Mas de Daumas Gassac, il mito biodinamico guarda avanti. Extra bonus, la novità spumante

Mas de Daumas Gassac, il mito biodinamico guarda avanti. Extra bonus, la novità spumante

di Andrea Gori

Uno di quei vini nati in sordina, e cresciuti fino a diventare oggetti di culto: il percorso di Mas de Daumas Gassac inizia come vin de pays de l’Hérault, senza alcuna AOC, ma la sua classe e finezza lo hanno portato presto all’attenzione della critica francese, e poi di un illuminato distributore italiano (Bepi Mongiardino). La scommessa del cabernet sauvignon da queste parti, vista superficialmente, sembra quasi una sceneggiata alla toscana, ma in realtà la particolarità del cabernet sauvignon in una zona dominata da granache, syrah e altre uve più mediterranee ha una storia alle spalle, che apre il cuore, fatta com’è di idee e sogni portati a compimento, con lungimiranza e coscienza dei propri mezzi e fiducia nel terroir e nelle sue potenzialità.

Quando gli attuali proprietari, Véronique e Aimé Guibert (recentemente scomparso nel 2016, lo ricorderete tra i nemici dei Mondavi in Mondovino con la frase piuttosto tranchant “Il vino è morto“) acquistano la tenuta nel 1970, dalla famiglia Daumas nella valle del fiume Gassac – in un territorio selvaggio e affascinante – l’idea era infatti quella di coltivare olivi e mais. Ma la perizia di Henri Enjalbert, professore  di geofisica in quel di Bordeaux nonché specialista nel rapporto vite-suolo, fa cambiare i loro piani, perché si scopre nella tenuta un sottosuolo di grèzes iitèes, ovvero detriti stratificati di ghiaia, calcare e argilla, il risultato dell’opera di un antico ghiacciaio. Un terreno ben drenato, con ossidi minerali e un ottimo humus. Qui, per ispirazione di Émile Peynaud, il più famoso enologo francese dei tempi moderni e già consulente degli chateau più prestigiosi nel Medoc, si decide quindi di piantare cabernet sauvignon, in luogo delle uve locali del Languedoc Roussillion, e di farlo nel mondo più naturale e biologico possibile.

rouge

Il primo vino nasce nel 1978, ed è un rosso con 80% di cabernet sauvignon. Viene affiancato nel 1986 dal bianco, per molti ancora superiore per qualità e originalità. Partendo dal classico viognier si aggiugnono chardonnay, petit manseng e chenin blanc (e c’è chi dice anche marsanne, roussane, sercial e muscat) in un compendio della Francia bianca che affascina, soprattutto dopo anni di vetro. A Prowein, di passaggio dallo stand, non potevamo non sfruttare l’occasione di un assaggio delle ultime annate in commercio e di provare la novità spumante, a sottolineare ancora una volta che il trend sparkling non è una mania solo italiana.

2016 Domaine de Daumas Gassac Blanc. Viognier, chardonnay, petit manseng e chenin blanc: alta acidità, la più alta di sempre per questo vino. Da un’estate fresca, al naso mostra albicocche, prugne, sale, pepe e salvia. Lunghezza e stile, corposo ma fresco, grande spessore e sempre dinamico, mai domo bicchiere dopo bicchiere. 93+

blanc

2013 Domaine de Daumas Gassac Rouge. Smalto, resine, tocco mediterraneo, rafano, ebanisteria. Bocca di grande acidità, classe e ricchezza, rimane a lungo ed elegante nel palato, per minuti interi. 92

2016 Domaine de Daumas Gassac Rouge. 80% cabernet sauvignon, più una collezione di 10 vitigni differenti (tra cui nebbiolo, dolcetto, malbec, tannat cabernet franc, pinot noir, humagne rouge). Vinificazione classica médocaine, lunga fermentazione, affinamento in legno non nuovo, non filtrato. Tannino ricchissimo ma soffice, ciliegia, peperoni, amarene pepe. alloro. Esplosivo, curioso, accattivante ma con struttura importante ricca e saporita, un vino pulsante, raro, speziato, che racconta un secolo di scambi di barbatelle da mezzo mondo. 95+

Cuvée Emile Peynaud Domaine de Daumas Gassac 2015. Solo 1754 bottiglie, e prodotto nelle vendemmie 2001, 2002, 2007, 2008 e questo 2015, quando il cabernet è particolare e può reggere il 100% dell’uvaggio da solo. Botti nuove e in parte usate: note profonde, mediterranee e balsamiche, peperoni arrostiti, spezie, succo di ciliegie, pepe nero appena macinato. Lunghezza e ariosità sottili ma che stuzzicano e lasciano rivoli di piacere nel palato, elegantissimo mix di terroir e vitigno. 94

Domaine de Daumas Gassac Rosé Frizant. Charmat da cabernet, 8 gr/lt, l’acidità deriva dal suolo particolare su cui crescono le uve, vinificate con un saignèe di poche ore: lamponi, melograno, vaniglia, dolcezza di caramello. Pepato e dolce al punto giusto, stuzzica e diverte. 87

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

3 Commenti

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Marcovena

circa 2 anni fa - Link

Toujours contre!! Sarà per soffocarne l'intensità, magari per calmarne l'esuberanza o snellirne la carica polifenolica...sarà per depotenziarne l'impatto olfattivo...ma se hai tra le mani le roi cabernet sauvignon, perché usare il metodo charmat nella patria del metodo champenoise? Toujour contre.

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Andrea Gori

circa 2 anni fa - Link

credo sia poco più di un divertimento...in effetti anche a me la cosa è sembrata strana e fuori luogo. Ma si sa, il mercato delle bollicine tira eccome!

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Andrea

circa 2 anni fa - Link

Mi incuriosisce. A 35 euro è caro o è il suo prezzo? Grazie

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