Neanche il vino blu salverà il più “mentalmente chiuso” dei settori produttivi

Neanche il vino blu salverà il più “mentalmente chiuso” dei settori produttivi

di Antonio Tomacelli

Noi non crediamo nelle regole di degustazione e non pensiamo che qualcuno dovrebbe studiare la Bibbia dell’enologia per gustare un bicchiere di vino“. Da vecchio copy quale sono le frasi a effetto mi sono sempre piaciute, quando poi lasciano presagire una qualche rivoluzione vado in sollucchero. Questa per la verità, somiglia al giuramento che facciamo pronunciare ai pivelli prima di cominciare a scrivere per Intravino, ma poi mi sono chiesto: tutta queste belle parole per convincermi a bere un vino la cui unica particolarità è il colore blu?

Gik, questo il nome del vino colorato, è figlio di un pugno di markettari spagnoli cui non frega una mazza del vino o dell’alcol o delle menate sul terroir che a noi wine-geek piacciono tanto. “Noi non siamo vignaioli,” dicono “noi siamo creatori. Abbiamo cercato il più vecchio, polveroso e tradizionale (ho liberamente tradotto “closed minded”) dei settori fuori di qui. Dopo aver scelto l’industria del vino come campo di battaglia, abbiamo creato un prodotto radicalmente diverso“.

Sul “mentalmente chiuso” del mondo enologico, nulla da eccepire, la situazione è quella che è, e i ragazzi ci hanno visto giusto: è bastato aggiungere un po’ di colorante naturale a un anonimo vinello spagnolo per conquistare i mercati e ambire all’export americano.

Considerazioni finali (e personali): sento già il rumore di mille sopraccigli che si alzano sdegnati ma se penso alla fatica che fanno i vini naturali per imporsi in un mercato così closed minded, capisco che i quattro ragazzotti spagnoli tutti i torti non li hanno. Magari il vino blu si rivelerà una cazzata, ma l’intenzione è buona: trattasi, insomma, della solita montagna che ha partorito un topolino.

Blu, questa volta, ma sempre topolino resta.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

4 Commenti

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sergio

circa 3 anni fa - Link

"non pensiamo che qualcuno dovrebbe studiare la Bibbia dell’enologia per gustare un bicchiere di vino“ Per degustare una pizza non c'è bisogno di fare un corso di panificazione o studiare o sperimentare ecc...Su questa frase sono d'accordo. "Noi non crediamo nelle regole di degustazione" Su questa andrebbe fatta maggior chiarezza. Se devi vendere una bibita dolciastra, poco alcolica e colorata di blu ha un senso. Se, invece, si vuol liberare il degustatore di vino da una troppo rigida applicazione del modello dominante di degustazione, il senso è un altro e porta in altre direzioni(v. Perullo e altri). Insomma, non significa passare alla sciatteria degustativa. Il successo di questa iniziativa non significa che sia qualcosa da ammirare e da imitare. Vale anche per certe ciofeche di libri, di film ecc..di successo.

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Durthu

circa 3 anni fa - Link

"se penso alla fatica che fanno i vini naturali per imporsi in un mercato così closed minded, capisco che i quattro ragazzotti spagnoli tutti i torti non li hanno". E se il vino "naturale" fosse solo una forma diversa di "closed mindedness"? Molti (troppi) produttori e ambasciatori del vino "naturale" non e' che proprio brillino per apertura mentale.

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

...perché no? Gusto Puffo . Poi verrà il gusto al Pistacchio ( immagino un succedaneo etimologico del " Vinho Verde") , poi il gusto stracciatella (assai difficile da realizzare cromaticamente, anche se molti "colfondo" potrebbero ricordarlo), infine al cioccolato fondente (... e per fortuna che le eiezioni sono solubili e , sotto l'egida del bio di facciata , cioè quello relativo all'incapacità tecnica spacciata per ineluttabile profilo obbligato sensoriale derivato , con la possibilità di mimetizzare camaleonticamente qualche sentore strano spacciandolo pure per piacevole e per "palati educati" ) ...

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Alessandra

circa 3 anni fa - Link

la Normativa sul vino in Europa e' la stessa per tutti i paesi e i coloranti,, per quanto essi possano essere di origine naturale o per uso alimentare, non sono ammessi. Non fanno male (vengono usati tranquillamente nell'industria alimentare) ma non sono ammessi. I nostri amici avrebbero potuto uscirne parlando di prodotto a base di vino o bevanda alcolica ( come il Bellino in pratica) ma parlano candidamente di vino quindi c'è decisamente qualcosa che non torna.

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