Luca Gardini e l’inchiesta sulla famiglia Moretti: il giudice chiude le indagini

Luca Gardini e l’inchiesta sulla famiglia Moretti: il giudice chiude le indagini

di Antonio Tomacelli

Non è un bel periodo per il sommelier campione del mondo Luca Gardini e nemmeno per la famiglia Moretti, proprietaria della Tenuta Sette Ponti e di altre aziende tra Toscana e Sicilia. Proprio in questi giorni il giudice per le indagini preliminari Marco Dioni ha chiuso il fascicolo che riguarda praticamente tutti i componenti della famiglia coinvolti in una serie di reati che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta e all’appropriazione indebita, a una lunga serie di reati fiscali e alla contestazione originaria, quella dell’autoriciclaggio,ovvero il riutilizzo di risorse economiche provenienti da precedenti illeciti penali commessi dagli stessi protagonisti.

I Moretti avrebbero distratto circa 12 milioni di euro dalle società poi finite in fallimento, mentre per il reato di autoriciclaggio la somma si aggirerebbe intorno ai 22 milioni.

Nelle maglie dell’inchiesta è finito anche Luca Gardini, accusato di aver emesso fatture false per 20.000 euro nei confronti di una delle società di Moretti, la “Orma”. Uno dei vini di punta della sua Tenuta Sette Ponti, l’Oreno 2015 (blend di merlot, cabernet sauvignon e petit verdot prodotto nell’aretino), fu nominato miglior vino italiano proprio da Luca Gardini nel suo concorso Best Italian Wine Awards 2017, lo stesso che, di recente, ha dato dei dispiaceri al suo organizzatore (leggi qui).

Lo stesso Antonio Moretti ha dichiarato: “E’ un consulente di grandissimo livello, che ha lavorato per me e per tanti nel settore enologico, un professionista che ha fatto degustazioni e dimostrazioni, al quale feci un pagamento anticipato. Dopo, si sa, il bicchiere può essere visto mezzo pieno o mezzo vuoto e a noi capita puntualmente che la lettura delle situazioni da parte degli inquirenti abbia sempre una direzione: quella negativa. Ma avremo modo, ci sarà il momento per spiegare”.

Insomma, brutto periodo per il sommelier che da un lato rischia il rinvio a giudizio per emissione di fatture false e dall’altro viene chiamato in causa per i mancati compensi dei giudici del BIWA.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

30 Commenti

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Carlo Lorenzini

circa 5 mesi fa - Link

Quindi il biwa serviva a questo, a portare in classifica le aziende per le quali gardini faceva consulenza. Ma pensa! Non credo siano coincidenze.

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Pierluigi

circa 5 mesi fa - Link

LG fa quello che fanno tutti i cosidetti comunicatori del vino, wineblogger, wineinfluencer, guidaioli. Fidiamoci dal nostro gusto e rendiamo indipendente il nostro pensiero

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Vinogodi

circa 5 mesi fa - Link

...beh...insomma...non tutti i "comunicatori" , blogger del vino e " guidaioli" sono prezzolati...

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Anulu

circa 5 mesi fa - Link

Domando candidamente se su Intravino non ci sono ogni tanto articoli per cui le cantine interessate pagano gli autori. E se non ci sono firme che esternamente a Intravino si fanno pagare dai produttori per servizi di comunicazione-PR-marketing.

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Antonio Tomacelli

circa 5 mesi fa - Link

L'assoluta indipendenza dei nostri collaboratori è la condizione primaria per poter scrivere sul nostro magazine.
I pochi articoli a pagamento presenti vengono contrassegnati chiaramente come "sponsor post" e non possono riguardare cantine e produttori in genere.
Non siamo un'agenzia di pr o marketing e non svolgiamo servizi per nessuno. L'unica nostra missione è informare i lettori. Punto.
Per i servizi di comunicazione pr-marketing può rivolgersi a dei professionisti del settore come winemag.it o vinialsupermercato.it.

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Pierluigi

circa 5 mesi fa - Link

Chiedo perdono per avere generalizzato ed è anche vero che c'è chi più e chi meno. Giuro di aver scritto il quasi prima del tutti.

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marcow

circa 5 mesi fa - Link

Pierluigi:
"Fidiamoci dal nostro gusto e rendiamo indipendente il nostro pensiero".

__ Un mese fa, ricordando su questo blog il compositore e direttore d'orchestra Ezio Bosso fummo colpiti dalle sue parole sulla degustazione.
E il cui SENSO PROFONDO è stato ribadito oggi da Pierluigi.

__ È uno degli aspetti più carenti nell'uomo contemporaneo.
E difficile da raggiungere. Per Tutti.

__ E, chiaramente, riguarda anche quelle figure professionali elencate da Pierluigi. Aggiungerei i CRITICI ENO-GASTRONOMICI.
La differenza da Pierluigi è che, anche se pochi, per me, alcuni un po' d'INDIPENDENZA ancora la conservano. Ma sento forte il bisogno di un grande cambiamento.

Cosa possiamo fare noi consumatori, clienti?

Dobbiamo STIMOLARE nei comunicatori(in senso lato) la "voglia" di essere sempre più INDIPENDENTI.
Come?
Criticando il conformismo, l'omologazione e la scarsa indipendenza che affligge la comunicazione eno-gastronomica italiana.
E facendo vedere che esistono consumatori più attenti e..NON FACILMENTE INFLUENZABILI.

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Maurizio

circa 5 mesi fa - Link

Chi più chi meno, ma purtroppo tutti scendono a compromessi perché oggi non esiste una guida o un critico/blogger apprezzato che possa contare di mantenere la sua attività tramite i solo introiti dei suoi lettori/follower (che spesso neanche ci sono). Tutti nessuno escluso hanno bisogno di sponsor, eventi o entrate di altro tipo esterne che inevitabilmente rovinano l'indipendenza. Non è un colpa, è un dato di fatto. D'altro canto anche i lettori non sono disposti a pagare per avere contenuti più indipendenti ma si accontentano di compromessi per leggere quello che vogliono gratis o quasi. Non vedo vie di uscita.

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Antonio Tomacelli

circa 5 mesi fa - Link

Come sopra.

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Maurizio

circa 5 mesi fa - Link

Bah, diversi autori su questo blog sono anche commercianti di vino, non vedo come possa esserci assoluta indipendenza nel momento in cui si fanno affari e si campa sull'oggetto del giudizio. Che non è nulla di che, non ci trovo niente di male visti i tempi in cui viviamo, ma assoluta indipendenza è un'altra cosa, magari utopistica oggi, ma un'altra cosa.

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Antonio Tomacelli

circa 5 mesi fa - Link

Lei non distinguerebbe una marchetta da un elefante, ma provo comunque a spiegarle la differenza.

1. Marchetta è quando il produttore di vino paga per un articolo (più o meno favorevole) sulla sua cantina

2. Differente è quando IO PAGO IL PRODUTTORE per comprare i suoi vini e ne parlo ai miei possibili clienti.

La n. 2 è pratica ampiamente in uso nei paesi anglosassoni dove le differenze tra pr e giornalismo sono state scritte 100 anni fa. Tantissimi commercianti, infatti, hanno un blog in cui parlano dei vini che vendono ma, appunto, sono loro che pagano le aziende, non il contrario.

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Maurizio

circa 5 mesi fa - Link

E lei non capisce il significato della lingua italiana, o fa finta di non farlo per ipocrisia, perché ha ripetuto esattamente quello che ho detto io dando a intendere sia invece il contrario. Quando dico che è utopico parlare di indipendenza oggi nella comunicazione di vino intendo proprio questo. Ho scritto chiaramente che quanto succede qui è normalissimo e non c'è niente di sbagliato, ma indipendenza assoluta significa altro e non è una critica a chi scrive qui, perché questa situazione è endemica nel nostro mondo della comunicazione. Non capisco perché si sia risentito.

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Antonio Tomacelli

circa 5 mesi fa - Link

Indipendenza assoluta significa altro?? Mi spiega meglio questo passaggio che lancia comunque dubbi sulla nostra onestà?

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Maurizio

circa 5 mesi fa - Link

Se mi fa questa domanda allora significa davvero che non ha compreso ciò che intendevo. Non ritengo affatto ci sia disonestà o malafede da parte da alcuno di voi, se fosse diversamente non avrei nemmeno motivo di leggere gli articoli qui. Il commento che ho fatto era in risposta al commento fatto da Marcow e in merito allo stimolo di pensare sempre col proprio palato. Chi lavora a vario titolo nel business nel vino certamente ne può parlare, anche con libertà e autorevolezza come fate qui, ma per me non potrà esprimere un giudizio veramente obiettivo. Con le dovute proporzioni è come se un arbitro di calcio facesse anche il procuratore e gestisse la compravendita di calciatori. È un discorso generale che non riguarda intravino, lo ha detto lei che è normalissimo ed è vero. E la cosa, per non dare adito a fraintendimenti, è ovviamente diversa da una marketta, poiché in un caso se l'obiettività manca è un qualcosa di inconscio, nel secondo invece c'è disonestà se la cosa non è dichiarata. Quindi non si senta in dovere di replicare, perché non c'era alcuna accusa verso nessuno qui.

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Paolo

circa 5 mesi fa - Link

A dire la verità, Maurizio, parrebbe un'altra cosa (lascio perdere i paragoni calcistici: questo non è un sito in cui ci si occupa di sport minori): la pretesa di assoluta indipendenza di giudizio, cioè di nessun coinvolgimento, in alcun grado della filiera enologica, comporta una conseguenza obbligata. Che di vino debba scrivere solo un astemio, possibilmente commerciante di scarpe usate (prché scarpe? perché se commerciasse bevande, anche solo analcoliche, il suo giudizio non sarebbe indipendente!). Se un giudizio fondato sul vino deve essere dato, immagino derivi da conoscenze e competenze che non cadono dal cielo, né fanno parte dell'innato patrimonio genetico. Anche quando vado dal produttore sono consapevole che mi sta tessendo lodi del SUO vino, ma non me lo nasconde, e dalle sue parole comunque posso apprendere.

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Maurizio

circa 5 mesi fa - Link

Paolo, non è assolutamente vero ciò che dici, basterebbe uno che nel vino non ci lavora e non ha interessi. Ad esempio qua ci sono alcune firme che rispondono a questi requisiti. Non è poi così complicato.

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marcow

circa 5 mesi fa - Link

Maurizio, c'è del vero in quello che hai scritto. Anch'io penso che sia difficile cambiare l'andamento delle cose.
Lo abbiamo visto anche con l'emergenza covid: siamo... più stronzi di prima :-)

Ma, secondo me, non è uno sforzo... completamente... inutile quello di far sentire la voce dei lettori, consumatori e "cittadini non "ancora" omologati.

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Diego

circa 5 mesi fa - Link

Che sfigato, non ho mai capito come lo si potesse prendere sul serio! E questo lo dimostra... all'estero ha finito, in Italia ovviamente rientrera' dalla finestra...

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Marco De Mitri

circa 5 mesi fa - Link

Seguii una sua degustazione una volta.... Simpaticissimo come lo potrebbe essere una supposta rivestita in carta vetrata. Non discuto sulle sue doti d'assaggiatore. Non avrei le sue competenze gusto ....nasali ;)

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antonio erba

circa 5 mesi fa - Link

il tema toccato da questo post è evidentemente incandescente e riguarda il conflitto di interessi da cui è pesantemente afflitto tutto il mondo della critica enologica. io da semplice appassionato/consumatore/utente credo che potrebbe essere risolto in modo molto semplice: chiunque parli di un vino e lo commenti dichiari se ha rapporti con chi quel vino produce e di quale natura tali rapporti siano. In particolare dichiari se ha rapporti di natura economica col produttore e/o se riceve o ha ricevuto soldi o altre utilità dallo stesso. Dettomi questo poi sarò io a valutare ciò che mi viene raccontato, secondo l'autorevolezza o la credibiltà che io attribuisco al commentatore o critico. Si chiama trasparenza. Non è difficile no? Perché nessuno la fa?

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Antonio Tomacelli

circa 5 mesi fa - Link

perché lo fa già l'editore a monte, ovvio. E la prima cosa che verifichiamo quando iniziamo una collaborazione con nuovi editor.

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Antonio Erba

circa 5 mesi fa - Link

E infatti non mi riferivo affatto ad Intravino che correttamente indica come “sponsor post” quelli a pagamento differenziandoli dagli altri. Mi riferisco a tutta quella miriade di commentatori, critici, influencer etc. di cui vorrei sapere, quando parlano di un vino, se hanno o meno rapporti di qualche natura e specie con il produttore (consulente?p.r? Rapporti professionali retribuiti? Altro?) per farmi un’idea personale circa l’opinione che stanno esprimendo su quel vino. E, sia chiaro, del giudizio di taluni divulgatori e critici io mi fiderei comunque, però vorrei essere informato con trasparenza dell’esistenza di ogni potenziale conflitto di interesse.

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Angelo D.

circa 5 mesi fa - Link

Mmmh, dov'è che l'ho già sentita questa? Mi sa che non è proprio nuova come considerazione; ah si, in Parlamento, anche al Bar Mario, e dal meccanico, ma penso pure in qualche altra delle sette/ottontotto millemila stanze del Bel Paese...

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Filippo Apostoli

circa 5 mesi fa - Link

2. Differente è quando IO PAGO IL PRODUTTORE per comprare i suoi vini e ne parlo ai miei possibili clienti. La n. 2 è pratica ampiamente in uso nei paesi anglosassoni dove le differenze tra pr e giornalismo sono state scritte 100 anni fa. Tantissimi commercianti, infatti, hanno un blog in cui parlano dei vini che vendono ma, appunto, sono loro che pagano le aziende, non il contrario. Ad esempio? Vorrebbe dire che in UK, un indpendent merchant (tipo A&B Vintners) oppure qualcuno come Boutinot paga i produttori qualcosa oltre al vino per ottenere bottiglie e poter parlare nel proprio blog oppure con direct mail ai propri clienti? Su che basi puo' affermare cio'? In circa 20 anni non ho mai sentito questa pratica ma magari ho capito male

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Eb2323

circa 5 mesi fa - Link

Terrificante. Avevo la certezza che questo mondo andasse in una direzione totalmente diversa dalla mia. L'articolo su Ezio Bosso ( e i relativi commenti) aveva già tracciato lo steccato. Qui si tocca la bassezza umana totale. Relativamente ad una professione che sento mia e alla passione per il vino che è la mia vita. Pecunia non olet. Che tristezza.

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marco

circa 5 mesi fa - Link

A me piacerebbe che chi pubblica una recensione mettesse accanto alla stessa l'immagine dello scontrino con cui ha acquistato la bottiglia. So che è una utopia, ma, appunto, mi piacerebbe

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Vinogodi

circa 5 mesi fa - Link

...il problema non è esibire lo scontrino pubblicandolo... il problema, vero e serissimo, è che legga la moglie...

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Eb2323

circa 5 mesi fa - Link

Quando l'Orma di Terra Moretti è classificato migliore vino italiano è necessario farsi parecchie domande.

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Chevalier

circa 5 mesi fa - Link

La parabola di una persona arrogante e maleducata. Vittima della sua ignoranza. Non mi sorprende affatto. Berrò alla sua scomparsa dal mondo del vino.

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Alfonso

circa 5 mesi fa - Link

Signori miei...che scandalo!!! Parliamo di un paese dove nel 2008 si allungava il Sangiovese per produrre più Brunello con del Merlot...non ve lo dimenticate Luca Gardini penso sia sempre stato preceduto da una reputazione non troppo ‘professionale’ é il suo profilo alto lo ha fatto odiare e criticare da molti. Se poi lui ci mette anche del suo per mettersi nei guai, bhe proprio genio non é. comunque vedremo come va a finire tutto ciò.

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