Montepulciano, un nome per due campanili

Montepulciano, un nome per due campanili

di Redazione

Andrea Matteini vive a Montepulciano, è sommelier, lavora nel marketing del vino come consulente e ci invita ad una riflessione.

A Montepulciano siamo ormai molto abituati a farci scambiare per abruzzesi, almeno succede spesso a chi si occupa di vino e relazioni nella sua quotidianità.
Alla domanda “di dove sei?” il cuore si dovrebbe riempire di orgoglio, in fondo sei di Montepulciano, in Toscana, un posto magnifico, una delle capitali storiche del vino dove lo si produce da secoli e secoli, cosa dovresti temere?

Di essere scambiato per uno di Pescara.

Non perché Pescara sia brutta, o non ci siano vini buoni, ma solo perché tu sei un abitante di Montepulciano, sei cresciuto a pane e sangiovese, con quella (giustificata) spocchia di chi produce Vino Nobile e quella delusione di chi sa che sempre più persone stanno dimenticando la gloria della prima DOCG italiana (1 Luglio 1980).
Una caduta libera che non sembra arrestarsi. Divisioni interne al Consorzio, produttori con differenti obiettivi e visioni che si battagliano avviando una “guerra dei pizzichi”, cioè la guerra di chi pensa di lanciare bombe e invece si dà solo pizzicotti noiosi e incomprensibili.
Da anni il Consorzio del Nobile considera il Montepulciano d’Abruzzo il suo vero e atavico problema, perdendo migliaia di risorse economiche e tempo in cause civili contro la denominazione abruzzese, rea di condividere con noi la parola Montepulciano; vitigno contro nome di città.

Non entro nel merito legale, anche se da anni la denominazione abruzzese è in proroga perché, come già successo per altre importanti zone, il nome del vitigno dovrebbe andare dopo quello della zona geografica vedi ad esempio: Sagrantino di Montefalco che diventa Montefalco Sagrantino, oppure Montecucco Sangiovese; anche perché all’interno dei loro disciplinari non producono solamente un’unica tipologia. Quindi Abruzzo DOC Montepulciano: avrebbe davvero fatto la differenza?

Perché non abbiamo sfruttato tutte quelle risorse nell’investimento sul brand Nobile, dato che per ogni bottiglia di Nobile ce ne sono più di duecento di Montepulciano d’Abruzzo?
Perché non abbiamo cercato maggiore uniformità nella denominazione abbassando rese e aumentando quantità minima di sangiovese?
Perché continuiamo a produrre più di quanto vendiamo abbattendo così i prezzi e facendo la fortuna degli imbottigliatori squali?

Questi sono problemi che non riguardano direttamente i consumatori, ma solo addetti ai lavori che giornalmente combattono con questi dubbi amletici.
Volevo, però, sottoporre alla vostra attenzione un fenomeno più unico che raro.
Sono inciampato in un’etichetta marchiata “Irresistibile Montepulciano d’Abruzzo DOC”, probabilmente una private label in esclusiva di una co-op britannica, gruppo di acquisto cooperativo per prodotti e servizi di ogni genere, che sulla sua etichetta riporta una botte e uno “spingitore”. Nel testo tagliato in alto a destra, si leggono alcune parole chiave: ‘Bravìo’, ‘ultima domenica di agosto’, ‘otto contrade’.
È chiaramente il testo di presentazione del famoso Bravìo delle Botti di Montepulciano (ricordiamolo: in Toscana), manifestazione storica che vede otto contrade sfidarsi facendo rotolare le botti fino alla piazza principale. Primo e unico caso in cui una caratteristica di Montepulciano viene usata malamente per sponsorizzare un prodotto della denominazione abruzzese.
Insomma, un gran casino, una grande confusione e una grande crisi d’identità.

La mia proposta, allora, è: perché invece di farsi la guerra i due Consorzi non iniziano un bel cammino di sana collaborazione? Invece di darsi contro, quanto ci sarebbe da guadagnare facendo capire al consumatore la vera identità di ognuna delle due zone tanto storiche quanto diverse?

3 Commenti

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Renato Salvatici

circa 2 mesi fa - Link

Credo proprio che la strada da seguire sia proprio quella che lei ha fatto intravedere: valorizzare e investire sul bellissimo brand "NOBILE", comprensibile nelle lingue più importanti e maggiore severità, orientata alla qualità, del disciplinare.

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Gigi

circa 2 mesi fa - Link

Quando ero poco piu' che bambino (30 anni fa) mio padre mi parlava del Nobile nello stesso modo in cui parlava di Brunello, Barolo e Barbaresco. Ora, mi duole dirlo, abbinarlo a questi vini farebbe alzare parecchie sopracciglia. Addirittura mettersi a litigare con il bellissimo Abruzzo non fa altro che confermare quanta strada si sia fatta in una direzione opinabile. Anziche' di contenziosi parliamo di Nobile, di Prugnolo gentile, di territori e di storie di vignaioli audaci, sperando che a Montepuliciano ve ne siano sempre di piu'.

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Leo

circa 2 mesi fa - Link

"il nome del vitigno dovrebbe andare dopo quello della zona geografica" Non è vero per il Montepulciano d'Abruzzo né per il Verdicchio dei Castelli di Iesi né per il Lacrima di Morro d'Alba ecc

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