Masterclass sul Barolo online per altre 48 ore: da vedere assolutamente!

Masterclass sul Barolo online per altre 48 ore: da vedere assolutamente!

di Alessandro Morichetti

Sarò breve: se vi siete persi la Masterclass di ieri sera sul Barolo con Federico Moccia e Nelson Pari – due sommelier italiani che lavorano in un posto assurdo a Londra, 67 Pall Mall, tempio delle grandi bottiglie e di grandi degustazioni – questa è una occasione ghiottissima. Perché loro sono bravi, spigliati e provocatòri quanto basta.

La diretta sarà online per sole altre 48 ore quindi correte qui su Facebook a papparvela di gusto. Dura quasi due ore che scivoleranno via veloci e divertenti, una rarità per le Masterclass in generale, specie senza bere nulla nel mentre.

Il Barolo come è visto all’estero? Quali le criticità e quali i punti su cui lavorare? Tanta ciccia, qualche semplificazione (da sommelier che al tavolo deve fare sintesi brutale per portare a casa il risultato) e davvero una bella lista di questioni che meriterebbero migliaia di parole a commento. Ne sentirete delle belle.

Piccola anticipazione, poi basta perché i materiali utilizzati sono autoprodotti da Nelson e Federico.

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Bravi bravi, Nelson e Federico. Bello sapere che ci sia gente come voi a Londra a tenere alta la bandiera dei nostri vini e dell’Italia in generale.

Buon divertimento!

 

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

13 Commenti

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...vedi te ... ma che bravi ... magari non tutto condivisibile al 100% ma vita vissuta , front line necessario a promuovere il vino italiano ...poi guardi alla politica di casa nostra e apprezzi ancor di più chi "fa" rispetto a chi blatera...

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Alessandro Morichetti

circa 2 mesi fa - Link

vero vero

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...solo un disaccordo deciso : non sempre in Borgogna prevale il cru, anzi , il produttore ha ancora più influenza rispetto alla Langa . Anche come prezzi . Perché dire Meursault vuol dire tanto , ma dire Coche Duri , Roulot , Arnaud Ente e Comte Lafon è altra merce , a volte anche con differenze di uno zero in più in fondo alla cifra d'acquisto ( e di valore sensoriale) . Un Auxey Duresse se lo cagano in pochi, un Sous Chatelet di Domaine D'Auvenay oltre a costare 300 - 400 Euro è fra i bianchi più emozionanti che si conoscano ...

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Alessandro Morichetti

circa 2 mesi fa - Link

vero pure questo

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...inoltre si sta "brandizzando" , in Langa , sempre di più a discapito proprio del produttore, quando si parla di vino top univocamente individuato come eccellenza: per cui io ( da super appassionato) compro un Crichet Pajé ( non un Barbaresco di Roagna) , un Monfortino ( non un Barolo Riserva di Giacomo Conterno) , un Gran Bussia ( non un Barolo Riserva di aldo Conterno "soprattutto" da uve provenienti dal cru Romirasco ....) , un CàD'Morissio (non un Barolo Riserva di Giuseppe Mascarello da uve 100% Nebbiolo MIchet .... mamma mia ...) , Un Sori San Lorenzo , un Ester Canale ecc , ecc ecc...

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Alessandro Morichetti

circa 2 mesi fa - Link

interessante, ma di fatto il nome del produttore è implicito in ciascun nome del vino, anche perché sono praticamente tutti nomi di "fantasia" se ci fai caso.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 mesi fa - Link

Interessante, è il punto di vista di chi sa perfettamente come si vende il vino in un mercato molto particolare. Ruberò di certo qualche spunto. Però c’è un punto che mi lascia dubbioso. Vero, il “sistema vino” italiano è pieno di errori, però c’è un dato oggettivo: in mezzo secolo ha conquistato spazi di mercato enormi in tutto il mondo a spesa dei francesi. Vado in Inghilterra dai primi anni 70, ed è incredibile quanto siamo cresciuti. Mah, la prima impressione è che quando il primo venuto ruba così tanto terreno al campione, viene da pensare che il ragazzo sia grezzo e molto da migliorare però è quello il modello vincente. Invece voi affermate che il fatto che “non siamo ancora la Francia” sia un limite. Non saprei. Credo che chi vuole qualcosa di francese non cerca la copia, in un mondo dove si trova tutto ovunque vuole l’originale. Chi copia non ha futuro. Noi dovremmo sviluppare il meglio del nostro modo di essere e correggere i difetti, ma ci conviene essere sempre più diversi. In fondo è il vecchio concetto del paniere, più è differenziato e più attira il cliente.

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Alessandro Morichetti

circa 2 mesi fa - Link

E pure tu non dici pirlate :-))

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Siamo cresciuti in termini qualitativi o quantitativi? Ricordo un incontro casuale al Vinitaly con un importatore inglese al padiglione abruzzo, credo fosse l'anno dell'euro. Assaggiava e assaggiava in silenzio ma quando i produttori gli comunicavano il prezzo scuoteva la testa sorridendo. Mi disse che trattava solo vino (già in bottiglia) sotto un euro al litro. Lo guardavamo come un ufo (o come un colonizzatore che tratta coi selvaggi) pensando che non avrebbe trovato nulla per quella cifra. Evidentemente aveva ragione lui. Aveva il taccuino pieno di annotazioni.

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valentino

circa 2 mesi fa - Link

che lezione eccezionale che avete organizzato, bravi !

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Nelle Nuvole

circa 2 mesi fa - Link

Questi due ragazzi sono molto bravi e stanno facendo un lavoro straordinario di divulgazione relativamente al vino italiano. Hanno conquistato la loro posizione privilegiata grazie a lavoro costante, curiosità, approfondimento e quel certo "je ne sais pas qua" tutto italiano che quando funzione fa carne di porco. Ho imparato qualcosa in più relativamente al Barolo, tutto il resto più o meno fa parte del mio bagaglio lavorativo. Avrei qualche dissenso, tipo affermare che "è colpa dei produttori" in tono così categorico mi ricorda a quel "è tutto colpa della mamma" generalizzante ed anche inesatto. I produttori italiani sicuramente sono litigiosi ed invidiosi, ma direi che stanno nella media della litigiosità ed invidia mondiale. Forse sono più ingenui a manifestarla invece che mascherarla. Ben venga comunque il "fare sistema" se ne parla dai tempi di Camillo Benso Conte di Cavour. Ci sono molti altri spunti e non mi dilungo. Vorrei solo fare presente che la posizione privilegiata dei due professionisti è anche per forza limitata ad un tipo di clientela trasversale ed internazionale che transita per Londra e si ferma in un locale così impegnativo. In realtà la percezione del vino italiano nel mondo negli ultimi vent'anni è progredita in modo eccezionale, ora si conoscono e si acquistano non solo Barolo, Brunello e Amarone, e Pinot Grigio (!), ma anche tanti vini di zone fino a poco tempo fa sconosciute. Se il prezzo medio del vini italiano venduto all'estero è sempre inferiore a quello francese, credo che comunque sia un prezzo medio ben più alto di quello che era anche solo quindici/dieci anni fa. Io personalmente trovo (o almeno trovavo fino ai primi di marzo) molto meno difficile presentare e vendere dei vini italiani di prezzo medio alto in UK adesso che all'inizio della mia carriera di export manager a fine anni novanta. Non parliamo poi degli USA, la competizione con il vino californiano - peraltro molto migliorato come stile - non esiste. Chi vuole il vino italiano, vuole il vino italiano.

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Bravissimi! In un'intervista per Porthos Augusto Cappellano una volta disse "mio padre riassumeva l'essenza dello spirito langarolo nel pensiero : sei il mio vicino sta male, io sostanzialmente sono contento perchè potrò prendergli la terra."

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Franco

circa 2 mesi fa - Link

Buongiorno, Vi vorrei chiedere se fosse possibile rendere disponibile nuovamente il video sul Barolo. Ringrazio anticipatamente Distinti saluti Franco

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