Masseto, quattro annate per conoscerlo meglio. Da Pinchiorri gli abbinamenti con 2013, 2010, 2005, 1997

Masseto, quattro annate per conoscerlo meglio. Da Pinchiorri gli abbinamenti con 2013, 2010, 2005, 1997

di Andrea Gori

Quando si parla di Masseto è facile cadere in ogni tipo di iperbole. E magari si finisce bersagli di attacchi personali, perché il fatto che un vino 100% merlot in Toscana possa valere 500 € in enoteca (l’ultima annata), e che ci possano essere rilanci folli per le vecchie bottiglie alle aste è difficile da digerire, in un momento storico in cui gli unici vini di cui vale la pena parlare sono autoctoni, semisconosciuti, vinificati in meno di mille bottiglie.

Non è facile nemmeno per i più fortunati di noi sedersi a tavola con ben quattro annate di questo vino. Ancora meno facile poterne assaggiare più di un bicchiere, e avere così la possibilità di verificarne il comportamento nel corso di un tempo ragionevole, per valutare l’effettiva qualità al netto del grande appeal commerciale e mediatico che in trent’anni Ornellaia è riuscito a costruire a questa sua “costola”.

Ricordiamo infatti che Masseto nasce come componente di Ornellaia, che ha sempre avuto una robusta parte di merlot nel suo blend. Un merlot speciale perché proveniente da una strana collina nell’immediato entroterra bolgherese, fatta di ciottoli, sabbie, argille e frammenti di rocce di antiche, rilievi coperti dall’argilla pliocenica di una palude costiera antecedente alle montagne stesse, una palude che si asciugò dando origine a depositi argillosi in cui si sono insinuati residui marini. Un mix quasi unico al mondo di rocce, argille e sedimenti a creare un terroir speciale, che permette ad un vitigno noto (nel nostro paese) per vini facili, beverini e con minori ambizioni di assurgere a tutt’altra considerazione in seguito agli exploit dell’Apparita del Castello di Ama e qualche anno dopo, appunto, di Masseto. Volendo litigare per forza con i naturalisti, verrebbe quasi da dire che siamo di fronte ad un locus che ha creato tutto il necessario per un vino straordinario, a prescindere dall’uomo, proiettando il Masseto nel novero dei vini cosiddetti di territorio.

Stiamo parlando di neanche 30 mila bottiglie l’anno per un vino che brucia le tappe, e che dal 1987, anno dopo anno, conquista i palati di mezzo mondo. Grazie anche all’immediato entusiasmo suscitato in importanti ristoratori come Giorgio Pinchiorri, che lo paragonano presto ai grandi merlot in purezza del mondo come Petrus e Le Pin, e inserendosi in una nicchia particolare di cultori che ne fanno levitare le quotazione in tempi piuttosto rapidi.

A tavola proprio da Enoteca Pinchiorri, ospiti di Pandolfini Casa d’Aste un giovedì sera, ecco servito un poker di annate molto speciali: tre delle quali considerate fresche e atipiche per l’ultimo decennio come 2013, 2010 e 2005, e una ormai storica, tra le più ricercate dai collezionisti (anche perché in azienda ne restano poche decine di esemplari): la mitica 1997 sulla cui tenuta c’era molta curiosità.

Iniziamo con Axel Heinz, enologo in azienda dall’annata 2005, che ci introduce al progetto Masseto.

In apertura, sugli abbinamenti, abbiamo un piatto leggero ma intrigante come la Battuta di manzetta montata all’olio, salsa alla pizzaiola e croccante di polenta bianca ed è il turno di Masseto 2013.

L’annata 2013 si è caratterizzata per una fioritura irregolare e molto lunga, che ha portato a una produzione ridotta e sviluppo molto eterogeneo dei grappoli. Estate perfetta, asciutta e soleggiata con qualche ondata di calore. Temporali a Ferragosto e conseguente spostamento in avanti della maturazione, che ha comportato una vendemmia molto tardiva iniziata il 12 settembre e conclusasi il 25, sotto un sole ottimo ma mai afoso.

Masseto 2013 ha note ricchissime di frutta di bosco e speziatura giovane, carrube, mirtillo, menta, alloro e cardamomo. Un bel frutto netto e cristallino mentre in bocca la trama tannica è intensa, e mette a dura prova la bevibilità assicurandogli, però, un lungo futuro. Un vino fresco e dinamico, che sarebbe ideale far assaggiare a chi pensi Masseto come un vino tutto intensità, concentrazione e marmellata. 96

In tavola arriva il Risotto con ragù toscano (vari tagli di carne, compreso piccione e frattaglie, animelle e lampredotto) addobbato con riccioli d’oro commestibile, e il suo luccichio annuncia  Masseto 2010.

Axel Heinz ci racconta di un’annata tra le più tardive di sempre a Bolgheri, con un ritardo già al germogliamento di 10 giorni, che la primavera piovosa e un’estate calda ma non troppo hanno mantenuto costante. Qualche pioggia a settembre ha completato il quadro, ma sole, vento e un grande lavoro di sfogliatura hanno permesso di arrivare con la vendemmia ad ottobre, creando i presupposti per un vino molto particolare.

Masseto 2010 è scuro e impenetrabile, roccioso, affumicato e molto intenso di frutta di bosco, cardamomo e ribes nero, tabacco e liquirizia, umorale e selvatico in una delle vendemmie, si diceva, più tardive di sempre (4 ottobre!). Sapido e iodato, sublime per equilibrio estrattivo e tannico, molto bordolese e freddo anche al sorso, con allungo e tocco di caffè e ginepro che condisce il grande tono selvatico del ragù di carne misto e frattaglie. 98

Dalla cucina Riccardo Mondo porta Cinque tortelli di cappone, con fonduta di Parmigiano Reggiano, sugo d’arrosto e semi di girasole fritti, un piatto di una intensità impressionante che accoglie Masseto 2005, uno degli oggetti più misteriosi della storia di questo vino.

Axel Heinz questa volta descrive un’annata precoce, grazie ad una primavera molto soleggiata e un’estate regolare, con qualche pioggia sopra la media tra giugno e luglio. Già a fine agosto uve di grande concentrazione, che hanno finito di maturare gradualmente in un settembre caratterizzato da alternanza di sole e piogge, spingendo in là la data di vendemmia fino al 30 settembre.

Masseto 2005 presenta pepe, menta, è selvatico, con note di salsa di pomodoro, tartufo e pizzaiola, cappero, ginepro e umami, struggente e intenso. Bocca stupenda, polposa e sapida, lunghissima e impressionante per forza ed energia, un fulmine a ciel sereno di immaginifica ricchezza aromatica, tenuta a bada da note ferrose, iodate, che ne scolpiscono il ritmo nella pietra: asciutto, muscoloso e complesso, si sublima a tavola in un momento evolutivo straordinario, forse il picco assoluto per quest’annata. 98

C’è da celebrare la 1997 e allora dalla cucina ecco un piatto apparentemente semplice ma ricco di suggestioni: il Controfiletto d’agnello allo spiedo, con punte d’asparago al lardo e budino di ceci.

La vendemmia 1997, calda e mitizzata, secondo Axel Heinz è come ce la ricordiamo: le temperature calde della primavera, con fioritura anticipata, poi gelo a metà di aprile e piogge. Caldo secco poi da maggio e per tutta l’estate, fino ad una vendemmia piuttosto precoce dal 25 agosto al 7 settembre. Poca quantità ma uve di buona concentrazione, e tannino maturo per una vendemmia che a Bolgheri (e in generale) per merlot e cabernet si sta rivelando molto migliore che per il sangiovese.

Masseto 1997 ha un corredo speziato monstre, caffè, freschezza in bocca sorprendente: rimane splendido e ricercato, sublime e ancora dolcemente bizzoso. Si mostra al suo meglio nei suoi vent’anni, forte, sapido, balsamico, grande pepe e trascendenza, e ancora vitale, sorprendente, tra i migliori ’97 di sempre. In fase calante ovviamente, ma di una vitalità straordinaria, sconosciuta a tanti grandissimi vini di pari età. 95

Non capita così spesso di godere della compagnia di mr. Masseto, dicevamo: per una serata intera, potendone disporre in maniera copiosa, l’impressione è che l’ovvia mancanza di confidenza con questo vino contribuisca ad alimentare il mito del vino costruito ad arte, per pochi milionari che badano all’etichetta più che alla sostanza vera. È un vero peccato, perché nel bicchiere inequivocabilmente ritroviamo un vino unico nel panorama mondiale, un merlot che non si comporta da tale, che sente tantissimo l’annata (anche se da giovane è difficile da capire, a causa della grande concentrazione) ma al quale la dimensione temporale regala una gamma di sfaccettature impressionanti, che se da un lato strizzano l’occhio alla riva destra bordolese, dall’altro se ne smarcano, a ricercare un genius loci che non può fare a meno di stregare chiunque visiti il vigneto stesso.

Un vino unico e purtroppo raro, di cui andare fieri come eccellenza italiana, e che nel bicchiere smentirebbe tanti suoi detrattori se solo fosse possibile berlo più spesso.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

9 Commenti

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Vinocondiviso

circa 1 mese fa - Link

Masseto: uno dei vini più chiacchierati e meno bevuti del mondo! :-) Petrus e Le Pin hanno a saldo anche un po' di cabernet franc, se non sbaglio.

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...unico appunto : con 500 Euro , ahimè, in enoteca , soprattutto in Toscana , non te lo danno. La vendita , tante volte , è sottobanco a circa 700 euro ... e guai se fiati, perché c'è la fila ...

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

da me in enoteca con 500 euro lo prendi...poi che lo chiedano solo cinesi che lo vogliono pagare 450 euro è un altro discorso...

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Francesco

circa 1 mese fa - Link

Grande. Andrea un'altra bella marketta . Ce n'era veramente bisogno? Che il Masseto è un ottimo vino ,ma inaccessibile a tanti,lo sanno anche i muri. Grazie intravino per i tanti inutili articoli che ci proponete, ma quando parlerete delle cose nuove e interessanti ?

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Andrea Gori

circa 1 mese fa - Link

Grazie Francesco! i complimenti fanno sempre piacere
Se leggessi davvero intravino invece di fare il troll ti saresti accorto che nelle ultime settimane abbiamo dato conto dei Bordeaux 2015, di Campania Stories, della Valtellina, del Lambrusco... serve altro? Li conoscevi già tutti? scusaci, eh

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...quindi quando si parla di vino si fa automaticamente una marchetta? In un blog di vino? Dio mio , questa settimana ho fatto marchette per Sassicaia, Petrus, DRC , Pingus , Biondi Santi e Guigal ... se proprio bisogna parlare di vino , quindi facendo marchette, meglio farlo con i grandissimi , sai che godimento ad essere pagati "in natura" ....

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Nelle Nuvole

circa 1 mese fa - Link

sono d'accordo con vinogodi qui su: se ti devi vendere, fallo al massimo :) Intravino può avere i suoi limiti, ma scrive di tutto e di più, basta saper scegliere. E comunque piantatela di scrivere "marchetta" con la "K", non fa figo.

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Andrea

circa 1 mese fa - Link

Ma c'è una emoticon per l'invidia??? ;-)

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erique

circa 1 mese fa - Link

non so voi, ma io sballo a leggere recensioni di grandi annate di grandi vini. nella mia mente funzionano tipo racconto del possibile (stile report suo viaggi impossibili). che poi, casomai, nella vita mi capita di bere questo merlot e il giorno dopo butto un occhio "a come quel tipo lo recensì su quel sito". gran post.

ps. ora propongo l'emoticon per l'invidia sincera: 😛

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