Montalcino | La legge ad personam e le rughe della vecchia signora

di Antonio Tomacelli

Non ci sono più le rughe di una volta. Vent’anni di berlusconismo al silicone hanno messo al bando qualsiasi forma di invecchiamento e verità. Sia chiaro, liberi di preferire il botox al caffè, ma a me, chettedevodì, le rughe piacciono ancora. Aggiungono intensità al volto, disegnano una storia e, in definitiva, arricchiscono il carattere di una persona. E allora perchè cancellarle a colpi di silicone che pialla la faccia ma, soprattutto, cosa c’entrano i lifting con il Brunello di Montalcino? Parecchio e spiego il perchè: qualche giorno fa siamo entrati in possesso della lettera che convoca un’assemblea cruciale per il futuro del Consorzio ilcinese, assemblea programmata e  poi rimandata senza tante spiegazioni a ridosso della manifestazione Benvenuto Brunello.

Il 25 maggio, dunque, si parlerà finalmente della “Definizione delle strategie produttive per il Brunello di Montalcino e per il Rosso di Montalcino” e il relatore (il consulente?) sarà il prof. Alberto Mattiacci, docente di market management presso l’università La Sapienza di Roma. Dietro il titolo roboante si nasconde, in realtà, il desiderio del cavaliere e dei grossi calibri del consorzio di infilare i soliti vitigni migliorativi (leggi:cabernet, merlot) nel fratello minore del Brunello, il Rosso di Montalcino con la scusa di renderlo più appetibile sui mercati internzionali. Alla convocazione è allegata una lettera del Prof. Mattiacci che anticipa il suo intervento (e le sue intenzioni) con queste parole:

Montalcino (e il brunello) ai tempi d’oro è come una bellissima e formosa ragazza ventenne: tutti la vogliono, la gente si gira a guardarla per la strada. A lei non serve nemmeno un filo di trucco per essere bella, nemmeno un tacco per attrarre. Dieci anni dopo, la nostra amica è ancora bella, bellissima, ma (se ne accorge solo lei) inizia a leggere qualche lievissimo segno del tempo. Deve decidere, lo sa, sul da farsi: non fare nulla o iniziare a modificare il proprio stile di vita?

Salto i quarant’anni e passo direttamente alle conclusioni:

Se, viceversa, la nostra amica sarà andata in palestra, avrà curato la propria alimentazione, comprato creme eccetera, il risultato sarà molto differente e la bella signora quarantenne sarà ancora vivo oggetto del desiderio (e dell’invidia) delle persone che la circondano. Avrà mantenuta inalterata la forza della propria bellezza, adeguandola al tempo che è passato, e arricchendosi in fascino. Credo che il senso ultimo del mio ragionamento sia ben chiaro al lettore: penso che Montalcino oggi debba avere il coraggio di riconoscersi nella condizione dei trent’anni e decidere cosa fare.

Tutto chiaro? Aldilà del paragone improprio (rileggersi a tal proposito “Elogio dell’invecchiamento” di Andrea Scanzi) il super consulente di Rivella ha un compito: convincere i soci che la “signora Brunello” ha bisogno di qualche ritocchino per ringiovanire, anzi di un vero e proprio trucco: aggiungere al disciplinare del Brunello i vitigni migliorativi. Sento già le contestazioni levarsi: “La variazione e l’aggiunta del cabernet riguarderà soltanto il Rosso di Montalcino”. Tutto vero, ma attenzione: il disciplinare non fa differenze tra i due vini e il vigneto è lo stesso. È il produttore che, a seconda della stagione e dell’età delle vigne, decidere se ottenere da quelle uve un semplice Rosso o un Brunello.

Al netto delle relazioni del prof. Mattiacci e delle buone intenzioni del Consiglio, la verità è una soltanto: il Consorzio vuole la classica legge ad personam che giustifichi la presenza dei filari di cabernet proibiti dalla legge e che nessuno ha ancora espiantato. Ora, con la scusa del rilancio del Rosso di Montalcino, quei filari diventeranno legali e nessuno sarà in grado di capire se verranno utilizzati o meno. Il rosso, insomma, è il cavallo di troia che metterà a tacere i produttori contrari al Brunello taroccato e renderà impossibili i controlli, altro che le storielle sui trucchi e la ginnastica della vecchia signora.

Il lodo Rivella è dunque servito, signori. Sulla scena c’è un Cavaliere, un’accusa alla quale sfuggire e un esperto che presto presenterà la sua legge al parlamentino ilcinese. A me tutto questo ricorda qualcosa ma potrei sbagliarmi: non sono un’esperto di marketing e, pensa te, sono ancora convinto che il grande vino abbia bisogno di rughe, non di protesi e botox.

(foto: dagospia)

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

101 Commenti

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andrea petrini

circa 8 anni fa - Link

Ho incontranto il prof. Mattiacci a Roma, l'ho intervistato e, bene o male, ha confermato ciò che ha scritto poi successivamente. Questo è il link dell'intervista che tranquillamente, per completezza di informazione, se volete potete riprendere tranquillamente http://percorsidivino.blogspot.com/2011/05/alberto-mattiacci-il-sangiovese-di.html La sua, secondo me, è una visione aziendale di Montalcino. Poco romanticismo e molta pratica. Poi ad ognuno le sue valutazioni

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Franco Ziliani

circa 8 anni fa - Link

Basterebbe leggere alcune dichiarazioni del professore contenute nell'intervista sopra citata per capire che aria tira e quale menu avvelenato si sta preparando. Anche con la collaborazione del professore di turno...

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Alessandro Bandini

circa 8 anni fa - Link

Un'aura di scientificita' non guasta mai, ma mi sembra che manchi la lungimiranza, dote molto contadina e affatto manageriale. Si tratterà di vedere se voteranno più contadini o più manager...

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thomas

circa 8 anni fa - Link

grande informazione! riscrivere quello che è scritto da qualcun altro con lo stile del gossip ma non quello di dagospia..... criticate tutto e tutti chi scrive chi produce chi insegna e chi dirige, ma andatevi a trovare un lavoro va! Gli altroi ce l'hanno e si sa quale. Complimenti a Petrini per l'intervista, ben fatta per davvero. Complimenti a Tomacelli per l'ego di chi critica tutti senza riuscire a fare qualcosa di decente. Il Berlusconismo dilaga ma non è solo quello di Rivella.

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Riscrivere cosa? Le nostre fonti sono diverse, come puoi vedere dalla foto che ho aggiunto. Petrini non ha tirato conclusioni ma solo intervistato il prof. Mattiacci.

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andrea petrini

circa 8 anni fa - Link

Confermo quanto scritto da Tomacelli, io ho soltanto sentito ciò che aveva da dire Mattiacci senza aver tirato conclusioni. Ho cercato di capire le motivazioni anche di un'altra campana. Tomacelli giustamente ha detto la sua, in maniera peraltro condivisibile. Ripeto, il link era per completare ciò che parzialmente viene espresso nel foglio di carta mandato in giro dal consorzio.

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Grazie della precisazione, Andrea.

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andrea petrini

circa 8 anni fa - Link

P.S.: il fatto di non aver preso posizione nell'intervista non vuol dire che io non ne abbia. Anzi. Mi pare di aver espresso a più riprese, su web e personalmente che i mali, secondo me, non si risolvono inserendo nel disciplinare del rosso merlot e cabernet.

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thomas

circa 8 anni fa - Link

Petrini io penso che hai fatto una belle intervista, come ho scritto senza fare l'ironico. ben fatta.... non capisco qual è il problema pure se avessi tiratop conclusioni. Invece di Tomacelli non penso la stessa cosa, critica tutto produttori professori degustatori giornalisti ossia gente che lavora, fa lo schizzinoso sulle notizie date da altri e si sbriga a mettere i nomi sul sito per fare indicizzazione..... chi critica così dovrebbe fare meglio ma qua mi pare che tomacelli non faccia nemmeno peggio, non fa per niente... e si lamenta che gli altri copiano...mah!

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Ne parla anche Ziliani qui: http://vinoalvino.org/blog/2011/05/a-montalcino-invocano-la-chirurgia-estetica-per-cambiare-i-disciplinari.html

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Davide Bonucci

circa 8 anni fa - Link

Sula demenzialità di questa proposta, si è già parlato tanto, soprattutto a febbraio. Per quel che mi è dato sapere, non ci sono rischi gravissimi, e i contrari sono piuttosto compatti, numerosi e di peso. Ma le sorprese a Montalcino sono all'ordine del giorno, vai a sapere... Per quel che mi riguarda, ho solo due parole di speranza: "NO PASARAN"!

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

Io veramente non capisco (non è una domanda retorica, prprio mi sfugge): se uno vuol fare un vino che si vende di più e meglio chiamandolo col nome commerciale più forte perché non deve poterlo fare? Se poi a me, consumatore più esigente, quel vino non piace compero Soldera, San Polino e/o Stella di Campalto.... Qualcuno mi spiega dove sbaglio? Ringrazio in anticipo colui che - con più conoscenze di me - fosse cosi' gentile da rispondermi... Umilmente vostro A3C...

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

Atmanodo provo a risponderti io, da produttore. immagina che tu ed io produciamo vino in un territorio dove da sempre quel vino è stato prodotto con una determinata uva. tu sei più bravo di me,lavori meglio in vigna e cantina, ti fai un mazzo tanto, poti corto, diradi tanto, fai molto meno di quello che il disciplinare ti consentirebbe di fare, e tutto questo solo perchè sai che quell'uva la puoi gestire solo così! grazie al tuo lavoro vendi bene, i tuoi terreni valgono e vale l'azienda, dai lustro ad un territorio ed al nome del vino. io invece sono più pragmatico, controllo costi e ricavi e produco fino all'ultimo kg che il disciplinare mi consente,in cantina non aspetto i tempi giusti, il vino è meno buono del tuo per cui faccio fatica a venderlo, abbasso il prezzo, ma ciò non basta, faccio ancora fatica. allora uso delle uve un pò più facili, che anche se ne produco un pò di più alla fine il vino esce più morbido, meno scorbutico soprattutto dopo due anni (non devo aspettarne 3 o 4 o 5), miglioro il prodotto, posso uscire ad un prezzo più basso e volià vendo alla grande. detto questo, a te non girerebbero un pò le scatole?! spero di essere stato esaustivo. ciao

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

Quoto totalmente, da piccolo produttore. Complimenti.

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

grazie per la risposta.. capisco meglio..ma T faccio un'altra domanda: non credi che tu e il tuo ipotetico collega facilone vi rivolgiate in effetti a due consumatori diversi?

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enrico togni viticoltore di montagna

circa 8 anni fa - Link

purtroppo no perchè sulle bottiglie c'è scritto "rosso di montalcino", sia sulle mie che sulle tue. mettiti nei panni di un consumatore poco attento, e sai bene quanti ce ne siano, poi mi dici

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

ok tutto chiaro adesso...grazie

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

Enrico mi permetto fare due o tre riflessioni che mi son venute in mente ripensando a quanto m'hai scritto ieri sul Moltalcino, Spero che non ti dispiaccia. Sono un sommelier A.I.S. (non professionista) ma cresciuto tra le vigne e ho grande rispetto per i vignaioli e i viticoltori. Ho dunque per te la massima stima, che traspare del ciò che scrivi ed i ho da te solo da imparare. Ma torniamo a Moltacino, ecco le mie enoriflessioni: In Italia i vini monovitigno sono relativamente recenti, dalle mie parti (Sannio Beneventano) prima delle fine degli anni ‘90 erano praticamente sconosciuti. Da quando si fa il monovitigno aglianico (imitando gli avellinesi di Taurasi) il vino si vende moolto meno bene. Fare un monovitigno è molto più difficile e questo lo sapevano benissimo i nostri avi che alternavano le barbatelle nelle vigne (le vigne monovitigno sono arrivate a fine anni 80). Il sangiovese ad esempio da noi da risultati migliori dell’aglianico, ma in toscana probabilmente le piante giovani danno note più amare o le rese sono più alte e il vino peggiore….io non ci vedo nulla di male a prendere atto che il sangiovese da solo non va bene ed a migliorarlo… non però col vino pugliese… questa è una truffa e potrebbe portare anche ad adulterazioni... tuttavia caro Enrico se un contadino onesto produce un blend di sangiovese e merlot da vecchie vigne, lavorate bene e non utilizzando lieviti selezionati, né filtrazioni, ne” solforosa in eccesso e magari seguendo i dettami della biodinamica... in altre parole fa un vino naturale ...io lo preferirò sempre e comunque ad un vino "convenzionale " monovitigno (ma che vuoi che me ne importi del vitigno)…m’interessa come è lavorato (proprio come dicevi tuo nel tuo messaggio: con cura in vigna e in cantina)… In breve, da consumatore queste diatribe sui disciplinari m’annoiano, le trovo sterili soprattutto perché i più integralisti sono quelli che non fanno vino, che non lo devono vendere e che non ci devono vivere (i vari soloni alla Ziliani)…. Facciamo decidere ai viticoltori e premiamo quelli che lavorano rispettando la terra… Con stima, Armando (A3C)

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Andrea Gori

circa 8 anni fa - Link

a mio modo di vedere per come è la situazione a Montalcino e per gli errori fatti in passato di eccessivo allargamento della denominazione anche a zone non vocate per il sangiovese, cambiare il disciplinare del Rosso è una strada quasi obbligata. Oltretutto è una DOC con poca storia e non così sacra e intoccabile come il Brunello di Montalcino. Poi pure io continuerò e non poco a preferire i Rossi a base esclusiva Sangiovese però SE E' VERO (e qui ci ci vorrebbero i dati di invenduto dal COnsorzio) che il Rosso non tira e il mercato non lo richiede, perchè non cambiarlo? Anzi a questo punto io sarei tentato quasi di esagerare, imponendo per esempio a vini come l'Olmaia di Col d'Orcia o il Luce o il Pietradonice di Casanova di Neri di uscire come "Rosso di Montalcino" in modo da trasformarla in un recipiente per gli ex Sant'Antimo e per altri esperimenti. Oppure si scelga di investire davvero nel Rosso solo sangiovese e si smetta di parlare di "doc di ricaduta" "piccolo brunello" e simili per defirlo.

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Alessandro Bandini

circa 8 anni fa - Link

Perché non si analizzano invece i motivi per cui il Rosso si vende e bene? Può sembrare un paradosso ma in realtà esistono molte aziende che lo vendono e spesso senza nemmeno dover spendere capitali in promozione, perché non le si prendono come esempio? Lo vendono perché è buono e ad un prezzo equo, magari da una vigna adatta al Sangiovese. Se poi si vuol piantare Sangiovese anche dove non si dovrebbe e far ricadere la colpa sul disciplinare è un altro paio di maniche.

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Gianpaolo Paglia

circa 8 anni fa - Link

Diciamola tutta come sta, se no continuiamo a parlare intorno al problema. Se a Montalcino si potesse avere in vigna solo sangiovese, sarebbe molto più difficile poi in cantina "sbagliarsi" e far finire un po' di quel vino che e' destinato ad altri usi leciti (sant'antimo oggi, forse rosso domani) dentro una vasca di Brunello. E' già successo, lo sanno tutti. Certo si potrà obiettare che tanto ormai esiste la possibilità di fare entrare altre uve con la DOC Sant'Antimo, e quindi tanto vale farlo con il Rosso. Forse hanno ragione, ma io credo che effettivamente si aprirebbe la porta ad uno slabbramento di un vino che ancora ha una fama considervle. Semmai il problema sono i prezzi di certi vini, giustificabili solo per il fatto che le vigne sono contingentate e non per la qualità. Io credo che a Montalcino ci sia un territorio di eccezione, uno dei pochi in grado di sostenere il sangiovese da solo, e forse per rilanciare certi vini le scelte da fare potrebbero essere diverse dal renderlo più simile ad altri vini che si possono trovare un po' dappertutto in Toscana.

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

"...un vino che ha ancora una fama considerevole." Totalmente d'accordo: se si vuole mantenere e alzare (o riconfermare) fama e reputazione, che sono due concetti diversi, ma in questo caso dovrebbero convergere, bisogna andare verso la selettività, non verso la faciloneria. E l'ideale sarebbe riuscirci senza "guerre" tra produttori (grandi/piccoli; guelfi/ghibellini), e senza ghirigori; con la consapevolezza che Montalcino è davvero un gran territorio e che però ha bisogno di acquisire uno sguardo più dialettico e imparare "l'uso di mondo".

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EnzoPiet

circa 8 anni fa - Link

Credo che l'intervista di Petrini dia una visione più completa della spinosa faccenda sul vino di Montalcino. Provo a dire la mia. Sono d'accordo con il prof. Mattiacci sul fatto che oggi non basta più produrre vini di qualità per avere successo. Occorre una comunicazione ben fatta ed adeguata ai tempi che corrono, assieme a tutte quelle politiche di marketing mix di cui più volte abbiamo parlato. Sono concetti ormai ampiamente condivisi. Posso anche convenire sul fatto che il consumatore medio, quello che acquista il Rosso piuttosto che il Brunello, sia poco interessato al disciplinare di produzione e che poco gl'importi quale vitigno si utilizzi per fare quel vino. E' un discorso che PERSONALMENTE non mi piace e che non m'appartiene nella maniera più assoluta ma bisogna prendere atto del fatto i "numeri" li fanno tutti quei consumatori che acquistano senza il background che possiamo avere noi appassionati commentatori. Quella categoria di "utenti" acquista il vino di Montalcino ANCHE perchè fa più figo rispetto ad un Castel del Monte, tanto per restare a casa mia. Perchè nell'immaginario collettivo il brand Montalcino ha immagine molto ben radicata, sinonimo di tradizione e qualità. Poi poco importa cosa c'è nella bottiglia e men che meno che vitigni si utilizzano per produrre quel vino. Ma vuoi mettere la porca figura che faccio a cena quando stappo una boccia Ilcinese! Non capisco però la correlazione che, a detta del professore, c'è tra l'esigenza di recuperare competitività, di rivedere la piramide del valore della produzione e la necessità di stravolgere il disciplinare. Non puoi dirmi " Acquistando un vino di questo territorio sai che stai scegliendo qualcosa che appartiene ad una categoria superiore di prodotto e sai che esiste una tradizione che ti dà garanzia e qualità." E poi voler introdurre i vitigni migliorativi per rendere più piacione il Rosso di Montalcino. E se tra qualche anno il "Rosso Piacione" non incontrerà più il gusto del mercato che farete cambierete di nuovo e ci metterete il Primitivo pugliese ( ... 3 punti di sospensione valgono più d'una battuta!) ???? E ancora, diamo per buono che da domani si possa fare il Rosso di Montalcino con Cabernet e Merlot. Diamo per buono che questo cambiamento incontri maggiormente il gusto del consumatore medio (non sono poi così sicuro di ciò). C'è una relazione diretta tra l'introduzione dei vitigni migliorativi e l'aumento del prezzo di vendita? E' proprio sicuro che questa sia la giusta ricetta per agire sulla curva dei prezzi e quindi recuperare valore? Qualche dubbio ce l'avevo e l'intervista di Petrini me lo ha solo rafforzato. Buon appetito a tutti.

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Una bella ricerca sui consumi di vino di fascia alta ci starebbe bene, in questo momento storico; però fatta a livello nazionale perché è parecchio costosa e lunga: deve essere fatta su un campione rappresentativo (numericamente e come tipologia di consumatori) per essere di qualche utilità. I dati che ne verrebbero potrebbero essere incrociati con quelli sugli stili di vita (scegliendo uno degli istituti più affidabili). Ne verrebbe fuori un quadro di riferimento 'macro'. Un "quadro di riferimento", a cui attingere conoscenza, ma niente che ha a che fare con cambiamenti di prodotto - nella fattispecie addirittura cambi di disciplinare -. Nei momenti come questo bisogna 'tenere', sottolineando i fattori che rendono un prodotto esclusivo, mica quelli che lo rendono più accessibile. (E come dice Stefano Cinelli, qui sotto, i produttori si sono già abbondantemente espressi a questo proposito). Piuttosto, mi ha lasciata basita la mezza metafora - datata, fastidiosa,offensiva - usata per ...per cosa? Forse per strappare un ammiccamento 'tra noi maschi'? Chiedo ai maschi che leggono, perché ora sono vecchia (e strega), ma quando ero giovane e belloccia ho mandato ". ,,,, .. ,,,," quelli che usavano certi criteri. Siamo ancora lì?

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andrea petrini

circa 8 anni fa - Link

Mattiacci mi ha confermato che la sua proposta è legata ad una serie di analisi e ricerche che ha posto in essere col suo gruppo di lavoro. Ovviamente non mi ha fatto vedere le sue fonti ma, penso, è indispensabile che questa emergano chiaramente durante i colloqui. Se fossi un produttore vorrei capire di più, sapere quali dati mi "impongono" di cambiare il mio modo di fare il Rosso

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Davide Bonucci

circa 8 anni fa - Link

A me sembrano sofismi, dove si da per certo quello che è invece assolutamente incerto. Mi si dice che il mercato voglia da Montalcino un vino con meno personalità, così venderebbe di più. Davvero? E' la vostra risposta definitiva? La accendiamo? Il marketing mi sembra fortemente scorrelato da questa decisione. Anzi, due strade che vanno l'una all'opposto dell'altra. Dommanda retorica. Ha successo il modello meticciato del Chianti Classico o un modello monolitico tipo, esempio obbligato, Borgogna-pinot noir? Non ho voglia di rifare i soliti discorsi, per me non è cambiata una virgola da febbraio, sono ancora assolutamente delle mie idee. Potrei parlarne per ore, con tanti esempi, specificando situazioni, aziende, sbagli fatti, sbagli possibili, bla bla. Ma a cosa serve? Decidano le aziende, decidano i soci! Se sbagliano, saranno loro a pagarne le conseguenze. Farò scelte e promuoverò comunque solo le aziende che lavorano bene, come sempre. E sparerò a zero sui vini senza storia e senza valore di territorio. Per me i fautori del cambio di disciplinare hanno forti possibilità di essere snobbati nei miei assaggi. Non una snobbatura a priori, serve soltanto per tutelare le mie papille gustative e perchè la vita e breve e non è fatta per bere vino mediocre. A chi mi dice Banfi-Frescobaldi-cabernet-merlot rispondo Soldera-Gambelli-Sangiovese. E mi sembra di essere stato fin troppo chiaro. Ma non venitemi a dire che l'uno (il Rosso imbastardito, mediocre e fuori mercato) non escluda l'altro (un Brunello di classe assoluta). Sappiamo benissimo che non è così e che tutto è legato a doppio filo!

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

Caro Bonucci io propio non riesco a vedere la correlazione: il disciplinare del rosso d Montalcino ammette i "migliorativi" ergo Soldera peggiora la qualità del suo vino... ma dov'è questo doppo filo? ma basta con questi integralismi....stiamo parlando di vi a 7 eur non a 100

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antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Armando, forse ti è sfuggita la questione del Lodo: è chiaro che ad alcuni, del rosso di Montalcino non freguntubo ma così facendo puoi taroccare liberamente anche il Brunello

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

Caro Tomax conosco poco il territorio di Montalcino e parto dalla buona fede dei viticoltori e dall'interesse comune a consumatori e vignaioli a mantenere le superfici vitate... se vi sono dei filari di cabernet di trenta anni a me sembra un vero peccato espiantarli...sei poi i viticoltori di Montalcino hanno questo spirito truffaldino da esigere controlli cosi' rigorosi e melgio non comparlo proprio quel vino... Io tendo a fidarmi del vigneron e del mio gusto...ovvio che andando da quelle parti non comperro' i terzo vino dell'azienda Ramaia (so già che compro vino pugliese) ma vivvaddio vi sono mille piccoli tra il sud Senese e il nord del Grossetano che fanno il loro lavoro onestamente...Se vogliono milgiorare il Rosso per sperimentare e vender di più all'estero ma che milgiorino pure...poi starà a noi scegliere chi premiare...Magari poi avete ragione voi...eh.. questo è solo un mio modestissimo parere...

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Gianpaolo Paglia

circa 8 anni fa - Link

Visione lucida, concordo.

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Franco Ziliani

circa 8 anni fa - Link

certo che svariate domande e risposte dell'intervista sopra citata sembrano in perfetta sintonia, con in un ben calcolato "gioco delle parti" che consenta all'interlocutore di esporre al meglio le proprie tesi... Così alla domandina "Al consumatore non importa come è fatto il vino?" il professore può rispondere "Secondo lei la gente sa come è fatto il Chianti? O il Bordeaux? Ma lei pensa che la gente, non l’appassionato, ma il “bevitore della domenica” sa che nel Brunello c’è Sangiovese al 100%?" E poi rispondendo alla domanda "Cosa accadrà se non si prenderanno in considerazione queste proposte?" il professore può tranquillamente replicare proponendo uno scenario da tregenda, da lacrime e sangue, già più volte agitato, ad effetto, in questi anni: "non sono ottimista a fronte di uno scenario che non vede Montalcino prendere con decisione in mano il proprio destino. A pagarne le conseguenze, del non fare nulla oggi, saranno prima o poi l’occupazione, le aziende e il territorio. Tanti imprenditori “vivacchieranno”, tanti andranno a gambe all’aria, tantissimi conferiranno le uve magari proprio a quelle aziende che oggi osteggiano, i terreni perderanno valore (guardi che è già avvenuto rispetto a cinque-dieci anni fa) e con loro il valore patrimoniale delle aziende. Resteranno in piedi solo quelle aziende che attualmente hanno un brand mondiale, ma probabilmente a prezzo di una progressiva de-montalcinizzazione". Si vogliono convincere i produttori con il ragionamento o si li vuole terrorizzare per convincerli, obtorto collo, a chinare la testa e accettare quanto propongono il Consorzio ed i suoi consulenti?

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andrea petrini

circa 8 anni fa - Link

Ziliani le rispondo anche qua alle sue frecciatine. Il mio colloquio con Mattiacci ha avuto il solo obiettivo di capire come la pensa l'altra campana. Così, senza filtri e senza fare guerre sante con nessuno. Poi lei che è un grande giornalista stimato avrebbe saputo sicuramente fare meglio però, e qua sono serio, non le permetto di sminuire il mio operato, ONESTO, e parlare di "domandine" e "gioco delle parti".

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Mara

circa 8 anni fa - Link

A me sembra che ci siano troppo etichette, sia del rosso che del brunello, e di molte di queste se ne potrebbe fare a meno. In linea teorica però. Chi glielo va a dire poi a quelli che lo fanno e che ci devono campare? Giornalisti, blogger, critici e sommelier? Ma va la. Gli unici giudici siamo noi che a volte li compriamo. Partite da lì. Mentre sulla riforma dei disciplinari decide chi i vini li fa. I clienti decidono DOPO. A me nessuno mi potrà mai dire come devo fare la piadina. Se mi va ci metto lo strutto, e se no l'olio.

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chiccodicaffè

circa 8 anni fa - Link

"Le donne rifatte si assomigliano tutte. E io non sopporterei di assomigliare a nessuna" (Claudia Cardinale)

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

...i nick col caffé si somigliano tutti e io non lo soppporto...ti querelo (cit. Ziliani)....

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chiccodicaffè

circa 8 anni fa - Link

Riconosco la tua superiorità, Armando. Non possiamo assomigliarci: io non sono che una misera parte del tuo essere uno e trino... :-)

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Stefano Cinelli Colombini

circa 8 anni fa - Link

Riecco l'ennesima polemica su qualcosa di detto da qualcuno che non produce Brunello e non ha diritto nè di voto nè di parola nell'unico luogo dove si può cambiare il Disciplinare, ovvero l'Assemblea dei produttori. Che da sempre vota con enorme maggioranza contro ogni cambiamento, per cui tutte queste polemiche mi sembrano molto, ma molto prive di senso. Incidentalmente, e la mia sarà solo una bieca visione mercantile, il prezzo del Brunello sfuso è passato in quattro mesi da € 300 all'ettolito a € 700, e nessuno vende perchè tutti pensano che salirà. Le bottiglie "senza etichetta" da vendere ai commercianti sono passate nello stesso periodo da € 5 a € 8,5, e non si trovano. Qualcuno mi sa spiegare come potrebbe accadere questo ad un vino poco in salute? Non abbiamo cambiato il Disciplinare quando le cose andavano male, e quando qualcuno poteva sostenere che accadeva perchè ci stavamo sbagliando; figuriamoci se lo faremo ora!

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antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Fa presto lei a parlare, visto che non ha vigneti da "amnistiare" ;-)

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Franco Ziliani

circa 8 anni fa - Link

molto bene Stefano, speriamo che di simile orgogliosa volontà di non delegare ad altri decisioni che riguardano solo voi aziende diano prova anche molti altri produttori di Montalcino...

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Ecco cosa dice in proposito un tale insignificante produttore che di Brunello ne capisce poco e lo ama ancor meno: http://www.doctorwine.it/ilracconto/franco-biondi-santi-il-vino-tradizionale Daniele Cernilli intervista Franco Biondi Santi: .....Poi si parla del futuro del Brunello, cosa fare per rilanciarlo dopo gli episodi non troppo edificanti del 2009. “Bisognerebbe tornare alle origini. Fare un Brunello Superiore utilizzando solo le vigne più vecchie e di più antica collocazione. Senza usare botti piccole. Un Brunello realmente tradizionale. Le sperimentazioni, anche con vitigni diversi, si potrebbero consentire sul Rosso di Montalcino. Le tecniche di vinificazione più moderne, ma utilizzando solo sangiovese, anche sul Brunello “normale”. Ma non sul Brunello Superiore, o come si vorrà chiamarlo.” Ciao

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Davide Bonucci

circa 8 anni fa - Link

A Lucia', a me appare il sito della Disney! :D E' un parere, non necessariamente lungimirante. Teniamo conto che di bottiglie con merlot e cabernet è pieno il Nuovo Mondo, a prezzi talmente bassi da rendere certa una posizione di grosso svantaggio di mercato, una volta che il Rosso di M. si andasse a collocare nella stessa grande fascia indistinta, una fascia perlopiù di grande mediocrità. Come dire, un'autocertificazione di mediocrità ed a prezzi che dovrebbero scendere per diventare competitivi.

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Non so perchè ti appaia il sito della Disney. Ci ho cliccato sopra anche io ed anche a me appare la Disney. Ho controllato ed il link è quello giusto, non vorrei che si tratti di una impropria deviazione magari per motivi informatici che non conosco. Comunque l'indirizzo è questo http://www.doctorwine.it/ilracconto/franco-biondi-santi-il-vino-tradizionale A me fa sorridere il fatto che molti commentatori di cose enoiche considerino Franco Biondi Santi un grande, un esempio, un produttore come nessuno. Se però si azzarda ad affermare cose "non in linea" con il loro pensiero smette di esserlo. Ciao .

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Adesso ho provato a cliccarci sopra e funziona, speriamo non cambi. Ciao .

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Davide Bonucci

circa 8 anni fa - Link

Riappare disney, ma non è importante. Biondi Santi va rispettato come produttore, sempre e comunque, sia per l'età che per quello che ha fatto e che rappresenta. Si può anche non concordare con le sue opinioni personali. Fra l'altro, politicamente la pensa all'opposto di te... ;)

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Non vorrei che ci sia l'intervento di qualche pirata informatico che impedisca di andare a leggere la pagina giusta. Quasi fosse una specie di boicottaggio informatico. Io di informatica non ne capisco niente, tantomeno della sua sicurezza e probabilmente ho scritto una cosa inesatta tecnicamente, però appena postato l'intervento tutto funzionava correttamente, boh ! Se così fosse i gestori del sito dovrebbero porvi rimedio. . Ciao

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

La notte ed i suoi misteri, il link proposto due volte adesso funziona...... . Ciao

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Alessandro Franceschini

circa 8 anni fa - Link

Ora rimanda ancora alla Disney. D'altronde vedendo il codice del tuo commento si legge http://www.doctorwine.it/ilracconto/franco-biondi-santi-il-vino-tradizionale Così andrà sempre sul sito della Disney, anche se il link che hai segnalato in realtà è corretto e non ha problemi

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Quello che vorrei capire è se questo risultato può essere il frutto della manomissione di qualcuno. Ossia se qualcuno può deviare il link da una pagina, che evidentemente non vuole far leggere, ad una pagina terza. Ciao

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Alessandro Franceschini

circa 8 anni fa - Link

ops...questo è quello che si legge sotto il link che hai segnalato dopo il tag a href: "http://www.disney.it", quindi

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Se si copia-incolla il link che hai proposto nella barra di stato del browser, la pagina si raggiunge. Ergo, non si tratta di problemi del sito, ma di qualche buontempone editor che quando Vignadelmar commenta fa dei giochetti con l'elemento "a href=", cambiando il valore http://www.doctorwine.it/ilracconto/franco-biondi-santi-il-vino-tradizionale con http://www.disney.it/. All'interno del codice. La visura della sorgente html della pagina lo testimonia in maniera inequivocabile. Però io mi rifiuto di credere che qui si facciano giochetti così ridicoli. A che scopo poi...

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Se cliccando su Dr Wine appare Disney, un motivo ci sarà... ;-)

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Dici ? Dai, non ci posso credere, possibile che qualcuno si diverta a fare boicottaggi cretini ? Sul sito di un altro poi ? . Sicuramente si è trattato di un banale problema momentaneo. . Ciao

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Magari è un affinità con qualche cartone animato!!

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Adesso di nuovo Disney....... Ciao .

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Non boicottano Biondi Santi, ma presumibilmente Cernilli, a cui non vogliono regalare qualche clic. Qualcuno più malizioso di me potrebbe mettere in campo l'ipotesi, presumibilmente non peregrina, che si facciano i dispetti come i bambini. Ma appunto, questo è quello che potrebbe ipotizzare uno più maligno di me... ;)

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Alessandro Bandini

circa 8 anni fa - Link

Se non ho capito male FBS propone una triade Brunello Superiore-Brunello normale- Rosso al posto dell'attuale Brunello-Rosso-Sant'Antimo? Oppure ho capito male io? Se avessi capito bene si tratterebbe soltanto di un espediente per poter usare il nome Brunello per ancora più bottiglie(diluendo il valore del marchio) e il nome Montalcino per un numero spropositato di bottiglie(con lo stesso effetto). Sicuramente avrò frainteso...

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

"diluendo il valore del marchio": sì, proprio così! Più ce n'è meno vale. Più è accessibile meno vale. Più è 'facile' meno vale. Più è "bastachesichiami" meno vale.

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

Senti Vigna qui si parla di vino e non di informatica... se non te lo dice Tomax che è un signore te lo dicio io: HAI ROTTO... inoltre 6 pure un collaorazionista del Cernia e non lo dici, metti un link verso un sito inuitle che non legge nessuno e di cui qui abbiam già parlato tutti abbstanza male...poi ti metti a sparare accuse: qulunque imbecille copia il testo su Gogol (cit. Berlusca) e arriva all'intervista se proprio vuole leggerla...ti sei comportato da fellone e da xxxxxxx in una vola sola complimenti (e ringrazia che non ti querelo)...

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

E perchè dovresti querelarmi ? Quale sarebbe l'accusa ? Inoltre, con chi ho il piacere di dialogare? . Ciao

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

1) Mi chiamo Armando, ho pubblicato più volte il mio indirizzo privato e ho più scritto più volte su questo forum chi sono e cosa faccio... CON TRASPARENZA 2) Quella della querela E' UNA BATTUTA...per sdrammatizzare 3) questa storia del link mi è parsa veramente poco corretta Senza rancore, Ciao P.S. Smettila di frequentare Cernie bollite

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Cernilli lo conosco di persona da poco, forse un anno. Lo considero un grandissimo degustatore ed immenso conoscitore di vini, sicuramente il migliore che io conosca. . E' persona amabile, corretta, di grande cultura anche classica ed umanistica. . Da Direttore del Gambero Rosso ha trattato sempre benissimo la mia Osteria senza mai avere o pretendere assolutamente nulla in cambio. . Queste cose a me bastano per classificarlo come persona assolutamente perbene. Persona per la quale esser stato chiamato a collaborare mi ha riempito di orgoglio. . Ciao

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Cernilli è persona corretta? Senti Vigna, facciamo così: io farò finta di non aver letto e tu la smetti di parlarci di Cernilli. Eri più simpatico quando i tuoi idoli erano Fidel Castro e Lenin.

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Veramente sono ancora i miei idoli.... . E comunque quella è la mia idea, basata su elementi personali e concreti. Liberissimo di pensarla in maniera diversa. . Ciao

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Quindi da una parte Fidel Castro e Lenin, dall'altra Cernilli e i Cartoon della Disney. Così per par condicio immagino.

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

Simon e Zeta t' ha s'me*****to Vigna...invcassa e porta a casa...e ritieniti fortunato che non ti querela...

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alberto mattiacci

circa 8 anni fa - Link

Buonasera al signor Tomacelli e a tutti i blogger che ne vivacizzano il sito. Ho già postato questa mia nota anche sul blog del signor Zilianti e ritengo opportuno replicarlo qui, sperando che mi sia data ospitalità (e ringrazio fin d'ora). Chiedo venia per questa intrusione -cui non ne seguiranno altre, per nessun motivo. Sto seguendo con interesse il dibattito che la mia comunicazione ai produttori sembra aver scatenato fra voi, giornalisti, appassionati e amanti dei vini montalcinesi. Non intendo con questa mia intrusione entrare in questo dibattito, dato che il mio ruolo è quello di interloquire coi produttori montalcinesi, fornendo loro un contributo di analisi economica e di mercato e non quello di farne da rappresentante con il mondo esterno. Desidero tuttavia-e voglio, anche per il rispetto che devo a me stesso- sottolineare poche questioni che, a quanto leggo, mi sembra sfuggano all'attenzione dei protagonisti di questo blog. Primo. Il mio mandato deriva dal Consiglio del Consorzio, che mi risulta rappresenti in maniera elettiva la comunità tutta dei produttori di Montalcino, e non una o qualche azienda in particolare. Se vi è un "mandante" delle cose che dico e scrivo, questi è il Consiglio; se vi è un responsabile intellettuale delle cose che dico e scrivo questi sono io -e non rientra nella mia etica umana e professionale il fare da portavoce ad altri, nè il prestare il mio nome e la mia faccia (a proposito: grazie, Signora Biasutti, per i suoi simpatici e garbati apprezzamenti) ad altri. Secondo. L'incarico affidatomi è di condurre un'analisi ad ampio e largo spettro, dello status dell'"azienda-montalcino" (che so bene essere una finzione ideale) e delle sue produzioni. Il tema dei miei prossimi incontri con la comunità dei produttori –interesserà a voi giornalisti e appassionati saperlo- è la condivisione con loro dei risultati di questo lavoro, affinchè tutti -e dico, tutti- possano prendere nota di un punto di vista, che non è certo la Bibbia, ma nemmeno un condensato di frasi prese dalle cartine dei Baci Perugina. Condivideremo assieme un’analisi e discuteremo su possibili strategie collettive (dico, collettive) che la comunità dei produttori di Montalcino potrà, se lo desidera, seguire, o meno. Terzo. Sono, come voi, emotivamente coinvolto in questo lavoro, per un semplicissimo e fuori-moda motivo. Da uomo del Novecento, credo nel valore sociale del mio lavoro. Sono un ricercatore di cose economiche (“professore” è un mestiere, come “giornalista”, non un aggettivo qualificativo) che spera e prova, nei propri enormi limiti, di poter dare un contributo al benessere del proprio paese. Credo (posso sbagliare ovviamente) che la comunità dei produttori di Montalcino possa oggi beneficiare di qualche analisi esterna e contributo d’idee, da parte di un esperto di mercati competitivi. In ballo ci sono non solo dei prodotti, per quanto pregiati, ma il lavoro di famiglie intere, il valore di aziende agricole tramandate di generazione in generazione, i sacrifici di molte persone e così via. Quarto (e ultimo). Mi è stato insegnato come valore il rispetto delle persone, pur quando si dissenta –anche profondamente e violentemente- dal loro operato e dalle loro idee. Certe affermazioni e insinuazioni che leggo, purtroppo, dequalificano chi le scrive e non aggiungono nulla a un dibattito che credo possa essere, con argomenti diversi dalla mancanza di rispetto, molto utile e proficuo. Concludo, scusandomi per aver occupato così tanto spazio e ringraziando per la pazienza chi avrà voluto leggere tutto questo “sermone”. Non interverrò più su questo blog e sono disponibile a tutti i civili confronti d’idee faccia a faccia che vorrete avere. Con molti cordiali saluti alberto mattiacci

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gianpaolo paglia

circa 8 anni fa - Link

Esordire su un blog dicendo che non si interverra' piu' vuol dire non aver capito la logica dello strumento.

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

L'esperto di marketing...sic!

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armando trecaffé

circa 8 anni fa - Link

ma ha capito benissimo...sto furbacchione....ho letto l'articolo tre volte e avava un isopportabile retrogusto di aria fritta in olio vecchio....

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Non può, e mi sembra corretto che si limiti a un'"autodifesa" generica!

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Caro prof, il linguaggio di questo suo intervento è così diverso da quello usato (con l'imperdonabile metafora!) per la lettera che ha indirizzato ai produttori di Montalcino! Cordiali saluti.

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Maurizio Fava

circa 8 anni fa - Link

provo solo a fare una previsione sul mercato, che poi è quello che muove i fatturati: la forza di grandi aziende dal punto di vista della comunicazione e del marketing, accresciuta dal fatto di avere trattamenti di favore nel nuovo mondo, visto che talune proprietà sono americane, farà sì che Montalcino diventerà un marchio di significato esclusivamente commerciale, ma avulso dalle tradizionali caratteristiche del vero Brunello da sangiovese 100%. Largo alle morbidezze, ai colori, alle strizzatine d'occhio al modello "supertuscan" (ormai sempre meno super, nelle vendite, salvo brand aziendali) Risultato, chi vorrà continuare a fare del vero Brunello dovrà faticare non poco a competere presso i clienti con morbidezze ruffiane, beve pronte, ecc. Questo nel medio-lungo periodo trasformerà l'essenza stessa della denominazione, che perdendo in personalità esclusiva e caratteristiche specifiche potrà sempre più cadere in competizione con altri vini di caratteristiche simili, a prezzi concorrenziali, con tutte le conseguenze del caso. Insomma, a mio parere i "furbetti del brunellino" si stanno mangiando il vitello nel ventre della vacca, come si dice dalle mie parti. Ma su una cosa il professore di marketing ante 2.0 l'ha detta giusta: è il CONSORZIO, che rappresenta TUTTA la denominazione, che ha deciso queste furbate, perciò noi dall'esterno possiamo fare solo esercizi teorici e inutili. Ci resterà il Barolo.

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gianpaolo paglia

circa 8 anni fa - Link

Lo faccio anche io un piccolo bignami di marketing: - Quello che muove i vini nel mondo sono: 1) prezzo 2) storia 3)unicita' 4) il gusto e' l'ultima cosa, in un certo senso e' ininfluente, perche' chi non conosce il vino e' portato a bere vini facili, con un piccolo residuo zuccherino (vedi i grandi brand mondiali, tipo Jacob's Creek), mentre chi conosce il vino si aspetta di trovare carattere, e non "gusto". Sul prezzo possiamo dimenticarci di competere, sulla storia possiamo dire qualcosa, sull'unicita', o sulla personalita' sta a noi non sbracare. E' chiaro che a Montalcino esiste la possibilita', unica, di presentare vini fatti solo di Sangiovese, con tutte le caratteristiche nobili del sangiovese, e chissenefrega se i colori non sono nero pece, pensate davvero che sia una cosa che alla gente interessa?

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Concordo.

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Davide Bonucci

circa 8 anni fa - Link

L'importante è che queste cose le pensino la maggioranza in voti dei soci del Consorzio... Mi permetto anche di aggiugere che chi ha avuto questa bella pensata del Sanberlot di Montalcino (alla fine le pressioni vengono dal mondo economico-finanziario, questo deve essere chiaro a tutti) è uno che di vino venduto e di mercato mondiale attuale non ha capito una cippa di niente (per quanto sia convinto del contrario)!

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

..e l'Amarone (buono) ...

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

Ecco, credo che si sia arrivati al problema centrale sollevato da questa discussione (e sfiorato tante altre volte, spesso senza rendersene conto): "il consorzio rappresenta tutta la denominazione". Prescindiamo per un istante da Montalcino e riflettiamo su questa considerazione. Essa è vera se ragioniamo in punta di diritto. I produttori associati in Consorzio decidono legittimamente sulla denominazione... Ma la rappresentano TUTTA? Cioé è in grado un ente privato, come è un consorzio di tutela, di rappresentare un bene pubblico, cioé una denominazione di origine? Io credo di no. Una denominazione di origine consiste in un territorio di elezione (bene pubblico), in vitigni che ivi si coltivano (e i vitigni fanno riferimento ad una tradizione e a una comunità), in una comunicazione trasparente e chiara ai consumatori (altro bene che dovrebbe essere pubblico e che, infatti, viene disciplinato per quanto concerne l'etichettatura). Attualmente, però, sia le modalità di gestione dei Consorzi, sia il fatto che non tutti i produttori ne facciano parte, sia il fatto che i consumatori non abbiano alcuna voce in capitolo, fa sì che generalmente si assista a quella che appare sempre più chiaramente come una privatizzazione delle denominazioni di origine: le doc, anzi le DOP, nient'altro sono che dei marchi commerciali protetti e gestiti dai grandi potentati. E' per questa ragione che si "appalta" agli esperti di marketing un patrimonio storico, antropologico e culturale che invece si vuole ridurre semplicemente ad un marchietto. Che sia in grado di "competere" meglio sul mercato (poi magari il mercato non lo si capisce nemmeno troppo bene, ma questa è un'altra storia). E' per questo che si vogliono poi "uniformare" i prodotti (ad es. attraverso le commissioni assaggio, l'espulsione dei vignaioli "residuali", l'allargamento dei disciplinari): in modo che il "marchietto" sia uniformemente percepibile e trasmetta una qualità più o meno standardizzata... E' per questa ragione che si "tutelano" le parole "Prosecco" o "Montepulciano": non in riferimento ad un terroir ma solo in riferimento ad un momento commerciale. Strategia vincente? Ai posteri l'ardua sentenza. Quel che è certo è che lo svilimento di senso delle "Denominazioni di Origine" è oramai completa e, credo, definitiva.

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gianpaolo paglia

circa 8 anni fa - Link

no, le DOC per referendum no per favore! Le DOC sono state create dai produttori, penso che fino a li' si possa essere d'accordo (ci vuole una richiesta, non e' che nascono da sole), e i produttori ne sono i titolari, consorzio o non consorzio, tanto e' vero che ci sono le audizioni pubbliche che sono rivolte a tutti. Poi comunque tutte le decisioni importanti devono passare dal comitato italiano vini (presso il ministero) e non credo che sia possibile trasformare, che so, 100 % sangiovese a 100% merlot.

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

Ho forse parlato di referendum? E poi... Il fatto che tutto passi dal comitato italiano vini è, se vuoi, un'aggravante... No, il sistema così com'è non funziona più. Oggi la gran parte delle DOC non comunicano in alcun modo il terroir. Punto.

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gianpaolo paglia

circa 8 anni fa - Link

sono d'accordo con te su questo, la maggior parte delle doc sono inutili, senza carattere, storia, progetto. E andrebbero abolite, anzi, molte non sono neanche piu' legali (non rivendicate, ecc. ecc.). Pero' dovresti spiegarti meglio su cosa intendi quando dici "il fatto che i consumatori non abbiano alcuna voce in capitolo...". Secondo te dovrebbero averla? In che modo?

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Filippo

circa 8 anni fa - Link

Il suicidio di Montalcino.

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Luca Cravanzola

circa 8 anni fa - Link

Ora che ci siamo scannati per benino lancio una provocazione: il langhe nebbiolo dà la possibilità del 15%... Adesso, quanti secondo voi tagliano il langhe nebbiolo con altro? E dei "tagliatori" quanti vendono langhe nebbiolo? Nel senso: compro il Sorì San Lorenzo o il langhe nebbiolo? Se modificare il disciplinare del rosso di montalcino vuole dire favorire le frodi in cantina per quanto riguarda il Brunello allora il problema non è ne disciplinare ne mercato... Questa a casa mia si chiama disonestà. P.s: la maggiorparte dei langhe nebbiolo in langa sono duri e PURI e sono una favola!!!

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Maurizio Fava

circa 8 anni fa - Link

al momento la differenza tra Montalcino e Langhe è che nelle seconde le logiche degli azionisti delle multinazionali non sono ancora prevalenti. è GIA' una bella differenza, finchè dura. Sperùma bin...

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Come ha ricordato il signor Cinelli Colombini, le decisioni vengono prese a maggioranza all'interno di un consorzio, quindi le mie idee le tengo per me (contano una cippa!!!). Quello che non mi riesce di capire è come mai dopo l'andamento iperestrattivo la produzione bordolese stia tornando a standard gustativi basati su eleganza ed essenzialità che, con diversi vitigni e metodologie, continuano a rendere saldo il mito della Borgogna. Aggiungo che all'ultima degustazione di Champagne per soli operatori tenutasi a Roma a Novembre anche il "tirage" dei vini sembrava meno rotondo e tendente, globalmente, più al minerale e all'essenzialità gustativa. Insomma: tre dei territori che per storia, capacità di penetrazione dei mercati internazionali e fatturati sono un punto di riferimento di marketing si riposizionano su un binario di esclusività e eleganza. Non capisco se la vision dei produttori sia di restare nel comparto "eccellenza" con i nostri cugini d'oltralpe o ritornare al ritornello "pochi maledetti e subito" che, in tempi passati, ha decretato la debacle di un certo signor Chianti.

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

A questa gente manca la "visione del futuro". Ragionano fatture alle mano, senza un progetto e senza originalità. Il futuro e i mercati sono di chi ha il coraggio di imporre le proprie scelte, non di chi scopiazza tendenze morte da un pezzo. P.s.: quale democrazia ci può essere in un consorzio dove si vota "per bottiglie prodotte"? Non è la stessa cosa che dire "una testa un voto"

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gianpaolo paglia

circa 8 anni fa - Link

i consorzi non sono democratici, lo prevede la legge, e secondo me e' anche giusto che sia cosi', chi fa 10 bottiglie non puo' avere lo stesso potere decisionale di chi ne fa 1.000.000; qui non si parla di cosa pubblica, ma di cosa privata. I consorzi sono volontari e privati, e anzi i problemi sono venuti proprio fuori quando li si e' voluti trasformare in "istituzioni" (con l'erga omnes e i controlli). Il problema e' che spesso non sono neanche trasparenti.

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antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Concordo in pieno con te, ma il prof Mattiacci non può venire qui a spiegarci che il Consorzio "rappresenta in maniera elettiva la comunità tutta dei produttori di Montalcino, e non una o qualche azienda in particolare" Ma di che stiamo parlando?

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gianpaolo paglia

circa 8 anni fa - Link

il consorzio rappresenta i soci, punto.

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

Caro Giampaolo non sono trasparenti perché non sono democratici. Le due cose sono evidentemente in relazione. Dopodiché se, come affermi legittimamente, con una denominazione di origine non si parla di cosa pubblica ma solo di cosa privata si dovrebbe allora perlomeno evitare il copyright su parole che sono un patrimonio pubblico: "Montalcino", "Montepulciano", "Verdicchio", "Prosecco", "Tocai" e via andare... Se produco un vino a IGT Marche non posso nemmeno scrivere in retro che viene da uve Montepulciano?

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gianpaolo paglia

circa 8 anni fa - Link

democrazia e trasparenza non sono per forza due cose che camminano insieme. Una azienda privata non deve essere democratica, ma deve essere trasparente, lo richiede la legge (per le cose rilevanti, tipo ad esempio il sistema elettivo per le cariche sociali, i verbali delle riunioni dei consigli, i patti parasociali, ecc.). Per quanto riguarda l'uso della parola "montalcino", se bastasse usarla per dover rendere conto a tutta la comunita' allora se uno apre una "salumeria di montalcimno" deve chiedere al Sindaco quali salami deve mettere in vendita?

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Tomacelli, visto che parli di democrazia degli altri, dei consorzi, parliamo della democrazia in questo blog. Per due giorni il link all'intervista di Cernilli a Franco Biondi Santi è stato deviato a fasi alterne sulla home page della Disney. Vi ho chiesto spiegazioni in privato, spiegazioni mai arrivate. Ora, per la trasparenza che sembra vi stia tanto a cuore, mi spieghi come ciò sia potuto accadere? Si è trattato di un'intrusione nel vostro sistema da parte di terzi e sconosciuti ??? Sai darmi delle speigazioni sull'accaduto ??? Sai a me è la prima volta che capita di vedere che un link ad un altro sito viene deviato. Non è un bell'esempio, sicuramente non è da seguire. Alla faccia della democrazia e della trasparenza. . Ciao

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

C'è di peggio Vigna, Cernilli ad esempio parla dei nostri articoli senza MAI citarci o mettere un link che sia uno. Poi arriva un suo collaboratore che, dopo averlo abbondantemente citato, fa pure spamming piazzando link a ripetizione. Tendi poi a dimenticare che questo non è un blog pagato dai soldi del contribuente per cui non ti dovrei tante spiegazioni ma, dato che un minimo di netiquette ci vuole ti dico: si, stiamo avendo intrusioni e quello che è successo a te è il meno. P.s.: ora, siccome ci tengo alla tua integrità vetero-marxista, ti pregherei di ricordare i principi della democrazia anche a quei blog che frequenti e con cui collabori. Quelli per intenderci, che applicano COSTANTEMENTE la censura ai commenti sgraditi. A buon intenditor...

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Grazie per la risposta. . Comunque io collaboro solo con Doctor Wine e non essendoci, per ora, la possibilità di commentare non capisco quali commenti possano essere cassati o censurati. . Ciao

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Un'ultima cosa, tanto per chiarire, poi mi eclisso. . Io ho postato un link ad un'intervista che era prettamente in argomento. E mi sembrava che l'opinione di Franco Biondi Santi potesse interessare chi stava dibattendo l'argomento. . Poi, da altri, mi è stato fatto notare che il link fosse deviato sulla home page della Disney. . Ho riprovato e persistendo il problema due giorni fa, il 19/05 alle 20,20 ho scritto una mail PRIVATA a Massimo Bernardi per segnalargli il problema. Mail che non ha ottenuto alcuna risposta. . Ciao

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

Niente visione, caro Tomacelli, solo televisione, e sempre la stessa puntata della nota soap...

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Franco Ziliani

circa 8 anni fa - Link

Vignadelmar vorresti forse attribuire a Intravino, o magari alle oscure forze della reazione eternamente in agguato, il problema tecnico che hai più volte segnalato? Mi spieghi perché e come Intravino avrebbe potuto fare una cosa del genere? Non ti sembra di eccedere in dietrologia e di dare colpe così a casaccio?

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Vignadelmar

circa 8 anni fa - Link

Io ho semplicemente chiesto spiegazioni, anche in privato. Spiegazioni che non mi sono state date. Poi mi sono informato e mi è stato spiegato, forse sbagliando, che non è facilissimo deviare un link su una pagina diversa. . Sai Franco, non vorrei che prima o poi, altri, possano deviare eventuali link al tuo blog, magari perchè non gli stai simpatico o per altri futili motivi. Penso ti dispiacerebbe molto. . Se si è trattato di un banale problema tecnico lo si dica, si diano spiegazioni. Il silenzio aiuta i cupi pensieri e le dietrologie. La trasparenza le elimina. . Ciao

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Franco Ziliani

circa 8 anni fa - Link

non si fa trasparenza accusando indiscriminatamente altri, ad esempio Intravino (che si difende benissimo da sola senza il mio aiuto) senza la straccio di una prova, di aver fatto una cosa tanto stupida e antipatica... Perché mai avrebbero dovuto fare una cosa del genere, così priva di senso?

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vinogodi

circa 8 anni fa - Link

... qualche contributo dalla Disney? ( mò non riesco a postare la faccina che ride... il solito despotismo antidemocratico di questo forum che non aiuta ad esprimersi...)

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Giulia V

circa 8 anni fa - Link

A Montalcino nel Consorzio conti a ETTARI E NON A PERSONA!!! Metti il Cab o Merlot in vigna e chissà dove andrà a finire, nel Brunello o nel Rosso?... e tranquilli che chi ha barato fino adesso farà casino proprio in cantina con tutto quel vino migliorativo! In Piemonte non sono più onesti, ma ci sono meno ricchi, stranieri che comprano aziende per fare marketing e soldi! Se il Brunello e il Rosso non vendono più qualcuno può suggerire a queste miltinazionali di andare ad investire da un' altra parte? Perchè non vendono e se ne vanno?... Al consumatore farebbe piace sapere cosa c'è nel Chianti, nel Bordeaux o nel Brunello se chi lo produce non ne facesse un segreto! e sopratutto lavorasse secondo tradizione e rispettando le regole.

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Silvana Biasutti

circa 8 anni fa - Link

In tutti i consorzi i voti sono determinati dagli ettari vignati (o dalle bottiglie prodotte?). Però il problema della poca trasparenza c'è. Se non ci fosse, Montalcino sarebbe pressapoco l'unico luogo del nostro paese ad esserne privo. E l'altro problema è quello del valore, irrimediabilmente confuso con il prezzo, con una (tele)visione di cortissimo, quasi inesistente, respiro.

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