Marchette del vino | La parola all’esperto

di Antonio Tomacelli

don chisciotteQual è il confine tra giornalismo e marchetta? C’è, da qualche parte nell’universo, una linea che separa nettamente una recensione da un articolo prezzolato? Se questa linea esiste, non l’ha certo tracciata Gaetano Manti, direttore della rivista Il Mio Vino. Non è lui che può dare lezioni di etica professionale, tanto meno se di mezzo c’è la rivista Civiltà del Bere e il giornalista Luciano Pignataro. Intendiamoci, qualche colpaccio in passato il Manti lo ha messo a segno, vedere i lividi che ha lasciato sulla faccia di Franco Ricci per credere, ma ora esagera.

Per chi si fosse perso le puntate precedenti ricapitolo i fatti: tutto parte dalla mail che Il mio Vino riceve da un produttore di Aglianico, che a sua volta riporta una lettera speditagli da Civiltà del Bere. L’editore avvisa che nel prossimo numero si parlerà proprio di Aglianico, con un articolo di Luciano Pignataro affiancato da una galleria di etichette con scheda di degustazione e foto. Costo di partecipazione per ogni cantina, 500 europei. Manti non ci pensa due volte e, indossato lo scolapasta e imbracciata la lancia (in realtà una vecchia ramazza buona per l’uso), parte all’attacco come novello Don Chisciotte con il solito editoriale sulla sua rivista. “Questa pratica si chiama “pubblicità occulta” ed è espressamente vietata dalle nostre normative le quali impongono che gli spazi acquistati dai produttori devono essere chiaramente ed inequivocabilmente indicati come spazi pubblicitari“.

Poffarbacco, guarda che piglio e che ardire! Un vero cavaliere senza macchia e senza paura. Sentite come continua l’editoriale di Manti: “È una consuetudine che di fatto inganna gravemente il lettore al quale si fa credere che la segnalazione del vino è il risultato di uno sforzo e di un giudizio redazionale indipendente” e giù una bella craniata contro il mulino a vento. Ora basta però, è arrivato il momento di risvegliare Don Chisciotte e riportarlo alla cruda realtà. E la realtà ci dice che la sua rubrica “Andar per Cantine” è a pagamento come tante altre del suo giornale. Eh si, cari lettori, quello spazio si paga (toh, 500 euro!) nonostante nella pagina introduttiva alla rubrica si spieghi che “In fatto di etichette possiamo andare sul sicuro: tutti i vini sono stati assaggiati dai nostri esperti. La nostra rivista parla solo dei posti nei quali vale davvero la pena di andare“. Per inciso, ho riportato alcune frasi in grassetto così come sono stampate sulla rivista. Quindi, come vedete, si spacciano per segnalazioni di merito degli spazi a pagamento.

È o non è pubblicità occulta questa? E a che titolo Gaetano Manti getta fango su Civiltà del Bere e Luciano Pignataro accusandoli di imparzialità nelle degustazioni? Che lo faccia in qualità di “esperto del settore”?

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

11 Commenti

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Franco Ziliani

circa 10 anni fa - Link

Eh, quante altre marchette, più o meno bene mascherate, ci sono nel mondo del vino italiano! In questo caso il Don Chisciotte forse non rappresenta il pulpito ideale per questa predica giustissima, ma che dire anche di altri giornalisti, che fanno le p.r. per aziende e consorzi e continuano a scrivere di vino, e magari di aziende con le quali hanno rapporti commerciali? Recentemente si é assistito anche ad una sorta di "confessione" di questo tipo di rapporti non proprio purissimi, addirittura su wine blog... :(

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Simone e Zeta

circa 10 anni fa - Link

@Franco, siamo sicuri che la colpa sia esclusivamente dei giornalisti o presunti tali? Guarda che se come azienda hai bisogno di quei servizi per campare vuol dire che sei alla frutta... Le aziende che hanno un serio raporto con la stampa e limitano a pochissime le consulenze (e non sempre pagate) di quella roba ne fanno a meno..

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Antonio

circa 10 anni fa - Link

Piccolo contributo http://www.tipicamente.it/index.php/il-disinteresse-per-il-conflitto-di-interessi/

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Luca Cravanzola

circa 10 anni fa - Link

Dire che tutto il giornalismo legato al vino è una marchetta (sia del giornalista e sia della cantina) è una forzatura e si rischia di essere giudicati come qualunquisti (anche giustamente). Fortunatamente abbiamo esempi di giornalisti nostrani con una deontologia degna del miglior professionista al mondo, le mele marce sono solo una piccola quantità... Se pero' ripenso alle visite dei ragazzi che lavorano nei Monopoli norvegesi....... Lasciamo perdere va...

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Bereilvino

circa 10 anni fa - Link

Ad essere sinceri il problema delle marchette del vino è molto ma molto diffuso, basta semplicemte sfogliare una qualsiasi rivista del settore per rendersene conto. E' sotto gli occhi di tutti. Purtroppo i produttori vinicoli preferiscono pagare un "articolo pompato a dovere" invece di uno spazio pubblicitario vero e proprio. Le mele marce, al contrario di quello che dice Luca, sono tantissime, e tra questi ci sono anche tantissime cantine. Vergogna!!

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Alberto G.

circa 10 anni fa - Link

Chiedo venia a quando risale questa notizia? Me lo dite? Non sono in Italia e sinceramente non so quali realmente siano i fatti oltre che i si dice,e fino a prova contraria , mi va di difendere Luciano P. non foss'altro che per i tantissimi piccoli e medi produttori di cui sempre si occupa ,per le buoni assaggi fatti su sue indicazioni o da persone che frequentano il suo blog, per la passione e la dedizione ecc. ecc.Ma non vedendo nessuna parola in sua difesa inizio a preeoccuparmi un pochino.

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Alberto G.

circa 10 anni fa - Link

Scusate ,ma adesso ho letto anche io ,cosa che avrei dovuto fare prima , ma sinceramente la mia e' stata una reazione spontanea.Si parla di un commento , di Pignataro ,su un;articolo pero' non suo. Questo nonostante l'ora tarda(qui e' un'ora in meno) mi lascia pensare che forse, forse ,sia stato tirato in ballo un po ingiustamente. Bo' ditemi la vostra ,dopo un meritato sonno forse domani sara' tutto piu' chiaro.

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Angelo Di Costanzo

circa 10 anni fa - Link

Ciclicamente ritorna, sempre più costante.

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lucanico

circa 10 anni fa - Link

Mi pare normale che un produttore di Aglianico voglia far sapere che il vitigno di cui si parla nell’articolo è da lui coltivato… basta che nell’articolo stesso sia ben distinto il testo dell’articolo … dalla Pubblicità – mi sbaglio? Gino

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Alessandra Rossi

circa 10 anni fa - Link

Diversi amici produttori mi inoltrano le email che ricevono con offerte di banner e recensioni, da parte di tanti editori o giornalisti o tenitori di wine-blog o web-tv. Che non si capisce come campino, altrimenti... Niente di male se non fosse che la linea tra entusiasmo sincero e marchetta spesso è difficilmente individuabile. Il tempo ed il Web (certamente non Manti) possono aiutare tutti, editori e produttori, a fare chiarezza ed a perdere queste obsolete brutte abitudini. Saluti maremmani, Ale

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Paolo Annunci

circa 9 anni fa - Link

Quanta ipocrisia! Ma in ogni settore editoriale ed in ogni azienda avvengono queste cose. Basta regolamentarle e finita li! Ad esempio le riviste su casa e arredamento che il pubblico acquista in edicola sono farcite di pubblicità e gli articoli sono chiaramente sponsorizzati, ma la genta PAGA!

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