Mangiare a Roma: il Retrobottega per due (giovani chef)

Mangiare a Roma: il Retrobottega per due (giovani chef)

di Leonardo Romanelli

Eppure lo fai con naturalezza, senza sentirti in colpa, quasi stupito della tua stessa sfacciataggine: bere il vino in un bicchiere di plastica. Si plachino gli animi gli enofighetti e non stiano a sentenziare alcunché: quando entri al Retrobottega di Roma ti bevi il vino in un bicchiere di plastica, anche se è a forma di calice beninteso.

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Ma è l’offerta generale che ti mette a tuo agio, perché tutto si concentra sulla cucina, cercando di rendere essenziale tutto il resto. E quindi ci si apparecchia da soli, magari aprendo il cassetto del tavolo al bancone, perfetto per chi vuole mangiare da solo e magari osservare i cuochi che cucinano.

Meglio non essere invadenti perché durante il servizio hanno molto da fare, ma la battuta è sempre pronta, la voglia di confrontarsi pure, il piatto è commentato all’istante. Lavorano come una band, sono tutti cuochi, abolita la figura del cameriere, i front men sono Giuseppe Lo Iudice e Alessandro Miocchi, Bono e The Edge della situazione. Il nome innanzitutto: bottega perché gli artigiani e anche gli artisti, mi viene da pensare, lavorano in bottega. Retro perché c’è sempre un luogo nascosto, in questo caso una saletta riservata dove rifugiarsi per occasioni speciali. Poi la scelta di lavorare senza essere schiavi del menu e quindi, la lavagna che fa da filo conduttore, poiché ogni giorno i piatti cambiano, a seconda dell’inventiva, della reperibilità sul mercato, in maniera da tenere bassi i costi, lavorando molto sull’ingegno.

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Nessuno spreco insomma, tutto viene utilizzato appieno. L’animella fritta da antipasto fa cadere dallo sgabello per la sua bontà e la nuova concezione di presentazione, gli spaghetti con lo sgombro sono potenti, diretti, quasi oltraggiosi nella loro primitiva sensualità. Tra i secondi il piccione è croccante, speziato, invita all’urlo gutturale dopo essersi leccati le dita.

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Buoni i gamberi con le cipolle, rimane il posto per dolci non banali , venduti a prezzi popolari. Il vino ve lo scegliete, a vista, con numero di etichette non immenso ma nessuna bottiglia noiosa. Qui verrebbe da chiudere gli occhi vedersi seduto al tavolo Pepe Carvalho, magari accanto al commissario Montalbano, è il classico posto che non ti stanca, dove ci puoi tornare tutti i giorni perché qualcosa da provare del giorno prima si è lasciato. Consiglio finale: meglio usare gli orari strani per mangiare, quando il grosso del pubblico se ne è andato.

I prezzi: 35 euro per menu dello chef, antipasti 10/13 euro, primi 9/11, secondi sui 16, dolci 6.

Ristorante Retrobottega
aperto dal Martedì alla Domenica
dalle 12.00 alle 00.00
Chiuso il Lunedì
Via della Stelletta, 4 – 00186 Roma

Tel. 06.68136310

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

3 Commenti

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Antonio carella

circa 3 anni fa - Link

Mi piace essere aggiornato sui vini

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gp

circa 3 anni fa - Link

Quindi per coerenza dobbiamo supporre che anche piatti e posate siano di plastica, come i bicchieri?

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fijirossi

circa 3 anni fa - Link

con quelle barbe chissà quanti peli nei piatti...

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