che beviamo sia realmente il Barolo di quella determinata vigna? O magari il nostro più amato Barolo arriva in realtà dal tanto "snobbato" Roero?

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Sara

circa 4 anni fa - Link

Complimenti Michele per la tua grande diplomazia. Mi hanno parlato di questo articolo produttori di Langa che non hanno apprezzato l'articolo. Quello che leggo ormai lo trovo antiquato ed e' triste perché scritto da un conterraneo. L Italia del vino e' fatta di centinaia di microdenominazioni. Pochissime ai livelli della Langa ma in tutto il mondo apprezzano proprio la nostra grande offerta di vini ed espressioni di territorio. Molti consumatori sono turisti che viaggiano e visitano le nostre terre e non hanno bisogno delle riviste per un consiglio per gli acquisti. I vini del Roero hanno quindi spazio per farsi conoscere ed apprezzare e come in tutte le zone ci sono cantine che finiscono tutto il vino facilmente ed altre che hanno un po più di difficoltà. Come in tutte le zone del mondo ci sono consumatori che non ne apprezzano i prodotti ed altri che invece ne sono pazzamente innamorati. Ci siamo mai chiesti se forse il problema è proprio l'incontrario? E se chi assaggiasse i vini in degustazioni comparate cercasse a tutti i costi cosa il Roero non ha nei confronti della Langa, e perdesse di vista invece cosa ha da offrire di diverso?

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Francesco Oddenino

circa 4 anni fa - Link

Il mio articolo è lungi dal voler criticare il Roero come territorio o i produttori che intendono farlo crescere. Tra le premesse dell'articolo di quest'anno, come nella revisione dei 2012 base e delle riserve 2011 dell'anno scorso, ho segnalato diversi ottimi vini tra i Roero "base" 2013 e i "base" 2012: vini chiari, profumati, trasparenti, esaltatori di una diversità sacrosanta che esiste tra la sponda sinistra e la sponda destra del Tanaro. Cio' che invece mi sento di "stroncare" è la formula che oramai sembra andare per la maggiore per produrre i Roero Riserva ovvero: Roero Riserva = Roero base + maturazione + concentrazione + legno. Una tipologia di vino fatta in questo modo (e alla cieca la maggior parte delle riserve 12 e delle riserve 11 dell'anno scorso lo era) risulta essere cio' che di piu' lontano rappresenta la delicatezza, il profumo, il fascino del nebbiolo fatto sulle sabbie o in terroir diversi dalle Marne delle Langhe. Cio' che mi fa arrabbiare, e che ho voluto far trasparire nell'articolo, volutamente provocatorio, è che questa cosa sembra che ai produttori non interessi. Io sono convinto che si puo' fare un "grande" vino senza che questo sia per forza un "grosso", applicazioni sul nebbiolo che ne sono già, basta pensare al Nord Piemonte. La ricetta, produttori, ce l'avete già in casa, la usate già per i vostri Roero base, perche' non applicarla anche alle Riserve?

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Sara

circa 4 anni fa - Link

Si è vero in passato ci sono stati vini molto concentrati ed uno uso eccessivo del legno, ma questo anche in Langa. Sicuramente ci sono ancora alcune aziende che faticano ad uscire da questo schema. Ma basta fare un giro nelle diverse cantine per rendersi conto che gli strumenti di vinificazione ed invecchiamento sono cambiati in Roero come in Langa. Ci sono poi zone nel Roero con terreni molto simili a quelli di LaMorra dove i nebbioli sono meno Roerini è un po più Langhetti ma è' così e non si può cambiare altrimenti sarebbe vero che i vini si fanno in cantina. Parliamo di 2012, un annata tutt altro che facile da gestire sulle sabbie del Roero perché non ha particolarmente evidenziato l eleganza del nebbiolo ma piuttosto frutto e maturazione. Mi pare che in proporzione ci fossero molti più Roero che Roero Riserva in degustazione. Ci sono Roero base e Roero cru non riserva e sarebbe una cosa nuova iniziare a distinguere le caratteristiche che offrono i diversi comuni perché i nebbioli di Canale sono diversi da Monteu o Monta...perche questa è la grandezza del nebbiolo e siamo fortunati ad averlo in casa nostra. Assicuro poi che 92 e 94 punti dalle riviste americane sono dei super punteggi ed equilibrati rispetto al confronto con i vini di Langa che sono considarati come Champagne e Borgogna i migliori vini al mondo. Tra l altro una analisi più approfondita avrebbe fatto notare che ci sono Roero del 2012 che hanno preso punteggi di 92 punti perfettamente in media con i Baroli 2012 ma con la differenza di prezzo che i consumatori attenti hanno naturalmente notato.

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Michele Antonio Fino

circa 4 anni fa - Link

Ecco, proviamo a riprenderla à rebours questa cosa. Facciamo un esercizio di distinzione dei terroirs roerini che legittimi geologicamente e pedologicamente l'assenza di identità. Perché è così. Perché la vena di marna che dà ai nebbioli di Priocca un tratto marcatamente barbarescante, non ha nulla a che vedere con la sabbia di Valmaggiore o con le argille di Amsej, della Barbisa o di Madonna dei Cavalli. I Roeri esistono e lottano insieme a noi. Condanna senza appello (l'ho scritto in tutti i commenti) per i dinosauri xilofili e le loro barrique solo nuove, ma vivaddio discernimento! Sennò passiamo di colpo dall'antipolitica (tutti i politi sono ladri) all'antivino (tutti i vignaioli del Roero sono malati di barrique). Le riserve nel Roero sono possibili e sono anche grandi, nonostante chi sbaglia.

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Cristiano Bono

circa 4 anni fa - Link

ciao Sara, la tua domanda conclusiva è l'elemento chiave della questione. E' ormai passato il tempo delle comparazioni, ciò non significa che il Roero non sia criticabile o lo si voglia astenere dai giudizio , ma piuttosto che quest'ultima dovrà considerare il Roero in quanto tale, e non per differenza da questo o quell'altro vino o territorio, Il Roero si misura in se stesso e con i gusti dei consumatori che con le loro scelte rappresentano la sintesi della proposta enologica Italiana. Con questo intendo dire che se un consumatore si rivolge per i propri acquisti alle aree del Brunello, del Barolo del Barbaresco e del Roero, ha già da se dimostrato quale sia la starada percorribile dal nostro vino.

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vinocondiviso

circa 4 anni fa - Link

Quei produttori che si arrabbiano delle critiche: https://vinocondiviso.wordpress.com/2016/05/25/quei-produttori-che-si-arrabbiano-delle-critiche/

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