L’oste è pazzo. a Sondrio, da Terravino

L’oste è pazzo. a Sondrio, da Terravino

di Graziano Nani

Gli osti non sono folli solo a Roma. Dopo l’Oste Matto appena raccontato su queste pagine, ecco un altro oste pazzo. Questa volta a Sondrio, da Terravino. Non ci crederete mai, ma io e l’amico Andrea Troiani non ci siamo accordati: questa confluenza di follia sulle pagine di Intravino è un puro caso.

L’oste pazzo questa volta si chiama Marco Vuono e non fa mistero della sua follia. Anzi, lo scrive addirittura sui muri del locale, così toglie subito ogni dubbio. E ce l’ha scritto pure sul nuovo grembiule che gli hanno regalato a Natale. In tempi di wine bar ortodosso-naturali, enoteche super-convenzionali e cocktail bar ultra-specializzati la sua formula è semplicissima: dal Terra si va per stare in compagnia. Terravino è prima di tutto un luogo di aggregazione. Nella desolazione di tante piccole città italiane, sempre più piene di negozi fotocopiati e sempre meno di posti dove stare con le persone, il Terra è un vero modello, da applicare per dare due colpi di defibrillatore a tanti centri storici moribondi.

Se le grandi città vanno verso l’iperspecializzazione degli happy hour, delle apericene e degli after-dinner, qui parliamo esattamente del contrario. Se passi verso le sei è perfetto per l’aperitivo. Ma poi non è detto, una volta l’abbiamo beccato che cucinava la empanadas e ce ne ha offerto un piatto. Più tardi, all’ora di cena, si può ordinare un tagliere e mangiare da lui. Chi ha voglia di qualcosa di diverso può andare alla Trattoria Olmo, giusto pochi metri più in là, prendersi qualcosa da asporto e portarselo dal Terra. Buon vicinato, sano spirito di aggregazione. Niente di più semplice, niente di più complicato. Terravino è mille locali in un solo locale. Certo, Sondrio è una piccola città e bisogna fare di necessità virtù, ma in fondo i quartieri delle metropoli non funzionano un po’ come dei paesi quando si tratta di stare insieme? La formula Terra è un modello universale.

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Parliamo un attimo del vino. Se vuoi spendere poco ti prendi una bella scodella di lambrusco a 3 euro e via, meglio di così. Non un lambrusco X, stiamo parlando di Camillo Donati. Il Terra ha una preparazione che fa paura. Su un muro sono appesi gli attestati di tutti i corsi firmati Porthos, sono parecchi, occupano tutta la parete. Quella più nascosta, nell’ultima sala in fondo al locale. Lui è fatto così, la cultura non la sfodera al bancone ma la mette al servizio di tutti. La cosa in cui è più bravo è capire cosa ti piace e proporre il vino perfetto per te. Cosa chiedere di più a un oste?

Solo che l’oste è pazzo, e quindi ogni tanto ti porta fuori dalla zona di comfort suggerendo qualcosa di diverso. Sempre con garbo, senza mai insistere, un po’ alla volta ti aiuta ad allargare gli orizzonti, se ne hai voglia. Tra mille amari e pinte di birra capita spesso di veder circolare bottiglie di ‘A Vita, eccellente produttore calabrese, magari proprio il suo rosato straordinario, un vino tutto tranne che facile e immediato. Oppure una bolla di lambrusco affilata come una spada, come quelle di Podere Sotto il Noce. In dieci anni Terravino ha avuto la sua evoluzione e i clienti sono evoluti insieme al locale. Seguiti anche da Paola e Luana, che con simpatia e piglio pratico valtellinese versano calici, soddisfano i bevitori e tengono sotto controllo la situazione.

Intanto sono arrivate le 10, l’orario di chi vuole bere qualcosa dopocena. Magari è venerdì e a un certo punto il volume della musica si impenna. A volte qualcuno balla, a volte balla pure l’Oste. Terravino diventa un locale notturno. È vero, magari non riesci più a sentire la voce di chi ti sta parlando, ma vuoi mettere il Terra che mette Rino Gaetano e canta a squarciagola? Non è sempre così, capita un giorno della settimana più tranquillo e allora ci sono i cantautori e si fa un bel ripasso dei fondamentali. De André, i pezzi più belli di Lucio Dalla, magari un disco di Bob Dylan e l’atmosfera si fa dolce, quasi malinconica. Qui è così, non ci sono mezze misure.

Terravino è un fuocherello scoppiettante nella penombra dei nostri centri storici, la certezza di sapere che c’è un posto dove stare in compagnia. Senza doversi accordare, senza chat né telefonate. Tu ci vai, e qualcuno incontri sicuro. O comunque come minimo incontri il Terra ed è già aggregazione, perché lui fa per dieci e la sua energia non finisce mai. Per questo il suo nome coincide con quello del locale, non c’è Terra senza Terravino e non esiste locale senza l’oste che gli dà la linfa. Raramente si separano e se succede è per qualcosa di veramente importante. Come quella volta che Marco ha preso la bicicletta ed è andato a San Siro a vedere l’Inter. Otto ore di pedalata, imprevisti compresi, 170 km di pura passione. “Avevo un po’ di crampi alle gambe, ma con un paio di birrette è passato tutto”, ha dichiarato ai giornali della provincia. Ve l’avevo detto che l’oste è pazzo.

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

3 Commenti

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Alessandro Sanguineti

circa 1 mese fa - Link

Ma', uno che beve Camillo Donati, non credo ne capisca qualcosa di vini, ma si sa ,la moda e cosi

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Marco Vuono

circa 3 giorni fa - Link

Sai cos'è che io camillo donati lo amo!

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Luca Andreatta

circa 1 mese fa - Link

Se ne vuoi un altro Pazzo, geniale, superpreparato e dal carattere "spigoloso"(eufemismo), che gestisce un localino piccino ma straordinario passa da "Osteria della Malombra" a Trento e parla con l'Oste Andrea.

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