Nascono i Veltliner, otto vignaioli artigiani in Valtellina

Nascono i Veltliner, otto vignaioli artigiani in Valtellina

di Graziano Nani

Tira aria nuova nella Valtellina del vino. Qualche giorno fa è nato ufficialmente il gruppo Veltliner, che riunisce per ora otto realtà artigianali indipendenti del panorama enoico valligiano: Barbacan, Alfio Mozzi, Boffalora, Terrazzi Alti, Pizzo Coca, Franzina, Alessio Magi e Valbuzzi.

È Matteo di Barbacan, durante la loro serata alla Trattoria Visconti di Ambivere, a raccontare i principi fondanti della nuova banda. “Veltliner nasce con un semplice obiettivo: rivendicare la propria identità di vignaioli in Valtellina. Vignaioli che hanno la propria vigna, coltivano le proprie uve e le trasformano nella propria cantina”. 

Niente a che vedere con l’uva veltliner. Gli austriaci l’hanno chiamata così dandole un semplice nome di fantasia, che curiosamente coincide con la parola “valtellinese” in tedesco. Matteo continua raccontando come il divertimento, più che i sacrifici, sia uno dei valori fondanti del gruppo. Il piacere di stare insieme, scambiarsi opinioni, darsi una mano e arricchirsi a vicenda, con tutta la spontaneità che ha portato alla nascita di questo gruppo e senza alcun tipo di rinuncia o forzatura. Continuare a fare quello che si è sempre fatto, riuniti da un nome e anche da un logo che rappresenta l’apice di un palo di castagno, ancora oggi parecchio diffuso tra le vigne della valle.

La serata scorre tranquilla e più che una presentazione è una bella chiacchiera con i produttori. Interessante ascoltare Matteo che descrive l’essenza della viticoltura in Valtellina. Si potrebbe pensare a un’attività nata con una logica di sostentamento, introdotta da popoli alpini per produrre un vino da consumare nelle proprie case. La realtà è invece molto diversa, perché la coltivazione della vite in valle è nata come viticoltura altamente specializzata e finalizzata all’esportazione oltralpe: Germania, Austria, Svizzera… Un’attività commerciale con una filiera ricca e articolata, tanto che documenti antichissimi, tra cui alcuni in Austria relativi ai dazi doganali, citano nero su bianco il vino Veltliner.

Fu proprio questo commercio fiorente a portare negli anni alla realizzazione dei capolavori dei terrazzamenti. Il loro abbandono nel secondo dopoguerra, che ha decimato la superficie vitata della valle, è coinciso con la diffusione della meccanizzazione in molte parti d’Italia, e impossibile invece su queste rupi impervie. Tra i valori di Veltliner c’è proprio il recupero delle preziose infrastrutture in pietra, già intrapreso negli anni da diversi altri produttori in tutta la valle. Chilometri di muretti, da valorizzare con una viticoltura fatta dall’uomo per l’uomo. Super-umana, dice Matteo.

Come si beve in compagnia della banda Veltliner? La serata non è stata di sole conversazioni. Abbiamo assaggiato alcuni vini degli otto produttori in abbinamento libero agli ottimi piatti della Trattoria Visconti, ristorante storico del circuito Slow Food ad Ambivere, vicino Bergamo. Una degustazione non guidata, da gestire in totale autonomia, caratterizzata da un livello qualitativo decisamente alto e da alcuni picchi di eccellenza.

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Söl 2015, Barbacan
Fremente, vivo, vivissimo. Tutto sul frutto, more e lamponi. Pulito e a fuoco, grandissima beva e freschezza, più una spruzzata di pepe a dare ancora più vitalità. Come se ne avesse bisogno. Il più vibrante tra gli otto.

Terrazzi Alti 2015, Siro Buzzetti
Fine, elegante, sublime. Visionario come chi l’ha concepito. I piedi piantati nella mineralità della Sassella, la testa che vola verso dimensioni longilinee e guizzanti. Anche le spezie sono fini, non è pepe ma forse noce moscata. Tracce di cacao sul finale. Grandissimo vino, il mio preferito della serata. Il più elevato tra gli otto.

St. Sixtus 2015, Franzina
Pieno, energico, mordente tannico. Al naso ha una bella intensità di frutti maturi, poi riempie la bocca generoso e chiama un’altra forchettata di pizzoccheri. Qualche angolo ne completa il bel profilo solido, a tratti squadrato. Il più massiccio tra gli otto.

Valgella 2015, Alessio Magi
Enigmatico, guardingo, da scoprire. Il fiore è una viola dal sentore sfumato, il frutto è protetto da un velo polveroso, come una cipria ma più rustica, e si concede poco alla volta. Si apre poi a note carnose, riverberi di gusto ben noti a chi frequenta spesso la valle. Bresaola. Il più introverso tra gli otto.

Grumello 2015, Pizzo Coca
Moderno, garbato, cristallino. Affine a Terrazzi Alti per eleganza e slancio, ha intenzioni contemporanee e le porta a terra con un fruttino delicato, giusto un filo più polposo rispetto al vino di Buzzetti. Brioso sul finale, pizzicoso di pepe bianco più uno sbuffo etereo. Il più contemporaneo tra gli otto.

Pietrisco 2015, Boffalora
Vispo, godibile, scanzonato. Si lascia bere che è una meraviglia. È un succo dalla beva meravigliosa che mette allegria proprio come Giuseppe, l’uomo che gli dà vita. Il più easy tra gli otto.

Grisone 2015, Alfio Mozzi
Strutturato, espressivo, deciso. Il frutto è pieno, la spezia emerge, i fiori fanno da contorno. Interessante il sentore più che minerale, un’impronta con riverberi ferrosi, una traccia decisa che si fa ematica col passare dei minuti. Il più incisivo tra gli otto.

Upupa 2012, Valbuzzi
Speziato, ruvido, imperscrutabile. Interessante scandagliare le caratteristiche di un rosso di Valtellina con sei anni di vita. L’impatto è angoloso e schivo, poi ravviva il palato con spezie varie e con eteri che ne tratteggiano il profilo interessante. Qualcosa di amaricante sembra emergere all’orizzonte, ma non ne sono certo. Il più ermetico tra gli otto.

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

5 Commenti

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Enea

circa 12 mesi fa - Link

Bravi ragazzi orgoglioso di voi e del voler portare avanti il nostro splendido territorio! Ognuno di voi interpreta al meglio l’anima dei nostri splendidi terrazzamenti. Consiglio di replicare la degustazione tra un anno con gli stessi vini... saranno ancora meglio!

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Nic Marsél

circa 12 mesi fa - Link

Un nome a dir poco impresentabile :-(

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gp

circa 12 mesi fa - Link

Perché riferire in modo incompleto i nomi dei vini, quando basta riportare quanto scritto in etichetta? Per quel che ne so, tutti i vini commentati sono Valtellina Superiore (Docg), salvo l'Upupa che dovrebbe essere un Rosso di Valtellina (Doc) come viene detto di passata, anche se i tempi di uscita fanno pensare a un Valtellina Superiore volontariamente declassato. Inoltre le sottozone previste dal disciplinare della Docg, indicate solo per i vini di Magi e Pizzo Coca, in realtà sono rivendicate anche dai vini di Buzzetti e Mozzi (Sassella) e di Barbacàn (Valgella).

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Gianni

circa 12 mesi fa - Link

l'iniziativa e' ammirevole ma che senso ha usare un nome che a livello internazionale e' gia' associato ad una varieta' ben riconosciuta ed affermata come il Gruner dell'Austria? Se ci fosse anche una minima volonta' di volersi promuovere all'estero questo nome crea solo confusione...

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Pierluigi

circa 9 mesi fa - Link

Alcuni vini notevoli, alcuni vignaioli anche ma nel complesso mi sembra l’ennesimo associazionismo di moda pieno di contraddizioni e furbate commerciali... gruppo con valori di recupero terrazzamenti ma mi dicono che c’è chi ha sbancato per meccanizzare... sono presenti nelle fiere di vino naturale ma non è una loro bandiera e non credo tutto lo siano... non sò... ripeto alcuni vini e vignaioli ok ma il vero scopo non lo comprendo... mi spiace.

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