Luigi Moio e Quintodecimo 2004-2011, l’aglianico allo stato dell’arte può piacere a tutti?

Luigi Moio e Quintodecimo 2004-2011, l’aglianico allo stato dell’arte può piacere a tutti?

di Andrea Gori

Una degustazione emblematica per capire cosa nasce oggi a Taurasi, se si approccia la denominazione nel modo più avanzato dal punto di vista agronomico ed enologico. Le due ore di lezione-sessione del professor Luigi Moio a Taormina Gourmet hanno catturato l’attenzione di molti, curiosi di ascoltare l’autore del best seller (6 ristampe per 15 mila copie) de “Il profumo del vino”, strenuo difensore di tecnica e pulizia in campo e in cantina. Esordio classico: ci vuole tempo, sempre e comunque, per ottenere risultati. Con un progetto del vigneto che nasce nel 2001, e una cantina sotto casa a realizzare il sogno di Luigi: vivere sopra la cantina, dormire sopra le botti.

Per Moio il vino di qualità è un progetto estetico a 360 gradi. Non si fa grande un vino senza una grande vigna, ma ogni elemento deve essere di livello. Il logo aziendale sono le 5 lune che orbitano attorno a quintodecimo, 5 sensi, 5 continenti: tante ricorrenze, evocando l’uomo vitruviano di Leonardo. Siamo a metà strada tra Tirreno e Adriatico, a 70 km da Napoli, a Mirabella Eclano in Irpinia e dal 1960 – grazie anche anche alla famiglia Mastroberardino – c’è stata una divisione netta tra territori destinati a Fiano, Greco, e Taurasi.

I princìpi cui Luigi Moio si ispira sono classici ma sempre validi: i vini rossi vanno fatti crescere stando in campo. Il vino di qualità sorge da un grande territorio, ma ci deve essere il vitigno adatto. Non si deve lavorare molto in cantina se si lavora bene in vigneto. L’aglianico è varietà tardiva, se non piove a settembre i risultati spesso sono straordinari. Dal 2012 sono calate tantissimo le piogge, cambiando non sempre in peggio lo scenario. Vendemmia e diraspatura tutta manuale – sull’aglianico non deve restare nulla che sia verde, in pressa. Poi tini d’acciaio, follatura, rimontaggi manuali, serbatoi al massimo di 35 quintali. Macerazione di 12-20 giorni. È importante estrarre solo elementi di qualità, non tutto quello che c’è nell’acino serve per i grandi vini, che sono diversi dai vini “buoni e basta”, producibili pressoché ovunque. Nessuna quota di torchiato finisce nei vini. Fermentazione con lieviti selezionati (“se hai un centravanti come Ibrahimović e non Insigne, selezioni due ali che crossano bene al centro”). Maturazione e affinamento in barrique nuove in grande percentuale (“voi vorreste bere da bicchieri usati? Dopo qualche anno le botti usate omologano il vino”) che stabilizza e accelera la formazione del vino, elevage alla francese, e si svolge la malolattica. Grande cura tutta manuale, compreso incartamento e cassetta di legno.

I vini prodotti dall’aglianico sono tre, due primi vini cru, Taurasi Riserva, e uno annata ma che esce come Doc Irpinia, nonostante sia prodotto con uva Taurasi DOCG. Terra d’Eclano è un assemblaggio delle varie vigne, mentre gli altri sono una selezione delle migliori uve dai due cru – uno posto subito davanti alla cantina e l’altro dirimpetto, con altra esposizione e maggiore altitudine. 25 mg di SO2 totale, niente solforosa in vendemmia ma solo a fine fermentazione. “Il Vino che costa molto dopo decine di anni deve essere sempre fresco, la longevità è imprescindibile. Solo 3 mila bottiglie ad ettaro, non si può fare di più per un grande vino, qui”. E dopo le parole di Moio, ecco i nostri assaggi.

Doc Irpinia Aglianico Terra d’Eclano 2014. Piccante, amarena, pepe, viola, ribes. Bocca ampia, ricca, contratta e serrata ma anche dolce e piacevole nonostante la giovinezza. 89

Doc Irpinia Aglianico Terra d’Eclano 2010. Sottobosco, ribes rosso e nero, liquirizia, oliva e alloro. Bocca ampia, placida, ricchezza e piccantezza, cuoio e liquirizia, tannino, lunghezza e bella eleganza. 88

Doc Irpinia Aglianico Terra d’Eclano 2008. Molto scuro, torrefatto, pepato, equilibrio e ricchezza esplosiva accompagnata da polpa bellissima e tannino sontuoso, note di alloro, bergamotto, pepe nero e senape. Finale lunghissimo e saporito, in cui si affonda con piacere il sorso. 88

Docg Taurasi Riserva Vigna Grande Cerzito 2012. Intensità esplosiva e piccantezza, l’esposizione a sud dona frutto, ampiezza aromatica con un grande concerto-affresco di sensazioni armoniose, rosse e nere. Bocca piena, pepata, ricca, tannino che graffia e ammalia, finale lungo, pieno ed esuberante. 90+

Docg Taurasi Riserva Vigna Grande Cerzito 2011. Floreale e rosmarino, lavanda, glicine, pesca matura, amarene, marasche, anice e lamponi. Bocca sontuosa, che fonde piacere e succulenza, lunghezza sapore e sottobosco, ancora molta vita davanti e soddisfazione. 92+

Docg Taurasi Riserva Vigna Grande Cerzito 2009. Svolta su rossi, con gestione di legno e vendemmia, e doppio tavolo di cernita: liquirizia e armonia floreale, viola, grande complessità, la tostatura da barrique si sente di più ma il tannino è fuso e dolce. Lunghezza, mela e fico, bergamotto, grande finale. 91

Docg Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo 2012. Vigna sotto la casa, esposizione fresca a nord est: più balsamico e speziato, acidità e freddezza. Bocca robusta, arcigna, acidità più alta, da aspettare ma sontuoso e impressionante per struttura e ricchezza. 89

Docg Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo 2009. Speziato, allegro, con piccantezza, spa, mentolato e pirazinico quasi da cabernet, avvertibili perché non ci sono difetti. Bocca ampia, sontuosa in una fase armoniosa, croccante, sapida con coda di piacere intenso. 92

Docg Taurasi Riserva Vigna Quintodecimo 2004. Primo vino prodotto: naso pulito, rosmarino, ulivo, umami. Bocca placida, ancora viva e pulsante, di soddisfazione, saporito e vibrante. 86

Vini lucidi, splendenti, e di una fattura incredibile a mostrare il grande amore per i dettagli che si percepisce in maniera netta nel bicchiere. Volendo essere pignoli sono vini freddi nella loro perfezione e precisione enologica, nonché di estrema pulizia, vibranti, intensi ma anche senza elementi di sorpresa e vitalità che caratterizzano altri vini della denominazione. Vini che mettono in estrema evidenza i pregi del Taurasi ma anche i limiti in termini di fruibilità, per il gusto sempre tannico ai limiti dell’astringenza.

Una degustazione scientifica che incarna alla perfezione la teoria del professore e la sua idea di vino, realizzato a regola d’arte ma che – siete avvertiti – rischia di togliere alcuni elementi di poesia dalla nostra bevanda preferita. E pure di sgombrare il campo da tanti incompetenti che vendono, da anni, difetti di lavorazione per carattere del terroir.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

9 Commenti

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suslov

circa 8 mesi fa - Link

nessuna emozione.

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Roberto

circa 8 mesi fa - Link

Mi perdoni ma "nessuna emozione" dopo aver letto l'articolo o dopo aver degustato i vini del prof. Moio?

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suslov

circa 8 mesi fa - Link

I vini, ovviamente.

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Francesco Garzon

circa 8 mesi fa - Link

Ho partecipato ad alcune degustazioni condotte dal professor Moio all'AIS di Milano. Ho avuto la fortuna di incontrarlo al suo stand al Vinitaly. ... Averne!!! come il professore. Non so se i suoi vini, per certi aspetti, possono peccare di essere accademici. Sicuramente sono dei modelli di tecnica .... e l'anima di un vino può essere difficilmente sondabile, come l'animo umano.

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Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

esatto l'idea è quella! Sono modelli di tecnica in cui l'anima fatica ad uscire. Ma chiediamoci se in realtà l'anima di un vino in fondo non siano che assimilabili a difetti ed errori (anche lievi) nel modo di operare di un vignaiolo...

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Francesco S

circa 8 mesi fa - Link

Andrea, ci sono dei Barolo o dei Brunello che definiresti senz'anima ?

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Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

Buona domanda...tralasciando quelli da GDO di basso livello ed eurospin direi si, qualcuno anche grande nome obiettivamente sono vini ben fatti ma piuttosto ma ben poco trascinanti.

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Valentino

circa 8 mesi fa - Link

In Cerzito dove cade l'accento? Lo sento pronunciare in mille modi.

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Andrea Gori

circa 8 mesi fa - Link

mi pare che lui dicesse Cerzìto quindi con l'accento piano (sulla "i")

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