L’Osteria di Medicina, le ricette della nonna nella Terra di Nessuno

L’Osteria di Medicina, le ricette della nonna nella Terra di Nessuno

di Lisa Foletti

Siamo andati in quella terra di mezzo che non è Bologna, non è Imola né Ferrara, è un po’ tutte e tre le cose, e nessuna.
Esiste un dipinto conservato in Comune che testimonia la storia millenaria di Medicina, legata persino al Barbarossa, ispiratore di una Rievocazione Storica che ogni anno si svolge per le vie del paese. A ben pensarci, Medicina ha un’inflessione dialettale tutta sua, oltre a farsi ricordare per la mitica Cipolla – bianca, bionda o rossa – che dal 2004 ha pure un Consorzio di tutela.

A passeggio per il paese, qualche giorno fa, l’atmosfera era tanto rarefatta e sospesa che pareva The Day After. Ci siamo sentiti un po’ dei sopravvissuti, in questi tempi di pandemia e di paura.

All’Osteria di Medicina, però, si stava proprio bene e ci siamo rincuorati. Luogo accogliente e curioso, un antico mercato del pesce di fiume e di lago, con i soffitti alti e le vetrate a ogiva, cimeli vari in esposizione, i tavolacci di legno e l’apparecchiatura spartana.

Qui Alessio Battaglioli, cuoco e titolare, da circa 4 anni propone piatti di una tradizione ibrida fra Bologna e Ferrara, recuperando le ricette di sua nonna, non sempre “ortodosse” ma familiari e golose.
È il regno delle lunghissime cotture, delle porzioni generose e delle materie prime di qualità.

Schermata 2020-11-16 alle 10.31.52

Schermata 2020-11-16 alle 10.32.13
Friggione e ragù (quest’ultimo di solo maiale) hanno la concentrazione e la densità che solo il tempo sa conferire: il primo è come una pomata, il secondo pare quasi candito, ed entrambi lasciano in bocca una lunghissima scia di sapore e untuosità. Appetitosi.

Il friggione, per chi non avesse dimestichezza con la cucina emiliana, è una preparazione a base di cipolle stufate, pomodoro e strutto, che solitamente si accompagna alle carni, ma può essere usata come condimento o anche mangiata come antipasto, se si possiede un po’ di pelo sullo stomaco. Il mio commensale lo ha scelto, prima della tagliatella, mentre io ho preferito una mezza porzione di zuppa, una sorta di ribollita toscana, tanto gustosa quanto sostanziosa (non oso pensare la porzione intera).

La razione di tagliatelle verdi al ragù mi ha fatta trasalire: la forchetta arrotolava e arrotolava, ma la quantità nel piatto non accennava a diminuire. Una sfida che ho insolitamente perso, malgrado la buona fattura delle tagliatelle e la succulenza del condimento.

Ho chiuso con una mezza porzione di cheesecake al cucchiaio guarnita con castagne e miele: inutile dire che non sono riuscita a terminarla, ma l’avvolgenza della castagna e il binomio dolceacido della cheesecake con il miele mi sono parsi azzeccatissimi.

Schermata 2020-11-16 alle 10.33.11

La cantina, ridotta ma curata, mi ha strappato un sorriso, perché in una piccola osteria di paese è una di quelle cose che tradiscono passione e attenzione. Noi abbiamo scelto il Gandfels 2016 di Thomas Niedermayr, rosso altoatesino della zona di Appiano (BZ). Biodiversità, metodo di produzione “ecologico”, vitigni resistenti “piwi”. E nel bicchiere, un bel succo odoroso di spezie e frutti scuri, con leggeri sbuffi vegetali, salivante e scorrevole senza perdere tridimensionalità. Davvero un bel vino.

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

3 Commenti

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marcow

circa 2 settimane fa - Link

"Davvero un bel vino" (L. F.) __ Davvero un bel post. __ "All’Osteria di Medicina, però, si stava proprio bene e ci siamo rincuorati".(L.F.) E mi ha fatto piacere leggerlo __ Purtroppo, posti come questo, della Tradizione, Vera e Ottima, sono stati fortemente ridimensionati, in tutta Italia, dalle nuove tendenze e dalle nuove mode che, spesso, sono delle prese p. il c. __ Complimenti, Lisa Foletti.

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Lisa Foletti

circa 2 settimane fa - Link

La cucina non è una. Amo raccontare di avanguardia e di tradizione, di tristellati e di osterie. Storie da raccontare, luoghi da scoprire, sapori vecchi e nuovi.

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Francesco Fabbretti

circa 2 settimane fa - Link

Ho dato un'occhiata alla sua carta dei vini; è vero, è molto "compatta", a gusto mio forse sarei andato su un Pinot bNero di Podere Fortuna, però, vista la vocazione rustica, come hai perfettamente descritto, sarebbe stato molto più adatto, rustico per rustico, andare di Sangue di Giuda al bicchiere

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