Masseto, Redigaffi e L’Apparita: il merlot toscano alla prova della 2017

Masseto, Redigaffi e L’Apparita: il merlot toscano alla prova della 2017

di Andrea Gori

Argilla, brezza marina o di terra, altitudine. Ci sono alcuni elementi imprenscindibili che rendono possibile un grande vino a base merlot in Toscana: non è possibile farlo ovunque ma solo dove sono supportati da passione e precisione tecnica al limite della follia con investimenti umani e tecnici di profilo altissimo. A livello internazionale e per chi crede ai punteggi abbiamo in questa degustazione non solo il meglio del merlot italiano ma anche riuniti i vini che più hanno contribuito a rilanciare l’Italia sui mercati dei fine wines mondiali.

Grazie a Filippo Bartolotta abbiamo riunito il primo vino italiano a prendere i 100/100 Parker ovvero Redigaffi di Tua Rita (con la 2000) , l’unico vino a prendere due 100/100 di fila (Masseto 2015-2016) e l’ultimo 100/100 di Galloni e tra i pochi di sempre nel Chianti Classico (L’Apparita 2016).

Ripetere certi exploit nella 2017, annata dal  germogliamento precoce, gelate da incubo e un calore folle estivo con quasi totale assenza di precipitazioni, è decisamente arduo, considerando anche che il vitigno precoce merlot non ha potuto sfruttare il settembre mite e con qualche pioggia dell’annata.

Per capire meglio il millesimo siamo stati ospiti di Filippo Bartolotta al Mama Florence con uno show dedicato a questi vini con la partecipazione di Vito Mollica del Four Seasons di Firenze che ha pensato ad un abbinamento funambolico, ovvero, un piatto di ostriche e guancia di maiale brasata, ispirato all’usanza di preparare salsicce ed ostriche a Bordeaux, le famose Huîtres à la bordelaise. Dove, in realtà, le ostrische sono crude e  abbinate a vini bianchi ma se vengono cotte e unite alla guancia brasata diventano un piatto eccezionale per abbinarci dei rossi…

 

Castello di Ama L’Apparita 2017 Igt Toscana Merlot
Dalla parte più alta del vigneto Bellavista da cui nelle belle giornate “appare” Siena in lontananza, un impianto che nel 1985 inaugurò il filone dei merlot 100% toscani, lanciando un filone inaspettatamente ancora in grande salute nonostante tutto. Vino scuro ma non impenetrabile, rimandi di  visciole amarene, rafano e nota di senape piccante, sinuoso e vinoso con succo di ciliegie e pepe nero, ferroso saporito ma non impetuoso come ti aspetteresti, mentolato.

Si snoda piccante con un tocco vegetale e di caramello sostenuto da acidità e freschezza di altura e affatto ruffiano, tutto proiettato in avanti ma già capace di regalare momenti di puro godimento nel bicchiere. Marco Pallanti coniò per questo vino il termine “chianteggiare” per i vitigni internazionali che passano di qua e l’espressione continua ad essere valida eccome.  95

Redigaffi Igt Toscana 2017 Tua Rita
Argilla e doppia ventilazione con brezze marine e di terra fondamentali per le escursioni termiche, il contesto in cui nasce Redigaffi (prima ananta 1994) è quello della costa toscana e del suo immediato entroterra, stavolta in una zona famosa nei secoli per l’estrazione di minerali.

Il vino è speziato piccante e arabescato di rimandi eterei di ebanisteria, legno e tostato con bella presenza di frutto di bosco – ribes rosso e nero – pesca noce, confettura di lamponi, vaniglia e cayenna, bergamotto, poi macis, inchiostro china, tabacco Kentucky, caffè, liquirizia. Frutto rotondo con legno che indurisce il tannino in questa fase ma rende l’assaggio di una ricchezza strabordante che si assottiglia nel finale grazie ad una brezza salina e iodata che si fa strada nella macchia mediterranea. Dei tre quello che appare comunque più indietro e in fase di definizione soprattutto per la digestione del legno che richiederà più tempo. 94+

Masseto 2017 Igt Toscana
L’argilla blu, una volta costola di Ornellaia, e il mare di Bolgheri ad un passo separato solo da una maestosa pineta rendono possibile il miracolo di Massseto dal 1986 e la magia coinvolge anche questo millesimo, peraltro particolarissimo in vendemmia. Le uve sono state infatti raccolte in soli tre giorni, tra il 24 e il 30 agosto, con una scansione per età della vigna e non giacitura per un totale di quattro lotti. Poi meno estrazione e meno rimontaggi del solito per non estrarre componenti indesirate dai piccoli acini.

È oggi un bicchiere ammaliante, cupo e magnetico, tra amarena, macchia mediterranea, ribes nero, ciliegia ferrovia, olive e susine rosse, note di pepe nero, lavanda, elicriso più rimandi balsamici di nepitella e issopo continui a raffrescare un quadro imponente. Il sorso te lo aspetti sfolgorante e ricchissimo ma è in realtà semplicemente magico di atmosfera e rotondità, con riserva di energia impressionante e un tannino serico che sfina la beva e lo fa amare al primo bicchiere. 97

L’abbinamento con il piatto (descritto e condotto da Walter Meccia nel video) è più complicato del previsto per Redigaffi e Masseto dove il mollusco viene evidenziato nelle sue note più ferrose e iodate mentre la balsamicità del merlot di Ama si abbina alla grande con la sensazione oceanica dell’ostrica mentre la sua componenente fresca e chiantigiana sottolinea la fragranza e la piacevolezza della guancia.

 

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Andrea

circa 4 mesi fa - Link

Chi ama il vino, ama sentir parlare di vino, bellissimo filmato

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