Monferace 2015, fin dove può spingersi il Grignolino nobile e ribelle

Monferace 2015, fin dove può spingersi il Grignolino nobile e ribelle

di Redazione

Denis Mazzucato è un lettore, sommelier, informatico: ci aveva già parlato di Grignolino e oggi concede il bis con una bella novità.

“Non chiamatelo Super Grignolino, non stiamo facendo altro che tornare al Grignolino come si faceva una volta!”: questo il monito di Ermanno Accornero, colui che per primo ha creduto (anzi, ri-creduto) nel Grignolino dal lungo affinamento in legno e poi in bottiglia. La prima sua annata è stata la 2006, e doveva farlo assaggiare alla cieca per non ricevere rifiuti ricchi di pregiudizio.

Nel 2015 la svolta, storica per tante ragioni, quando dieci produttori si sono riuniti sotto un unico nome, Monferace, con il solo scopo di ricreare un grande vino dimenticato, intraprendendo una strada coraggiosa e difficile e dimostrando che quando il fine è nobile e gli attori sono saggi, è possibile raggiungere risultati importanti lasciando che l’unica testabalorda sia il Grignolino.

A coronamento di questo sogno (parola non a caso molto più utilizzata di “progetto” da tutti i relatori) si è svolta lunedì 17 giugno 2019 la storica degustazione della prima annata di Grignolino Monferace, ospitata da Simona Cavallero nel castello di Ponzano Monferrato, sede della Libera Associazione fra Produttori Monferace, da cui si gode un panorama mozzafiato sulle colline fitte di boschi, vigne e piccoli borghi.

Monferace

Il presidente dell’associazione Guido Carlo Alleva ci racconta la nascita dello statuto: “dovevamo decidere se essere severi con noi stessi, e siamo stati molto severi!”. Poche, semplici ma estremamente chiare e sfidanti sono le caratteristiche che deve avere un Grignolino per poter diventare Monferace:

  • Le uve (rigorosamente 100% Grignolino) devono provenire da un territorio ben definito, sia geograficamente che geologicamente
  • I vigneti, tutti iscritti in un albo, devono avere le esposizioni migliori possibili
  • Le rese massime sono di 70 quintali per ettaro (ma in genere sono molto più basse)
  • Il Monferace deve maturare almeno 40 mesi di cui 24 in legno, sul quale però è lasciata massima libertà (al momento i più utilizzati sono la botte grande e il tonneau)
  • Ogni anno una commissione degusta alla cieca i candidati a diventare Monferace e accetta solo i migliori

Il Monferace non nasce come esercizio di stile narcisistico o malsano tentativo di imitazione ma si rifà a una antica tradizione dunque, della quale, a ben cercare, ci sono evidenti tracce nella storia. Nelle grandi fiere enologiche dell’800 per esempio, quando venivano comunemente presentati (a Firenze, Torino, Vienna) Grignolino di 5, 7, 11 anni.

O in documenti molto più recenti, come ne “I vini del Piemonte” di Dina Rebaudengo, 1966, edizioni dell’Albero di Torino, in cui si legge: “Dopo cinque anni di invecchiamento – due in botte e tre in bottiglia – il Grignolino esce profumato, armonico, con colore rosso chiaro tendente al giallognolo, ottimo da arrosto”.

Molto più antico è invece il termine “Monferace”, nome da cui deriva Monferrato secondo l’interpretazione di Leandro Alberti, che nella sua opera più celebre, il “Descrittione di tutta Italia” del 1550 scrive: “Credo che Monferrato fosse nominato questo paese dalla feracità dei piccoli colli che qui si ritrovano, li quali tanto gagliardamente producono i frutti e le cose necessarie per il vivere humano, e che prima fosse detto Mòferrace, come ho detto, da detta feracità, e poi mutata la lettera c in t fosse addimandato Monferrato”.

Monferrato

La degustazione è stata guidata da Robin Kick MW, che ha rappresentato un fondamentale sguardo dall’esterno sul Grignolino. I produttori hanno sottolineato più volte come durante le visite in cantina che hanno preceduto l’evento, Robin abbia voluto assaggiare tutto, non solo i Monferace, e conoscere a fondo ogni minimo dettaglio del territorio, delle pratiche in vigna e in cantina.

Robin Kick MW

Il risultato è stata una degustazione priva di fronzoli, semplice nell’esposizione ma ricca di contenuti, con lo sguardo fisso sull’evoluzione che può raggiungere questo vino.

  1. Angelini Paolo: appena vengono riempiti i primi calici nella sala si sprigiona un profumo inebriante, intenso e carico di attesa. Il colore è abbastanza intenso, il naso potente, floreale, leggermente mentolato e con l’arancia sanguinella che si ritrova spesso nei vini di questa cantina. Sorso di grande struttura, tannino deciso ma elegante. Cantina in continuo miglioramento negli ultimi anni. Calore.
  2. Tenuta Tenaglia: con il Monferace la cantina conferma una grande attenzione alla finezza, e all’eleganza. È un vino sussurrato, di piccoli frutti rossi ancora freschi, pepe bianco, anche il tannino è fine e dolce, molto fresco e già molto buono oggi. Stile.
  3. Tenuta la Fiammenga: colore un po’ più carico, naso e bocca che spingono più verso la prugna e la mora, sbuffi balsamici e di chiodi di garofano. Black.
  4. Azienda agricola Accornero: rese bassissime e macerazioni lunghissime restituiscono un vino dal colore brillante e dal profilo molto classico. Fiori appassiti, ciliegia matura, chiodi di garofano e pepe. L’ingresso in bocca è subito croccante, fresco, mette il sorriso, ma è il sorriso di un bambino ancora troppo piccolo. Ne riparliamo tra 5 anni almeno. Classico.
  5. Vi.Ca.Ra.: geranio, amarena e note terrose di sottobosco, tannino vispo ma dolce, molto equilibrato, elegante e profondo. Ferace.
  6. Tenuta Santa Caterina: carattere differente per questo Grignolino d’Asti DOC, che strizzando un occhio alla Borgogna regala più fiori che frutti, più spezie e sottobosco che fragranza. Non mancano freschezza e lunghezza. Distintivo.
  7. Castello di Uviglie: naso ampio, lampone e ciliegia disidratata, cioccolato, frutta secca, e le consuete spezie. Molto tradizionale ma ancora troppo giovane. Da dimenticare in un infernot. Old school.
  8. Alemat: ciliegia e prugna mature, spezie, bocca rotonda e avvolgente con un deciso retrogusto di menta molto affascinante. Corpo.
  9. Sulin: un Monferace che ha già raggiunto un equilibrio e una completezza notevole. Il naso è classico, elegante, la bocca è fresca e immediata. Dedicato a chi pensa che 28 mesi di legno (tonneau in questo caso) uccidano l’identità del vitigno. Questo vino grida a gran voce “GRIGNOLINO!”, col sorriso, e chi non lo capisce non vuole capire, o è sordo. Pronto.
  10. Fratelli Natta: tanta frutta, netta, ciliegia sotto spirito, mora e prugna, poi rosa, pepe bianco e vaniglia. Bocca morbida e rotonda. Buono ora.

La domanda che più spesso viene fatta quando si parla di Grignolino affinato in legno è se questa pratica in qualche modo rischi di omologare e appiattire i vini, facendo addirittura perdere le caratteristiche peculiari del vitigno.

Tutti i Monferace sono inequivocabilmente Grignolino, conservano la grande bevibilità, la freschezza, il tannino e l’eleganza delle migliori versioni in acciaio.

Nello stesso tempo le scelte fatte in vigna e in cantina dai produttori restituiscono sfumature differenti, a volte molto differenti. Abbiamo bevuto vini molto classici, vecchia scuola, giocati su finezza estrema e delicatezza e altri più corposi, fragranti e immediati.

Abbiamo bevuto vini che hanno già raggiunto un buon livello di maturità, e altri che saranno pronti probabilmente tra almeno altri 5 anni. L’identità è salva, la standardizzazione è scongiurata. Ora non resta che attendere per capire quanto ancora hanno da dire questi grandi vini.

Come dice Mario Ronco, l’enologo di riferimento e vice presidente dell’associazione “mi piace pensare al futuro del Monferace come ad una pianta di Grignolino, con il fusto e le foglie protesi in avanti ma le radici ben piantate per terra”.

Denis Mazzucato

6 Commenti

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Leone Zot

circa 5 mesi fa - Link

Mi hai aperto una finestra su una realtà che non conoscevo! Grazie

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Denis Mazzucato

circa 5 mesi fa - Link

Grazie a te!

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Paolo

circa 5 mesi fa - Link

E' sempre bello conoscere tutto quello che c'è dietro alla semplice bottiglia che viene messa su uno scaffale. Un vero e proprio mondo a parte.

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Enofobo

circa 5 mesi fa - Link

Tutto bello, eh.
Però la prossima volta che vedo vicino al nome "grignolino" un qualunque sinonimo di "anarchico" (incluso ribelle) bombardo Vignale Monferrato.
Avvisati.

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Ale

circa 3 mesi fa - Link

Ho acquistato oggi il mio primo Monferace "Tenuta Tenaglia" consigliate di berlo a breve o devo attendere?

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Denis Mazzucato

circa 2 mesi fa - Link

Il loro Monferace è uno di quelli più pronti. Sicuramente ha un avvenire lungo ma già oggi si fa apprezzare. Le macerazioni sono un po' più brevi della norma, e il tannino è già sufficientemente morbido ora. Spero ne abbiate comprate almeno 2 bottiglie, una da bere ora e una da attendere! :)

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