L’Odissea ai tempi del Coronavirus: diario di un difficile ritorno dall’estero

L’Odissea ai tempi del Coronavirus: diario di un difficile ritorno dall’estero

di Emanuele Giannone

L’autore campa per sei mesi l’anno demolendo e ristrutturando navi, per i restanti sei odiando le navi e soprattutto chi le fa girare. Le navi. E non solo quelle. E’ in auto-isolamento dopo una transoceanica con finale da brividi. Questo è il diario dell’Odissea.

GIORNO 1.
Infine la Grande Multinazionale deve smontare la scenografia del tutto normale, dello show must go on. Lo show è il progetto. La scenografia è il programma. Infine la Grande Multinazionale deve abdicare alla vaselina tragicomica delle parole di miele e circostanza. A elogi e rassicurazioni. Le pacche e i saluti yo-bro! non erano già più in programma. Because we care. Sostituiti dal saluto di gomito. Simpatia a fiumi e grasse risate e infine tutti a casa. Sì, ma, intendiamoci: a casa per i cazzi vostri. Simpaticamente. Noi non siamo in grado di fornirvi assistenza. Forse un aiutino ma potrebbe durare giorni prima che. Semmai. Quindi meglio your own arrangements. Arrivederci alla ripresa del programma.

Penso a Fallada che scrisse Jeder stirbt für sich allein. Traduco Fallada e scrivo Ognuno muore per cazzi suoi. Ma grazie a Dio ci sono i greci. Greco è l’agente di viaggio che arrangia due voli per la fuga di trentanove profughi. Ma serve una tradotta notturna per la Capitale. Ce la trova un greco del Texas che ha l’agenda come una lampada di Aladino. Sveglia per noi uno scafista dal riposo coatto. Alle nove di sera ci ritroviamo alla mercé di un autista-miliziano. Un cane andaluso razza dobermann. Il tiki-taka in Andalusia non si fa col pallone ma con la lingua. È una trama indistricabile di fonemi. Lo schema è ficcante. Si va in gol con putamadre su assist di maricon. Da quello che capisco il dobermann pretende una sorta di certificato di sana e robusta costituzione cum prova di non positività alla ferale corona. Si mette male. Ma ecco intervenire nuovamente il greco texano. Dal suo Olimpo alza la cornetta e convince l’automedonte. In pullman la distanza massima tra mascherine è ampiamente superiore al metro. Tutto a posto.

Chiarisco: la sommatoria delle distanze tra le trentanove mascherine prese due a due è ampiamente superiore al metro. Tutto a posto. Sospiro. Penso: ma poi, perché mi trovo in un viaggio della speranza proprio mentre la corona imperversa? Ah, sì. La Grande Multinazionale. Il progetto. Il programma eccetera. Sospiro. Leggo. Diceva Cassirer: «È inutile sforzarsi di descrivere il carattere di un individuo: ci si rappresenti piuttosto le sue azioni, e ci verrà incontro un’immagine del suo carattere». Ci provo. O tu, individuo multinazionale! che comandi progetti e programmi! tu che qui ci hai condotti con il culo, beninteso il nostro, quale unico salvacondotto e con obiettivi, beninteso i tuoi, quali irrefragabili motivazioni.

Ebbene, tu, o individuo multinazionale! quale immagine del tuo carattere ci viene incontro se ci rappresentiamo le tue azioni? Lui tacque ma tutti risposero in coro all’istante: «L’immagine dello stronzo!». Ma lui non c’è. Stavo sognando. Lui è al caldo di qualche estratto conto. O di un ample bosom. È notte e il dobermann deve aver attivato il pendolo al posto del navigatore. Va un po’ a destra, un po’ a sinistra. Noi quindi attiviamo un moderno sistema di sicurezza chiamato sorveglianza cantata. Se l’impressione è che il dobermann stia partendo per la tangente, subito parte il coro. Si attinge al canzoniere popolare foggiano, napoletano e romano. Bene anche talent e Sanremi. La guardia si monta in coppia, o trio, o quartetto, o a chi je pare. Cambio guardia ogni ora.

GIORNO 2.
Ore quattro e trenta. Frenata. Sveglia. Pensavo aeroporto ma questo è un dormitorio per profughi. No. È l’aeroporto della Capitale. Mi dicono. Suspense: il tabellone. Spizziamo. Volo confermato. Tutto a posto. Controlli di sicurezza. Tutto a posto. Avanti. Ore sette. Apre un solo spaccio. Pensavo aeroporto ma sono in fila per la farina in Unione Sovietica. No. Sveglia. In Unione Sovietica non razionavano jamón serrano e caffè. Jamón serrano e caffè sono i primi sapori veri dopo quindici giorni di saporismi a base di surgelati riesumati, rianimati, colorati e propinati in un affollato e simpatico refettorio.

Distanza di sicurezza misurabile in comodi nanometri. Al refettorio non propinavano jamón serrano. C’erano simpatici salame violetto, mortadella arancione, prosciutto fucsia. Al refettorio vedevi intrufolarsi il simpatico beccato un minuto prima a scaccolarsi. O il simpatico vicino idrante di pisciatoio uscito senza lavarsi le mani. O la banda dei nasi a stantuffo fratelli di starnuto. Però c’era il termoscan all’ingresso. Tutto a posto. Però spettacolo per tenere alto il morale dei rematori a bordo della trireme. Spettacolo. E one, two, three e le inservienti in piedi sui tavoli a ballare per cinque minuti il Despacito e capolavori da X-Factor orientali.

Tutto a posto. Tutti simpatici. Basta capire i fondamenti del metodo educativo-ricreativo che è quello cosiddetto delle Due Marie, una via di mezzo tra Maria Montessori e Maria Mandl (1). Però la sera c’era la pizza. Tutti felici. Tutto a posto. A bordo della trireme mi era passata improvvisamente la voglia di pizza. E anche di bere vino. Dove sono? Ah, in aeroporto. È finito il trip da jamón serrano e caffè. Prìvati di sapori per quindici giorni e vedrai che il primo nuovo fa l’effetto della sensimilla. Chiamata all’imbarco. Sonno. Tumpf. Atterraggio. Herzlich willkommen in. Bastano tre parole perché l’aria profumi di Weisswurst.

Monaco di Baviera, che sorpresa: ehi, ragazzi! non è vero niente. Solo un grosso malinteso. Abbiamo scherzato ha ha ha gimme five! Was? mascherine? distanza di sicurezza? Des is füa d’Katz! Tutto a posto. A posto un cazzo. Non ci voglio pensare. Ci penso: il paziente zero. La Merkel ha optato per l’approccio morbido. Fino a oggi. Devo rimetterci io? Forse. Oggi ci guardano come fossimo matti o ufo o untori. Sorridono? Sorridiamo? Grias Gott beinand, liabe Leut! Che facciamo? Io mi lavo le mani e poi mi drogo con l’HB. HB sta per Hofbräuhaus München. Grüß Gott, bitte ein Maß. Helles. Dazu Weisswurst und eine Brezel. Sapori. Chiamata all’imbarco. Prendo posto. Leggo.

Diceva Walter Benjamin: «Mi è sempre più chiaro che il mio lavoro avrà bisogno in futuro di una solida armatura esterna». Vedi tu. Anche lui come me aveva i suoi DPI. Forse non la mascherina. Sonno. Atterraggio. Tassisti mogi. Tassista Massimo, romano di periferia e de côre. Er côre parla de crucci e de magone. La rassegnata compostezza della città scompensata impregna i cuori di tutti. Inclusi i tassisti. Pattuglia. Posto di blocco. I clochard e il vuoto. Binario 13 Stazione Termini. Si svuota il treno che prenderò. Scende trans statuario in abiti da lavoro. Chissà cosa ha scritto sull’autocertificazione. Salgo. Resisto al sonno. Scendo. Ho sonno. Il suono del silenzio deve essere questo. E quello? Cazzo, un fantasma. Fantasma di capostazione finlandese che urla “Tervolaaaa… Lapin maakuntaaaa”. Ma ‘ndo’ so’ salito? L’inverno lappone è calato all’improvviso e questa strada è effettivamente la più lappone mai vista tra le lapponi in inverno. Ma qui il cartello dice vendesi attività, mica myytävänä. Quindi non è Tervola. OK. Sono a Lido di Lavinio in una strada vuota come un inverno lappone. Questo era il bar del caffè buono e della ragazza bella coi tatuaggi. Vendesi attività. Tutto chiaro. Tutto bene. A casa.

GIORNO 3.
Autoisolamento volontario. Non è proprio quarantena, è più voglia di qualcosa di non rischioso per i miei cari e per tutti. Ché la passeggiata con la Grande Multinazionale non è stata propriamente di salute. La Grande Multinazionale diceva che eravamo puliti. Al sicuro, noi. Noi duemila e rotti stipati in una tinozza. Because we care. Al sicuro noi trentanove profughi in un pullman e tre aeroporti e altri treni o pullman o taxi per l’ultimo miglio. Tutto a posto. Cazzo, ho perso la pipetta in taxi. La pipetta se non lo sapete è il THP. Il THP se non lo sapete è il Tobacco Heating Product. Insomma: la pipetta. Mi tocca chiamare il Radiotaxi. Pronto? Io ieri eccetera. Radiotaxi gentile. Ecco il numero grazie a presto. Chiamo Massimo. Appuntamento a domani.

Mi è tornata la voglia di pizza e di bere vino ma pizza solo la sera in consegna spesa minima euro xxx ciao si vedrà. Il vino c’è sempre. Qui sotto in cantina. Mi è venuta la voglia di vini che bevvi di bocca giovane e oggi non berrei più. Mi è venuta la voglia di cercare in cantina il karate-gi e andare a trovare uno di quelli che il vino disinfetta il cavo orale e quindi bevete e la corona non vi avrà. Cerco il vino e il karate-gi ma trovo solo il vino che bevvi di bocca giovane e oggi non berrei più. Oggi lo bevo. Cesanese del Piglio, Hernicus 2005, Coletti Conti. Pare buono. Molto cacao, molto pepe, molte amarene. I sapori lavano via il ricordo dei saporismi. Mission statement: pescare due, otto, tredici libri, portarli giù. Pescare tre, nove, quattordici CD, portarli su. Molto cacao, molto pepe, molte amarene, molto buono, molto belli Geminiani Bach e Broadcast. Era da tanto che non. Bravi. Fanno eccezione le Suite per Flauto di Bach. Firulì-firulà, firulì-firulì, fiiiiiiii! I flautisti mi uccideranno. Il mio destino è segnato. La corona non mi avrà. Ma mi spegneranno i flautisti di Bach. E allora sì che corona sarà. Corona di fiori. Di Bach.

GIORNO 4.
Secondo di autoisolamento volontario. Spesa. Sono in fila mascherato e guantato in nitrile per rancio. All’esercito della salvezza. No. L’esercito della salvezza non ha carrelli deposito un euro e non vende parmigiani guanciali mozzarelle ventresche di tonno. Notifica: la Grande Multinazionale ha scritto! Ha scritto che. No. Non ci credo. La Grande Multinazionale. Rido. Ha scritto che. No. Cioè bro, questi so’ ortre. Questi hanno vinto. Purtroppo. La Grande Multinazionale ha scritto che siamo spiacenti e vi vogliamo bene because we care. Ma conciossiaché vi cariamo non siamo in grado di garantire eccetera ci dispiace, cioè di procurare biglietti per i profughi ancora insistenti sui nostri vascelli ergo sui nostri venerabili e multinazionali coglioni, dai quali venerabili sarebbe ora che i summentovati profughi si scrollassero for good per alleggerirceli perché anche noi abbiamo le nostre preoccupazioni le famiglie e ample bosom e pulled pork. S’è fatta ‘na certa e ci dispiace ma è ora che profugo ritorna al tuo tuguro e birra discount e paffuta consorte casciuba e morava e transilvana coi suoi bingo wings.

Quindi yeah because we care forever and ever ma fate voi, take it scialla, torna al discount profugo e da tu’ moje e senza più manco l’aiutino. Immagino casciubi moravi e transilvani sulla trireme: panico. Le paffute consorti: panico. Perché a questo sono oramai ridotti: panico e alcol. No sommossa. Panico. Diceva Cassirer, quasi, lo imbastardisco io: dalle azioni che ci rappresentiamo di questi individui, ci viene incontro l’immagine dei bastardi. Mi è venuta voglia di vino senza pizza e con libro da pescare a caso. Esce Eliot. Ore venti esce il telegiornale. I had not thought death had undone so many. Ho tanta voglia di prima e di passato.

Quindi ci sta il vino che bevvi di bocca giovane eccetera eccetera. Ecco: Montepulciano d’Abruzzo, Inferi 2005, Marramiero. Lo assaggio. Toto Cutugno. Vi presento Toto Cutugno. Ad assaggiare o presentare Toto Cutugno mi sento in imbarazzo. È il 1980 e lui abusa di bluse. Improponibili. Munite di spalline astronautiche che lo fanno trapezoidale. Lui aveva anche i capelli che forse anche allora i parrucchieri erano chiusi. Lui vince Sanremo. Io tifavo i Decibel. Al Bano e Romina dicevano nostalgia canaglia. Avevano ragione. Ti ritrovi con un cuore di paglia. Di panna. Di cosmetico. Di nerofumo e marmellata. In bocca. Basta coi vini che bevvi di bocca giovane eccetera.

GIORNO 5.
Terzo di autoisolamento volontario. Telefonano Kenny Burrel, Butterfield Blues Band, Vladimir Horowitz e Father John Misty. Come va. Tutto a posto. Telefonate vere a madre, madri e prole, amore e tutore e poi anche il dottore e a un tratto chiama zero-quarantanove. Call center Padova buongiorno chi parla sono Simona. Chiamo dall’Italia facciamo trading online. Ciao Simona da Padova. Non parlare. Simona. Prima dimmi: si to mona? Non parli più? Ti spiego: l’immanenza della corona mi fa sommamente odiare il trading online e le telefonate da te, invero incolpevole Simona, incatenata al tuo call center chissà con quali DPI e quali percentuali da campi di cotone sugli accalappiamenti-di-coglione, laddove un tempo io ero solito, credimi, buttare le telefonate delle sì- e delle -mone da Padova innocuamente in caciara senza scadere nel turpiloquio.

Ma ora i tempi sono cambiati e il turpiloquio erompe sorgivo e irrefrenabile. Trading. Scusami, trader Simona. Sii pure mona se vuoi. Se devi. Ma non chiamarmi più. I vini che bevvi di bocca giovane e oggi non berrei più oggi non li bevo più perché dopo la discesa agli inferi con Toto Cutugno e le bluse astronautiche basta. Oggi per giunta I have the blues quindi pesco a caso ma almeno pesco dal mazzo buono. Che buono: Rosso di Montalcino 2012, Col D’Orcia. Ciliegie confettura di fragole menta mandorla e gustosa, persistente crunchiness di polpa e tannini dolci e spessi. La crunchiness, suggerisce Merriam-Webster, è più meglio assai della crispness perché offre più durata e granular resistance. Es lebe der knackigen 2012! Vive le 2012 croquant! Evviva il Rosso 2012 crunchy di Col D’Orcia. Fragrante croccante e succulento. Viva la sua ciliegia soda e dolce e la coda di garofano e cannella e ammandorlata. evviva la bella e malandata Europa multiculturale. Se c’è ancora.

GIORNO 6.
Insomma la voglia di bere è ricomparsa. Non me l’aspettavo. È ricomparsa in chiave minore, moderata, diminuita. Ed è normale che sia così: quale vino, quanto vino resiste alla morte della convivialità? E cosa, e quanto se ne può scrivere? Pressoché nulla. Insomma quarto giorno di autoisolamento volontario e poi basta perché a un certo punto il diaristico sfocia in diarroico. La reclusione è uno strazio, la sua affabulazione un male anche peggiore. Bisogna darci un taglio. Il taglio è l’uscita per ragioni di lavoro e lungo la strada appuntamento con Massimo tassista. Ho così la fortuna di conoscere i condomìni colorati di Torrevecchia, far-Ovest di Roma. Il rapporto tra Periferia e Centro romani mi è a questo punto definitivamente chiaro: salvo sparute e nobilissime eccezioni – tipo Emanuele Macaluso a Testaccio, Teresa Ciabatti nel monolocale al Pantheon e pochi altri – il Centro è bellissimo ma puzza, la Periferia è scalcinata ma pulsa.

Recupero il THB che se non lo sapete eccetera. Ritorno. Controllo a opera di gentilissimi finanzieri. Spesa. A Montalcino si pesca sempre bene quindi oggi mi riprometto nuovamente di. A pesca non so andare. Mi affido ai pesciaroli. Oggi sgombri, totani e occhiata. C’era pure la razza ma il broccolo romanesco no, quindi niente arzilla e niente minestra. La Grande Multinazionale è scomparsa dai radar. Chissà i poveri ultimi sfanculati. Pesco Montalcino ma Montalcino col pesce è un duplice omicidio. Magari rimando il Brunello alla sera e per il pranzo nuova estrazione. Voilà, estratto coniglio tendenzialmente rosso ma versicolore. Rosso con titubanza, rosso che dissimula il colore e quasi s’imbianca, rosso di distinta eleganza di Giovanna Maccario: Rossese di Dolceacqua Superiore Posaù 2013 rose garofani lauro elicriso bosso e una bocca deliziosa, carnosa e gustosa, morbida e proporzionata. Bocca con l’arco di Cupido di Taylor Swift. Meraviglioso.

Poi si fa sera e arriva la malinconia. La malinconia è colpa di Trakl. Non mi viene mai finché non la penso e quando la penso arriva sempre con quella poesia di Trakl. Sempre ritorni tu, malinconia. O dolcezza del cuore solitario. Muore avvampando una giornata d’oro. Chi pazienta si china umile al duolo, sonante d’armonia, di tenue insania. (2) Bisogna darci un taglio, che è sera e oggigiorno la sera è no spritz, no sex, quindi assolutamente no malinconia. Non facciamoci del male. Si era detto Brunello. Eccolo. Corte Pavone 2007. Naso fuorviante, contratto e storto, apertura subterranean homesick blues di sangue e pozzolana e face full of black soot ma presto si sgranchisce e si pulisce, viole timo origano incenso radici ribes e fernet. Bocca dritta, labbra sottili ma fruttata scura e amaricante, asciutta e austera, dai tannini molto eleganti. Brunello batte Trakl.

POSTILLA. Il giorno 7 si stappa con Rebula 2005, Mlečnik, il vino più buono possibile. Essenziale silenzioso dosato austero. Il vino più attuale. Indescrivibile. Ragion per cui

POSTILLA. Buongiorno. Tutto normale. Uè: Ursula Von der Leyen ha sospeso il patto di stabilità. Si è svegliata l’UE. Seimila notifiche. Vino vino e vino. Note di e cenni di e ricordi di e solforose totali. Naturale. Convenzionale. Nel vino tutto a posto. Caffè e poi giù, di corsa al motorino e via. Solo che la corona ti ha messo la sabbia nel serbatoio e il Guttalax nel caffè. Fino a un paio di giorni fa qualcuno ci provava: post e comunicati stampa come se non ci fosse un oggi ma solo un domani. Ora avete grippato. Ora siete chiusi al cesso smaltendo in crampi il lassativo. Fatevi un bidet. Concludete: si può scrivere? Come prima? No. Si può ancora scrivere? Forse sì. Ma la buriana che imperversa ha fatto saltare la sintassi. Destrutturato. Infettato anche la pragmatica. Messo a nudo gli smorfiosetti della grammatica e della classifica. I funtori dei sistemi e dei racemi. Quanto son brutti tutti nudi. Flaccidi. Così sia. Torniamo al lessico e all’ortografia. Bastano quelli. Basta così.

  1.  (1) Se non avete idea di chi sia Maria Mandl, si vede che avete passato gli ultimi anni a masturbarvi col vino e ora basta, aggiornatevi prima di diventare ciechi. Se siete negazionisti, andate invece dritti a fare in culo.

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

8 Commenti

avatar

Gregorio Galli

circa 3 giorni fa - Link

Lettura gustosissima. Grazie! E ben tornato!

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 3 giorni fa - Link

Grazie Gregorio. Un saluto affettuoso dall'autoisolamento. Anzi, non più auto-. Il certificato medico per il lavoro recita: V29.0 - Osservazione per sospetto di condizione morbosa infettiva. Ho fatto scorta e mi sono tappato lontano dagli amori, che per fortuna restano al di sopra di ogni sospetto.

Rispondi
avatar

Gregorio Galli

circa 1 giorno fa - Link

Da diventar matti! Forza: berremo e mangeremo con ancor più trasporto, dopo.

Rispondi
avatar

Armando Castagno

circa 2 giorni fa - Link

Scrivi da Dio, quasi vorrei dire da Raymond Chandler, ma cosa ti frena dal pensare a un lavoro più organico, un libro, un papiro, una stele bilingue, non so, qualcosa?

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 17 ore fa - Link

Grazie Armando. Ho in tasca solamente tanti abbozzi. Ogni tanto li distruggo perché mi impediscono di scrivere.

Rispondi
avatar

Andrea

circa 1 giorno fa - Link

Per me i vini questi giorni sono tutti col tappo a corona. La mia weltanschauung é alterata e le bottiglie con me. Il primo giorno è stato un te deum. Ho passato una notte insonne a progettare un mese di crapula, perché se non ora quando? Ho scritto il mio Decameron sul retro di uno scontrino, quello dell' ultima spesa. L'ultima spesa di Zeno. Studio matto e disperatissimo. Ma in Ispagna son già milletre! No, niente catalogo. Ho devastato il mio sancta sanctorum, distrutto il mio pantheon. E dopo 12 giorni ho le palle piene. Di alzarmi presto per pisciare. Di addormentarmi tardi alla ricerca di sensazioni che sempre più riempiono la mia pancia e lasciano animo e gola secca. Questa mattina ho buttato lo scontrino e messo all' asta le bottiglie avanzate. In questo momento le aste online vanno alla grande. Fra poco mi metto a studiare. Bwv 913 e poi 911. Finché non cala la notte.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 17 ore fa - Link

Ciao, Pinnock. Pensa un po': anch'io in questi tempi mi accompagno spesso a Bach. Però non le Toccate. Oggi BWV 645-650 (i Corali di Schuebler) e 662-668. Aiutano a raffinare la sinnliche Anschauung. Tutto sommato, tutto bene.

Rispondi
avatar

Andrea

circa 8 ore fa - Link

Ti dirò, ma potrei sbagliarmi, mi sembra che 910-916 le suonasse su clavicordo. E quindi al di la dell' inveterata polemica sulle composizioni per tastiera nello specifico credo che il piano sia perfetto. La libertà in questo periodo di costrizione che mi dà la toccata ogni volta con un piglio diverso, più lenta , più veloce accento prima , dopo, crescendo , rallentando...provare e riprovare e chissà che non lo facesse anche lui. Per questo Trevor no. Ho trovato una veramente splendida interpretazione di Marta Argerich. Lascio da parte altri mostri sacri per lei. Trovo che la signora negli ultimi 20 anni sia regale. Non sempre prima e non sempre con tutti. Schuebler splendidi, hai un organo? Tu lavori anche a Monfi?

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.